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Unione Sindacale di Bergamo

Mercoledì, 10 Gennaio 2018 08:11

Aumenti di gas e luce "coperti" dai bio-shopper

Con quello che pagheremo in più grazie agli aumenti di gas e luce, potremmo comprare bio-shopper per 25 anni, eppure nessuno sembra preoccuparsene”. Mina Busi, presidente di ADICONSUM Bergamo, lancia la provocazione alla luce delle innumerevoli lamentele causate dal centesimo pagato per i sacchetti di bio-plastica nel supermercati, che ha fatto cadere nel dimenticatoio gli aumenti del di gennaio: ogni famiglia pagherà mediamente 120 € in più all’anno per consumi energetici, contro i 5 destinate alle odiate buste per la frutta.

L’attenzione ambientale dei bio-shopper

Per la presidente di ADICONSUM i bio-shopper sono parte di una rivoluzione che guarda al futuro dell’ambiente e degli ecosistemi. I sacchetti ultraleggeri devono essere compostabili, cioè si devono dissolvere negli impianti di produzione dei compost agricolo e devono essere composti da materie prime rinnovabili vegetali per il 50%. Dal punto di vista ambientale anche la direttiva europea suggerisce l’uso della carta in sostituzione della plastica, ma pochi supermercati faranno ricorso a questi tipi di imballaggi per la pesata e la prezzatura degli alimenti sfusi, perché non consentono al cassiere di vedere in trasparenza il contenuto. Gli shopper ultraleggeri possono essere riutilizzati in altri modi, ad esempio per i rifiuti organici da destinare al compostaggio, evitando quindi il costo delle normali borse biodegradabili.

All’anno 30 € per l’Energia e 90 € per il gas

Si sta facendo tanto rumore per nulla- precisa Busi - .Già ora pagavamo i sacchetti che venivano utilizzati ma non ci facevano caso perché evidentemente erano costi occulti, già caricati sul prezzo, casomai chiediamoci come mai i negozianti non hanno ridotto il costo del prodotto non avendo più in carico i sacchetti… Comunque stiamo parlando di 5-7 euro a famiglia l’anno, ben poca cosa rispetto agli aumenti dell’energia e del gas annunciati (5,3% cioè circa 30 € all’anno per l’Energia e 5% , uguali a 90 € annui per gas) , forse su questo bisognerebbe fare davvero chiarezza e trasparenza. Ci paghiamo bio-shopper per almeno 25 anni!”.

Questi rincari sono ingiustificati

Infatti – aggiunge Busi - i consumatori italiani pagano l'energia più cara d'Europa per via di oneri e accise impropri che andrebbero complessivamente rivisti, come affermato dalla stessa Autorità di settore nella scorsa Relazione Annuale. Ma, soprattutto, si pagano bollette salate a causa di 4,5 milioni di famiglie che vivono in povertà energetica, in quanto non in grado di pagare le bollette di Luce e Gas. A 20 anni dalla liberalizzazione del settore elettrico e a 10 anni dalla completa liberalizzazione del mercato elettrico è arrivato il momento di rivedere complessivamente l’assetto del sistema elettro-energetico italiano sia rispetto alla sicurezza dell'approvvigionamento che ai costi dell'energia.” “E' da tempo – conclude - che riteniamo che andrebbe rimodulata la struttura tariffaria delle bollette, a carico dei cittadini/consumatori e delle famiglie italiane per contenere i costi dell'energia, a maggior ragione oggi che è prevista una nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN)".

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Martedì, 02 Gennaio 2018 09:10

Stangatina sulla borsa della spesa nel 2018

Una nuova piccola stangata si aggiunge, con l’avvio imminente dell’anno nuovo, alle tante già “promesse” per il 2018. Dal 1° gennaio, infatti, le buste di plastica monouso (ovvero quelle usate per frutta, verdura e gastronomia) risponderanno a nuovi standard di biodegradabilità e compostaggio, per ridimensionare l’inquinamento provocato da plastiche e responsabilizzare i consumatori nei confronti dello spreco di sacchetti. “L’iniziativa - dice Mina Busi, presidente di ADICONSUM Bergamo - è sicuramente lodevole, un po’ meno i costi che andranno a carico dei consumatori”.

