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Unione Sindacale di Bergamo

Martedì, 20 Giugno 2017 00:00

I saldi estivi sulla linea di partenza

Adiconsum Bergamo ha redatto un nuovo vademecum per i consumatori in vista dell’apertura della stagione delle svendite, fissata a Bergamo dall'1 luglio a fine agosto, ma non nasconde le proprie perplessità su un meccanismo commerciale che mostra diverse lacune.

Il dibattito sull’efficacia dei saldi

Siamo pronti – precisa Mina Busi, presidente Adiconsum Bergamo - per una nuova stagione di saldi, e siamo ancora alle prese con situazioni anacronistiche e a volte paradossali. Infatti, il dibattito sull’efficacia dei saldi da qualche anno genera contrapposte opinioni, ma una cosa è certa: hanno perso di efficacia visto che quasi tutto l’anno i commercianti offrono vendite promozionali e i clienti abitualmente acquistano il bene al bisogno”.

Attenzione alle reali opportunità di risparmio

Nel periodo dei saldi occorre prestare molta attenzione alle reali opportunità di risparmio, fare una valutazione del rapporto qualità-prezzo e ricordare sempre che la riduzione dei prezzi non comporta una diminuzione di diritti da parte dell’acquirente. Sarà necessario, innanzitutto, prestare attenzione ai prezzi gonfiati per aumentare in maniera artificiosa la percentuale di sconto ed invogliare, in questo modo, maggiormente all’acquisto”.



Il vademecum del consumatore attento


--- Punto 1 ---

La legge prevede che i saldi non riguardino tutti i prodotti, ma solo quelli di carattere stagionale e quelli suscettibili di notevole deprezzamento se venduti durante una certa stagione o entro un breve periodo di tempo, in quanto fortemente legati alla moda.

--- Punto 2 ---

Sicuramente sarà utile fare un giro qualche giorno prima della data prevista per l’inizio dei saldi per essere sicuri che la merce che si troverà in negozio sia veramente quella di stagione e non un avanzo di magazzino.

--- Punto 3 ---

Lo sconto deve essere espresso in percentuale e sul cartellino deve essere indicato anche il prezzo normale di vendita.

--- Punto 4 ---

I prodotti in saldo dovrebbero comunque essere ben separati da quelli non scontati al fine di evitare la possibile confusione tra prodotti in sconto e prodotti a prezzo pieno.

--- Punto 5 ---

Il venditore è tenuto ad applicare lo sconto dichiarato; se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, sarà bene comunicarlo al negoziante e non esitare, in caso di difficoltà, a contattare l’ufficio di Polizia Annonaria del Comune.

--- Punto 6 ---

I negozianti convenzionati con una carta di credito sono tenuti ad accertarla anche nel periodo dei saldi. Se si rifiutano di permettere il pagamento con la carta o richiedono per l’utilizzo un prezzo più elevato, sarà bene riferirlo alla società che ha emesso la carta.

--- Punto 7 ---

Consentire la prova dei capi non è un obbligo, ma è rimesso alla discrezionalità del negoziante. Quando è possibile, sempre meglio provare l’articolo scelto, ricordando che, in assenza di difetti, la possibilità di cambiare il capo o il prodotto non è imposta dalla legge, né durante i saldi né durante le vendite normali, ma è anch’essa rimessa alla discrezionalità del commerciante. Se si è incerti sull’acquisto sarà utile chiedere al negoziante se è possibile effettuare un cambio e il limite di tempo per farlo, in particolare se si tratta di un regalo.

--- Punto 8 ---

Conservate sempre lo scontrino, perché se un difetto si palesa dopo l’acquisto, anche nel periodo dei saldi la legge garantisce all’acquirente il diritto di cambiare la merce difettosa. Per legge ogni bene acquistato da un consumatore per uso proprio e della propria famiglia, gode di una garanzia piena ed assoluta di due anni, e di almeno un anno quando si tratta di un bene usato. Il negoziante è quindi obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se non è possibile la sostituzione, il cliente avrà diritto di scegliere se richiedere la riparazione del bene senza alcuna spesa accessoria, una riduzione proporzionale del prezzo o addirittura la risoluzione del contratto.

