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Unione Sindacale di Bergamo

Giovedì, 28 Aprile 2016 08:32

Sciopero Italcementi a Bergamo

Tutto il “pianeta Italcementi” sfilerà a Bergamo, venerdì 29 aprile, alla manifestazione nazionale organizzata per protestare contro il piano industriale di Heidelberg Cement; per salvaguardare l’occupazione; per un piano sociale di ricollocazione. In contemporanea in ogni sito produttivo del gruppo verranno attuati presidi per tutte le 8 ore di sciopero proclamate.

Bergamo dunque, come era logico che fosse, sarà palcoscenico del corteo e dei comizi che verranno sfilare e parlare rappresentanti delle organizzazioni sindacali e degli stabilimenti di tutta Italia. Inoltre, hanno garantito la presenza anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori e il presidente della Provincia, Matteo Rossi.

Il programma prevede il concentramento alle 10.15 in Via Madonna della Neve; il corteo partirà alle 10.30, proseguendo per Via Martiri di Cefalonia, Via Angelo Maj, Via Papa Giovanni XXIII, Largo Porta Nuova, Sentierone, Via Tasso, Via Contrada dei Tre Passi, Via Camozzi, dove, di fronte all’ingresso della sede di Italcementi, si svolgerà il presidio. Qui ci saranno gli interventi di Giuseppe Mancin, Segretario Generale della FENEAL UIL Bergamo; delle RSU della sede e dei vari stabilimenti; del Sindaco di Bergamo, del Presidente della Provincia, di Ferdinando Piccinini Segretario Generale del sindacato CISL Bergamo, del Presidente della Regione Lombardia e di Walter Schiavella Segretario Generale della FILLEA CGIL Nazionale. La manifestazione sarà occasione, l’ennesima, per rilanciare le richieste che le Organizzazioni Sindacali hanno proposto al governo perché le sostenga nei confronti di HC.

Intanto, infatti, il piano industriale presentato da HC a mezzo stampa prevede, a regime, esuberi per 415 dipendenti di Bergamo a cui se ne aggiungono altri 250 circa negli altri siti produttivi: questi lavoratori potrebbero essere licenziati a settembre 2017.

Il Coordinamento delle RSU e le Segreterie Nazionali di FENEAL, FILCA e FILLEA hanno contestato il piano e chiesto di Istituire un tavolo di confronto con vecchia e nuova proprietà per rivederne gli obiettivi; per i sindacati è necessario mantenere il Centro Tecnico di Assistenza a Bergamo, per ridurre sensibilmente il numero degli esuberi e potenziare il Centro di Ricerca di Bergamo. 


Scarica il volantino

 

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Nella giornata di giovedì 14 aprile si è svolto presso il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), alla presenza del vice ministro Teresa Bellanova, l’incontro richiesto dai sindacati FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL in riferimento all’acquisizione del Gruppo Italcementi Spa (ITC) da parte del Gruppo Heidelberg Cement Spa (HC).

Le Segreterie Nazionali e le RSU presenti hanno contestato il piano industriale presentato da HC a mezzo stampa che prevede, a regime, esuberi per 415 dipendenti di Bergamo a cui se ne aggiungono altri 250 circa (dei siti produttivi) che potrebbero essere licenziati a settembre 2017. Altresì è stato stigmatizzato il comportamento del Gruppo tedesco che ha dribblato la convocazione del MISE come atto grave e irrispettoso nei confronti delle Istituzioni nazionali.

Sono 5 le richieste che i sindacati hanno proposto al vice ministro e al quale è stato chiesto di sostenere nei confronti di HC.

1) Istituire, in tempi brevi, un tavolo di confronto coordinato dal MISE, alla presenza della vecchia e nuova proprietà, delle Segreterie Nazionali di FENEAL, FILCA e FILLEA e del Ministero del lavoro per rivedere il piano industriale presentato;

2) Mantenere il Centro Tecnico di Assistenza (ex CTG) su Bergamo che permetterebbe di ridurre sensibilmente il numero degli esuberi;

3) Potenziare il Centro di Ricerca (R&D & inno.) quale centro mondiale di ricerca sul prodotto, (scelta parzialmente accolta da HC su nostra proposta), che permetterebbe di azzerare gli esuberi. In questo contesto si stanno creando le sinergie con la Regione Lombardia e le facoltà tecniche delle università di Bergamo e Milano;

4) Confermare da parte di HC il mantenimento degli asset dei siti produttivi e dei livelli occupazionali previsti, almeno fino alla fine del periodo di transizione da loro indicato, che terminerebbe nel 2020;

5) Prevedere ulteriori ammortizzatori sociali per tutto il Gruppo, al fine di governare i processi di ricollocazione attraverso politiche attive (formazione, riqualificazione, outplacement), anche con il coinvolgimento delle istituzioni locali. Di conseguenza HC dovrà riconfermare gli accordi sottoscritti con ITC relativi ai piani sociali a integrazione degli ammortizzatori sociali.