Cosa dice la legge

Un bene per l’ambiente, negli intenti della direttiva europea redatta per spingere i consumatori ad un uso più responsabile dei sacchetti di plastica. L’Italia, però, per adeguarsi a quanto prescritto dall’Ue, si è mossa con un metodo piuttosto discutibile. Il decreto legge n. 91 del 2017 (convertito con la legge n123 del 2017), contenente la normativa sui sacchetti di plastica, riguarda, infatti, il piano dello sviluppo del Mezzogiorno. “Sorge spontaneo chiedersi - continua Busi - perché nel piano per lo sviluppo del mezzogiorno sia stata proposta una norma di carattere totalmente differente. A pensar male si potrebbe dire che, attraverso questo escamotage, associazioni dei consumatori e venditori sono stati tagliati fuori dal processo decisionale; in questo modo i diretti interessati non hanno potuto trovare una soluzione in grado di salvare l’ambiente e accontentare i consumatori”. Il decreto prevede che a pagare siano i consumatori: l’acquisto dovrà risultare sullo scontrino o sulla fattura vietando, di fatto, la distribuzione gratuita. Inoltre, per il rispetto delle norme igienico-sanitarie, non sarà possibile utilizzare sacchetti monouso personali.

I costi da sopportare

Quanto pagheremo in più sullo scontrino? Le cifre oscilleranno da 2 a 10 centesimi a busta a seconda del prezzo fissato dal produttore: in media ogni spesa ci costerà circa 20/30 centesimi in più. La legge, inoltre, prevede che il costo del bioshopper sia presente nello scontrino, rendendo impossibile per i commercianti fornire le buste gratuitamente (va specificato che la direttiva europea 2015/720 prevede l’esonero dal pagamento proprio per i sacchetti monouso con spessore inferiore a 15 micron per singola parete). “Anche chi cercherà di abbattere - prosegue Busi - i costi portandosi i sacchetti da casa o applicando l’etichetta dell’ortofrutta direttamente sul prodotto dovrà desistere; tali comportamenti violano le norme igieniche e pertanto sono banditi. Ufficialmente il costo extra previsto dalla norma italiana dovrebbe aiutare a scongiurare lo spreco; in realtà il rischio è che tale iniziativa spinga i consumatori ad acquistare prodotti preconfezionati”.

Le sanzioni previste

I venditori che non si adegueranno alla vendita dei nuovi sacchetti biologici saranno sanzionati con multe tra i 2.500 e i 100 mila euro. “Una soluzione in grado di risolvere parzialmente il problema – conclude Busi -, almeno per quanto riguarda i prodotti ortofrutticoli e da forno, potrebbe essere l’introduzione di sacchetti di carta riciclabili al 100% a costo zero per i consumatori (la legge tratta unicamente i sacchetti di plastica monouso che comunque non sarebbero riciclabili al 100%)”.

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Venerdì, 29 Dicembre 2017 09:24

Saldi: consigli per evitare brutte sorprese

I saldi sono le vendite a prezzi scontati nel settore commerciale dell’abbigliamento che avvengono di solito in due periodi dell’anno: dopo le feste natalizie e ai primi di luglio. I saldi invernali in Italia arrivano quando ci siamo tolti di torno il problema dei regali di Natale, come ogni anno quando ormai i portafogli sono stati già svuotati dagli acquisti natalizi.