--- Punto 9 ---

La garanzia si può far valere entro due anni dall’acquisto, occorre quindi non solo conservare gli scontrini ma anche prestare attenzione a quelli di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese, eventualmente fotocopiandoli per poterli esibire al momento opportuno. La garanzia copre qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene o insorto nei 24 mesi successivi, il che vuol dire che il venditore deve porre rimedio a qualunque difetto, sorto nei primi due anni di vita del bene, che non lo renda più idoneo all’uso per cui era stato acquistato. Se il difetto si presenta nei primi sei mesi, si presuppone esistente già all’atto dell’acquisto, ma il venditore può eventualmente dimostrare il contrario; se invece il difetto si manifesta tra il settimo ed il ventiquattresimo mese può accadere, nei casi dubbi, che al consumatore venga richiesto di dimostrare che non è stata una sua attività a causare il difetto (inversione dell’onere della prova).

--- Punto 10 ---

Il consumatore deve denunciare al venditore il difetto di conformità entro due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto.

--- Punto 11 ---

Il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita ovvero beni conformi alle descrizioni fatte ed utilizzabili per gli scopi dichiarati, in caso contrario si potrà chiedere il rimborso della spesa sostenuta. Anche la pubblicità è considerata una dichiarazione efficace ai sensi di questa normativa, e quindi anche una promessa fatta attraverso la pubblicità e non corrispondente alla realtà, potrà essere fonte di problemi per i venditori.

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Mercoledì, 24 Maggio 2017 07:18

Luce e gas, tecniche di vendita scorrette

In questi giorni stanno arrivando nelle sedi ADICONSUM di Bergamo e provincia numerosi utenti ai quali i venditori dei servizi di Gas e Energia Elettrica hanno “preteso” di far cambiare i contratti dalla “maggior tutela” al “mercato libero”. I venditori dichiarano che quest’ultimo non esiste più, che il cambio diventa obbligatorio. Fanno così intendere, capziosamente, che i contratti in mano ai loro interlocutori, per lo più persone anziane, “sono vecchi” e vanno cambiati.

L’allarme di Mina Busi, Adiconsum Bergamo

Inventano fantomatici sconti per invogliare il clienteriferisce Mina Busi, presidente di ADICONSUM Bergamo -, e spesso si qualificano come venditori del proprio gestore. Insomma continuano le scorrettezze, anche con atteggiamenti aggressivi da parte di certi venditori di luce e gas specie al telefono: fanno pressioni sui consumatori soprattutto i più deboli, per convincerli a passare da subito al mercato libero”.  Il messaggio che ADICONSUM continua a ripetere è che chi si trova bene nel mercato di maggior tutela può continuare a rimanerci almeno fino al 2019 e se vuole sperimentare il mercato libero è bene fare delle verifiche e leggere attentamente le clausole contrattuali prima di firmare.

La cautela è la miglior strategia

Adiconsum suggerisce cautela nel passare al mercato libero: il fatto che il Decreto Concorrenza approvato dal Consiglio dei Ministri, abbia modificato le tempistiche spostando il tutto a giugno 2019, “significa da un lato la presa di coscienza di quanto denunciato dalle Associazioni di Consumatori, e dall’altro deve permettere appunto una informazione più corretta di cosa significhi una liberalizzazione di quel mercato, a partire dalle motivazioni per cui chi è già passato al mercato libero si è spesso venuto a trovare con bollette più salate”.

Il diritto di recesso entro 14 giorni

Non c’è grande conoscenza tra i consumatori del fatto che si possa scegliere la società che fornisce elettricità e gas direttamente sul mercato – continua Busi -. Le cause? Poche offerte veramente concorrenziali e una bolletta in cui quanto si paga per la materia prima (l'elettricità o il metano) è circa un terzo del totale: il resto va in una serie di spese aggiuntive per il servizio, oneri, incentivi e tasse. Infine, ricordiamo che, qualora si cada nel tranello e si firmi un qualsiasi contratto, c’è il diritto di recesso entro 14 giorni”.

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Cresce ancora il valore aggiunto bergamasco nell’organigramma della CISL regionale. Gli ultimi Congressi hanno infatti registrato quattro nuovi ingressi nelle segreterie lombarde di FIM, FLAEI, FISTEL e ADICONSUM.

