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Unione Sindacale di Bergamo

Lunedì, 28 Settembre 2015 08:51

Rinnovi CCNL a Bergamo: la carica dei 100.000

Ben più di 100 mila lavoratori attendono a Bergamo il rinnovo dei loro contratti nazionali. La partita più grossa, almeno dal punto di vista politico, è sicuramente quella dei metalmeccanici, con le sigle che si presenteranno divise come accade ormai da qualche anno, nella discussione del rinnovo del CCNL per circa 35.000 lavoratori. Per il resto, 20.000 nel terziario, 17.000 nel pubblico impiego, 12.000 nella scuola, 10.000 tra chimici e gomma-plastica, 8000 bancari, 2000 tessili…Poi ci sono i dipendenti della Sanità privata, quelli dei consorzi di bonifica, delle telecomunicazioni, gli allevatori, i forestali, quelli delle farmacia… insomma, un vero e proprio esercito di lavoratori che aspetta il rinnovo del proprio CCNL sia per accrescere tutele dal punto di vista normativo, che, possibilmente, ampliare la propria capacità di spesa, con gli aumenti contrattuali.

L’Istat, con una nota di oggi (scarica il testo integrale), avvisa che alla fine di agosto 2015 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 62,0% degli occupati dipendenti e corrispondono al 59,0% del monte retributivo osservato.  Nello stesso mese, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell'1,2% nei confronti di agosto 2014. Complessivamente, nei primi otto mesi del 2015 la retribuzione oraria media è cresciuta dell’1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2014.

Alla fine di agosto la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 38,0% nel totale dell’economia e del 19,9% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 56,3 mesi per l’insieme dei settori e di 39,0 mesi per quelli del settore privato. Con la fine dell’estate, arriva la ripresa della stagione dei rinnovi contrattuali, in un momento economico che comincia a registrare i primi segnali di ripresa, ma in una condizione politica di grande incertezza.  Allora, come se non bastassero le crisi aziendali, a “riscaldare” le temperature dell'autunno 2015 contribuirà il rinnovo di ben 23 contratti nazionali di categoria.

La contrattazione – dice Giacomo Meloni, della segreteria del sindacato Cisl Bergamo - avrà un ruolo fondamentale: a essa sarà affidato il compito di recepire l'evoluzione normativa sulla riforma del lavoro giunta a completamento proprio in questi giorni”. “Riteniamo – continua i l segretario CISL di Bergamo - opportuno sia procedere al rinnovo dei contratti nazionali già scaduti, senza alcuna moratoria, come già dichiarato da Confindustria,  che avviare la trattativa  per la riforma del modello contrattuale scaduto nel 2014. È un errore che le altre sigle sindacali  abbiano disertato l'incontro tecnico svoltosi in Confindustria lo scorso lunedì. La riforma del modello contrattuale è una necessità innanzitutto per i lavoratori perché il vecchio modello contrattuale lega gli aumenti salariali all'andamento dell'inflazione che è prossima allo zero.

La CISL ha nel mese di luglio presentato la sua proposta di riforma del modello contrattuale basato sui due livelli, nazionale che fissa i minimi salariali, anche per evitare l'intervento di legge da parte del Governo e aziendale o territoriale, garantisce il potere d'acquisto dei salari anche in rapporto alle attese inflazionistiche d'Europa. Il secondo livello, rafforzato attraverso un trasferimento di competenze dal contratto nazionale su aspetti normativi oltre che il salario di produttività e qualità. E' prevista nella proposta CISL anche l'istituzione di un salario di garanzia di importo significativo da erogare ai lavoratori delle aziende in cui non si fa contratto di secondo livello”.