Si parte dal 5 gennaio fino al 5 marzo

Come consuetudine, la prima settimana di inizio dell’anno coincide sempre con l’inizio dei saldi di fine stagione. Negli ultimi anni, complice la diffusione sempre maggiore degli acquisti online, dei “saldi” anticipati via sms/e-mail offerti da molti negozianti, e anche da promozioni che li anticipano, come sta avvenendo per il Black Friday, questa forma di vendita ha perso un po’ il richiamo che aveva una volta sui consumatori. Possiamo però dire che ancora tiene soprattutto per i capi di abbigliamento griffati venduti, ad esempio, negli outlet, e da parte di coloro che non sono avvezzi all’uso di internet o che vogliono semplicemente toccare con mano la qualità di quello che stanno acquistando e desiderano provarlo. La legge prevede che i saldi non riguardino tutti i prodotti, ma solo quelli di carattere stagionale e quelli suscettibili di notevole deprezzamento in quanto fortemente legati alla moda. In Lombardia si parte dal 5 gennaio al 5 marzo

Consigli per affrontare i saldi

Per poter fare i saldi, i negozi devono rispettare alcune regole. 1) Il prezzo originale di ogni prodotto in saldo, per esempio, deve essere sempre indicato in modo chiaro e inequivocabile, vicino alla percentuale di sconto e al prezzo scontato. 2) Le merci in saldo devono essere tenute in zone separate rispetto a quelle non in saldo, in modo da non essere confuse. Insomma, seguendo alcuni consigli, è ancora possibile fare un buon affare durante il periodo dei saldi.


Le regole da seguire per sfruttare in modo positivo questo periodo, si possono così riassumere:

UNO

Verificate i prezzi almeno una settimana prima dell’inizio ufficiale dei saldi

DUE

Fate attenzione ai saldi con percentuali troppo elevate

TRE

Diffidate degli importi scritti col pennarello senza indicazione del prezzo originale

QUATTRO

Consentire la prova dei capi non è un obbligo, ma è rimesso alla discrezionalità del negoziante il quale per fidelizzare il cliente certamente acconsentirà. Quando è possibile, sempre meglio provare l’articolo scelto, ricordando che, in assenza di difetti, la possibilità di cambiare il capo o il prodotto non è imposta dalla legge, né durante i saldi né durante le vendite normali, ma è anch’essa rimessa alla discrezionalità del commerciante. Se si è incerti sull’acquisto sarà utile chiedere al negoziante se è possibile effettuare un cambio e il limite di tempo per farlo.

CINQUE

In caso di acquisto per un regalo, prendete accordi col commerciante. Egli ha infatti l’obbligo di cambiare la merce solo nel caso essa sia difettosa. Il cambio per altri motivi è a sua discrezione!

SEI

Se il negoziante non vuole cambiare il capo difettoso o se non vuole accettare il tuo bancomat o la tua carta di credito asserendo che in periodo di saldi non è tenuto ad accettarli, ricordiamo che i negozianti convenzionati con una carta di credito sono tenuti ad accertarla anche nel periodo dei saldi. Se si rifiutano di permettere il pagamento con la carta o richiedono per l’utilizzo un prezzo più elevato, sarà bene rappresentarlo alla società che ha emesso la carta.

SETTE

Per quanto riguarda la garanzia  il venditore è obbligato per legge a fornirla. Il negoziante è quindi obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se non è possibile la sostituzione, il cliente avrà diritto di scegliere se richiedere la riparazione del bene senza alcuna spesa accessoria, una riduzione proporzionale del prezzo o addirittura la risoluzione del contratto. Ovviamente il rimedio scelto non deve essere oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso per il venditore. La garanzia si può far valere entro due anni dall’acquisto, occorre quindi non solo conservare gli scontrini ma anche prestare attenzione a quelli di carta chimica, che sbiadiscono dopo qualche mese, eventualmente fotocopiandoli per poterli esibire al momento opportuno.