Emanuele Fantini raggiunge infatti il collega bergamasco Andrea Donegà nella segreteria regionale dei metalmeccanici CISL, dove Enrico Civillini è stato riconfermato segretario generale. Simone Bellini, già numero uno della FLAEI di Bergamo (lavoratori dell’elettricità), è entrato anche nella segreteria regionale, con la conferma di Renato Parravicini alla guida della squadra lombarda. Luca Legramanti, numero uno della FISTEL bergamasca, è entrato a far parte anche della squadra regionale del sindacato dei tipografi e delle telecomunicazioni.

Infine, Mina Busi è entrata nella segreteria regionale di ADICONSUM, già guidata dall’orobico Carlo Piarulli. Così, salgono a undici i segretari regionali targati BG, di cui tre generali (Duci, della CISL, Milione, della Scuola, e Piarulli, ADICONSUM). 


ELENCO BERGAMASCHI
Emanuele Fantini e Andrea Donegà
(Fim Cisl Lombardia)
Simone Bellini
(Flaei Cisl Lombardia)
Luca Legramanti
(Fistel Cisl Lombardia)
Mina Busi e Carlo Piarulli
(Adiconsum Lombardia)
Diego Lorenzi
(Fisascat Cisl Lombardia)
Roberto Bertola
(Sicet Lombardia)
Danilo Mazzola
(Filca Cisl Lombardia)
Silvana Milione
(Cisl Scuola Lombardia
Ugo Duci
(Segreteria Cisl Lombardia)

 

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Sono 363.711 le carte di identità elettroniche attivate in 198 comuni italiani. Di queste, secondo il piano del Ministero degli Interni, nessuna ancora a Bergamo e provincia. In realtà, alcuni Comuni, come ad esempio Seriate, da qualche anno, pionieristicamente, stampano carte elettroniche.

Da maggio via ai rilasci nel capoluogo

Per quanto riguarda il programma del Ministero, comunque, i rilasci sono ancora troppo pochi se si pensa che l'operazione Carta d'Identità, che manderà in pensione il vecchio documento in cartoncino, è cominciata il 4 luglio 2016 e dovrebbe concludersi entro agosto 2018. La nuova CIE oltre ad essere strumento di identificazione del cittadino è anche, per i soli cittadini italiani, un documento di viaggio in tutti i paesi appartenenti all'Unione Europea e in quelli con cui lo Stato italiano ha firmato specifici accordi. Adesso, il Ministero degli Interni ha avviato la seconda fase dell’operazione: sono stati individuati due gruppi di comuni: nel primo, composto da 350 Comuni che assieme ai precedenti 199 coprirà il 50% della popolazione, ci sono anche (e solo) Bergamo, Treviglio e Dalmine. Per questo gruppo di Comuni è previsto un piano di formazione che sarà effettuato sia con lo svolgimento di corsi in aula presso alcuni capoluoghi di provincia (per i bergamaschi, la sede sarà Brescia) sia con strumenti multimediali quali l'aula “virtuale” e il video-corso. Ai corsi dovranno partecipare gli operatori comunali. I periodi di attivazione previsti dal Ministero prevedono la partenza a Bergamo tra il 26 aprile e il 5 maggio; a Treviglio dal 12 al 23 giungo, e a Dalmine dal 10 al 14 luglio.

Pronto il vademecum dell’Adiconsum

Adiconsum Bergamo, in previsione dell’attivazione delle procedure di rilascio su tutto il territorio provinciale ha predisposto un vademecum e ha allertato le proprie sedi per aiutare i cittadini a ottenere il nuovo documento elettronico. “L’attivazione avverrà nella terza fase - precisa Mina Busi, Presidente provinciale dell’associazione consumatori del sindacato Cisl Bergamo - di cui ancora non si conoscono però i tempi, ma è assicurato che sarà tutto funzionante entro la metà del prossimo anno”. Il cittadino può richiedere la nuova Carta di identità elettronica presso il proprio Comune di residenza o di dimora alla scadenza del vecchio documento cartaceo, in caso di primo rilascio o in seguito a smarrimento, furto o deterioramento. Al cittadino basterà recarsi al proprio Comune munito di fototessera dello stesso tipo di quella utilizzata per il passaporto, in formato cartaceo o elettronico. Si consiglia, inoltre, di munirsi all’atto di richiesta di codice fiscale o tessera sanitaria, al fine di velocizzare le attività di registrazione.