A conclusione dell’Incontro Bellanova ha preso atto delle richieste e, nella piena consapevolezza dell’importanza che il ruolo del Governo può svolgere in questa fase, se ne farà carico. Altresì ha precisato che in ogni caso un azienda straniera si dovrà adeguare alle nostre regole che prevedono appunto anche quello di presentarsi alle convocazioni del Governo e dei ministeri coinvolti. Di conseguenza convocherà, entro i primi di maggio, il tavolo di confronto con tutte le parti interessate.

A sostegno delle proposte sindacali, alternative al piano industriale di HC, viene confermato lo sciopero del gruppo ITC per il giorno 29 aprile 2016 con manifestazione nazionale a Bergamo.


Scarica il volantino

 

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Oggi, 8 aprile, il 95% dei Lavoratori della Italcementi Sede ha aderito allo sciopero indetto per protestare contro la dichiarazione degli esuberi fatta da Heidelberg. L’alta adesione dimostra come i Lavoratori abbiamo condiviso le ragioni delle Organizzazioni Sindacali e come abbiamo concretamente sostenuto la difficile ed articolata vertenza.

I tre segretari di Feneal Filca Fillea che seguono la vertenza a livello territoriale (Giuseppe Mancin, Danilo Mazzola e Luciana Fratus) hanno preso la parola durante l’assemblea degli azionisti e hanno esplicitato i motivi del dissenso leggendo una lettera aperta a loro indirizzata (in allegato).

Si deve discutere della riduzione del numero degli esuberi, si deve discutere delle politiche di ricollocazione dei Lavoratori, si deve discutere della proroga degli ammortizzatori sociali dopo il 24 Settembre 2017, si deve discutere della protezione sociale da destinare ai Lavoratori e alle loro famiglie: a partire dall’incontro del prossimo 12 aprile a Roma con la direzione Italcementi che illustrerà al coordinamento nazionali delle RSU le ricadute della decisione prese da Heidelberg, all’incontro del 14 Aprile al Ministero dello Sviluppo economico nel quale si chiederà al governo di impegnarsi direttamente nella vertenza contrattando con Heidelberg le funzioni che rimarranno in Italia; la vertenza continuerà in modo serrato e determinato.

Le RSU/RSA, le OO.SS. ringraziano i Lavoratori per il fattivo sostegno dato alla vertenza.


LETTERA APERTA AGLI AZIONISTI DI ITALCEMENTI SPA

Gentile Azionista,
Ti ringraziamo per l'attenzione che stai riservando alla voce dei Lavoratori.

Probabilmente ascolterai parole e concetti che non condividerai che sono distanti dal tuo modo di agire, ma nel pieno rispetto della tua persona abbiamo scelto di essere schietti.

Nel comparto del cemento non è la prima volta che i Lavoratori si rivolgono direttamente agli azionisti. Lo scorso anno ci siamo rivolti agli azionisti di HOLCIM a Zurigo sostenendo che non poteva esserci fusione con Lafarge senza i diritti dei Lavoratori.

La tua libertà di decidere non è in discussione.

Ti evidenziamo che se ITALCEMENTI è una azienda attiva da 151 anni è perché i volti, le voci e le intelligenze collettive dei suoi dipendenti sono state elementi essenziali.
Ora con la vendita ad Heidelberg, quel patrimonio collettivo e diffuso del paese Italia verrà disperso.

Riteniamo un ossimoro il comportamento dello scorso anno che è oscillato tra l'interessamento da parte dell'azienda ad acquisire alcuni asset produttivi della fusione LAFARGE - HOLCIM ad inizio anno e l'aver venduto la stessa azienda ad Heidelberg a metà anno.

Come comprenderai non è solo una vertenza sindacale questa, ma istituzionale e sociale.

Sicuramente abbiamo idee diverse sulla scelta di vendere ad Heidelberg, tu " metti a rendita il tuo patrimonio" noi "mettiamo a repentaglio il nostro posto di lavoro" e la nostra professionalità; però siamo obbligati a confrontarci per la difesa del rilevante patrimonio industriale di questo straordinario paese che si chiama Italia.

