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Unione Sindacale di Bergamo

Visualizza articoli per tag: Welfare
Venerdì, 10 Novembre 2017 14:50

La Cisl Bergamo e i capitoli del nuovo welfare

Sostenitori di un welfare partecipato e condiviso dal basso”. Così Francesco Corna, segretario CISL di Bergamo, presenta il sindacato e l’attenzione nei confronti dell’evoluzione del welfare nel territorioper riflettere e declinare quali priorità di intervento, quali attori, quali reti, quali progetti e con quali risorse sia possibile attuarli”.

Verso un welfare provinciale

Una tesi espressa al Centro Congressi "Papa Giovanni XXIII" di Bergamo questa mattina 10 novembre dove si è svolto il convegno “Welfare: quale futuro?”. Un appuntamento dove il sindacato Cisl Bergamo ha voluto raccogliere istanze, esperienze e proposte per avviare un vero e proprio welfare provinciale. A partire da una situazione demografica che, non dissimile dal panorama nazionale, parla di una popolazione prossima all’invecchiamento e quindi “colpevole” di un poderoso innalzamento della spesa sociale, a discapito proprio delle generazioni future.

Le statistiche demografiche

In provincia di Bergamo (è emerso dall’intervento di Gian Carlo Blangiardo, docente alla Bicocca di Milano) vivono 1.109.933 residenti. L’età media è di 43,6 anni, l’aspettativa media di vita è di ulteriori 41,3 anni, di cui 2,1 anni in età di formazione, 22,6 anni in età da lavoro e 16,6 anni in età da pensione. In totale un patrimonio demografico di 45,8 milioni di anni-vita. Con un rapporto di 73,3 anni di pensione per ogni 100 anni di lavoro, a fronte di un rapporto di 29,1 residenti ultra 67enni per ogni 100 in età 20-66. Di fatto, dunque, un patrimonio di milioni di ore che potrebbe rivelarsi un danno se relazionato alla spesa sociale (pensioni, innanzitutto, poi assistenza) e agli equilibri di welfare.

Il rapporto fra pensione e anni di lavoro

Negli ultimi cinque anni, la provincia di Bergamo ha registrato 23.043 residenti in più, 1,4 anni in più di età media, 0,4 anni in meno di aspettativa media di vita. In media, mezzo milione di anni-vita in più, ma nel dettaglio 1,1 milioni di anni in più in età da pensione. “Il rapporto tra futuri anni di pensione per ogni 100 futuri anni di lavoro – avverte Blangiardo - è passato da 67,6 a 73,3, mentre il rapporto ultra 67enni per ogni 100 residenti in età 20-66 è salito da 25,7 a 29,1. L’Italia del futuro, e la Bergamo del futuro non fa eccezione, è vecchia e a carico di una popolazione giovane minoritaria”. Di fatto, non si è allungata la vita, ma la vecchiaia.

Cinque sfide demografiche

Il docente della Bicocca di Milano ha lanciato così, cinque sfide demografiche per tentare di uscire dal tunnel: recuperare il patrimonio demografico perduto rimettendo al centro la famiglia; rilanciare la natalità come investimento della società; passare dalla fase dell’accoglienza solidale alla valorizzazione di un’immigrazione socialmente inserita e sostenibile; non disperdere il giovane capitale umano, e raccontare correttamente la crisi demografica attraverso i media, per sensibilizzare la popolazione e ottenere consenso sui necessari interventi.