Qualche dettaglio sulle operazioni di rilascio

Prima di avviare la richiesta, sarà comunque necessario aver versato il corrispettivo per il rilascio alle casse del Comune (16,79 €, oltre i diritti fissi e di segreteria, ove previsti, e comprende anche le spese di spedizione). Se si tratta del primo rilascio, occorre fornire all'operatore comunale un altro documento di identità in corso di validità; mentre chi non ne è in possesso deve presentarsi in Comune accompagnato da due testimoni. Mentre in caso di rinnovo o deterioramento del vecchio documento, bisogna consegnare quest'ultimo all'operatore comunale. Al momento della richiesta della Carta, l'operatore comunale procederà all'acquisizione delle impronte digitali. In questa sede il cittadino avrà la possibilità di esprimere il suo consenso o diniego alla donazione degli organi in caso di morte. Il titolare riceverà la nuova Carta d’identità elettronica entro 6 giorni lavorativi, all’indirizzo da lui indicato oppure presso il Comune. Si ricorda che la validità della Carta di identità varia a seconda dell’età del titolare. In particolare, 3 anni per i minori di età inferiore a 3 anni; 5 anni per i minori di età compresa tra i 3 e i 18 anni; 10 anni per i maggiorenni.

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Giovedì, 06 Aprile 2017 00:00

Aiuti di Stato alle banche venete

Mina Busi, presidente di ADICONSUM Bergamo, guarda con particolare interesse ai quasi 2500 investitori bergamaschi di Popolare Vicenza e Veneto Banca, alle prese da qualche tempo con l’altalena delle emozioni che i due istituti, e soprattutto i loro amministratori, hanno regalato a chi ha pensato di affidargli i propri risparmi. “Si stanno dando tutti un bel daffare per salvare le banche venete… per salvare i correntisti un po’ meno” – dice Busi.

La posizione di Adiconsum

In questi giorni, infatti, la Bce ha giudicato solvibili la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, riconoscendo la sussistenza di uno dei requisiti fondamentali per l'accesso agli aiuti di Stato, chiesti dalle due banche. “L’autorizzazione della BCE alla ricapitalizzazione precauzionale di Veneto Banca e Popolare Vicenza rappresenta una buona notizia, perché dovrebbe garantire la solvibilità per i risparmiatori e la stabilità finanziaria dei due istituti - dice Busi. - Nonostante l’offerta pubblica di transazione proposta da Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza ai propri azionisti è stata da noi considerata insufficiente, l’operazione permetterà comunque il salvataggio delle 2 banche e consentirà non solo di tutelare, ancorché parzialmente, i risparmiatori traditi, ma anche si salvare un tessuto economico industriale importante del paese”.

Offerte insoddisfacenti per i risparmiatori

Nel frattempo a fine marzo è scaduta l’offerta fatta dalle due banche ai piccoli azionisti, che si è chiusa intorno al 70%, vicino all’obiettivo dell’80% fissato per entrambe le banche. Nelle prossime settimane i Consigli di Amministrazione dei due gruppi veneti decideranno se procedere con la transazione nella speranza di “poter convolare presto a nozze”. Ricordiamo che Veneto Banca aveva proposto un’offerta transattiva in cui avrebbe risarcito il 15% di ogni azione; Banca Popolare di Vicenza offriva 9 euro ad azione. In cambio, le banche chiedevano la rinuncia ad avviare azioni legali. “ADICONSUMcontinua il bergamasco Carlo Piarulli, Referente Nazionale ADICONSUM del Settore Credito - non ha mai fatto mistero di ritenere tali offerte insoddisfacenti per quei tanti risparmiatori che avevano investito più o meno consapevolmente in azioni i propri risparmi, promuovendo ricorsi agli Organi competenti. Si tratta di oltre 190.000 posizioni, quasi 2500 nella sola provincia di Bergamo! Abbiamo già ricevuto molte segnalazioni di risparmiatori che hanno ricevuto, presso le Filiali, pressioni per acquistare azioni unitamente alle domande di fido o di mutui: questo tipo di condotte è sanzionabile in via civilistica con l’invalidità delle operazioni, se le condizioni non erano agevolate”.

