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Unione Sindacale di Bergamo

Giovedì, 11 Giugno 2015 00:00

Il flop del TFR in busta paga

Sono solo 24 i dipendenti delle aziende metalmeccaniche della provincia di Bergamo che hanno aderito alla possibilità di ricevere direttamente in busta paga il TFR, lo 0,23% del totale. Un’opzione che il sindacato, la CISL in particolare, ha sempre ritenuta dannosa, soprattutto per la previdenza dei più giovani. È infatti sulla quota di TFR che si basa la pensione integrativa che molti contratti nazionali hanno previsto ormai da tempo.

I dati bergamaschi elaborati dal sindacato FIM CISL Bergamo sono in linea con quelli nazionali, secondo i quali, i lavoratori che hanno fatto richiesta sono per il 75% residenti nel Centro Nord e per il 25% al Sud. Per il 43% lavorano nel terziario e per circa il 27% nell’industria. Il 25% ha redditi fino a 20mila euro, il 50% fino a 30mila euro mentre appena il 6,25% lo ha chiesto avendo redditi superiori a 40mila euro annui. Solo il 10% di coloro che hanno chiesto l’anticipo ha tolto il Tfr da un fondo pensione.

L’indagine FIM ha coinvolto 26 aziende, per un totale di oltre 10.000 lavoratori. In quelle più grandi, fino a oltre 400 dipendenti, la percentuale scende ancor di più (0,18). Infatti solo in SAME (3 adesioni), Lucchini e CMS (1 a fabbrica) qualcuno ha scelto di avere il TFR in busta. “Pochi, maledetti e subito”, sembra la filosofia alla base della scelta, ma FIBA CISL ha fatto qualche conto in tasca ai lavoratori.

Innanzitutto, la tassazione diventa ordinaria e non agevolata. Il mantenimento in azienda o in un fondo pensioni fa sì che il Tfr si rivaluti anno per anno, cumulando rendimento su rendimento. La conseguenza è che più sono gli anni che mancano al pensionamento, maggiori sono i rendimenti. Quindi, soprattutto se si è giovani, scegliere di mettere il Tfr in busta paga è penalizzante. Quello che viene fuori dallo studio FIBA è che, qualsiasi età si consideri, scegliere di mettere il Tfr in busta paga non conviene. A meno che non si abbia bisogno immediato di contanti.

Questo insuccesso – dicono in FIM CISL Bergamo - è l’ennesima dimostrazione che la politica ha spesso la percezione delle esigenze del mondo del lavoro,  ma non è in stretto contatto con chi parla tutti i giorni con lavoratori e imprese”.

I lavoratori – sostiene Luca Nieri, segretario generale FIM CISL Bergamo – hanno dimostrato grande saggezza nella gestione di questa possibilità, evitando di farsi ingolosire dall’effetto bancomat, anche grazie al ruolo informativo della FIM nel luoghi di lavoro. Adesso il governo deve mostrare maggior coerenza rispetto alla gestione di strumenti seri come la previdenza integrativa: non può di re di voler affrontare la questione della pensione dei giovani, e al contempo minare risorse importanti per la previdenza complementare, spesso solo facendo grossi favori alle lobby, riducendo o annullando il risultato finale dei fondi, grazie alla proposta, mai smentita, di dare il via alla portabilità che consentirebbe di mantenere il contributo a carico dei datori di lavoro anche nei fondi aperti con grande gioia delle banche e finanziarie”.

Quella del TFR in busta paga – sottolinea Andrea Donegà, responsabile del Coordinamento Giovani nazionale della FIM - è una scelta politica sbagliata fatta contro i giovani che, oggi, hanno soltanto la previdenza complementare per contrastare un meccanismo previdenziale troppo penalizzante nei loro confronti. È chiaro che la volontà di sottrarre il TFR dal secondo pilastro è il tentativo di indebolire i fondi previdenziali che si somma all'aumento della tassazione dei rendimenti”.