Vorremmo sensibilizzarti rispetto al devastante impatto occupazionale e sociale che il territorio di Bergamo dovrà subire, impoverendosi ulteriormente. Gli esuberi che Heidelberg ha annunciato Martedi 5 Aprile potevano essere evitati o ridotti se chi ha negoziato con Heidelberg inseriva la clausola sociale e occupazionale nel trattativa lampo di vendita dell'azienda.

Ora che dobbiamo gestire i 430 esuberi che sono persone, come ricordava ieri anche il direttore del l'eco di Bergamo, con famiglie che dovranno continuare a vivere dignitosamente sul territorio concentrati tutti a Bergamo; ti chiediamo di assumerti le tue responsabilità contrattando con noi un piano sociale che rioccupi i Lavoratori e un piano che preveda la protezione sociale anche per le loro famiglie.

In questi ultimi 5 anni abbiamo gestito un ridimensionato occupazionale del gruppo consistente, le cui cause ci sono note, sempre con la massima correttezza nell'agire ruoli diversi e contrapposti rispettandosi a vicenda.

Abbiamo condiviso una riorganizzazione di gruppo con il " piano 2015" che si basava su un consistente investimento, come quello nello stabilimento di REZZATO, attuato da un gruppo dirigente che credeva nel futuro produttivo di questo paese.

Abbiamo osservato che l'azienda ITALCEMENTI ha aumentato il valore della sua azione in borsa quando annunciava accordi sindacali di chiusura degli impianti e riduzione dei costi ma non aumentava il valore della sua azione quando investiva nel futuro dal punto di vista tecnologico.
Comprendiamo che non dipende direttamente da te ma dalle logiche di mercato, ma questo mette in evidenza una esplicita contraddizione.

Per queste ragioni ti chiediamo di "restituire" ai Lavoratori e alle loro famiglie una parte di risorse che hai accumulato negli anni per aiutarci a superare la drammatica situazione che stiamo vivendo.

 

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Mercoledì, 06 Aprile 2016 00:00

Vicenda Italcementi: venerdì 8 ore di sciopero

Non è accaduto durante un incontro, non è successo al termine di un confronto: solo attraverso un comunicato stampa HeidelbergCement ha annunciato a sindacati e lavoratori il pesante Piano di ristrutturazione di Italcementi che prevede il mantenimento degli impianti produttivi ma anche un esubero di 430 addetti nella sede di Bergamo.
 
In risposta all’annuncio dei pesantissimi tagli (e anche alle irrispettose modalità con cui la notizia è stata diffusa) FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL di Bergamo insieme alle RSU/RSA Italcementi di Sede hanno proclamato uno sciopero di 8 ore per venerdì 8 aprile, giorno in cui è prevista l’assemblea degli azionisti di ItalcementiVenerdì si terrà anche un presidio con volantinaggio davanti alla sede di via Madonna della Neve / via Camozzi dalle 7.00 del mattino in attesa dell’ingresso degli azionisti.
 
Arrogante nel metodo e nel merito, rigettiamo con forza il comportamento di HeidelbergCement, ma anche di Italcementi e di Italmobiliare” dicono Luciana Fratus della FILLEA-CGIL di Bergamo, Danilo Mazzola di FILCA-CISL e Giuseppe Mancin di FENEAL-UIL di Bergamo, al ritorno dal presidio auto-organizzato dai lavoratori deciso in assemblea e svoltosi fino a pochi minuti fa fuori dalla sede, in centro a Bergamo.

Ecco perché per venerdì abbiamo proclamato uno sciopero di 8 ore. Domani, intanto, è stato fissato un incontro di approfondimento sulla sede centrale con la partecipazione delle RSU, delle RSA con i dirigenti di Italcementi a Milano nella sede di Italmobiliare (ore 16.00): in quest’occasione chiederemo conto di quanto sta accadendo in queste ore. Questa sera i rappresentanti di Provincia, Comune, Regione, insieme con le nostre organizzazioni sindacali di categoria e quelle confederali, si incontreranno negli uffici di via Tasso in un tavolo di crisi provinciale (ore 18.00)”.
 
Intanto, le segreterie nazionali di FENEAL, FILCA e FILLEA scrivono di ritenere “scorretto il comportamento di HeidelbergCement ma anche del Gruppo Italcementi e di Italmobiliare  perché:
- HeidelbergCement non si è presentata all’incontro previsto ieri con il Governo Italiano, che non lo ha mai annullato! È grave e irrispettoso nei confronti delle istituzioni che un’azienda ignori l’interlocuzione con il Governo di una nazione;
- HeidelbergCement ha assunto decisioni senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali e senza alcun confronto di merito con il Governo, presentando comunque un Piano di ristrutturazione non condiviso, tenendosi le mani libere nonostante il closing non sia concluso, con riflessi pesanti sul futuro di centinaia di famiglie.