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Venerdì, 25 Settembre 2015 07:23

Bergamo: sono le donne a pagare la crisi

Negli ultimi 12 mesi, la popolazione femminile della Lombardia ha pagato duramente l’uscita dalla crisi e i primi segnali di ripresa. Infatti, se il tasso di occupazione maschile, dal secondo trimestre del 2014 allo stesso periodo del 2015,  è salito (dal 72 al 72.9), quello femminile paga gli stessi punti percentuali “a debito” (da 58 a 57.1). Al contrario, il tasso di disoccupazione scende di 0,7 punti percentuali tra gli uomini e sale di 0,4 tra le donne.

A Bergamo, invece, secondo le rilevazioni ISTAT nei primi tre mesi del 2015, il tasso di disoccupazione sale anche in virtù dell'aumento del numero di donne inattive. Infatti, i tassi di occupazione di Bergamo dicono che  quello maschile, attorno al 71% cresce di poco, mentre quello femminile, poco sopra il 50%, diminuisce di qualche punto percentuale.

“Sono dati  molto preoccupanti. Non solo la provincia soffre di bassa occupazione femminile, ma ora vede il tasso di occupazione calare, nonostante la lieve ripresa generale. Questo significa che permangono ostacoli molto forti allo sviluppo e alla liberazione delle energie delle donne”, dice Gabriella Tancredi, della segreteria del sindacato CISL Bergamo.

Abbiamo sempre sostenuto che da questa crisi non saremmo usciti così come vi siamo entrati, e se questo può essere vero per alcuni aspetti strettamente legati alle dinamiche più consuete del mondo del lavoro,  non lo è certo per altri aspetti più collaterali, come quello riferite al "genere".

Non abbiamo e non stiamo approfittando  di questo momento, che preferisco definire "di cambiamento" più che di "crisi", per dare un vero e nuovo slancio alle "politiche di genere"”.

Nel sindacato CISL Bergamo, ad esempio, il Coordinamento Donne sta ragionando da tempo su come dare veramente una spinta a quel cambio di passo sempre più necessario, anche sul piano culturale, al tema della conciliazione fra i tempi di lavoro ed i tempi di vita e cura.

Ci siamo soffermate sul tema della flessibilità, da sempre vista come un'opportunità per le aziende e non una vera occasione, perché le donne possano riuscire meglio nella conciliazione del loro doppio ruolo di lavoratrici e di mamme o persone che si occupano della cura delle famiglie e non solo. Consideriamo la flessibilità poca cosa rispetto a quel cambio culturale di cui sopra  e che, al momento, vediamo realizzato solo nei nostri sogni, ma senza dubbio sarebbe un primo, piccolissimo ma significativo passo in avanti nella realizzazione di una vera "conciliazione".

Si è aperta la discussione, anche all'interno della nostra organizzazione, e speriamo – conclude Tancredi - che si riesca a dare il via a quel cambiamento di cui noi donne, oggi più di ieri e certo meno di domani, sentiamo uno stringente bisogno”.

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Negli ultimi cinque anni l’istituto del tirocinio ha avviato a Bergamo ben 12.653 contratti. Nello stesso periodo, il saldo con le cessazione è stato positivo per oltre 1200 persone. Questo non significa automaticamente che questi ragazzi hanno trasformato il proprio tirocinio in un contratto a tempo indeterminato, ma che il sistema funziona, agevolando l’ingresso nel mondo del lavoro e facilitando il passaggio da un posto all’altro. Comunicato

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Venerdì, 28 Agosto 2015 00:00

Sempre più tirocini a Bergamo

Negli ultimi cinque anni (dal 2010, quindi nel pieno della crisi economica e occupazionale che ha colpito duramente il sistema lavorativo provinciale) l’istituto del tirocinio ha avviato a Bergamo ben 12.653 contratti. Nello stesso periodo, il saldo con le cessazione è stato positivo per oltre 1200 persone. Questo non significa automaticamente che questi ragazzi hanno trasformato il proprio tirocinio in un contratto a tempo indeterminato, ma che il sistema funziona, agevolando l’ingresso nel mondo del lavoro e facilitando il passaggio da un posto all’altro.