Lacunosa l’azione legislativa e giudiziaria

Analizzando i vari crack succedutisi dal 2008, ADICONSUM ritiene “... del tutto insufficiente e lacunosa l’azione legislativa del Parlamento e l’azione giudiziaria e risarcitoria dei cittadini risparmiatori coinvolti. Va anche detto che solo una minoranza si sono costituiti nei vari processi penali ancora in corso. Pochi dirigenti - prosegue Busi - sono stati condannati per i vari fallimenti finanziari che hanno percorso questo decennio”.

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Slitta di un altro anno lo stop al mercato tutelato dell’energia. Dopo l’allarme lanciato dalle associazioni dei consumatori direttamente al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, durante la riunione che si è svolta tra maggioranza e Governo, è stata accolta la richiesta di prolungare fino a giugno 2019 il sistema con tariffe fissate dall’Autorità per l’energia, che da un’analisi dell’Authority sono risultate più convenienti in media del 20% rispetto a quelle che i piccoli clienti riescono a spuntare sul libero mercato.

Creare le condizioni di una effettiva concorrenza

Nella lettera che le associazioni dei consumatori avevano inviato a Gentiloni si manifestava chiaramente la preoccupazione per il “destino diabolico” delle 24 milioni di famiglie del mercato tutelato. “La notizia di un ulteriore anno a disposizione per gli utenti per scegliere un nuovo operatore è sicuramente positivasottolinea Mina Busi, presidente di ADICONSUM Bergamo -, ma è stato espressamente chiesto al Governo di stralciare dal provvedimento gli articoli relativi alla soppressione del mercato tutelato. Prima si devono infatti creare le condizioni per una effettiva concorrenza, e va quindi eliminata la norma capestro secondo la quale chi non sceglie il nuovo fornitore del mercato libero verrà messo nel servizio di salvaguardia con costi appunto del 20/30% in più”.

L’assillo delle telefonate alla clientela

Inoltre, le attività di marketing aggressivo messe in atto nei confronti della clientela, denunciate più volte alle Autorità, devono cessare: non è tollerabile che a tutte le ore e in modi poco urbani i clienti vengano tartassati da telefonate anche non veritiere per convogliarli nel mercato libero. "Noi – conclude Busi - continuiamo a sostenere che in presenza di tali atteggiamenti il mercato tutelato per il momento non vada abbandonato”.

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È il mese il periodo temporale minimo da utilizzare da parte delle compagnie telefoniche nella fatturazione delle bollette, Il consumatore ha bisogno di un mese per avere una corretta e trasparente informazione sui consumi fatturati, così come deve essere di un mese il periodo in cui l’azienda di telefonia deve assicurare la non variazione del prezzo offerto.

Abolite le offerte a 28 giorni

L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha così deciso di abolire le offerte telefoniche a ventotto giorni su rete fissa, telefono, Adsl o fibra ottica, imponendo che i canoni debbano essere solo mensili. L’Agcom chiede quindi a Vodafone e Wind di cambiare le proprie offerte, anche per gli utenti già attivi. Chiede invece a Fastweb e Tim di bloccare il passaggio annunciato (ma ancora non attivo) a offerte a 28 giorni, dando novanta giorni agli operatori per adeguarsi. ADICONSUM esprime il proprio apprezzamento e il proprio sostegno all’operato di Agcom, “che ha inflitto una battuta d’arresto allo stravolgimento del calendario operato in questi ultimi mesi dalle aziende telefoniche con il cambio della fatturazione da 30 a 28 giorni con grave nocumento per le famiglie, che in pratica avrebbero pagato una bolletta mensile in più ogni annosottolinea Mina Busi, presidente dell’associazione consumatori della CISL di Bergamo.

