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Unione Sindacale di Bergamo

Anche gli ultimi tentativi di trovare una soluzione sono andati a vuoto, dunque venerdì 10 giugno alla ProntoStampa di Verdellino sarà un giorno di sciopero: lo hanno deciso i lavoratori, stanchi di ricevere gli stipendi in ritardo. Nell’azienda, specializzata nella produzione, gestione e nel trattamento della stampa digitale e offset, lavorano 45 persone.

Da mesi i pagamenti non rispettano le scadenze: ora mancano all’appello i compensi di aprile e di maggio - hanno commentato poco fa Roberta Locatelli della SLC-CGIL e Giuseppe Autiero di FISTEL-CISL Bergamo - Lo stesso vale per il versamento delle quote al fondo pensionistico di categoria Byblos. Ad aprile abbiamo dichiarato il blocco degli straordinari, che, tra l’altro, vengono costantemente richiesti ai lavoratori. Poi abbiamo svolto un incontro aziendale in occasione del quale l’azienda ci ha garantito l’esistenza della liquidità necessaria a erogare regolarmente gli stipendi, alla luce dell’incremento del fatturato d’inizio anno".

"Ancora una volta, tuttavia, gli impegni non sono stati mantenuti, i soldi non sono ancora arrivati e, nonostante i continui solleciti, la ProntoStampa non ci ha fornito alcuna spiegazione. Ecco perché abbiamo deciso di proclamare lo sciopero di domani. Non escludiamo, inoltre, che la mobilitazione continui ad oltranza, se non ci saranno segni concreti da parte dell’azienda”.

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Più di 2000 lavoratori delle Poste davanti alla sede milanese dell’ente, e un’adesione che, a Bergamo, ha toccato punte dell’80%. Sono questi i primi numeri dello sciopero regionale che le categorie di SLP CISL, SLC CGIL, CONFASL, FAILP CISAL, UGLCOM hanno indetto per il 23 maggio, con una manifestazione che è culminata con il comizio dei segretari regionali in piazza Affari a Milano. La motivazione dello sciopero è la cessione sul mercato di ulteriori quote di Poste Italiane che mette a rischio l’unicità aziendale ed i livelli occupazionali, oltre alla nuova organizzazione del recapito.

“Restituire dignità al lavoro e alle persone”. “No alla cessione di pezzi d’azienda, con perdita di posti di lavoro”. Queste le parole d’ordine della mobilitazione che, hanno detto dal palco i leader delle categorie sindacali, “continuerà fino a che non saranno fornite rassicurazioni importanti”.

I sindacati si sono detti pronti a riaprire la vertenza nazionale e a ritirare l’accordo fatto nei mesi scorsi. “L’azienda non ha nemmeno fornito i dati sui tagli delle zone e sulle eccedenze degli addettidicono dalla SLP CISL, che da Bergamo ha portato in piazza centinaia di lavoratori. - Non ha garantito gli investimenti concordati relativi alle infrastrutture, agli strumenti e mezzi, alle dotazioni di lavoro e alla tecnologia, alla sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro”.

L’azienda, accusano i sindacati, prosegue con la riorganizzazione pur in presenza delle gravi criticità riscontrate durante la fase di sperimentazione e le motivate proteste delle imprese, dei cittadini e dei rappresentanti delle istituzioni per i ritardi e disservizi nel recapito della corrispondenza. Bergamo, che ha risposto massicciamente alla protesta, rischia la perdita di 130 posti di lavoro tra i portalettere.

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Venerdì, 20 Maggio 2016 00:00

Sciopero generale scuola

Sciopero generale proclamato dai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Snals. Contratto, stabilità del lavoro, qualità dell'apprendimento, partecipazione democratica: questi i punti contenuti nella petizione alla base della mobilitazione. L'obiettivo dei sindacati è porre al centro dell'attenzione il personale della scuola nella sua unitarietà,"chiedendo un riconoscimento adeguato dell'impegno e della professionalità spesi ogni giorno per assicurare a studenti e famiglie la migliore qualità dell'azione educativa".