Le proposte della Cisl

La CISL, allora, propone un tavolo permanente per la famiglia con i distretti e i piani di zona; chiede una contrattazione aziendale basata su un welfare a favore della famiglia: bonus per asili e scuole, libri e assistenza sanitaria familiare. “La povertà assoluta in Italia – ha detto Corna nella relazione - è cresciuta passando dal 6,5% del 2005 al 7,8% del 2016 ed interessa 1.582.00 famiglie pari a 4.598.000 persone e la recente crisi non ha risparmiato il nostro territorio. Anche nella nostra provincia se analizziamo i dati Istat le persone in povertà sono circa 37.000 e se prendiamo ad esempio i dati dei centri ascolto Caritas di Bergamo vediamo che le persone che hanno chiesto aiuto sono aumentate notevolmente, nel 2008 ci sono state 19.000 richieste e nel 2016 sono state circa 52.000. La richiesta di pacchi alimentari da parte di italiani rappresentavano il 27% nel 2008 , nel 2016 rappresentavano il 43% e sono stati 5.333 le richieste di aiuto. Questo ci impone politiche ed interventi locali mirati che siano derivanti da una visione complessiva strategica delle politiche di welfare sul territorio”.

Un regime fiscale a sostegno della natalità

Quindi, la famiglia come nucleo solidale di individui che gratuitamente si sostengono reciprocamente è il primo nucleo fondante che costituisce la società. Questa famiglia più fragile e sempre più esile che ha nella scarsa natalità la maggiore criticità del nostro territorio. “Il nostro stato sociale ha sempre investito pochissimo sulle famiglie – ha concluso Ferdinando Piccinini, segretario generale della Cisl Bergamo -. Per affrontare questa sfida, non bastano misure parziali e bonus o interventi transitori. Servono politiche sociali nazionali che inseriscano un regime fiscale a sostegno della natalità, non più bonus, ma strutture in grado di fornire servizi. Ci si deve anche far carico della evidenza che ormai in Lombardia le cure diventino sempre più appannaggio di chi può permettersi di pagarle, con una discrezionalità di intervento del settore privato sempre più pressante”.

Incrementare la rete dei servizi

Le proposte della Cisl Bergamo comprendono sostegno e strutturalità ai finanziamenti per la contrattazione collettiva rivolta a istituti di conciliazione famiglia/lavoro; linee guida per accordi e/o patti territoriali con partenariato sociale per armonizzare i tempi e le esigenze dell'organizzazione del lavoro con i servizi del territorio e la loro accessibilità (sanità, sociale, istruzione, trasporti, uffici pubblici, ecc.); forme strutturali di riduzione dei costi di servizi alla prima infanzia.I piani di zona - ha ribadito il segretario CISL - devono prevedere politiche volte a favorire e sostenere la natalità, favorire e incrementare la rete dei servizi, in alternativa alla monetizzazione del bisogno”.


Slide Blangiardo
Slide Calicchio

 

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Mercoledì, 22 Novembre 2017 00:00

Il welfare nell'artigianato: scopri le provvidenze

In Lombardia, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti delle aziende artigiane possono usufruire di tante prestazioni frutto della contrattazione regionale e nazionale e della bilateralità. A secondo delle necessità, le richieste di contributo o rimborso possono essere presentate a 3 diversi enti: SANARTI il fondo nazionale di Sanità integrativa, WILA il fondo di Welfare lombardo, ELBA l’Ente lombardo bilaterale dell’artigianato. 

Un incontro promosso dal sindacato Cisl Bergamo (22 novembre alle 9.30 nella Sala Riformisti della Cisl Bergamo) fornirà le coordinate per capire nel dettaglio come e quando è possibile usufruire delle provvidenze. Ne parleranno Giacomo Meloni (Segretario Cisl Bergamo), Cesare Aresi (responsabile Sportello Artiginato Cisl Bergamo) e Paolo Reboni (Cisl Lombardia) 


Scarica la locandina

 

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Venerdì, 10 Novembre 2017 00:00

Convegno Cisl Bergamo: "Welfare, quale futuro?"

Un appuntamento, targato Cisl Bergamo, per indagare il futuro welfare nella nostra provincia. Attraverso le riflessioni di esperti qualificati, delle istituzioni e del nostro sindacato si tenterà di immaginare progetti che rispondano ai bisogni della società.