Donegà si spinge anche oltre. “Il patto generazionale va riscritto per poter garantire maggior equità ai giovani che, altrimenti, andranno in pensione a 70 anni con il 46% dell'ultima retribuzione. Questa è un'ingiustizia se pensiamo che i giovani pagano molti contributi che non avranno indietro per poter pagare le pensioni, calcolate con un metodo molto più vantaggioso, anche a chi ha versato meno contributi rispetto a quanto, invece, percepisce come assegno pensionistico. Infatti – conclude Donegà - c'è chi percepisce importi superiori del 60% ai contributi versati, è insostenibile oltre che ingiusto”.

Ecco perché “è sbagliato agire sul TFR  - per la FIM CISL di Bergamo - e dispiace che questa idea sia venuta da un pezzo di sindacato che ha smarrito un po' il proprio ruolo. Il Governo invece di perdersi in queste soluzioni meschine ascolti il vero Sindacato e agisca per evitare di costruire, oggi, le condizioni per avere intere generazioni di poveri domani. Noi non lo consentiremo”.


Scarica le tabelle elaborate da Fiba Cisl e Fim Cisl

 

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Dopo alcuni mesi e due intensi, ultimi, giorni di trattativa, i sindacati hanno raggiunto l’ipotesi di accordo su ammortizzatori ed esuberi alla Tenaris a Dalmine.  L'ipotesi prevede, come da sempre sostenuto dalla FIM CISL, l'impegno alla conferma degli apprendisti , l' utilizzo del contratto di solidarietà per 12/24 mesi e la mobilità (solamente non oppositiva) con accompagnamento alla pensione di tutti i lavoratori che vi accederanno entro il 2020 con pagamento della differenza allo stipendio pensionistico netto calcolato con il sistema retributivo e i relativi contributi lordizzati per i periodi non eventualmente coperti da mobilità.

Gli esuberi strutturali sono 301, di cui 261 a Dalmine, e 40 nei siti periferici. Nei siti periferici gli esuberi sono pensionabili volontari e si sono aggiunti successivamente con l'impegno a ridurre le eccedenze dichiarate su Dalmine che inizialmente erano 406. A Dalmine, invece dei 261, circa 180 sono volontari pensionabili e gli altri sono esubero strutturale. Tra questi, chi vorrà accedere avrà relativo sistema incentivante. Nel caso non si trovino i volontari non pensionabili, dopo 24 mesi si utilizzeranno altri ammortizzatori sociali.

"Ci sono degli aspetti positivi in questo accordo, – dice Emanuele Fantini, della segreteria del sindacato FIM CISL Bergamo - a partire dalla conferma di tutti gli apprendisti. Con questa conferma Tenaris ha dimostrato di voler investire sul capitale umano che ha formato in questi anni e dà continuità operativa a Dalmine".

Per Fantini, "non si è mai ottimisti, perché stiamo sempre parlando di una crisi che colpisce i lavoratori. Siamo soddisfatti per alcuni risultati ottenuti nella trattativa che permetterà alla Dalmine e ai suoi lavoratori un futuro".Nei prossimi giorni ci saranno le assemblee e il voto dei lavoratori.

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Grande vittoria del sindacato Fim Cisl Bergamo nelle elezioni di gruppo alla Brembo. I numeri, usciti dalle urne, contando anche le elezioni alle Fonderie di Ghisa di fine 2014, non lasciano nemmeno un dubbio: alla Fim Cisl va la maggioranza dei seggi, ben 17 e, per la prima volta, anche la maggioranza assoluta dei voti, 810 sul totale di 1821 corrispondenti al 44,5%. Dati importanti che registrano la crescita di consensi della Fim rispetto alle ultime elezioni: con un netto 8% di incremento è l'unica organizzazione sindacale a crescere, mentre la Fiom con 656 voti cala del 5,6% e la Uilm con 341 prefernze scende dell'1% rispetto alle ultime elezioni del 2010.

