sfida per la ripresa economica

La FIM lancia la sfida per la ripresa economica. Tavola rotonda a Bergamo

Il lavoro sta cambiando molto. Con la tecnologia al servizio, l’impresa deve dare risposte che seguano il percorso di cambiamento. La FIM lo sta facendo e richiedendo da qualche anno. Serve riconoscere la tecnicalità del lavoro operaio”. Così, Roberto Benaglia, segretario generale dei metalmeccanici CISL, ha segnato l’orizzonte della tavola rotonda che il sindacato bergamasco delle tute blu ha organizzato per indagare il viaggio tra competenze e opportunità nelle professionalità del territorio nel manifatturiero.

La quarta ondata tecnologica sta trasformando l’industria e le nuove potenzialità tecnologiche appaiono in grado di cambiare per sempre il settore produttivo e tutte le attività manifatturiereha detto Luca Nieri, segretario generale della FIM CISL di Bergamo -. Non c’è solo un problema di transizione ma di abituarci a vivere per il cambiamento continuo, con un’azione costante per la progettazione del cambiamento stesso. La competizione oggi non si fa sui prezzi ma sull’innovazione e ovviamente per quanto riguarda i lavoratori ci si sposta dalle basse competenze verso competenze più elevate e con lavori sempre più di qualità. Sempre di più gli investimenti sul fattore umano saranno garanzia per il futuro. Già oggi il nostro paese e la nostra provincia scontano delle profonde contraddizioni da tassi di disoccupazione alti e l’impossibilità per molte imprese nel trovare figure professionali adatte alle specifiche necessità. In un settore come quello metalmeccanico bergamasco dove si sono ritrovati elementi di fiducia e dove le imprese pensano di tornare a assumere, questa situazione rischia di pesare”.

FIM CISL negli ultimi due rinnovi contrattuali ha caratterizzato la propria azione su un tema importante come la professionalità, valorizzandola e tutelandola attraverso il diritto soggettivo alla formazione e con la riforma dell’inquadramento professionale.

Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di Strategia presso la scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi, distribuisce colpe e possibilità a tutti gli angoli del tavolo:  “Cè una struttura imprenditoriale che investe ancora di più sui capannoni che sui progetti e sull’innovazione tecnologica. E c’è un sindacato che limita il lavoro ancora si aggrappa a metriche economiche tipiche del fordismo”. Secondo il professore, infatti, deve passare l’idea di un “diritto di proprietà delle proprie competenze ( in pratica, come i calciatori, ognuno proprietario del proprio cartellino), per evitare che il manifatturiero rimanga un gigante con i piedi 4.0 d’argilla. Così, Bergamo, come il resto del paese, rischia l’effetto Nokia (affezionarsi a una produzione senza immaginarne uno sviluppo e un cambiamento anche radicale)”.

Bergamo rimane comunque una terra viva, con 484.000 occupati, dei quali 392.000 dipendenti, con un saldo occupazionale 2009-2019 di   23.000  lavoratori in più (22.000 nel manifatturiero). Nella media degli ultimi cinque anni, ci sono stati 134.000 avviamenti all’anno (26% sopra i 45 anni, il 27% nel manifatturiero, solo il 3,7 con contratto di apprendistato). Cresce il tasso di occupazione nelle aziende più grandi, scende in quella sotto i dieci dipendenti.

La condizione occupazionale che stiamo vivendo per la provincia di Bergamo è cronicaha detto Stefano Scaglia, presidente di Confindustria provinciale -. Oggi, con una ripresa importante alle porte si è persino aggravata. Mancano profili specializzati ma anche quelli meno specializzati. Stiamo cercando di porvi rimedio, perché per l’impresa la riqualificazione della propria forza lavoro è sopravvivenza. Stiamo lavorando con scuole e università per incentivare la formazione tecnica e scientifica e per aiutare percorsi ITS. Da parte nostra, inoltre, dobbiamo continuare a  garantire l’occupabilità e quindi formazione continua delle persone già al lavoro. Oggi viviamo un’importante sfida per imprese sindacati, e il sistema delle formazione deve cresce e trovare una strada efficace per garantire che si rimanga al passo delle competenze necessarie per tutta la durata lavorativa”.

Il nuovo contratto ha puntato sul valore del lavoro orientato a generare competenze – ha concluso Benaglia – . Il lavoro aumenta i propri contenuti e le competenze vanno riconosciute. La riflessione di oggi serve a occuparci di come generare competenze. Non basta il diritto soggettivo di 8 ore all’ anno pensando di avere competenze adeguate.  Da oggi su Bergamo lanciamo l’appello per un grande patto, grazie al quale si possa investire di più, perché il futuro dell’industria sia basato su attrazione di giovani, creazione di competenze e riqualificazione di competenze scarse”.

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