La garanzia copre qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene o insorto nei 24 mesi successivi, il che vuol dire che il venditore deve porre rimedio a qualunque difetto, sorto nei primi due anni di vita del bene, che non lo renda più idoneo all’uso per cui era stato acquistato. Se il difetto si presenta nei primi sei mesi, si presuppone esistente già all’atto dell’acquisto, ma il venditore può eventualmente dimostrare il contrario; se invece il difetto si manifesta tra il settimo ed il ventiquattresimo mese può accadere, nei casi dubbi, che al consumatore venga richiesto di dimostrare che non è stata una sua attività a causare il difetto (inversione dell’onere della prova). Il d.lgsn. 24/2002 stabilisce che il consumatore debba denunciare al venditore il difetto di conformità entro due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto.

Come forma di tutela, dopo aver segnalato il difetto entro i sessanta giorni previsti, potrà essere utile fare una nuova segnalazione al venditore - con lettera raccomandata A.R - per ribadire il difetto di conformità, elencando minuziosamente il problema insorto e la richiesta (ripristino delle condizioni del bene, riduzione del prezzo, risoluzione del contratto). Anche la pubblicità è considerata una dichiarazione efficace ai sensi di questa normativa, e quindi anche una promessa fatta attraverso la pubblicità e non corrispondente alla realtà, potrà essere fonte di problemi per i venditori.

Nel caso in cui il negoziante dimostri di non voler adempiere ai propri doveri o il centro assistenza del produttore richieda il pagamento delle riparazioni sostenendo che la garanzia non copre il difetto riscontrato, ma non sia in grado di dimostrare opportunamente le proprie dichiarazioni, per risolvere il problema ci si potrà rivolgere al Giudice di Pace del tribunale più vicino, o chiedere consiglio ad una delle associazioni per la tutela dei consumatori

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Ryanair continua a non informare sui diritti dei passeggeri, e ora, finalmente, Agcom ha avviato un procedimento nei suoi confronti”. Mina Busi, presidente di ADICONCUM Bergamo, legge con soddisfazione la notizia dell’intervento dell’Autorità garante della Concorrenza e del mercato che ha avviato un procedimento di inottemperanza nei confronti della compagnia aerea low cost.

All’Adiconsum 50 ricorsi di famiglie

Ryanair ha disatteso, non solo il provvedimento cautelare emesso dalla stessa Autorità lo scorso 25 ottobre, ma anche l’ordinanza del TAR del Lazio che ha rigettato la richiesta di sospensione del provvedimento avanzata dal vettore. “Nella nostra sede - continua Busi - abbiamo aperto oltre 50 ricorsi di intere famiglie per comportamenti scorretti ai danni dei malcapitati passeggeri, che avevano programmato le loro vacanze e si sono visti annullare i voli, e non è da escludere che con le prossime vacanze di Natale nascano altri problemi con annullamenti di voli o ritardi dell’ultima ora”.

Le procedure disattese della compagnia

Quanto accade è grave – continua Busi -. La Compagnia era tenuta a dare immediata accessibilità e comprensione dell’informazione circa la sussistenza non solo del diritto al rimborso e alla modifica gratuita del volo cancellato, ma anche alla compensazione pecuniaria, quando dovuta. Inoltre, la compagnia deve fornire l’elenco completo delle date, delle tratte e del numero di ogni volo cancellato. Fino ad ora l’ostruzionismo adottato costringe i passeggeri danneggiati a procedure per i rimborsi dovuti i cui tempi non sono certamente immediati”.

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Martedì, 28 Novembre 2017 09:06

Autocertificazioni canone Rai: ecco come fare

Si avvicina la fine dell’anno e alcuni utenti devono stare attenti alle scadenze per la presentazione delle autocertificazioni relative al canone Rai all’Agenzia delle entrate. L’autocertificazione, ossia la «Dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato» si può presentare sempre, in qualunque momento, ma con effetti diversi a seconda delle date di presentazione e del quadro da compilare: A oppure B oppure C. Vediamo le situazioni, caso per caso.