A Bergamo il personale docente, educativo, i dipendenti amministrativi, tecnici e ausiliari ATA e il personale dell'Area V Dirigenza svolgeranno un presidio davanti alla Prefettura, in via Torquato Tasso, dalle ore 9.

Ci incontriamo per sollecitare, anche con una conferenza stampa e la richiesta di colloquio col Prefetto, l’apertura del confronto sul rinnovo del Contratto nazionale di lavoro, atteso da 7 anni, sul riconoscimento del ruolo del personale ATA e la cancellazione dei tagli e delle limitazioni alle supplenze, per rivendicare il superamento del precariato storico in attuazione della sentenza della Corte europea e la cancellazione di norme che hanno realizzato interventi disorganici ed estemporanei per via legislativa, con particolare riguardo ai punti più controversi della legge 107 (ambiti territoriali e “chiamata diretta”, bonus, ecc.)” - hanno spiegato Elena Bernardini per la FLC-CGIL, Silvana Milione di CISL Scuola, Giuseppe Mandurrino per UIL Scuola e Loris Colombo di SNALS.


Leggi il report della conferenza stampa dell'11 maggio

 

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Giovedì, 12 Maggio 2016 07:35

Rischio ‘anni 50’ per il commercio

La Grande Distribuzione, Ipermercati e Supermercati, a Bergamo, nel primo trimestre 2016, ha aumentato il proprio giro d’affari del 2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Nello stesso arco di tempo, gli addetti del commercio in generale son calati dell’1,1%. Un trend che continua da alcuni anni; infatti fatto 100 il livello occupazionale medio del 2007, Bergamo oggi è a quota 87,8 mentre la Lombardia è al 93,3. Gli stipendi degli addetti della grande distribuzione ed il loro potere d’acquisto, intanto, non sono aumentati ed in qualche caso sono persino diminuiti per effetto delle disdette di accordi collettivi aziendali.

Colpa, soprattutto, dell’atteggiamento di Federdistribuzione che, a differenza di altre associazioni imprenditoriali come Confcommercio, non ha firmato il CCNL prima disdettato e scaduto al 31 dicembre 2013. Federdistribuzione, in rappresentanza di alcune grandi aziende del settore (in provincia di Bergamo spiccano Auchan, Carrefour, Esselunga) ha così deciso di “fare tutto da sé”, decidendo in maniera unilaterale “aumenti” del tutto discutibili.

Si rischia il ritorno indietro di 60 anni, con l'azzeramento della contrattazione collettiva sia nazionale che aziendale, con ricadute pericolose in termini di diritti, prospettive occupazionali e di spazio al “grigio”. Le elargizioni che aziende inizieranno a distribuire ai lavoratori al posto del rinnovo del Contratto Nazionale, anche in provincia di Bergamo, non fanno altro che inasprire ulteriormente i toni della discussione sulla definizione del nuovo contratto nazionale di lavoro, già compromesso dalla rottura dei negoziati. Aumenti non contrattati ed assenza di regole stanno caratterizzando il lavoro nel terziario della Grande Distribuzione, dove la presenza del sindacato non viene accolta di buon’occhio”.

D’altronde, quello del Commercio in generale è il settore meno sindacalizzato della provincia che, a fronte di circa 30.000 addetti “tessera” poco più del 30% dei lavoratori. Questa situazione riguarda anche la Grande Distribuzione, che trova praterie a disposizione per stabilire senza contraddittorio regole e “regalie”.