“Il tirocinio rimane uno strumento utile per formare le prime esperienze nel mondo del lavoro – sottolinea infatti Giacomo Meloni, della segreteria Cisl Bergamo - o come percorso di reinserimento per chi il lavoro lo ha perso”. La situazione, infatti, è molto migliorata rispetto a qualche anno fa, anche se ancora in molti casi si assiste ad un uso scorretto di questo strumento. 

“Il tirocinio – continua il sindacalista bergamasco - se è fatto bene può essere molto utile, soprattutto per un giovane che deve formarsi ed iniziare a conoscere un mondo altrimenti sconosciuto, l'attenzione va rivolta a quel 48% di persone che una volta concluso il tirocinio non ha avuto opportunità di reimpiego entro i 360 giorni. Il bicchiere si può considerare mezzo pieno, ma non è sufficiente, anche perché in alcuni casi il tirocinio è utilizzato come strumento di lavoro semigratuito”.

Nel corso del 2014 in Lombardia sono stati conclusi circa 40 mila tirocini, mentre tra quelli avviati e cessati tra settembre 2014 e aprile 2015 il saldo è positivo per 4.845 tirocini. Tra i 40 mila conclusi lo scorso anno, 21 mila (il 52,3%) hanno dato vita ad un nuovo contratto per il tirocinante: il 20,6% a tempo determinato, il 15,5% di apprendistato, a cui seguono il lavoro a progetto (5,8%) e la somministrazione (5,6%).

Se da un lato risulta esigua la percentuale di tirocini che sfociano in un contratto a tempo indeterminato (4,9%), d’altra parte è invece alta quella di chi, al termine del proprio, si vede offrire un nuovo tirocinio (17,3%).  Nei primi quattro mesi del 2015, sono stati 16.692, a conferma del trend in continua ascesa.

“Sarà fondamentale – conclude Meloni - inserire il tirocinio in un percorso strutturato di intreccio fra sistema formativo e mondo del lavoro con l'obiettivo di promuovere forme di alternanza , di corsi post qualifica e post diploma per agevolare l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro fino alla loro collocazione professionale”.


 


 

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Venerdì, 24 Luglio 2015 13:34

La Cisl e la contrattazione a Bergamo

Sono già più di 50 i contratti aziendali firmati dalle categorie di industria e commercio del sindacato della CISL Bergamo nel corso dei primi sei mesi del 2015. Hanno comportato accordi nel campo della sicurezza, della produttività, del welfare e della ricerca. E hanno “fruttato” premi che vanno dai 500 ai 1200 euro di incremento salariale a regime nei tre anni.

“È il segno che la contrattazione di secondo livello funziona e che la stessa andrebbe allargata, con criteri da valutare con le nostre controparti, anche a livello territoriale, per quelle realtà industriali che da sole non riescono a attivare una contrattazione autonoma”. La CISL Bergamo, con il segretario generale Ferdinando Piccinini e il segretario delegato all’industria, Giacomo Meloni, ha presentato, in una conferenza stampa, i contenuti della proposta di riforma contrattuale e le sue ricadute sul sistema economico e produttivo di Bergamo e della provincia.

Bergamo è un territorio che per tradizione “non può stare alla finestra. Invieremo nei prossimi giorni  la richiesta per un incontro con CGIL e UIL, perché insieme si cerchi una spinta forte per mettere in campo una nuova stagione di contrattazione, e per avviare un confronto con le organizzazioni datoriali”.

Le potenzialità di un effettivo decentramento contrattuale per un territorio come quello bergamasco sono notevoli e trovano già un terreno fertile in accordi territoriali e un incoraggiante lavoro di contrattazione di secondo livello, che hanno aperto un percorso importante su diversi temi, tra i quali il welfare integrativo aziendale e territoriale; il governo delle flessibilità; le politiche del lavoro e della formazione; la bilateralità e la previdenza integrativa.