Quadro A

Dal 2017 in poi, ossia a regime, l’unica dichiarazione che va ripetuta è quella nella quale si dichiara di non detenere una tv, ovvero il quadro A del modellino, che ha validità solo per l’anno per il quale è stata inoltrata. Quindi va ripresentata ogni anno, secondo i termini previsti. Il termine entro il quale va presentata la dichiarazione di non detenzione della televisione (quadro A) è il 31 gennaio di ogni anno. Quindi, per essere esonerati dal canone Rai 2018, è necessario presentare la dichiarazione dal 1° luglio 2017 al 31 gennaio 2018, ma Adiconsum consiglia di farlo entro il 20 dicembre (2017 in questo caso) per evitare di ritrovarsi in bolletta il canone se il gestore emette fattura a gennaio. Se invece questa dichiarazione viene presentata in ritardo, quindi dopo il 31 gennaio 2018, gli effetti possono essere i seguenti. Se la dichiarazione tardiva relativa al fatto che non si detiene una televisione viene presentata dal 1° febbraio 2018 al 30 giugno 2018, il cittadino sarà esonerato dall’obbligo di pagamento solo per il secondo semestre del 2018. Il primo semestre 2018 va, quindi, pagato. Se invece la dichiarazione tardiva viene presentata dal 1° luglio 2018 al 31 gennaio 2019, dovrà essere pagato l’intero canone 2018 e l’esonero dall’obbligo del pagamento sarà valido per il canone dell’anno successivo, ossia del 2019.

Quadro B

Per quanto riguarda, invece, la dichiarazione di addebito su altra utenza, ossia il quadro B del modellino, per l’addebito del canone, questa non deve essere ripresentata annualmente. Se negli anni precedenti è andato tutto a buon fine e non sono nel frattempo intercorse modifiche, non deve essere ripresentata. La dichiarazione si rende necessaria nel caso in cui il canone Rai venga pagato, ad esempio, in connessione a un’utenza domestica intestata al marito e venga poi richiesto anche su una seconda utenza domestica presente in una seconda casa e intestata alla moglie. Dal momento che il canone Rai di un singolo nucleo familiare è unico a prescindere dal numero di televisioni possedute, se si verificasse una circostanza di questo tipo, il canone s’intende pagato con la prima utenza intestata al marito. Nel caso venga richiesto il pagamento del canone sulla seconda utenza, sarà quindi necessario inviare dichiarazione con il quadro B per specificare che il canone è già addebitato sulla prima utenza. La dichiarazione può essere presentata in qualunque momento e avrà efficacia a decorrere dalla «data inizio» che il cittadino indica nel quadro B.

Quadro C

Riguarda la dichiarazione che va presentata nel caso in cui intervengano variazioni dei presupposti dichiarati in precedenza all’Agenzia delle entrate. Questo sia rispetto al quadro A sia per il quadro B. Nel primo caso, ad esempio, il cittadino aveva dichiarato di non avere la televisione e poi l’ha acquistata o gli è stata regalata: in questo caso deve presentare la dichiarazione quadro C per informare l’Agenzia delle entrate del fatto che ora detiene una televisione e di conseguenza dovrà pagare il canone. Nel caso delle utenze e dei relativi addebiti, invece, la dichiarazione quadro C per intervenuta variazione va presentata ad esempio se si separano due coniugi che avevano due utenze, intestate una al marito e una alla moglie per la prima e la seconda casa, e pagavano una volta sola il canone essendo un unico nucleo familiare. In questo caso, separandosi, si creano due famiglie anagrafiche distinte e le utenze si dividono, per cui dovranno essere corrisposti due canoni Rai. Indicazioni generali

Inoltro online

Le dichiarazioni possono essere inoltrate on line oppure tramite posta raccomandata con plico aperto. È sempre buona norma mantenere traccia di ciò che si invia, conservando copia dei documenti. Naturalmente coloro che hanno un’utenza domestica familiare e stanno già pagando il canone di 90 euro all’anno non devono fare nulla, in quanto è il gestore che provvede all’addebito in bolletta e al versamento all’erario. Sono esenti dal pagamento del canone Rai gli over 75 con reddito complessivo familiare non superiore a 6.713,98 euro. L’esenzione non è automatica: va presentata l’apposita dichiarazione per richiederla. La dichiarazione è unica e, una volta fatta, vale per sempre.