Parteciperanno Francesco Corna (Segretario Cisl Bergamo), Matteo Rossi (Presidente Provincia di Bergamo), Gian Carlo Blangiardo (Università degli Studi di Milano-Bicocca), Stefano Tomelleri (Università degli Studi di Bergamo), Onesto Recanati (Segretario Generale Fnp Cisl Bergamo), Maria Carolina Marchesi (Presidente della Conferenza dei Sindaci bergamaschi), Giuseppe Calicchio (Direttore Sociale Ats Bergamo), Don Edoardo Algeri (Presidente Confederazione italiana dei consultori familiari), Ferdinando Piccinini (Segretario Generale Cisl Bergamo).


Appuntamento il 10 novembre (ore 9) al Centro Congressi di Bergamo (Sala Alabastro)


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"Migliorare il welfare per migliorare il Paese": è la prospettiva della Cisl per fronteggiare i nuovi e vecchi rischi sociali, per sostenere i lavoratori, i pensionati e le loro famiglie alle prese con le pesanti conseguenze della 'lunga crisi'. ll Rapporto 2017 dell’Osservatorio sociale della contrattazione territoriale mette a fuoco le le potenzialità di un welfare sempre più plurale, sussidiario e territoriale.


Scarica il documento 

 

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In cinque anni, i comuni della provincia di Bergamo hanno perso mediamente il 50% dei trasferimenti dallo Stato. Nello stesso periodo, e cioè dal 2010 al 2015, e cioè nel pieno della deflagrazione degli effetti conseguenti a una delle peggiori crisi economiche, l’impatto della spesa sociale sulla spesa complessiva delle 242 comunità orobiche è rimasto praticamente invariato.

La ricerca del Dipartimento Welfare Cisl Bergamo

È il dato che salta all’occhio sfogliando l’ultima ricerca effettuata dal Dipartimento Welfare della CISL di Bergamo, sui dati del Ministero degli Interni, distribuiti in questi giorni, che ha stilato l’ormai tradizionale quadro dei bilanci delle amministrazioni locali. Nel 2010, dalle casse centrali arrivavano in provincia oltre 254 milioni di euro. Nell’ultimo bilancio consuntivo disponibile (il 2015) gli enti locali orobici hanno denunciato un introito da Roma di 128 milioni. Contestualmente, le tasse locali sono cresciute del 32%, da 363 a 482 milioni di euro: in un certo senso ciò ha permesso di salvaguardare l’impianto sociale delle diverse comunità. La spesa sociale dei comuni, infatti, ha perso negli anni qualcosa come 10 milioni di euro, ma la sua percentuale nei confronti della spesa totale di ogni amministrazione è rimasta pressoché invariata, scendendo dello 0,6%, a testimonianza di sforzi e impostazione “politiche” ben radicate sul territorio.

L’Isola è la più penalizzata dai trasferimenti

Un lavoro di cesello sul bilancio che ha finito con il privilegiare la qualità rispetto alla quantità, anche perché nello stesso periodo i Fondi per le Politiche Sociali che Stato e Regione girano agli ambiti di zona nel 2010 consistevano in 18 milioni di euro, lo scorso anno ammontavano a 12 milioni (alcuni dei quali, tra l’altro, vincolati dalla Regione a spese già preventivate). Scendendo nel dettaglio e nell’analisi annuale (e cioè nella differenza tra 2014 e 2015), si scopre che la “stangata” maggiore nei trasferimenti l’ha subita l’ambito dell’Isola Bergamasca, con una differenza del 39% in meno rispetto all’anno scorso. Più fortunati gli abitanti della zona di Dalmine, che si sono visti decurtare “solo” il 5.4% delle entrate “centrali”. Nel basso Sebino si registra il più alto tasso di crescita delle imposte locali (8.16%), mentre le stesse scendono di oltre il 2% nell’ambito della Valle Seriana Superiore. Per quanto riguarda l’aspetto della spesa sociale, la differenza negativa maggiore tra i due esercizi finanziari si è registrata nell’ambito dell’Isola Bergamasca, mentre Dalmine e Grumello hanno stanziato circa il 9% in più per interventi di assistenza e welfare, e il comune di Bergamo ha aumentato del 7% la spesa sociale fra 2014 e 2015.