“Ora – ripetono Piccinini e Meloni – dobbiamo fare in fretta. Siamo in tempi in cui servono risposte concrete, per evitare che intervenga la politica. Quindi, pronti a incontri e discussioni con i nostri colleghi di CGIL e UIL, però non più disponibili a attendere i tempi biblici delle mediazioni interne, soprattutto in casa CGIL tra le diverse componenti sindacali. In questo caso, la CISL è decisa a andare avanti da sola”.

Per quanto riguarda la proposta di riforma avanzata dalla CISL nazionale, si tratta di “ un salto di qualità per un sistema contrattuale più decentrato e moderno. Il contratto nazionale semplificato e reso più snello, dovrà assumere il ruolo di garanzia salariale e delle condizioni generale rispetto al trattamento normativo. Tutto il resto, professionalità, flessibilità, salario per obiettivi di produttività, orari, formazione, welfare integrativo è fondamentale che venga affrontato nell’ambito aziendale e territoriale”.

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Saranno poco più di 800 le assunzioni per la scuola a Bergamo, almeno per quanto riguarda la prima fase prevista dal Piano Assunzionale (sic) previsto dal Ministero a seguito dell’approvazione della “Buona Scuola”, la contestata norma di riforma del pianeta formativo, che entra in vigore oggi, 16 luglio. Sulla legge restano – si legge in una nota del sindacato CISL Scuola - tutte le ragioni di dissenso che per mesi abbiamo in tanti modi rappresentato, chiedendo con insistenza un confronto che il governo e il suo premier hanno ostinatamente negato, assumendosi la grave responsabilità di scelte sbagliate compiute con arroganza e presunzione, senza la scuola e contro la scuola”.

Insieme al dissenso vi è oggi la preoccupazione per i tanti effetti negativi che l’applicazione della legge potrà produrre, a partire - sottolinea Salvo Inglima, segretario generale CISL Scuola Bergamo - dalla gestione di un piano di assunzioni che non risolve i problemi del precariato e che potrebbe innescare un vasto contenzioso; ma è più in generale lo squilibrio introdotto rispetto a ruoli e competenze delle diverse componenti dell’autonomia scolastica a esporre il sistema al rischio di tensioni, divisioni e conflittualità interne, che potrebbero manifestarsi già dall’avvio del prossimo anno scolastico. La CISL ribadisce la volontà di proseguire con determinazione nell’impegno volto a salvaguardare, attraverso la propria azione sindacale, un’idea di scuola fondata su partecipazione, condivisione e collegialità, per la cui affermazione resta comunque fattore decisivo il protagonismo professionale che si esprime - conclude Inglima - nel concreto lavoro di ogni giorno”.

Sulle assunzioni, naturalmente il sindacato non pone questioni negative. I problemi nascono semmai quando si vanno a controllare i numeri effettivi delle necessità reali della scuola. In provincia, dal prossimo anno scolastico, saranno immessi in ruolo 18 docenti “comuni” e 9 di sostegno nella scuola dell’infanzia; nelle elementari, saranno 241 le nuove assunzioni (105 comuni e 241 di sostegno); per le Medie 118 saranno i docenti e 188 gli insegnanti di sostegno, mentre alle Superiori i rapporti si ribaltano: 172 “professori” e 58 “sostegni”.

Dal Piano straordinario di assunzioni restano  esclusi gli abilitati delle Graduatorie d’Istituto.  Questa  scelta del Governo crea una forte disparità di trattamento, dal momento che esclude migliaia di  docenti, da anni impegnati nell'attività di insegnamento, dotati di specifiche competenze professionali.  Per eliminare il precariato dei docenti della provincia di Bergamo, con stabilizzazione per organico funzionale, occorrono quindi circa 2500 posti aggiuntivi . Per eliminare il precariato ATA occorrono 500 posti.

Al “governo del fare”, CISL Scuola chiede che faccia finalmente una cosa sensata: “dia subito alla scuola pubblica italiana almeno le stesse risorse di personale con cui ha funzionato quest’anno. Invece di promettere la luna, cominci intanto a interrompere la sciagurata tradizione dei tagli, che invece si conferma ancora una volta, al di là degli slogan a cui ormai non crede davvero più nessuno”.