HeidelbergCement prova a rassicurare i lavoratori delle cementerie e dei centri di macinazione, dichiarando che darà seguito al Piano di riorganizzazione attuato da Italcementi. Sarà cosi? Noi abbiamo forti dubbi.

Sin dall’inizio dell’operazione di vendita le organizzazioni sindacali avevano denunciato i rischi che questa operazione poteva comportare, ovvero l’acquisizione a livello globale di quote di mercato a scapito dell’occupazione italiana.

Questa operazione, del tutto finanziaria, ha portato tanti soldi a Italmobiliare (Famiglia Pesenti), a sfavore dei dipendenti italiani. Infatti, non è stata inserita nel contratto di vendita alcuna clausola di salvaguardia per i lavoratori.

FENEAL, FILCA, FILLEA nazionali avevano avanzato proposte di merito per rilanciare Italcementi sia in Italia che nel mondo, peraltro condivise a suo tempo da Italcementi e dal Governo. Parole, parole, parole …fatti concreti …nessuno! Come si concilia la fase di transizione sino al 2020, quando gli ammortizzatori sociali termineranno a settembre 2017? Scatteranno i licenziamenti?”.
 
Le Segreterie Nazionali di FENEAL, FILCA, FILLEA, chiedono:
1) al Governo italiano e al Ministero dello Sviluppo Economico, di convocare al più presto le organizzazioni sindacali e le RSU del Gruppo Italcementi e fissare immediatamente un incontro con HeidelbergCement, al fine di rivedere il piano industriale fortemente penalizzante per la sede di Bergamo. Vanno riprese le proposte avanzate dai sindacati anche per individuare i necessari ammortizzatori sociali a sostegno di un’eventuale fase transitoria;
2) ad HeidelbergCement che apra un confronto con le organizzazioni sindacali italiane;
3) ad Italcementi il rispetto gli accordi sottoscritti in sede ministeriale, soprattutto in riferimento alla rotazione nei centri di macinazione.
Le segreterie nazionali confermano lo stato di agitazione in atto e lo sciopero già programmato”.

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Il progetto di riorganizzazione di Italcementi predisposto da Heidelberg prevede 430 esuberi a Bergamo (170 persone dovranno essere riallocati in altre sedi all’interno del gruppo e 260 verranno gestiti attraverso la cassa integrazione).

È una decisione gravissima, decisa senza alcun confronto con le OO.SS e senza alcun rapporto con il governo italianohanno detto i segretari generale di CGIL CISL UIL Bergamo, Bresciani, Piccinini e Cortinovis. - CGIL CISL UIL di Bergamo dichiarano il loro sostegno a tutte le iniziative che la categoria FILLEA FILCA E FENEAL decideranno di prendere insieme ai lavoratori. Chiediamo l’apertura di un tavolo di trattativa vero e l’intervento del governo, e di un tavolo di crisi provinciale con le istituzioni locali, i parlamentari bergamaschi e l’azienda”.

Intanto, l'atteso incontro previsto a Roma tra il Governo e il Gruppo Heildelberg Cement non si è svolto a causa di un “disguido” di cui “non si conoscono la natura né la responsabilità” si legge in una nota firmata da FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL nazionali.

Pur comprendendo i problemi che possono essere insorti a seguito delle dimissioni del Ministro Guidi, le organizzazioni sindacali nazionali sottolineano la necessità che l’incontro venga fissato in tempi brevi poiché in gioco c’è il futuro delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglieRicordiamo che gli occupati nel Gruppo Italcementi sono circa 2.300. La vertenza non è solo di carattere sindacale, ma è anche istituzionale e sociale. È a repentaglio una parte fondamentale del patrimonio industriale del nostro Paese, un’eccellenza delle ricerca industriale italiana, un alto valore del know how del settore del cemento”.

Per questi motivi il coordinamento delle Rappresentanze Sindacali Unitarie e le organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero per il 29 aprile. “Vogliamo confrontarci alla pari con il gruppo Heidelberg, vogliamo sapere con chiarezza cosa pensano il Governo e la Regione Lombardia rispetto ai contenuti della vertenza” continua la nota diramata".

Ribadiamo con forza l'esigenza di incontrare il Governo sulla vertenza perché intervenga immediatamente e con fermezza nei confronti di HeidelbergCement, affinché quest’ultima possa annunciare la riorganizzazione del Gruppo e l’integrazione delle funzioni, non prima di essersi confrontata con RSU e sindacati. Chiediamo che gli incontri con il Governo e con HeidelbergCement siano fissati con urgenza, evitando ulteriori disguidi che si ripercuoterebbero negativamente sui lavoratori e sulle lavoratrici”.