Pier Capelli, della Segreteria provinciale della Fim Cisl Bergamo, non nasconde la soddisfazione: “Siamo felicissimi per il risultato ottenuto che ci consente di primeggiare in 5 siti su 7, compresa l'unità produttiva della Ghisa dove abbiamo votato a fine 2014. Le urne ci consegnano la maggioranza di voti e di seggi in tutto il Gruppo a testimonianza del grande lavoro fatto in questi anni e della tanto grande quanto unica coerenza dimostrata in ogni circostanza. Ci tengo a ringraziare l'impegno di tutti i delegati e attivisti che non si sono risparmiati rendendo possibile questo successo. Nei prossimi anni la Fim Cisl continuerà a impegnarsi con passione e  determinazione cercando di ripagare, al meglio, la fiducia concessaci da tutte le lavoratrici e da tutti i lavoratori.”

Soddisfatto anche Luca Nieri che festeggia il primo grande successo nella sua nuova veste di Segretario Generale dei metalmeccanici Cisl Bergamo: “Un risultato grandioso che premia le scelte della Fim tanto a livello aziendale quanto sul piano nazionale dove, con i contratti nazionali firmati senza la Fiom, abbiamo portato   aumenti salariali e migliori tutele normative a tutti i metalmeccanici. I lavoratori apprezzano la linea pragmatica della Fim, un Sindacato che fa solo sindacato e che continuerà su questa strada”.


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Prima un’assemblea in Comune, poi tutti in presidio davanti ai cancelli della “loro” fabbrica, con la guardia giurata che ben rappresenta tutte le loro paure: il lavoro sparito, le sicurezze che vengono a mancare, rabbia e delusione per una vicenda che avrebbe potuto essere gestita diversamente.

Così è trascorsa la giornata di venerdì 29 maggio 2015 dei dipendenti della Rubini. “Dal curatore fallimentare non è arrivata alcuna speranza di continuità – spiega Massimo Lamera, del sindacato FIM CISL Bergamo -, ma i lavoratori non vogliono darsi per vinti. Se nessun acquirente si farà avanti, l’assemblea ha discusso anche della possibilità che i lavoratori diano vita a una cooperativa che possa rilevare almeno parte delle attività. Un’ipotesi che Rossi, il curatoredel fallimento Rubini Sinterizzati, col quale abbiamo avviato una discussione, ha ritenuto degna di essere valutata, soprattutto nell’ottica della salvaguardia dell’occupazione”.

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Quel giorno a Piazza Loggia, la vile bomba neofascista, esplose mentre parlava il segretario generale del sindacato Fim Cisl Brescia, Franco Castrezzati durante una manifestazione sindacale e dei comitati antifascisti. E’ una vergogna che dopo 41 anni questa strage sia rimasta impunita.

Non possiamo dimenticare che l’attentato di chiara matrice neofascista, confermata dalle rivendicazioni e dalle indagini fu eseguito materialmente e ordito politicamente dentro un chiaro disegno autoritario. L’attentato è stato in questi anni coperto da troppi settori deviati dello Stato che hanno reso sempre più difficile la condanna degli esecutori materiali e dei mandanti politici. Non dimenticheremo mai, che quell’azione eversiva aveva come bersaglio la convivenza, la partecipazione, la libertà politica e sindacale. Purtroppo non è finito il tempo in cui tenere alta la guardia contro ogni forma di violenza, di fanatismo, di terrorismo.

Il terrorismo di qualsiasi matrice è sempre stato nemico del movimento dei lavoratori e della democrazia. A questo proposito, oggi più che mai, dopo questa dolorosa storia, va garantita la possibilità di dialettica democratica in un clima che accolga e promuova il pluralismo di tutte le idee, in un momento in cui la spettacolarizzazione mediatica, promuove personaggi capaci solo di esasperare il confronto con slogan che evocano tradimenti e vendette e indicare nemici che allontanino le attenzioni dalle loro responsabilità.

Anche per gli otto morti e le centinaia di feriti di Brescia e tutti i morti del terrorismo, dobbiamo arginare qualsiasi forma di violenza politica che nella storia italiana ha sempre rafforzato i poteri consolidati e allontanato i lavoratori dalla partecipazione democratica. 