Per quanto concerne l'annullamento del concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici in Lombardia, si prevede  l’emanazione di un decreto applicativo relativo alla sanatoria dei contenziosi relativi ai concorsi per Dirigente, che permetterà di avviare la procedura che consentirà ai 500 dirigenti, colpiti dall’annullamento, di affrontare il colloquio per illustrare l’esperienza professionale condotta nel corso del corrente anno scolastico e ai 96 candidati, che hanno superato la prima tornata concorsuale e successivamente colpiti dal primo annullamento, di dimostrare la loro idoneità a svolgere la funzione attraverso un corso di formazione intensivo da concludersi con una prova scritta finale.

La Cisl Scuola Bergamo auspica “una rapida soluzione dell'annosa vicenda, nell'interesse generale di tutta la comunità scolastica”. La Cisl Scuola, dice ancora Inglima, “ritiene necessario ribadire la volontà di proseguire con determinazione nell’impegno volto a salvaguardare, attraverso la propria azione sindacale, un’idea di scuola fondata su partecipazione, condivisione e collegialità, per la cui affermazione resta comunque fattore decisivo il protagonismo professionale che si esprime nel concreto lavoro di ogni giorno”.


ASSUNZIONI A SCUOLA VADEMECUM CISL

Già nell'anno scolastico 2015/2016 il piano ministeriale interesserà sia l’organico di diritto che l’organico potenziato. Il Ministero è autorizzato a coprire i posti dell’Organico Potenziato, ripartito tra le Regioni e gli ordini di Scuole in proporzione per ciascun grado, alla popolazione scolastica delle scuole statali, tenuto conto della presenza di aree montane, piccole isole, aree interne a bassa densità demografica o a forte processo immigratorio, nonché caratterizzate da elevato tasso di dispersione scolastica

Alla ripartizione dei posti tra le diverse classi di concorso si provvede con Decreto del Dirigente USR, sulla base del fabbisogno delle scuole “ricondotto nel limite delle graduatorie”. A decorrere dal 2015/2016 i posti del potenziamento non possono essere coperti con supplenza breve o con supplenza fino all’avente diritto e non sono disponibili per utilizzi e assegnazioni provvisorie. Con decorrenza 1/9/2015 si darà avvio alle assunzioni con procedura scandita da una sequenza così articolata:

FASE ZERO (ordinario piano di assunzioni che si realizza a prescindere dalla nuova legge): assunzioni sulla quota parte dell'O.D. (posti vacanti del turn-over) entro il 31 agosto 2015 con le procedure tradizionali (art. 399 del D.Lvo. 297/94 - 50% Concorso Ordinario, 50% GAE nella Provincia/Regione di riferimento fino a copertura dei posti disponibili). Si assume ancora dai concorsi del 1990 e del 1999 per le classi di concorso non comprese nel concorso del 2012. Al termine di questa fase i concorsi ante 2012 cessano di avere efficacia.

PIANO STRAORDINARIO

FASE A): assunzioni entro il 15 settembre 2015 sui posti dell'O.D. che residuano dalla precedente, con le procedure tradizionali (art. 399 T.U.). Destinatari gli idonei del concorso 2012 e gli aspiranti inclusi nelle GAE.

FASE B): riguarda coloro che non sono stati destinatari di proposta di assunzione nella fase a); questi devono produrre domanda di assunzione indicando tutte le province. Le assunzioni si realizzano in corso d'anno, con decorrenza giuridica 1/9/2015 sui posti che residuano dalla fase, con procedura nazionale (scelta di tutte le province). Chi riceve proposta di assunzione deve comunicarne l’accettazione entro 10 giorni. In caso di mancata accettazione non avrà diritto ad ulteriore proposta nelle successive fasi.