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Nonostante le continue sollecitazioni, il Ministro GUIDI non ha ancora convocato le Segreterie Nazionali di Feneal Uil Filca Cisl Fillea Cgil. Ricordiamo che le proposte presentate dalle OO.SS. per il rilancio del gruppo italiano, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali, furono fatte proprie dal Ministro.

Oltre a questo silenzio assordante che non fa presagire nulla di buono rispetto agli affidamenti che le OO.SS. avevano riposto nel Governo quale interlocutore principale del gruppo tedesco, si aggiunge anche quello di Heidelberg Cement che continua a trincerarsi dietro le regole dell’antitrust.

Voci sempre più insistenti danno lo smantellamento della sede di Bergamo, del Centro Tecnico e del Centro di ricerca che a tutt’oggi occupano più di 700 dipendenti. Infatti in una riunione congiunta dei CAE Italcementi e Heidelberg, un rappresentante del gruppo tedesco ha affermato che, alla data del 31 marzo, HC deciderà i ruoli delle nuove aree geografiche, che avranno sicuramente ripercussioni negative sugli assetti organizzativi/produttivi in Italia, a partire dalla sede di Bergamo.

Tale riorganizzazione potrebbe comportare sia un ridimensionamento dei siti produttivi, sia una riduzione delle attuali attività della sede di Bergamo causando una riduzione di due terzi del personale impiegato, con gravi ed evidenti ripercussioni sulla vita di centinaia di famiglie e sul tessuto sociale bergamasco.

Alla luce di tutto ciò, il 1° aprile p.v. si riunirà a Roma il Coordinamento Nazionale delle RSU/RSA Italcementi che deciderà le opportune iniziative di mobilitazione da adottare che comprendono un pacchetto di 16 ore di sciopero da attuarsi in tutti i luoghi di lavoro del gruppo.

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Martedì, 22 Marzo 2016 07:57

Italcementi: corteo e presidio a Bergamo

“Il silenzio calato sugli uffici di Via Camozzi  a Bergamo, sede di Italcementi Group, il 21 marzo 2016, testimonia quanto consenso abbia avuto tra i lavoratori lo sciopero di 4 ore che abbiamo indetto per oggi” così hanno commentato, al termine della mobilitazione, le diverse sigle sindacali coinvolte. A sostegno della difficile vertenza Italcementi, un corteo di circa 250 lavoratori ha sfilato da via Madonna della Neve, via Camozzi, per raggiungere poi Porta Nuova, viale Papa Giovanni XXIII e via XX Settembre, dove si è tenuto un presidio di fronte al palazzo della rappresentanza di Regione Lombardia in città. Al presidio erano presenti anche i lavoratori e le RSU della cementeria di Calusco d’Adda e le RSU di Rezzato. In entrambi gli impianti, da questo mese, è prevista una fermata dell’attività dei forni per cinque settimane ciascuno.
 
Negli uffici regionali, una delegazione di sindacalisti, RSU, RSA e alcuni lavoratori di Italcementi hanno incontrato i consiglieri regionali Mario Barboni e Dario Violi, che, dopo aver ascoltato il resoconto aggiornato della situazione, hanno deciso di presentare una mozione urgente al Consiglio Regionale di domani, per chiedere al Presidente Maroni di impegnarsi a contattare al più presto l’amministratore di Heidelberg. All’incontro erano presenti e sono intervenuti anche l’on. Antonio Misiani e il presidente della Provincia Matteo Rossi. La delegazione sindacale ha, infine, incontrato in Municipio il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, la cui voce si è unita alle richieste delle RSU e delle organizzazioni sindacali. Nei due incontri che si sono tenuti oggi si è convenuta l'attivazione di un tavolo provinciale permanente, necessario a monitorare e gestire la delicata vertenza e le sue ricadute occupazionali.
 
Sono giorni decisivi perché il 31 marzo HeidelbergCement comunicherà la struttura organizzativa del nuovo Gruppo a livello internazionale” hanno spiegato Ivan Comotti e Luciana Fratus della FILLEA-CGIL, Armando Busnelli e Danilo Mazzola di FILCA-CISL e Giuseppe Mancin per FENEAL-UIL di Bergamo. “Insieme ai lavoratori, alle RSU e alla RSA chiediamo all’amministratore delegato di HeidelbergCement Bernd Scheifele di confrontarsi con il Governo italiano e le altre istituzioni, con il Coordinamento nazionale delle RSU e le organizzazioni sindacali nazionali prima di decidere l’integrazione delle funzioni tra i due Gruppi e di conseguenza prima di definire lo spostamento delle professionalità e delle competenze da Bergamo alla cittadina di Heidelberg”.
 