La limatura consolidata per il sociale

In sostanza, nel corso del 2015, per ogni cittadino della provincia sono stati spesi, in media, 105,83 € nel campo sociale, contro i 112,81 dell’anno precedente.Un calo assolutamente contenuto, visto il ben più consistente taglio effettuato dagli enti superiori - commentano dal Dipartimento Welfare della CISL orobica -, considerando che comunque in alcuni ambiti (Bergamo, Dalmine e Grumello) la spesa pro capite sale anche di 10 euro. Poi, però, in alcune zone, si registrano flessioni negative importanti”. “Insomma, siamo alle solite. Quella della limatura delle spese per il sociale, è una tendenza destinata a consolidarsisottolinea Francesco Corna, segretario del sindacato CISL Bergamo -, dal momento che le previsioni per il futuro non promettono inversioni di tendenza. In aggiunta, infatti, andrebbero sommati i tagli al fondo delle politiche sociali , per i quali rimaniamo in attesa del loro ripristino, come da promessa fatta dal ministro Poletti, dopo incontri e presidi organizzati dai sindacati e dagli enti locali".

Il buon lavoro dei comuni bergamaschi

Va dato perciò atto ai comuni bergamaschi di aver mantenuto comunque un livello qualitativo e quantitativo della spesa sociale, nonostante evidenti difficoltà di bilancio. Questo significa anche che l’ente locale riconosce nel welfare e nel livello di qualità dei servizi assistenziali importanti strumenti di coesione del territorio. Occorre invertire la tendenza – continua Corna - e dedicare più risorse al sostegno della natalità, investire a livello nazionale e locale per invertire una pericolosa deriva demografica che vede il nostro paese nel bel mezzo di un declino demografico, che se non affrontato in tempo determinerà un grave indebolimento del nostro stato sociale. La CISL è determinata a sostenere, in occasione dei prossimi incontri con gli ambiti, nei quali verranno presentati i nuovi piani di zona triennali, che il sostegno alla natalità sia una delle priorità da affrontare. Maggiori servizi a disposizione delle madri, sostegno al diritto allo studio ai figli delle famiglie in difficolta economica, e contrattazione aziendale che orienti le risorse per un welfare che guardi ad un futuro, questa è la strada che ci deve vedere tutti impegnati”.


DOCUMENTI:
1) Rilevazione della spesa sociale nei bilanci dei comuni della Bergamasca (anno 2015)

Pubblicato in Comunicati Stampa

L'incontro ha l’obiettivo di condividere gli elementi concettuali di riferimento della conciliazione vita-lavoro, in particolare in relazione al welfare aziendale e agli aspetti fiscali connessi, anche alla luce dei cambiamenti derivanti dalla Legge di stabilità 2016. L’obiettivo è di potenziare la conoscenza del tema e degli aspetti più tecnici, al fine di potenziare il dialogo interdisciplinare territoriale, che si traduca in una maggiore consapevolezza sul tema e in un incremento degli interventi di welfare e conciliazione vita-lavoro nella contrattazione aziendale e territoriale del territorio bergamasco.

L’incontro si colloca nell’ambito degli interventi previsti dal Piano Territoriale di Conciliazione di Bergamo per il biennio 2014-2016 e all’interno del vasto programma di promozione delle politiche di conciliazione che Regione Lombardia ha inteso realizzare in ogni territorio provinciale. Per la Cisl Bergamo parteciperà il segretario Giacomo Meloni.


Appuntamento il 4 ottobre 2016 dalle 14 alle 18 all'Auditorium di Confartigianato di via Torretta 12 a Bergamo. 