FASE C): riguarda coloro che non sono stati destinatari di proposta di assunzione nelle fasi a) e b). I posti sono quelli dell’organico potenziato. Le assunzioni, da realizzarsi in corso d'anno, con decorrenza giuridica 1/9/2015 avvengono con procedura nazionale (scelta di tutte le province).

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Anche quest’anno, il funzionamento degli uffici postali durante il periodo estivo sarà a singhiozzo. Per i prossimi due mesi, infatti, in provincia di Bergamo saranno 17 gli uffici a chiudere il pomeriggio, mentre, a partire dal prossimo 7 agosto, saranno in 25 a essere chiusi per tutta la giornata, anche se non in maniera continuativa.

A pagare di più, come è facile capire, saranno la provincia, e in misura maggiore i piccoli centri, anche se, di fatto, l’estate 2015 produrrà minori tagli sui turni rispetto all’anno scorso. Sono in totale 465 mezze giornate (235 a luglio, 230 a agosto) e 86 giornate intere a agosto (però in 18 casi si tratta della vigilia di Ferragosto).

Nelle chiusure totali, la scure più affilata si è abbassata sugli uffici di Berbenno e Cividino, frazione di Castelli Calepio. A Berbenno, l’orario estivo è iniziato in questi giorni, e produrrà alcune serrate infrasettimanali. A Luglio non si segnalano chiusure, che invece riprenderanno a agosto, con ben 10 giorni senza ufficio postale funzionante. A Cividino, invece, la chiusura è prevista solo a agosto, per 8 giorni non consecutivi.

In città, le filiali si alterneranno nelle chiusure. Bergamo centro, Bergamo 2 e Bergamo 7 osserveranno “riposi” pomeridiani tra luglio e agosto, mentre gli uffici 4,5,6,9,12, 13, 14 si alterneranno nelle chiusure totali dal 7 al 26 agosto.

A differenza del passato l'azienda per quest'anno ha attivato in Lombardia un massiccio piano di razionalizzazione degli orari estivi negli uffici postali che vede per i mesi di luglio ed agosto la quasi totale soppressione dei turni pomeridiani in molti degli uffici aperti di pomeriggio (circa 200) e la chiusura a giorni alterni per circa 400 uffici a turno unico – ha detto Giuseppe Marinaccio, responsabile di CISL Poste Lombardia  -. Questo dimostra che siamo solo all’inizio di un piano di forte ridimensionamento della rete degli uffici e dei servizi postali in Lombardia”.

Le difficoltà maggiori – conclude Marinaccio - sono per i pensionati le famiglie e i cittadini più deboli, soprattutto per le 46 comunità che non avranno più un Ufficio Postale dopo l'accordo tra la Regione, Poste e Anci.  Una politica del nuovo management che snatura il ruolo che dovrebbe esercitare un’azienda fortemente radicata nel territorio come Poste Italiane”.


Chiusure pomeridiane
Chiusure tutto il giorno

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Politiche attive del lavoro. E' il tema che caratterizza la seconda fiera della contrattazione territoriale in programma giovedì 4 giugno (dalle 9,00 alle 13,00) nel Salone Riformisti del Lavoro della sede del sindacato Cisl Bergamo.

Alla tavola rotonda interverranno, moderati da Maria Grazia Mazzoleni (L'Eco di Bergamo), Roberto Benaglia della segreteria USR Cisl Lombardia, Valentina Aprea, assessore Regionale all'Istruzione Formazione e Lavoro, Paolo Agnelli, Presidente di CONFIMI, e Stefano Malandrini, Responsabile area lavoro di Confindustria. 

Saranno, inoltre, illustratigli accordi di RETE per il Lavoro, di Manifattura Val Brembana e del Progetto PRUA dell'area Treviglio Ponte San Pietro. Giorgio Caprioli, illustrerà gli accordi di secondo livello fatti nel 2014 a Bergamo, a da parte di un rappresentante della FNP sarà presentato, nel campo della CONTRATTAZIONE SOCIALE, l'esperienza di Calusco D'Adda.