Una vittoria di tutti i consumatori

Con questa misura commerciale, infatti, “le aziende hanno realizzato un cartello operativo allineandosi tutte quante sulla fatturazione a 4 settimane, rendendo quindi di fatto vano il diritto di recesso del consumatore e il conseguente cambio di compagnia, perché anche tutte le altre hanno adottato la stessa misura temporale dei 28 giorni”. Tutti gli operatori, su fisso e mobile, infatti, sono passati o stavano passando a questo tipo di tariffazione, che fa scattare l’addebito ogni quattro settimane invece che ogni mese. Con un rincaro stimato dell’8,6% dei prezzi e un rischio – questa la motivazione dell’Autorità – di una ridotta trasparenza tariffaria per gli utenti. La delibera arriva dopo una consultazione pubblica indetta dall’Agcom, che già puntava il dito su questa tendenza. Si è “compressa libertà di scelta degli utenti” e “vanificato, anche considerate le tempistiche ed il contesto di mercato, la ratio sottesa all’esercizio del diritto di recesso nel caso di mancata accettazione di modifiche contrattuali”, secondo quanto già si leggeva nella consultazione dell’Autorità.Una vittoria di tutti i consumatori – esulta Busi – e una bella soddisfazione per ADICONSUM che su questa vicenda ha aperto numerosi contenziosi con le compagnie”.

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Giovedì, 16 Marzo 2017 10:24

La conferma di Busi all'Adiconsum Bergamo

Adiconsum Bergamo ha celebrato il proprio Congresso, confermando Mina Busi al vertice dell’associazione consumatori di via Carnovali. Con lei, hanno trovato conferma i due membri della segreteria: Angela Ravasio e Sergio Carobbio.

Oltre 12.000 contatti in un anno

L’assise di ADICONSUM è servita a Busi per fare il punto della situazione dello sportello. Le persone che si sono rivolte agli uffici sparsi nella provincia sono notevolmente aumentate, superando al quota di 12.000 contatti. D’altronde, ha detto il presidente nella relazione d’apertura, “le problematiche crescono a dismisura nonostante il Codice del Consumatore, le leggi, gli interventi delle Autority. I nostri sportelli quotidianamente fronteggiano situazioni di cittadini che non riescono a pagare le utenze energetiche, che sono in sofferenza con le banche e le finanziarie. Nell’erogazione di servizi di informazione ed assistenza individuale, pur con le difficoltà derivanti dai limiti di risorse umane e finanziarie, abbiamo assicurato una copertura del territorio stabile e un’assistenza generalmente efficiente, considerando che il consumatore è in balia di pratiche commerciali scorrette e non sa come difendersi”.

In prima linea contro le truffe

Proprio “l’attacco frontale” dei call center nella guerra per le utenze di gas e energia ricoprono la grande attenzione del lavoro di ADICONSUM. “Le truffe telefoniche per l’attivazione di servizi non richiesti non si contano. Troppo spesso succede che si firmino contratti predisposti dalle aziende senza dare molto importanza alle clausole: una firma messa senza troppo impegno non può salvare da un vincolo che poi si sarà costretti a pagare, magari a caro prezzo. Lo stesso vale per il fatidico SI detto al telefono più per cortesia verso l’operatore che per convinzione. L’esperienza allo sportello ha dimostrato che il consumatore è sempre più vittima perché l’informazione è carente, ingannevole, di difficile interpretazione. Il consumatore ha bisogno di maggiori informazioni perciò sono necessarie iniziative educative e formative, con incontri pubblici”.

Gli oneri di sistema sulle utenze di non residenza

Infatti - prosegue Busi - oltre il 65% del nostro contenzioso individuale coinvolge le grandi Società di erogazione di servizi, comunemente definite “grandi utility”, dalla telefonia , energia elettrica , Gas e Acqua. Possiamo dichiarare, senza alcuna paura di smentita, che la privatizzazione di questi grandi servizi ha consentito l’incentivazione ed un aumento spropositato di raggiri ed in alcuni casi l’arricchimento indebito di questi grandi Gestori, che avviene a scapito dell’utenza, allorquando anche il minimo errore non rilevato di alcuni Euro, riprodotto a milioni di utenti, garantisce guadagni illeciti difficilmente rilevabili e quindi impuniti”. In questi giorni è emerso il problema degli oneri di sistema applicati sulle utenze di non residenza che comporteranno costi enormi per i cittadini, che pur usufruendo di poca energia si troveranno delle bollette aumenti del 30%. ”Riteniamo - conclude Busi - che tale decisione presa dall’Autority vada rivista”.


1) Relazione introduttiva
2) Mozione finale

 

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