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Bresciaoggi 1 - Bresciaoggi 2
Il servizio di Teletutto

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Mercoledì, 27 Maggio 2015 00:00

I Giovani FIM CISL leggono i dati OCSE

In Italia il tasso di occupazione dei giovani tra 15 e 29 anni è sceso di quasi 12 punti percentuale tra il 2007 e il 2013, passando dal 64,33% al 52,79%, il secondo peggior dato tra i Paesi Ocse, dietro alla sola Grecia (48,49%). È quanto risulta dall’ultimo Rapporto Ocse su Giovani e occupazione pubblicato oggi.

In Italia i giovani “Neet”, non occupati né iscritti a scuola o in apprendistato, sono il 26,09% degli under 30, quarto dato più elevato tra i Paesi Ocse. Con questi numeri, dice Andrea Donegà, della segreteria bergamasca e coordinatore Giovani FIM CISL, “la retorica del  patto generazionale è una favoletta a cui la matematica dei numeri non dà scampo, un dramma”.

In generale, riferisce la tabella Ocse per la misurazione dell’occupabilità dei giovani, il nostro Paese è al di sotto della media per le competenze dei giovani, i metodi di sviluppo di queste competenze negli studenti e la promozione del loro utilizzo sul posto di lavoro.

Un numero intollerabile di giovani rassegnati per la mancanza di prospettive – continua Donegà -, quando invece dovrebbero rappresentare l'energia e la spinta vitale per il Paese. Noi non ci arrendiamo all’orizzonte pessimistico dei numeri e a chi predica sempre il peggio, ma è evidente, che il patto generazionale debba essere rifondato sui valori della solidarietà e della giustizia, chiudendo una volta per tutte il libro della favola dei diritti acquisiti che rischia di perpetrare, come per le pensioni, sperequazioni non più tollerabili”.

Il rilancio del Paese – conclude il coordinatore dei giovani metalmeccanici della CISL - non può prescindere da una vera e piena valorizzazione delle giovani generazioni, a partire da un sistema formativo adeguato, che favorisca lo scambio e la continuità tra istruzione e mondo del lavoro e un sistema pensionistico che esprima solidarietà verso le nuove generazioni”.

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Lunedì, 25 Maggio 2015 00:00

Il Tribunale chiude la Rubini di Cortenuova

La Rubini è fallita. Il tribunale di Bergamo ha emesso nei giorni scorsi la sentenza, che oggi 25 maggio diventa di dominio pubblico. Il curatore fallimentare questo pomeriggio ha incontrato lavoratori e sindacato, soprattutto per un sopralluogo all’interno dello stabilimento. L’intenzione è quella di valutare se e come è possibile proseguire l’attività, “anche se il curatore non ha dato eccessive speranze – dice Massimo Lamera, del sindacato FIM CISL Bergamo -, ma solo una minima possibilità”, per cui l’apposizione dei sigilli è rimandata almeno per qualche giorno.

Intanto, per tutta la giornata i dipendenti dell’azienda di Cortenuova, un centinaio di lavoratori, si sono interrogati e confrontati con i propri rappresentanti per capire quale futuro si possa aprire e quali iniziative eventualmente organizzare per far volgere la situazione nel verso più favorevole possibile.

“Adesso aspettiamo di sapere quali saranno le decisioni del curatore – continua Lamera -, ben sapendo che chiudere una fabbrica che fattura 1 milione di euro al mese rimane una follia… Dovremmo anche capire a chi eventualmente rivolgerci per pensare all’attivazione di ammortizzatori sociali, in attesa, o nella speranza, che qualcuno possa fiutare l’affare…chissà a quali condizioni”.
“Percepisco comunque la scarsa volontà di adoperarsi per una soluzione positiva – conclude Lamera -. La situazione rimane disperata”.


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Giovedì, 21 Maggio 2015 00:00

Az Fiber cambia nome e cassa a zero ore

“Electromechanical Solutions Arcene Srl”. “Se non è uno scioglilingua poco ci manca. Però, pare l’unica vera novità che la vicenda AZ Fiber abbia prodotto in tutto questo lungo periodo di trattativa, che adesso pare sempre più indirizzata verso il fallimento della società”. Luca Nieri, segretario generale del sindacato FIM CISL Bergamo non nasconde disappunto né amarezza per una situazione nata ingarbugliata e finita peggio.