Scarica il programma dell'incontro

 

 

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Mercoledì, 21 Settembre 2016 08:36

Uno studio Cisl Bergamo sulla condizione famigliare

Oltre 2500 neonati in meno in cinque anni, 10 mila ultrasessantacinquenni in più. Un’età media che in due lustri si è alzata di più di tre anni. Una vera e propria esplosione delle famiglie monogenitoriali e la crescita costante dei nuclei con un solo figlio. È l’istantanea che la ricerca del Dipartimento Welfare della CISL di Bergamo ha scattato sulla condizione famigliare della nostra provincia con dati ISTAT e locali, e che apre la strada a riflessioni e proposte che il sindacato di via Carnovali ritiene non più rimandabili.

Sbagliata la strategia dei bonus

Negli ultimi anni – dice Francesco Corna, della segreteria provinciale - la Regione Lombardia ha introdotto alcune misure positive nei confronti delle famiglie (il bonus bebè, nidi gratis, il reddito di autonomia) che appaiono il più delle volte degli spot. La situazione delle famiglie, a Bergamo in particolare, che negli anni ha perso molte posizioni su quantità e qualità della composizione familiare, richiede invece una serie di misure strutturate e continue. La “strategia” dei bonus è sbagliata: servono azioni di contrasto alla povertà decentrate sul territorio, gestite direttamente dai comuni, che rappresentano lo spazio privilegiato dove concorrere a costruire politiche inclusive per persone e famiglie in difficoltà economica e sociale, secondo una logica di cooperazione”.

Creare servizi per nuove esigenze

La famiglia è cambiata, sono cambiati i suoi bisogni. È necessario che chi è deputato a amministrare il territorio ne conosca e capisca le nuove necessità – sostiene Gabriella Tancredi, segretaria territoriale della CISL Bergamo, - intervenendo per creare servizi e opportunità più utili alle nuove esigenze. Per questo diventa importante che istituzioni e forze sociali diano vita a un tavolo territoriale per la famiglia, nel quale si investano idee e risorse per dar vita a reti e progetti capaci di soddisfare i “nuovi bergamaschi”.

Natalità crollata in Bergamasca

Qualche numero per dare la consistenza ai fenomeni che in dieci anni hanno ridisegnato la geografica sociale della nostra provincia. L’analisi compiuta dalla CISL sottolinea come la natalità sia crollata dagli 11956 bebè del 2010 ai 9419 registrati nello scorso anno solare. Di contro, l’incidenza “straniera” nei nuovi nati è cresciuta dal 9,47 del 2003 al 23.05 di oggi. In questo stesso lasso di tempo, l’incidenza di dipendenza strutturale (il rapporto tra la popolazione attiva - 15/64 anni – e la non attiva) è passato dal 44.2 del 2002 al 54 del 2016; il rapporto tra la popolazione anziana e quella attiva dal 23% al 30.7; l’indice di vecchiaia dal 108 al 132 (ci sono 3 anziani per ogni bambino) e l’età media della provincia è cresciuta dal 40.7 al 43.3. Il numero medio di componenti delle famiglie è di 2,40. Nel 1971 era di 3,41. Le famiglie composte da una sola persona sono quasi il 30% del totale (5,30% in più in 10 anni). I nuclei monogenitoriali “gestiti” dal padre sono il 2,40% del totale. Quelli con la sola madre l’11,34%.

Ripartire in maniera equa il lavoro di cura

È scontato che una nuova politica familiare debba tener conto di tempi e modi cambiati per il lavoro, per la cura, per il commercio, per la scuola, per tutta la rete dei servizi alla persona – insiste Tancredi. - Una struttura rimasta praticamente inalterata da qualche decennio non può facilitare l’esistenza e la crescita di una popolazione che possa poi competere anche economicamente con altre realtà che questi dati hanno saputo elaborarli prima. L’unione Europea ha licenziato nei giorni scorsi una risoluzione per introdurre nel mercato del lavoro maggiori opportunità di conciliazione vita – lavoro. È la risposta europea alla sfida demografica, che il Tavolo della Famiglia di Bergamo dovrebbe fare propria prendere di mira innanzitutto gli stereotipi di genere e creare le condizioni perché il lavoro di cura sia ripartito in maniera equa tra uomini e donne”.

