17 luglio in sciopero la vigilanza dell’aeroporto

17 luglio in sciopero la vigilanza dell’aeroporto. CCNL fermo da 7 anni

FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS hanno proclamato unitariamente uno sciopero previsto per la giornata del 17 luglio, per sostenere il rinnovo del Contratto Nazionale della Vigilanza privata che è fermo ormai dal 2015, e che in provincia di Bergamo interessa oltre 300 lavoratori. Tutto ciò avviene dopo una trattativa di rinnovo che si protrae da molto tempo e che ha visto, nel momento in cui sembrava essere arrivati a un accordo, grazie a un importante lavoro delle Organizzazioni Sindacali, una brusca rottura del tavolo contrattuale a marzo 2022.

Siamo arrivati a un punto di non ritorno, – dichiara Claudia Belotti, segretario generale della FISASCAT CISL di Bergamo – il momento in cui le associazioni datoriali del settore della vigilanza o si mettono al passo con le necessità del nostro tempo dal punto di vista salariale, della conciliazione vita-lavoro, del riconoscimento della professionalità e dell’importanza accresciuta che hanno acquisito i lavoratori in questi anni, oppure rischia di perdersi fino ad implodere in meccanismi perversi di dumping contrattuale, di depauperamento delle professionalità acquisite e di sfruttamento delle difficoltà economiche di una parte del ceto medio, che sta guardando con sempre più preoccupazione all’avvicinarsi della soglia di povertà” 

Le iniziative di sciopero intraprese in questi mesi, tra cui quello indetto per il 2 maggio e che ha visto partecipare migliaia di lavoratori del settore alla manifestazione unitaria svoltasi a Roma, hanno incontrato numerose difficoltà, tra cui quattro pronunciamenti contrari della Commissione di Garanzia che regola gli scioperi, in particolare rispetto ai lavoratori della Vigilanza impiegati in ambito aeroportuale, lavoratori che finalmente vedranno realizzarsi la possibilità di poter scioperare nella giornata di domenica prossima.

Nel nostro territorio è presente uno degli aeroporti più importanti del Paese. L’aeroporto di Orio al Serio, al terzo posto per numero di passeggeri in transito a livello nazionale, che dopo due anni di difficoltà determinate dalle restrizioni imposte dalla pandemia, fin da giugno del 2021 ha registrato una forte ripresa dei voli e del transito dei passeggeri. I lavoratori e le lavoratrici della vigilanza privata, che si occupano di garantire la sicurezza dei passeggeri, lavorano oggi con ritmi estenuanti arrivando a turni di lavoro di oltre 10 ore, saltando sistematicamente i riposi e i permessi previsti dal contratto nazionale. A loro viene richiesta una professionalità sempre più alta, con competenze specifiche a fronte di un contratto e una retribuzione ferma al 2015.

Per i sindacalisti i lavoratori della vigilanza sono parte integrante del sistema di sicurezza del nostro paese, meritano un rinnovo contrattuale che finalmente restituisca la dovuta dignità al settore! 

Non è più tempo di rimandare se si vuole tutelare la dignità del lavoro e difendere il potere d’acquisto dei cittadini oggi messo a dura prova anche dall’inflazione che sta colpendo tutti ma soprattutto i lavoratori afferma Mario Colleoni, segretario della FILCAMS CGIL di Bergamo -.  È fondamentale agire per trovare una soluzione affinché ci sia una diversa distribuzione della ricchezza che oggi vede un modello iniquo che sfavorisce soprattutto coloro che vivono da reddito dipendente, pensionati e lavoratori autonomi. La situazione dei lavoratori della vigilanza è drammatica e a peggiorare una condizione già gravata da salari lontani dal poter essere considerati dignitosi ci sono le complesse condizioni lavorative alle quali sono sottoposti molti addetti, costretti a subire turni e orari improponibili pur di avere uno stipendio nemmeno dignitoso. Sono molto coloro che sono sottoposti a flessibilità e reperibilità costante da parte dei propri datori di lavoro, che non di rado comunicano cambiamenti di turno con un anticipo di poche ore, spesso il giorno stesso e a turno già iniziato. Non è ammissibile che nel nostro Paese ci siano così tanti lavoratori con contratti collettivi spesso scaduti da anni e che pur lavorando sono poveri. La domanda ci sorge spontanea: ma possiamo realmente ancora definirci un Paese civile?”.

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