Federdistribuzionedice Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamoha deciso di sua iniziativa di dare a ogni dipendente delle catene affiliate 15 euro di aumento dall’1 maggio 2016. Peccato che questo aumento sia inferiore di 1200 euro complessive nel triennio rispetto al contratto siglato con Confcommercio nel 2015. Ma il problema – continua Citerio – non è solo retributivo. Federdistribuzione mira all’eliminazione del CCNL per sostituirlo con un proprio regolamento interno. Non è difficile immaginare il pericolo di avere meno ferie, meno diritti, maggiore flessibilità su orari e domeniche, meno soldi e tutele per malattie e infortuni”.

Per questo, le sigle sindacali del commercio (oltre a FISASCAT, FILCAMS e UILTUCS) hanno proclamato per il prossimo 28 maggio lo sciopero generale della Grande Distribuzione. "Federdistribuzione – auspica Citerio - torni al tavolo di confronto nell'interesse delle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori della grande distribuzione organizzata che in questi anni, pur in assenza di un contratto nazionale di lavoro, hanno dimostrato con grande forza di volontà e spirito di sacrificio, di voler contribuire alla tenuta del settore certamente provato dalla crisi dei consumi".

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Sono stati più di 1500 i lavoratori Italcementi che questa mattina hanno sfilato nel centro di Bergamo per lo sciopero nazionale contro la vendita a Heidelberg. “Uno spettacolo…peccato sia per 700 licenziamenti”, uno dei commenti alla vista del fiume di persone provenienti da tutta Italia che tra musiche, slogan, bandiere e fumogeni ha riempito le strade attorno allo stabilimento cittadino della famiglia Pesenti, l’obiettivo vero di ogni battuta e di tutti i comizi finali.

Non si può lasciare un intero territorio in balia del mercato – ha detto Angelo Dessì, RSU storico dello stabilimento orobico -. Dov’è quella responsabilità sociale d’impresa con cui i nostri vertici si sono, per anni, sciacquati la bocca?”.

Parlamentari eletti in provincia, rappresentanti delle istituzioni locali, i sindacati bergamaschi in “formazione completa” hanno fatto parte del corteo, aperto dallo striscione unitario. All’interno numerosi dialetti e tante storie, soprattutto di preoccupazione per sé e per le famiglie. Intanto, nelle aziende del gruppo, l’adesione allo sciopero toccava quota 95%.

Adesso dobbiamo capire quali vie d’uscita ci sonoha detto Franco Turri, segretario generale nazionale FILCA CISL -. Si vende un’azienda storica, e i soldi finiscono in speculazioni finanziarie. Chi governa deve metterci risorse e testa”. Per Ferdinando Piccinini, segretario generale del sindacato CISL Bergamo, “in nessuna delle vertenze di questi anni abbiamo assistito a atteggiamenti così irresponsabili nei confronti di persone e territorio. A 8 mesi dall’annuncio non abbiamo potuto confrontarci realmente sul piano industriale. Tutto questo è inaccettabile".

Non vogliamo subire passivamente scelte che mettono in discussione professionalità di 100 anni di lavoro, di tre generazioni che si sono alternate in questa sede rendendo grande questa azienda”, ha sottolineato Danilo Mazzola, responsabile FILCA provinciale.

Questa protesta, è stato detto da più parti è solo la prima. “Arriveremo a Roma, anche a Heidelberg se necessario. Nessuno pensi di gestire questa situazione con “quattro soldi”. Serve il tempo necessario per costruire azioni di prospettive occupazionali, non per parcheggiare chissà quanti lavoratori negli ammortizzatori sociali per chissà quanti anni”. --> TUTTE LE FOTO



29/4/16 - Piccinini interviene durante la manifestazione nazionale intorno alla vicenda Italcementi

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Giovedì, 28 Aprile 2016 08:32

Sciopero Italcementi a Bergamo

Tutto il “pianeta Italcementi” sfilerà a Bergamo, venerdì 29 aprile, alla manifestazione nazionale organizzata per protestare contro il piano industriale di Heidelberg Cement; per salvaguardare l’occupazione; per un piano sociale di ricollocazione. In contemporanea in ogni sito produttivo del gruppo verranno attuati presidi per tutte le 8 ore di sciopero proclamate.