L’assenza di iniziativa delle istituzioni in questi mesi non ha certo favorito il corretto e necessario confronto tra le parti” continuano i sindacalisti. “Se non si agisce subito, il rischio che si corre è di intervenire dopo la comunicazione della nuova struttura del Gruppo, con la sola possibilità di gestire le inevitabili conseguenze negative. Dalla parte del lavoro si sceglie di stare anche svolgendo un ruolo propositivo e non passivo. L’atto ostile contro i lavoratori consumato dalla direzione di Italcementi spa che oggi ha sospeso l’incontro regionale e territoriale fissato per fare il punto della situazione occupazionale e produttiva degli stabilimenti di Calusco D’Adda e Rezzato e della sede centrale, mostra per l’ennesima volta il fatto che l’azienda non voglia confrontarsi sull’imminente futuro”. Ricordiamo che i posti di lavoro in pericolo in Italia nel Gruppo Italcementi sono 2.350.

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Venerdì, 18 Marzo 2016 08:30

Italcementi: sciopero il 21 marzo

Per i lavoratori delle unità produttive della sede centrale del Gruppo Italcementi a Bergamo è giunto il momento di un nuovo sciopero, dopo quello del 30 ottobre scorso: l’astensione dal lavoro sarà di 4 ore, le ultime della giornata, lunedì 21 marzo. Intanto, l’incontro previsto in Confindustria per quel giorno è stato spostato a data da destinarsi.

La mobilitazione è proclamata contro l’assordante silenzio dell’azienda che sembra nascondersi dietro le regole dell’Antitrust per poter decidere liberamente del futuro delle migliaia di lavoratori del Gruppo in Italia e in particolare di quelli della sede centrale di via Madonna della Neve, che saranno fortemente colpiti da queste decisioni” hanno detto, annunciando lo sciopero, Luciana Fratus della FILLEA-CGIL, Danilo Mazzola di FILCA-CISL e Giuseppe Mancin per FENEAL-UIL di Bergamo.

“La protesta è anche contro l’altrettanto vistosa assenza del Governo e della Regione Lombardia: in questa vertenza le istituzioni si stanno rivelando semplici spettatori più che protagonisti attivi e responsabili”.

La forte preoccupazione dei sindacati deriva dall’evoluzione sempre più rapida del processo di acquisizione del Gruppo Italcementi da parte di HeidelbergCement che potrebbe concludersi già nel mese di giugno:Alle proposte formulate dal sindacato e presentate sia al Governo che all’azienda non è stata data alcuna una risposta. Il nostro timore è che, se non si interviene in modo deciso e tempestivo, l’acquisizione da parte di HeildebergCement impoverirà ulteriormente il nostro Paese di assets strategici, disperdendo le numerose professionalità presenti in azienda” continuano i tre sindacalisti. “Siamo contrari a uno smantellamento tout court della presenza di Italcementi a Bergamo perché riteniamo che le competenze presenti possano ancora contribuire alla crescita non solo del nuovo Gruppo ma anche dell’intero Paese”.

“Chiediamo quindi al Governo, alla Regione Lombardia ma anche alle istituzioni locali di farsi parte attiva affinché i tedeschi investano in Italia: non siamo disposti ad assistere passivamente a scelte che rischiano di incidere sui livelli occupazionali e sulle professionalità del Gruppo Italcementi” concludono Fratus, Mazzola e Mancin".

La scorsa settimana le segreterie nazionali di FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL avevano espresso tutta la loro preoccupazione:Siamo ancora in attesa di una risposta del Ministro Guidi alla nostra richiesta di essere ricevuti” scrivevano in una nota. Il 28 ottobre 2015, infatti, il Ministro aveva incontrato l’amministratore delegato di Heidelberg, Bernd Scheifele, aveva chiesto “il mantenimento in Italia di una forte presenza del Gruppo Italcementi e aveva auspicato un rafforzamento della presenza del Gruppo tedesco in Italia, con l’affidamento a Bergamo di funzioni centrali aziendali, concordando inoltre il proseguimento dei contatti avviati con l’azienda tedesca.”


Entro il mese di gennaio 2016 il Mise avrebbe dovuto nuovamente incontrare Heidelberg e successivamente aggiornare i sindacati “ma ad oggi~ non abbiamo notizie. Cosa sta accadendo?” concludeva la nota nazionale. Ricordiamo che i posti di lavoro in pericolo in Italia nel Gruppo Italcementi sono 2.350.