Rimborsi

L’Agenzia delle entrate ha emanato il provvedimento sui rimborsi ossia le istruzioni per richiedere il rimborso del canone tv già pagato, ma non dovuto. Se si ritiene che l’addebito del canone nella fattura elettrica non sia corretto è possibile il pagamento della sola quota energia. E’ comunque meglio in tal caso avvalersi del supporto dell’Associazione Consumatori.

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Venerdì, 17 Novembre 2017 08:35

Bollette telefono e pay tv tornano mensili

La commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera all’emendamento che ripristina la fatturazione a 30 giorni per i servizi telefonici e la pay tv. Una vittoria importante per i consumatori. “Sono state accolte nostre richieste - precisa Mina Busi, presidente di ADICONSUM Bergamo - per l’estensione della norma anche alle pay tv, l’aumento delle sanzioni e l’indennizzo forfettario, anche se nel testo mancano gli indennizzi per il pregresso”.

L’indennizzo forfettario

Se ci dovessero essere variazioni illegittime rispetto a quanto stabilito – continua Busi -, si applicherà un indennizzo forfettario pari a 50 euro, maggiorato di 1 euro al giorno oltre la scadenza indicata dall’Agcom per cessare la condotta indebita”. L’operazione attuata in questi mesi dagli operatori telefonici, che si sono tutti uniformati creando una sorta di cartello, di fatto impediva una scelta consapevole al consumatore per la non trasparenza delle offerte. Una prassi che ha penalizzato gli utenti, ai limiti della pubblicità ingannevole e delle pratiche commerciali scorrette. Di fatto era un’operazione per aumentare il canone dell’8,6%.

Quattro mesi per adeguarsi

Gli operatori avranno 120 giorni per adeguarsi e dovranno garantire informazioni chiare e trasparenti sulle offerte. Dovranno anche precisare se la fibra arriva al domicilio o solo alla centrale, un importante tassello che eviterà traslazioni di utenze da un operatore all’altro quando il subentrante promette la fibra che invece non c’è. Una vicenda che crea non pochi contenziosi con gli operatori.Ora – conclude la presidente di ADICONSUM - ci auguriamo che le società non inventino manovre per aumentare i costi del servizio e che si creino davvero le condizioni per una reale concorrenza di mercato

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Non è mai troppo presto per iniziare a parlare di educazione all’uso del denaro e di risparmio ai bambini. In occasione della Giornata internazionale del risparmio, Adiconsum Lombardia propone ai dirigenti scolastici e agli insegnanti della scuola primaria di promuovere tra i propri alunni il concorso “Sos Salvadanaio”. E’ rivolto alle bambine e ai bambini delle classi III – IV e V delle scuole primarie Lombarde. Leggi di più

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Venerdì, 27 Ottobre 2017 07:24

Esenzioni non dovute dai ticket sanitari

Sono decine i casi di persone che si sono rivolte a ADICONSUM Bergamo perché destinatarie di lettere nelle quali si richiede il rimborso di ticket sanitari per i quali si era stati impropriamente esentati. Così, almeno, ritiene la Regione Lombardia, per la quale ATS Bergamo ha attivato il controllo, come previsto dalla normativa”.