Bergamo dunque, come era logico che fosse, sarà palcoscenico del corteo e dei comizi che verranno sfilare e parlare rappresentanti delle organizzazioni sindacali e degli stabilimenti di tutta Italia. Inoltre, hanno garantito la presenza anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori e il presidente della Provincia, Matteo Rossi.

Il programma prevede il concentramento alle 10.15 in Via Madonna della Neve; il corteo partirà alle 10.30, proseguendo per Via Martiri di Cefalonia, Via Angelo Maj, Via Papa Giovanni XXIII, Largo Porta Nuova, Sentierone, Via Tasso, Via Contrada dei Tre Passi, Via Camozzi, dove, di fronte all’ingresso della sede di Italcementi, si svolgerà il presidio. Qui ci saranno gli interventi di Giuseppe Mancin, Segretario Generale della FENEAL UIL Bergamo; delle RSU della sede e dei vari stabilimenti; del Sindaco di Bergamo, del Presidente della Provincia, di Ferdinando Piccinini Segretario Generale del sindacato CISL Bergamo, del Presidente della Regione Lombardia e di Walter Schiavella Segretario Generale della FILLEA CGIL Nazionale. La manifestazione sarà occasione, l’ennesima, per rilanciare le richieste che le Organizzazioni Sindacali hanno proposto al governo perché le sostenga nei confronti di HC.

Intanto, infatti, il piano industriale presentato da HC a mezzo stampa prevede, a regime, esuberi per 415 dipendenti di Bergamo a cui se ne aggiungono altri 250 circa negli altri siti produttivi: questi lavoratori potrebbero essere licenziati a settembre 2017.

Il Coordinamento delle RSU e le Segreterie Nazionali di FENEAL, FILCA e FILLEA hanno contestato il piano e chiesto di Istituire un tavolo di confronto con vecchia e nuova proprietà per rivederne gli obiettivi; per i sindacati è necessario mantenere il Centro Tecnico di Assistenza a Bergamo, per ridurre sensibilmente il numero degli esuberi e potenziare il Centro di Ricerca di Bergamo. 


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Mercoledì 20 aprile in occasione dello sciopero nazionale di 4 ore per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici, si terrà a Bergamo una manifestazione unitaria. Vista la rilevanza politica della vertenza contrattuale è importante il sostegno e la presenza di tutte le categorie della CISL alla manifestazione unitaria. Il ritrovo è alle 9.30 al piazzale della stazione ferroviaria di Bergamo. La manifestazione si concluderà con un presidio davanti alla sede di Confindustria.


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Nella giornata di giovedì 14 aprile si è svolto presso il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), alla presenza del vice ministro Teresa Bellanova, l’incontro richiesto dai sindacati FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL in riferimento all’acquisizione del Gruppo Italcementi Spa (ITC) da parte del Gruppo Heidelberg Cement Spa (HC).

Le Segreterie Nazionali e le RSU presenti hanno contestato il piano industriale presentato da HC a mezzo stampa che prevede, a regime, esuberi per 415 dipendenti di Bergamo a cui se ne aggiungono altri 250 circa (dei siti produttivi) che potrebbero essere licenziati a settembre 2017. Altresì è stato stigmatizzato il comportamento del Gruppo tedesco che ha dribblato la convocazione del MISE come atto grave e irrispettoso nei confronti delle Istituzioni nazionali.

Sono 5 le richieste che i sindacati hanno proposto al vice ministro e al quale è stato chiesto di sostenere nei confronti di HC.

