Riparte solo il 30% dei cantieri. 17.500 lavoratori in cassa integrazione

Cassa integrazione ordinaria per 17.500 lavoratori. 1.900 domande sottoposte all’Inps. E’ la situazione da fine marzo a oggi che caratterizza il settore delle costruzioni nella Bergamasca. I numeri arrivavano dai i sindacati di categoria: Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil.

Le tre sigle forniscono anche le cifre parziali relative ai singoli comparti del settore:

  • imprese edili: 1.670 richieste (coinvolti 12.685 lavoratori);
  • aziende del legno: 120 richieste (coinvolti 2.604 addetti);
  • aziende manufatti in cemento: 24 richieste (coinvolti 1.018 lavoratori);
  • impianti di produzione del cemento: 10 richieste (coinvolti 626 dipendenti);
  • imprese lapidee: 51 richieste (coinvolti 571 lavoratori).

Anche nella nostra provincia, tra le più colpite dalla pandemia, la riduzione delle attività e poi il fermo totale hanno portato a un boom di richieste di ammortizzatori sociali che ha coinvolto l’intero settore delle costruzioniprecisa Simone Alloni, Segretario Generale Filca Cisl Bergamo -.  Di tutte le richieste pervenute, solo per il 35% (cioè per più di 6.000 lavoratori) sono stati siglati accordi sindacali che prevedono l’anticipo e la maturazione dei ratei di ferie e 13esima, oppure solo una delle due voci. La percentuale restante è riferita a mancati accordi dovuti all’evidente impossibilità economica delle aziende e, brutto da riscontrare, talvolta anche alla mancata volontà in particolare di anticipare l’importo della cassa. Sottolineo ancora una volta l’importanza della consultazione sindacale che permette di tutelare il reddito dei lavoratori e delle loro famiglie”.

Sulla ripartenza del 4 maggio nella provincia di Bergamo, Alloni rimarca   la gradualità della ripresa: “Si stima che sia ripartito circa il 30% dei cantieri. Viste le numerose richieste di predisposizione dei Protocolli di sicurezza pervenute nelle ultime settimane ai Rappresentanti dei lavoratori alla Sicurezza Territoriali (Rlst), si può affermare che il 70% dei cantieri andrà riorganizzato per poter mettere in atto tutte le misure necessarie di prevenzione al contagio”.

Nei prossimi giorni, Feneal, Filca e Fillea proporranno ai rappresentanti delle parti datoriali e alle istituzioni la costituzione del Comitato territoriale previsto dalle linee guida dei Protocolli nazionali. La preoccupazione è alta, soprattutto per le specificità di un settore come quello edile nel quale il luogo di lavoro è in continua evoluzione e vede la convivenza di più imprese.

In aggiunta all’applicazione del Protocollo nazionale di settore siglato da Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, Ance, Associazioni Artigiane, Cooperative e Ministero delle Infrastrutture, i sindacati ora chiedono che si attivi con la Prefettura un tavolo specifico per monitorare l’applicazione delle disposizioni. “Ad esempio – conclude Alloni – in materia di trasporto verso e dai cantieri (non potendo utilizzare i pulmini), di servizi igienici diversi tra impresa madre e subappalti, di controllo delle temperature all’ingresso del cantiere, di utilizzo degli spogliatoi, delle mense o di convenzioni con il settore ristorazione, della predisposizione di aree dedicate nel caso si manifesti la presenza di lavoratori sintomatici”.

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