La Segreteria Cisl Bergamo invita alla MASSIMA PARTECIPAZIONE. "Il tema delle politiche attive del lavoro - spiega Giacomo Meloni, segreteria Cisl Bergamo - è e sarà sempre più determinante nel ruolo di contrattazione che la CISL e tutte le categorie sono chiamate a svolgere in particolare per creare la condizione di rioccupazione per le persone che perdono il posto di lavoro".


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FISASCAT CISL, FILCAMNS CGIL e UILTUCS non si arrendono alla disdetta unilaterale della contrattazione integrativa ed alla procedura di licenziamento collettivo avviata da Auchan per 1.426 dipendenti di 32 ipermercati della rete vendita e della sede societaria in Italia. Lo conferma ampiamente lo sciopero dell’intero turno di lavoro proclamato nella giornata di sabato. Comunicato

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Ventinove maschere gettate a terra dall’ “uomo Auchan”. Così i lavoratori del supermercato di via Carducci a Bergamo hanno voluto rappresentare, sabato 9 maggio, lo stato in cui versano i dipendenti Auchan del capoluogo orobico, interessato dai tagli della multinazionale francese. Un vero e proprio spettacolo con musica e fumogeni. Les jeux ne sont pas faits” (i giochi non sono ancora fatti) , campeggiava sulla maglietta di Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, vero animatore del presidio, che ha radunato davanti all’ingresso principale del centro commerciale un centinaio di lavoratori e numerosi “curiosi”, che forse hanno ritardato la spesa del sabato… forse non l’hanno fatta lì.

FISASCAT CISL, FILCAMS CGIL e UILTUCS non si arrendono alla disdetta unilaterale della contrattazione integrativa ed alla procedura di licenziamento collettivo avviata dal Gruppo francese della grande distribuzione Auchan per 1.426 dipendenti di 32 ipermercati della rete vendita e della sede societaria in Italia. Lo conferma ampiamente lo sciopero dell’intero turno di lavoro proclamato per oggi.

Siamo convinti che sia gravissimo ragionare esclusivamente sulla riduzione del costo del lavoro – ha stigmatizzato Citerio - In un’ottica di contenimento delle spese è assurdo ipotizzare che i primi a pagare il prezzo dei mancati introiti siano solo ed esclusivamente i lavoratori, che in questi ultimi anni di crisi hanno già subìto il taglio di quasi 3.000 posti di lavoro e la riduzione dell’orario e della retribuzione prevista dai contratti di solidarietà avviati in 21 punti vendita”.

La maggior parte dei lavoratori sono componenti di famiglie monoreddito. Famiglie che rischiano di rasentare la povertà in realtà territoriali che già offrono poche opportunità per rientrare nel mercato del lavoro”. Oggi – continua Citerio - abbiamo voluto organizzare una festa, anche se l’annuncio dei 29 esuberi di via Carducci, ai quali si aggiungono i 6 del magazzino di Calcinate,  è una notizia drammatica e pesa come un macigno sulla testa dei dipendenti bergamaschi. I lavoratori credono ch il futuro possa essere diverso, sono legati all’azienda. Oggi da loro è emersa una richiesta forte e chiara. Qui a Bergamo c’erano le soluzioni. A gennaio è stato bloccato ogni tavolo territoriale e Auchan è partita nel suo delirio unilaterale. FISASCAT chiede invece che l’azienda si risieda al tavolo immediatamente”.

Per la Fisascat si dovrebbe cominciare a ragionare anche sulle prospettive dei gruppi della grande distribuzione in Italia. “E’ certamente innegabile che le multinazionali presenti in Italia abbiano, in tempi di crisi, registrato meno introiti, ma quello che ci preoccupa maggiormente sono le vere intenzioni delle proprietà aziendali".

Il confronto con la direzione di Auchan per discutere le modalità di gestione della procedura di licenziamento collettivo  proseguirà il prossimo 12 maggio. 

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