1) Istituire, in tempi brevi, un tavolo di confronto coordinato dal MISE, alla presenza della vecchia e nuova proprietà, delle Segreterie Nazionali di FENEAL, FILCA e FILLEA e del Ministero del lavoro per rivedere il piano industriale presentato;

2) Mantenere il Centro Tecnico di Assistenza (ex CTG) su Bergamo che permetterebbe di ridurre sensibilmente il numero degli esuberi;

3) Potenziare il Centro di Ricerca (R&D & inno.) quale centro mondiale di ricerca sul prodotto, (scelta parzialmente accolta da HC su nostra proposta), che permetterebbe di azzerare gli esuberi. In questo contesto si stanno creando le sinergie con la Regione Lombardia e le facoltà tecniche delle università di Bergamo e Milano;

4) Confermare da parte di HC il mantenimento degli asset dei siti produttivi e dei livelli occupazionali previsti, almeno fino alla fine del periodo di transizione da loro indicato, che terminerebbe nel 2020;

5) Prevedere ulteriori ammortizzatori sociali per tutto il Gruppo, al fine di governare i processi di ricollocazione attraverso politiche attive (formazione, riqualificazione, outplacement), anche con il coinvolgimento delle istituzioni locali. Di conseguenza HC dovrà riconfermare gli accordi sottoscritti con ITC relativi ai piani sociali a integrazione degli ammortizzatori sociali.

A conclusione dell’Incontro Bellanova ha preso atto delle richieste e, nella piena consapevolezza dell’importanza che il ruolo del Governo può svolgere in questa fase, se ne farà carico. Altresì ha precisato che in ogni caso un azienda straniera si dovrà adeguare alle nostre regole che prevedono appunto anche quello di presentarsi alle convocazioni del Governo e dei ministeri coinvolti. Di conseguenza convocherà, entro i primi di maggio, il tavolo di confronto con tutte le parti interessate.

A sostegno delle proposte sindacali, alternative al piano industriale di HC, viene confermato lo sciopero del gruppo ITC per il giorno 29 aprile 2016 con manifestazione nazionale a Bergamo.


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Giovedì, 07 Aprile 2016 00:00

Riuscito lo sciopero del Pubblico Impiego

Più di 10.000 persone sono scese per strada, giovedì 7 aprile, con un corteo che ha “assediato” la sede di Regione Lombardia, per richiedere a gran voce il rinnovo del contratto nazionale del Pubblico Impiego, fermo da oltre 7 anni.

Quello di oggidice Mario Gatti, segretario generale del sindacato CISL FP Bergamo -, non è stato un rito scontato, ma ha voluto rilanciare il ruolo e la funzione del sindacato come espressione di civiltà e di partecipazione in una società che cambia, che fa emergere nuovi bisogni, che deve affrontare nuove e straordinarie sfide”.

Lo sciopero generale unitario delle lavoratrici e lavoratori delle funzioni pubbliche di Cgil Cisl Uil della Lombardia è sicuramente riuscito. Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici dalla Lombardia hanno mandato un messaggio chiaro al governo: i contratti di lavoro vanno rinnovati e con risorse adeguate per riconoscere le tante professionalità – dalla sanità e dal socio sanitario assistenziale agli enti locali, dalle funzioni centrali ai vigili del fuoco e al comparto sicurezza – che erogano servizi pubblici ai cittadini.

A Bergamo il panorama del lavoro pubblico comprende circa 15.000 lavoratori nel pubblico impiego, che prestano servizio in Enti Pubblici, Agenzie, Comuni, Ospedali, Cliniche, RSA, Uffici Statali e che, al di là di una campagna di discredito ben organizzata, hanno sempre garantito servizi, assistenza e risposte agli utenti dei loro sportelli. Inoltre, incroceranno le braccia anche i 2.500 lavoratori delle strutture sanitarie private.

Lo sciopero di oggi – sostiene Gatti - è stato proclamato anche per le tante vertenze aperte con Regione Lombardia, che vanno affrontate e risolte attraverso il confronto. Tanto più dopo i nuovi assetti istituzionali della legge Madia, con tutte le ricadute che hanno sul nostro territorio. Tanto più dopo la riforma regionale del welfare e la norma europea sul giusto orario di lavoro".