Possibilità di richieste errate

Il presidente di ADICONSUM Bergamo, Mina Busi, consiglia a quanti si rivolgono agli sportelli di “controllare bene i documenti e i dati perché non è escluso che si tratti di richieste errate”. La questione riguarda l’autocertificazione prevista dalla normativa per i disoccupati nel periodo dal 2012 in avanti. “Molti utenti del servizio sanitario hanno usufruito dei codici E02, E09 e E12 (questi ultimi due direttamente gestiti dalla Regione) che avevano tra loro particolari differenze nello stabilire i parametri per poter usufruire delle esenzioni. Ne consegue che alcune confusioni si siano create, e oggi una gran mole di richieste di rimborso colpiscono indifferentemente chi il diritto lo ha ancora e chi lo ha perso o ha commesso errori materiali nella compilazione della autocertificazione”.

Richieste di rimborso fino a 3000 euro

Alla sede Adiconsum (in via Carnovali, 88/a a B ergamo) si sono presentate persone, per lo più padri di famiglia tuttora disoccupati, che lamentano richieste di rimborso fino a 3000 Euro. Il caso più eclatante riguarda un disoccupato, separato e senza dimora, che per diverso tempo è stato ospite della Bonomelli e adesso vive per strada, che si è visto richiedere 1758 Euro. Un’altra signora, extracomunitaria, sola con figli e senza lavoro fisso, dovrebbe restituire 2858,97 Euro. "Siamo in presenza – dice ancora Busi - di controlli che riguardano purtroppo fasce di cittadini che si trovano in condizioni di debolezza, non avendo risorse economiche perché disoccupati o con risorse limitate a periodi alterni. In presenza di queste situazioni economiche spesso si disgrega la famiglia. Di fronte a tali situazioni, questi provvedimenti hanno il sapore di accanimento verso i più deboli, mentre una contestazione più tempestiva permetterebbe alle persone di trovare traccia di quanto contestato, evitando un trascinamento negli anni successivi e servirebbe da deterrente per i furbetti”. I cittadini che stanno chiedendo aiuto perché hanno ricevuto le richieste di pagamento hanno in molti casi la possibilità di chiedere l’annullamento, dimostrando la situazione di disoccupazione e di reddito con lo storico rilasciato dal Centro per l’impiego, oltre all’estratto previdenziale.

Senza verifiche meglio non pagare

ADICONSUM, dunque, invita a non pagare senza aver fatto le verifiche, perché se quanto richiesto non era dovuto l’ATS poi non rimborserà alcuna cifra. Per assurdo l’appropriazione indebita vale solo per il cittadino non per l’Amministrazione. È importante controllare la propria situazione reddituale (il reddito di riferimento è quello dell’anno precedente), può capitare infatti che un anno si abbia diritto e l’anno dopo no. Se cambiano i requisiti occorre rivolgersi all’ATS per revocare la richiesta. “Altra anomalia - conclude Busi - è quella relativa al rilascio delle esenzioni: basterebbe chiedere la documentazione necessaria per valutare la richiesta, si eviterebbero tutte queste procedure sanzionatorie a posteriori. Gli utenti hanno agito in buona fede e lamentano carenza di informativa ricevuta presso gli stessi sportelli ATS”. In caso di dubbi rivolgersi all’Agenzia Entrate, agli sportelli CAF o al Patronato e alle Associazione dei consumatori.


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Giovedì, 19 Ottobre 2017 07:46

Il caso delle bollette telefoniche a 28 giorni

Per dare voce alle numerose segnalazioni in merito alla fatturazione a 28 giorni delle bollette telefoniche, pervenute sia sulla pagina Facebook che tramite il call center dell’associazione, ADICONSUM ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato, al Ministro dello Sviluppo Economico e al presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, per richiedere un intervento legislativo a modifica dell’art. 70 del Codice delle Comunicazioni elettroniche.

Solo un sms per il cambio del contratto !?

Questo articolo, infatti, permette alle aziende di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali di un contratto di telefonia in essere, avvisando i consumatori del cambio con un semplice sms, e concedendo loro di recedere dal contratto senza costi, se la disdetta viene fatta entro 30 giorni. “È successo così che molti contratti con durata “per sempre” o “illimitata”, siano diventati “limitati” nel tempo e nella quantitàsottolinea Mina Busi, presidente bergamasca di ADICONSUM -. Inoltre, poiché ormai tutte le aziende telefoniche applicano la tariffazione a 28 giorni, la disdetta dal contratto, e quindi il cambio dell’operatore, non apporta alcuna tutela al consumatore".