Il ruolo contrattuale del sindacato

L’avvicinarsi di scadenze “naturali” come la ridefinizione dei piani di zona e la ricomposizione del Consiglio di rappresentanza, secondo Corna, “impongono che si faccia una riflessione seria a livello territoriale su come gestire e impostare le politiche e i confini degli ambiti. Al sindacato compete di riprendere il ruolo contrattuale, e sottolineare le relazioni tra conciliazione e servizi assistenziali”.


Le statistiche elaborate dal Dipartimento Welfare

 

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Mercoledì, 17 Agosto 2016 00:00

In Bergamasca il welfare è di casa

Siamo alle solite. I trasferimenti dallo Stato diminuiscono notevolmente e i comuni sono costretti a ritoccare le imposte locali. È accaduto anche con il consuntivo 2014, ma l’aspetto positivo della vicenda è che a Bergamo e provincia la spesa sociale, cioè quanto gli enti locali destinano a welfare e assistenza, non ha avuto il tracollo temuto, anzi. Rispetto alla spesa complessiva, i fondi per il sociale hanno mantenuto un livello costante.

Lo studio della Cisl Bergamo

È quanto emerge dallo studio del Dipartimento Welfare del sindacato Cisl Bergamo sui dati del Ministero degli Interni, distribuiti in questi giorni (anche se solo in riferimento al 2014). In tutta la provincia i trasferimenti sono diminuiti del 33%, mentre le tasse e le imposte locali sono aumentate del 19%. La spesa complessiva di comuni e enti sovraccomunali è scesa del 2,82% e quella per i servizi sociali dell’1,99%, ma la “propensione sociale” in terra orobica (è cioè il rapporto tra spesa generale e welfare) è aumentata dello 0,2%, a testimonianza di sforzi e impostazione “politiche” ben radicate sul territorio.

Le differenze sul territorio

Scendendo nel dettaglio, si scopre che la “mazzata” peggiore nei trasferimenti l’ha subita l’ambito di Romano, con una differenza del 44% in meno rispetto al 2013. Più fortunati gli abitanti dell’Alto Sebino, che si sono visti decurtare “solo” il 21% delle entrate “centrali”. Sempre nella zona di Lovere, il minor incremento della tassazione locale (7,52), mentre l’Isola bergamasca ha pagato il 25,23% di imposte in più. Per quanto riguarda l’aspetto della spesa sociale, la differenza maggiore nel 2014 si è registrata nell’ambito di Grumello (-9,98%, con naturali e ovvie differenze tra i paesi che vanno dal -20 al +40%), mentre nell’Isola (a giustificazione della tassazione?) la spesa è stata addirittura incrementata di oltre il 2%. In sostanza, nel corso del 2014, per ogni cittadino bergamasco sono stati spesi, in media, 99,7 euro nel campo sociale, contro i 103.5 euro dell’anno precedente.

Una tendenza destinata a consolidarsi

A Bergamo città, sono stati 155,9 contro i 156,6, nella zona tra Brembo e Adda più di 130 euro contro i 127 del 2013. “Quella della “limatura” delle spese per il sociale, è una tendenza destinata a consolidarsisottolinea Francesco Corna, segretario CISL Bergamo -, dal momento che le previsioni per il prossimo anno non promettono inversioni di tendenza. Dalla Regione, tramite il riparto del Fondo Sociale arriveranno 5 milioni e 681 mila euro, contro gli oltre 6 milioni del 2015 e i quasi 7 milioni e mezzo del 2014”. “Va dato atto ai comuni bergamaschi – continua Corna - di aver mantenuto un livello qualitativo e quantitativo della spesa sociale, nonostante evidenti difficoltà di bilancio. Questo significa anche che l’ente locale riconosce nel welfare, e nel livello di qualità dei servizi assistenziali, importanti strumenti di coesione del territorio”.