"Da qui l’importanza della contrattazione anche a livello regionale, per il presidio dei processi di mobilità, di riorganizzazioni e di ristrutturazioni aziendali, per monitorare e prevenire le situazioni di crisi aziendale per difendere i livelli occupazionali”.

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Venerdì, 18 Marzo 2016 08:30

Italcementi: sciopero il 21 marzo

Per i lavoratori delle unità produttive della sede centrale del Gruppo Italcementi a Bergamo è giunto il momento di un nuovo sciopero, dopo quello del 30 ottobre scorso: l’astensione dal lavoro sarà di 4 ore, le ultime della giornata, lunedì 21 marzo. Intanto, l’incontro previsto in Confindustria per quel giorno è stato spostato a data da destinarsi.

La mobilitazione è proclamata contro l’assordante silenzio dell’azienda che sembra nascondersi dietro le regole dell’Antitrust per poter decidere liberamente del futuro delle migliaia di lavoratori del Gruppo in Italia e in particolare di quelli della sede centrale di via Madonna della Neve, che saranno fortemente colpiti da queste decisioni” hanno detto, annunciando lo sciopero, Luciana Fratus della FILLEA-CGIL, Danilo Mazzola di FILCA-CISL e Giuseppe Mancin per FENEAL-UIL di Bergamo.

“La protesta è anche contro l’altrettanto vistosa assenza del Governo e della Regione Lombardia: in questa vertenza le istituzioni si stanno rivelando semplici spettatori più che protagonisti attivi e responsabili”.

La forte preoccupazione dei sindacati deriva dall’evoluzione sempre più rapida del processo di acquisizione del Gruppo Italcementi da parte di HeidelbergCement che potrebbe concludersi già nel mese di giugno:Alle proposte formulate dal sindacato e presentate sia al Governo che all’azienda non è stata data alcuna una risposta. Il nostro timore è che, se non si interviene in modo deciso e tempestivo, l’acquisizione da parte di HeildebergCement impoverirà ulteriormente il nostro Paese di assets strategici, disperdendo le numerose professionalità presenti in azienda” continuano i tre sindacalisti. “Siamo contrari a uno smantellamento tout court della presenza di Italcementi a Bergamo perché riteniamo che le competenze presenti possano ancora contribuire alla crescita non solo del nuovo Gruppo ma anche dell’intero Paese”.

“Chiediamo quindi al Governo, alla Regione Lombardia ma anche alle istituzioni locali di farsi parte attiva affinché i tedeschi investano in Italia: non siamo disposti ad assistere passivamente a scelte che rischiano di incidere sui livelli occupazionali e sulle professionalità del Gruppo Italcementi” concludono Fratus, Mazzola e Mancin".

La scorsa settimana le segreterie nazionali di FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL avevano espresso tutta la loro preoccupazione:Siamo ancora in attesa di una risposta del Ministro Guidi alla nostra richiesta di essere ricevuti” scrivevano in una nota. Il 28 ottobre 2015, infatti, il Ministro aveva incontrato l’amministratore delegato di Heidelberg, Bernd Scheifele, aveva chiesto “il mantenimento in Italia di una forte presenza del Gruppo Italcementi e aveva auspicato un rafforzamento della presenza del Gruppo tedesco in Italia, con l’affidamento a Bergamo di funzioni centrali aziendali, concordando inoltre il proseguimento dei contatti avviati con l’azienda tedesca.”


Entro il mese di gennaio 2016 il Mise avrebbe dovuto nuovamente incontrare Heidelberg e successivamente aggiornare i sindacati “ma ad oggi~ non abbiamo notizie. Cosa sta accadendo?” concludeva la nota nazionale. Ricordiamo che i posti di lavoro in pericolo in Italia nel Gruppo Italcementi sono 2.350.

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