Modificare l’articolo 70

Adiconsum chiede a Governo e Parlamento di modificare l’articolo 70, vietando alle aziende di modificare unilateralmente gli articoli contrattuali e le tariffe per tutta la durata del contratto e di introdurre, nel Codice del Consumo, l’obbligo del rispetto del calendario legale per la fatturazione delle aziende. L’approvazione di quest’ultimo punto è importante, perché la pratica della fatturazione a 28 giorni, rischia, purtroppo, di contagiare il mercato dei servizi in abbonamento. Sky docet!

La proposta di legge (Morani)

Introdotta in questi giorni, introduce l’obbligo di fatturazione su base mensile, rafforza i poteri di vigilanza delle Authority competenti, prevede un aumento delle sanzioni e limita la possibilità delle aziende di telefonia di modificare in modo unilaterale le condizioni contrattuali, salvo giustificato motivo obiettivo. “Ogni giorno le società si inventano disposizioni nuove tutte a loro beneficio, mai una volta che prendano dei provvedimenti a favore dei clienti. Confidiamo che il parlamento prende in tempi ristretti la decisione che metta fine a questa diatriba – conclude Busi - che si trascina dalla primavera scorsa e che ha prodotto per i consumatori un aumento dell’8,6% sui costi della telefonia, quando l’indice ISTAT dei prezzi al consumo in Italia è aumentato soltanto dell'1,1% su base annua”.

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Martedì, 10 Ottobre 2017 07:32

Anche per Sky il mese è di 28 giorni

Dal 1° ottobre, anche Sky fattura a 28 giorni invece che mensilmente. Esattamente come ormai quasi tutti gli operatori di telefonia mobile, anche Sky sta trasformando il suo abbonamento da mensile (fattura ogni 30 giorni) a calcolato "ogni 4 settimane".

per i consumatori 13 bollette invece di 12

Il pericolo di “emulazione” delle compagnie telefoniche anche in altri settori di servizio si sta purtroppo avverando. La fatturazione a 28 giorni comporta per i consumatori il pagamento di 13 bollette anziché di 12 e un aumento dell’8,6% all’anno dei costi.Nulla da eccepire riguardo alla comunicazione riportata sul sito dell’azienda che ha pubblicato la modifica della fatturazione lo scorso 24 luglio, dando il tempo ai consumatori di provvedere, anche recedendo dal contratto, entro il 30 settembre scorso, senza costi di uscita o penalicommenta Mina Busi, presidente di ADICONSUM Bergamo - Non condivisibili, invece, le giustificazioni addotte da Sky sul cambio del periodo di fatturazione. L’azienda, infatti, riferisce che il cambio è dovuto ai nuovi contenuti, ai nuovi programmi e ai nuovi servizi tecnologici offerti. Quali??? Chi volesse ora recedere dal contratto, dovrà pagare i costi di uscita! Un cambio legittimo, ma l'Autorità latita”.

In attesa di una regolamentazione seria

Anche per quel che riguarda gli operatori di telefonia mobile, la possibilità di modificare in modo unilaterale i contratti di fornitura dei servizi è una possibilità “legittima” in mano alle aziende (se effettuata rispettando le modalità e le tempistiche di comunicazione ai clienti previste dalla normativa). “Tuttavia - conclude Busi - abbiamo chiesto e ci aspettiamo che l'AgCom si attivi per mettere in campo una seria regolamentazione per evitare che il consumatore si ritrovi vittima di decisioni arbitrarie degli operatori che di fatto fanno cartello impedendo di trovare punti di riferimento per effettuare scelte consapevoli”.

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