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Sono passati mesi, ma a oggi, purtroppo, non abbiamo alcuna notizia da parte del Governo su quanto sta accadendo nel Gruppo Italcementi, e siamo ancora in attesa di una risposta del Ministro Guidi alla nostra richiesta di essere ricevuti”.

È quanto fanno sapere i sindacati FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL che, in una nota delle segreterie nazionali, ripercorrono la complessa vicenda di Italcementi, iniziata con l’acquisizione del colosso italiano da parte della tedesca Heidelberg Cement e con l’apertura di un tavolo presso il Mise, avvenuta il 16 settembre 2015.

In quel primo incontro, si legge nella nota unitaria, “abbiamo presentato alcune proposte per il rilancio del Gruppo italiano nel contesto mondiale, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali”, proposte che “sono state apprezzate, sia da Italcementi che dal Ministero dello Sviluppo Economico, il quale si è impegnato a sollecitare una risposta da Heidelberg Cement in merito al futuro della sede di Bergamo e dei siti produttivi”.

Il 28 ottobre 2015, il Ministro ha incontrato l’amministratore delegato di Heidelberg Cement, Bernd Scheifele, chiedendo “il mantenimento in Italia di una forte presenza del Gruppo Italcementi e auspicando un rafforzamento della presenza del Gruppo tedesco in Italia, con l’affidamento a Bergamo di funzioni centrali aziendali, concordando inoltre il proseguimento dei contatti avviati con l’azienda tedesca”.

Entro il mese di gennaio 2016 il Mise avrebbe dovuto nuovamente incontrare Heidelberg Cement e successivamente aggiornare i sindacati “ma ad oggi non abbiamo notizie. Cosa sta accadendo?” si domandano i sindacati.Dobbiamo chiederci se il Governo ritenga ancora di dover essere parte attiva nella vicenda Italcementi? Se non si interviene, il rischio vero è che l’acquisizione di Heidelberg impoverisca il nostro paese di asset immateriali (qualità, ricerca e innovazione nel produrre cemento). Ci riferiamo alle numerose professionalità presenti a tutti i livelli: tecnici, impiegati, operai e quadri. Ricordiamo che i posti di lavoro in pericolo in Italia all’interno del Gruppo Italcementi sono 2.350. Numeri, dietro i quali vi sono famiglie”.

Conosciamo le regole previste dall’antitrust ma la situazione sta evolvendo - prosegue la nota unitaria-, perché sembrerebbe che Heidelberg Cement e Italcementi, nascondendosi dietro a quelle regole, stiano portando avanti una riorganizzazione del Gruppo il cui obiettivo finale è diverso rispetto ai contenuti del piano di riorganizzazione sottoscritto presso il Ministero del Lavoro il 3 dicembre 2015. Ci riferiamo al numero dei siti produttivi e dei dipendenti che rimarranno dopo la conclusione prevista in primavera, a partire dalle sede di Bergamo”.

Nel frattempo la società CTG (Centro Tecnico di Gruppo) è stata incorporata in Italcementi e Heidelberg Cement ha deciso che una serie di funzioni, fino ad ora svolte dalla sede centrale di Bergamo, verrà trasferita in Germania, tanto è che il Gruppo tedesco dovrà acquisire una sede più grande.

Chi sta assumendo queste decisioni? E in virtù di cosa? - si chiedono i sindacati -. Si tratta di una scelta di Italcementi? Di una scelta fatta per conto della futura società, o degli accordi presi al momento della vendita? In tutto questo, quale ruolo vuole giocare il Governo, quello da protagonista o da spettatore? Ce lo spieghi e ci riceva -conclude la nota sindacale, che avverte -“Non assisteremo passivamente a eventuali scelte che dovessero incidere negativamente sui livelli occupazionali e sulle professionalità patrimonio del Gruppo italiano”.


by Ufficio Stampa Filca Cisl Nazionale

 

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L’edilizia bergamasca fatica a uscire dal tunnel della crisi che la attanaglia dal 2008. Ancora durante lo scorso anno, il numero dei lavoratori iscritti alle due casse e diminuito di 2319 unità, le imprese di 267, le ore lavorate sono state un milione e mezzo in meno e il monte salari ha visto una perdita secca di oltre 16 milioni di euro. Sono i dati implacabili di una situazione che fatica a trovare una sua normalità: da faro e traino dell’economia bergamasca, l’edilizia orobica è oggi l’ultimo dei settori ancora in crisi profonda. Meccanico, terziario, commercio, per non parlare dell’agricoltura, fanno segnare miglioramenti quasi ovunque: per loro la luce in fondo al tunnel appare sempre più vicina. In edilizia, invece, alla crisi si affianca anche la concorrenza sleale, che spesso infligge colpi mortali alla carriera di lavoratori e delle imprese.