Scarica la tabella dei dati

 

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Sono solo una cinquantina i comuni bergamaschi che hanno intanto aderito alla misura “Nidi Gratis” della Regione Lombardia. C’è ancora tempo fino alla fine di giugno, una decina di giorni. Invero, questo 20% del numero delle municipalità ospita il 40 % della popolazione, comprendendo il capoluogo e i centri maggiori della provincia.

Comunque, restando così le cose, più della metà dei bergamaschi non potrà usufruire dell’azzeramento della retta di nidi e micronidi (pubblici o privati convenzionati) nell’ambito degli interventi introdotti a sostegno della famiglia e della cura dei bambini nei primi anni di vita per favorire una miglior conciliazione dei tempi di vita e lavoro dei genitori.

È questa la situazione a due mesi dalla entrata in vigore della delibera regionale emanata tra le misure del “Reddito di Autonomia 2016”, anche a seguito di un serrato confronto sindacale, che permetteva alle famiglie con figli tra i 3 e i 36 mesi, composta da genitori occupati o che fruiscono di politiche attive del lavoro, con un ISEE uguale o inferiore a 20.000 €, di richiedere la frequenza gratuita dell’asilo comunale.

Ebbenesottolinea Francesco Corna, segretario provinciale del sindacato CISL Bergamoquesta possibilità per tanti cittadini viene messa in discussione dalla mancata adesione di molti comuni all’iniziativa. Inoltre, la misura così come è non convince. La “strategia” dei bonus è sbagliata, servono azioni di contrasto alla povertà decentrate sul territorio, gestite direttamente dai comuni".

"I territori rappresentano infatti lo spazio privilegiato entro il quale i diversi soggetti istituzionali (del privato sociale e del mondo associativo) possono concorrere a costruire politiche inclusive per persone e famiglie in difficoltà economica e sociale, secondo una logica di cooperazione. Non si capisce poi come mai così tanti comuni abbiano evitato di intraprendere le azioni utili a sottoscrivere la convenzione”.

Inconcepibile, tra l’altro, in una provincia non certo povera di strutture per l’infanzia: da una recente analisi condotta dalla CISL sull’offerta per i più piccoli e le loro famiglie, risulta infatti che sono 266 i centri (pubblici o privati) a loro disposizione, tra Nidi comunali o convenzionati, Centri prima infanzia, Micronido e Nidi famiglia, con quasi 6000 utenze registrate nel 2015.

Infine, rispetto al bonus, la CISL esprime perplessità “per l’accesso – continua Corna - riservato esclusivamente alle famiglie con residenza continuativa di un genitore (da almeno 5 anni) in Lombardia. Questa misura, per il fatto di prevedere un limite ISEE di 20.000€ , dovrebbe dare opportunità uguali a tutti i cittadini - conclude il sindacalista bergamasco. - La CISL Bergamo mette a disposizione le strutture del proprio CAF per l’elaborazione del documento ISEE, ricordando comunque che spetta solo ai comuni la compilazione della domanda”.

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Pubblicata la Circolare Agenzia delle Entrate n. 28/E del 15 giugno 2016 che fornisce chiarimenti relativamente alla disciplina dei premi di risultato e welfare aziendale di cui all’articolo 1 commi 182-190 legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016).

In particolare, la Circolare, redatta dall’Agenzia d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, illustra l’agevolazione introdotta per i premi di produttività, facendo riferimento anche ai precedenti di prassi che risultino ancora attuali, date le analogie tra la agevolazione in commento e quelle preesistenti, prorogate fino al 2014.

Sono inoltre esaminate le nuove disposizioni in materia di benefit, anche al fine di delineare il quadro delle erogazioni detassate che possono essere corrisposte in sostituzione delle retribuzioni premiali ed è chiarito l’ambito entro il quale è consentita la sostituzione tra le due componenti.


La circolare

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