Una situazione – continua Nieri – che poteva avere soluzioni semplici e veloci, per la quale l’azienda ha invece fatto ben poco, a partire dall’incarico alla Meccano per finire con l’invenzione di una nuova ragione sociale che sembra fatta apposta solo per portare i libri in tribunale”. Intanto, per i circa 70 operai si profilano 2 settimane di cassa a zero ore, al termine delle quali non si capisce quali prospettive ci siano.

Nei giorni scorsi, la FIM CISL ha incontrato i propri iscritti nella fabbrica di Arcene e ha raccolto impressioni e valutazioni sulla vertenza. “È chiaro che il primo sentimento sia quello dell’amarezza, per una prospettiva tutt’altro che positiva. Poi, la rabbia, per una gestione delle relazioni sindacali che hanno permesso a una sigla di fare il bello e cattivo tempo in una fabbrica dalle alte potenzialità, ma dalle basse capacità manageriali.

Oggi, ci troviamo a fare i conti con una situazione che ci preoccupa molto, ma che avevamo facilmente preconizzato, date le modalità con le quali AZ si è sempre mossa: dal permettere incontri su tavoli separati, all’incarico “fittizio” inventato per prendere tempo. Adesso, con il cambio di nome, i brevetti ancora spendibili sul mercato sono al sicuro. I lavoratori, dopo il fallimento, chissà…quegli stessi lavoratori, tra l’altro, che hanno dimostrato un attaccamento all’azienda superiore a quello palesato dall’AZ stesa in questi mesi di trattativa
”.

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Dichiarazione di Andrea Donegà, coordinatore nazionale giovani FIM CISL

Se spariscono i giovani dal mercato del lavoro, spaziamo via il futuro e la speranza del Paese. 
In un momento in cui si riaccende il dibattito sulla solidarietà intergenerazionale e le sue evidenti contraddizioni, l'Istat dipinge un quadro sconcertante della situazione del Paese. Dal 2008 al 2014 sono stati 2 milioni i giovani under 35 a perdere il posto di lavoro. Una cifra spaventosa in un contesto che non accenna a migliorare dove le chisure aziendali sono ancora all'ordine del giorno, come dimostra l'inaccettabile passo indietro di Whirlpool che oggi annuncia l'incremento degli  esuberi.

Una situazione del genere è il risultato di un'inesistente politica industriale che persevera da anni e che restringe sempre più le opportunità lavorative per i giovani, costretti a lasciare il Paese o a parcheggiarsi ai margini della società.

Noi che non crediamo alla favola dei diritti “acquisiti” e che puntiamo ad allargare la possibilità di un lavoro e di una vita dignitosa per tutti, in un'ottica di giustizia ed equità, non accetteremo mai questo declino. Le nuove generazioni devono tornare a essere energia e forza di cambiamento nonché fulcro delle politiche sociali e di lavoro. Ogni errore e sottovalutazione   commessi oggi rappresentano l'innesco di una bomba sociale destinata ad esplodere tra qualche anno.

 

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Mercoledì, 20 Maggio 2015 00:00

Rsu Ime di Urgnano. Fim Cisl ha la maggioranza

Ribaltamento dei rapporti di forza alla Imequadri Duestelle SpA di Urgnano, azienda produttrice di quadri elettrici. Nelle elezioni delle RSU, infatti, il sindacato FIM CISL Bergamo conquista la maggioranza assoluta delle preferenze e due delegati, invertendo il risultato della precedente consultazione.

Nei giorni scorsi, nella fabbrica che occupa 76 lavoratori, la FIM CISL ha ottenuto 32 voti, la FIOM 28 e un delegato. Sono risultati eletti Claudio Castelli e Fabrizio Patelli per la FIM, e Federico Taiocchi della FIOM.

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