In dieci anni, 70 paesi bergamaschi senza banche

Da inizio anno, e soprattutto negli ultimi tempi, per il passaggio di UBI a Intesa e poi a Bper, il territorio bergamasco ha perso ancora una decina di portelli bancari, lasciando completamente sguarniti altri paesi, soprattutto nelle valli e in montagna.

Dall’ultimo report di Bankitalia, risultava che ben 70 comuni non erano serviti da banche, quasi il 30% del totale. Adesso, a seguito degli ulteriori processi di aggregazione che hanno interessato anche il territorio bergamasco, altri cinque paesi sono rimasti privi di uno sportello bancario necessario per accedere ai servizi, in particolare di consulenza. Solo 10 anni fa, erano 30 in meno. Nello stesso periodo, e alla data di fine dicembre 2020, gli sportelli sono calati di 226 unità. Anche a questo numero vanno aggiunte le “razionalizzazioni” che la vicenda UBI ha prodotto. In pratica, dal 2010 a oggi, Bergamo ha perso il 29,3% degli sportelli (contro il 28% regionale) e il 16.6 % di paesi serviti (in Italia la perdita è stata del 15,7 e in regione dell’11,5).

Il radicamento territoriale ha rappresentato, per anni, la vera sfida tra banche che conquistavano, attraverso la presenza degli sportelli bancari nel territorio, importanti fette di mercato e di clientela, garantendo servizi, accesso al credito e consulenza dedicata dice Giovanni Salvoldi, segretario generale FIRST CISL Bergamo -. Siamo certi che la situazione prefigurata dai nuovi assetti rappresenti davvero un’opportunità per imprese, famiglie, comunità locali e altri stakeholders? Siamo convinti che la digitalizzazione possa sostituirsi al rapporto cliente-bancario, alla consulenza dedicata, in un Paese dalla scarsissima alfabetizzazione finanziaria?”.

FIRST CISL chiede a gran voce un rilancio dei servizi a imprese e famiglie, per supportare la ripartenza dell’attività economica nella provincia di Bergamo così fortemente provata da questo periodo di emergenza. È chiaro che la politica di chiusure mal si concilia con questa visione.

 “Il consolidamento del sistema bancario, caratterizzato da continue acquisizioni, fusioni e riorganizzazioni, sta determinando una concentrazione del mercato, una diminuzione degli intermediari, del numero degli occupati e delle filiali presenti sul territorio nazionale interviene Andrea Battistini, segretario generale di FIRST CISL Lombardia -. Questo processo, le cui ricadute sono gestite con accordi che garantiscono uscite di lavoratori attraverso piani di esodo incentivato e volontario e l’assunzione di giovani, pare inarrestabile e comporta un progressivo allontanamento dal territorio a causa della chiusura di filiali e dell’abbandono di molti comuni, spesso già periferici e disagiati”.

Meno banche significa meno opportunità di accesso al credito per le imprese e le famiglie – conclude Salvoldi -, meno servizi, meno concorrenza, meno occupazione”.

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