 “Sempre più spesso nel corso dell’attività sindacale in cantiere è stato riscontrato l’impiego di lavoratori autonomi che operano svolgendo in realtà le stesse attività del personale dipendente delle imprese esecutrici. Questa situazione è anche aggravata dal ricorso a altre forme aggregative come associazioni temporanee di lavoratori autonomi ai quali è affidata l’esecuzione di intere opere edili, una situazione con evidenti profili di criticità”.

Giovanni Anesa, segretario territoriale del sindacato FILCA CISL Bergamo con delega all'edilizia, da osservatore nei cantieri analizza i dati e sottolinea come l’incidenza dei lavoratori autonomi sia abnorme rispetto alle reali necessità del settore. “Raffrontando i numeri dal 2008 ad oggi delle imprese e dei lavoratori iscritti alla Cassa Edile e Edilcassa della nostra provincia  si può stimare una perdita di imprese pari al 45 % e di lavoratori pari al 52 %. A livello nazionale il comparto dal 2008 ad oggi ha perso il 23,78% degli addetti corrispondente a 464mila posti di lavoro. Oggi, le imprese pur di accaparrarsi il poco lavoro rimasto, ricorrono sempre più all'utilizzo di manodopera e forme contrattuali che con l'edilizia hanno a ben poco a che fare”.

La aziende storiche che hanno fatto la storia delle costruzioni nella bergamasca  faticano a mantenere garanzie occupazionali e nei casi più drammatici hanno chiuso i battenti. Per lavorare in edilizia un'impresa ha l'obbligo di iscrivere i lavoratori alle casse edili, chi fa il muratore ha il diritto di ricevere una retribuzione adeguata e regolamentata contrattualmente, la tutela della salute e la sicurezza sono imprescindibili. Partite Iva e Voucher sono ormai una forma classica di contratto di lavoro nei cantieri.

I lavoratori che incontriamo quotidianamente non fanno altro che confermare e consolidare questo trend negativo. Anche a quelli cui viene applicato il contratto nazionale edile, riscontriamo decurtazioni rispetto al dovuto, (meno ore denunciate rispetto alle lavorate, abbassamento di livelli categoriali, diritti contrattuali conquistati in anni di lotte sindacali negati, ecc..). Le stesse  imprese che hanno sempre operato nel pieno rispetto delle normative, per competere sul mercato, ricorrono a forme di subappalto e di somministrazione di manodopera non ben identificabili come edili, ed è per questo che nei luoghi di lavoro si trovano muratori con il contratto dei metalmeccanici, del commercio, lavoratori autonomi, lavoratori pagati con i voucher e nei casi più esasperati lavoratori non assicurati regolarmente”.

Tale somministrazione di manodopera viene utilizzata impropriamente: di fatto questi “sedicenti” lavoratori autonomi operano inseriti nel ciclo produttivo delle imprese esecutrici dei lavori, svolgendo sostanzialmente la medesima attività del personale dipendente, e quindi non in linea con le caratteristiche richiamate in legislatura inerenti il lavoro autonomo.

Basti pensare, da una rilevazione effettuata dall'Ance su dati ISTAT relativi all'anno 2011  che davano in numero 1.039.000 i lavoratori autonomi e 986.000 i lavoratori subordinati, per capire già allora quale era la tendenza. In provincia di Bergamo le imprese individuali (partite iva) attive a novembre 2015 e iscritte in camera di commercio nel settore costruzioni, su un totale di 18.672, ammontano a 12.278”.

Lo stesso DURC (documento unico regolarità contributiva), nato con lo scopo di monitorare la congruità legata al numero dei lavoratori dipendenti dell'impresa esecutrice delle opere  in relazione all'entità dell'opera, non ha più il valore e il peso per i quale era nato. “Il governo del nostro paese continua a ribadire che la lotta al lavoro nero e all'evasione fiscale sono priorità – interviene Danilo Mazzola, segretario generale della FILCA CISL di Bergamo -. Allora ci si domanda come mai nel settore delle costruzioni in questi ultimi anni si stanno perdendo strumenti  importanti atti a  contrastare il fenomeno.

A meta del 2016 scadrà il CCNL dell'edilizia. Ritengo che il momento debba essere importante perché, con le controparti Industriali e Artigiane, si rilanci con determinazione la centralità del lavoro subordinato.  In tal senso per dare un futuro al settore, sarà necessario introdurre nello stesso CCNL norme di tutela e di salvaguardia, oggi non presenti, che vietino l'utilizzo dei voucher e delle partite iva”.


 

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