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Unione Sindacale di Bergamo

Visualizza articoli per tag: Funzione Pubblica
Lunedì, 12 Febbraio 2018 08:51

Tempi certi per il TFR del Pubblico Impiego

Non sono lavoratori figli di un dio minore: i dipendenti del pubblico impiego devono avere gli stessi diritti dei lavoratori privati, anche nei tempi di erogazione del trattamento di fine rapporto (TFS nello “slang” della funzione pubblica).

14.000 lavoratori interessa in Provincia

Invece, la normativa attuale- precisa Mario Gatti, segretario generale del sindacato CISL FP Bergamo - stabilisce i tempi di attesa da un minimo di 9 mesi a un massimo di oltre 2 anni per riavere quelle risorse che costituiscono una parte della retribuzione delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, risorse economiche che accantonano durante la propria vita lavorativa”. Gatti presenta la nuova iniziativa del sindacato della Funzione Pubblica, in un momento storico denso e impegnativo sul fronte dei rinnovi dei Contratti Nazionali di Sanità e Enti Locali e la tornata di elezioni per le RSU). Nello specifico, con una serie di cause pilota, il sindacato punta ad ottenere l’equiparazione dei tempi di pagamento del Tfr tra pubblico e privato, per una equiparazione che interessa in provincia di Bergamo oltre 14.000 lavoratori, dei quali più di 1000 andranno in pensione nei prossimi 3/4 anni.

Petizione su change.org

Le disparità nascono a seguito del decreto ‘Salva Italia' - spiega Gatti -. Abbiamo subìto misure che avrebbero dovuto essere solo temporanee, e più volte abbiamo portato all'attenzione dei decisori pubblici la necessità di rimettere mano ad una normativa che crea una disparità ingiustificata: sono soldi che appartengono ai lavoratori, non è comprensibile né giustificabile che, con l'emergenza economica alle nostre spalle, non si possa tornare ad avere queste risorse nei tempi precedentemente stabiliti” . CISL FP, a tal proposito, lancia la petizione “Se firmi lo difendi!” sulla piattaforma change.org al fine di sostenere le proprie rivendicazioni sulle tempistiche di erogazione, raccolta firme, aperta a tutti, da consegnare ai capigruppo dei partiti di Camera e Senato, ai segretari e ai responsabili del settore “lavoro pubblico” di partiti e movimenti politici.

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Il nuovo anno è iniziato alla luce di grandi movimenti all’interno della Sanità Bergamasca che, tra grandi acquisti di strutture e accaparramenti di primari e equipe mediche, vede avanzare in modo incisivo la “Privata” sul “Pubblico”, che invece mostra i grandi limiti causati dai tagli imposti. Accadimenti importanti che non possono passare sottotono, ma necessitano di riflessioni e valutazioni dai parte dei cittadini e della politica. È in gioco il futuro della salute dei bergamaschi, è in gioco la professionalità degli operatori della sanità. Ne parla Angelo Murabito, segretario CISL FP di Bergamo.

L’arrivo in una struttura ospedaliera di una nuova equipe medico specialistica di eccellenza, quale è quella del dottor Maurizio Tespili, è sempre un’ottima notizia, anche se lo si apprende “solo” attraverso la stampa. È un’ottima notizia per tutti quelli che hanno come obiettivo la salute e il benessere delle persone, e fanno dei processi di diagnosi e cura, oltre che la loro professione, anche il loro motivo di vita. Credo che anche tra i lavoratori degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi, aver sottratto alla Sanità Pubblica un ottimo e brillante specialista come il Dottor Tespili, che va ad arricchire il già ricco carnet di medici specialisti che operano sulle strutture ospedaliere bergamasche private convenzionate, non possa non far scaturire serie e circostanziate preoccupazioni. Preoccupazioni che riguardano il loro futuro e le loro condizioni di lavoro già abbastanza esasperanti.

Tutte le equipe mediche vanno adeguatamente supportate: stiamo infatti parlando di bisogni primari come quello della salute e del benessere dei cittadini. Non bisogna solo pensare e provvedere al trattamento economico vantaggioso e irrifiutabile per l’equipe medico specialistica, ma è necessario che, alla stessa equipe, prima ancora che questa si insedi nella struttura, venga fornito un adeguato e congruente supporto infermieristico, assistenziale e logistico. Non bisogna solo pensare all’incremento dell’interventistica, in sostanza ai “numeri”, che questa equipe potrà o dovrà garantire agli IOB.

Il cittadino che si rivolge alla Sanità, Pubblica o Privata che sia, non è un numero: è una persona con le sue malattie, le sue preoccupazioni, le sue fragilità e le sue problematiche. Dietro gli utenti degli IOB ci sono persone con tutto il loro bagaglio emozionale e fisico e i loro famigliari e i loro affetti. I pazienti ci affidano le loro fragilità e gli operatori sanitari devono essere messi nelle condizioni di poterli aiutare. I lavoratori degli IOB, professionisti del percorso di diagnosi e cura del cittadino, già sanno che si aprirà davanti a loro un ulteriore problema e che presto si dovranno confrontare, e soprattutto gestire, nuove criticità. Troppo spesso viene chiesto loro, da parte dell’azienda, “un ulteriore sacrificio”, “uno sforzo in più”, una rinuncia a un qualche diritto: e questo non va bene, soprattutto perché in cambio, c’è solo il nulla.

Stiamo parlando di lavoratori che si vedono negato il rinnovo contrattuale da ben dieci anni e, nel frattempo hanno continuato a lavorare nelle nostre corsie, in scienza e coscienza, senza tralasciare nulla, offrendo le loro competenze e le loro diverse professionalità a vario titolo. Vanno garantite, e soprattutto fornite, adeguate risorse umane quali infermieri, operatori di supporto, operatori tecnici e operatori amministrativi, per accogliere sempre più spesso le nuove equipe medico specialistiche che, all’interno delle strutture ospedaliere e delle strutture ambulatoriali sparse sul territorio bergamasco, collaborano con gli IOB . I lavoratori degli IOB, i cosiddetti “invisibili”, sanno già che il loro monte ore di straordinario schizzerà verso l’alto in maniera esponenziale, i loro rientri dal riposo o dalle ferie si intensificheranno a dismisura: sono storie già viste e già vissute, soprattutto nelle aree più critiche. Si rende necessario che gli IOB mettano a disposizione anche “altri numeri” e non solo quelli della produttività e del rendimento economico puro. È determinante e fondamentale che un’equipe del calibro di quella del Dottor Tespili, ma così è per tutte le altre già presenti, abbiano le coperture necessarie di infermieri e di personale di supporto per l’assistenza, per il benessere e la salute di questi pazienti che con fiducia si affidano ai percorsi di diagnosi e cure che il professionista medico della salute gli presenta.

Non si può più pensare di continuare in questo modo, sfruttando oltre il massimo il personale, sottoponendolo a turni sempre più massacranti e infiniti, a rientri sul turno che sono all’ordine del giorno. Un lavoratore che si assenta per malattia, attualmente mette letteralmente “in ginocchio” qualsiasi Unità Operativa di degenza e dei Servizi. Basti pensare che, per la fruizione delle ferie programmate, o in smaltimento, del personale strutturato, si ricorre all’assunzione breve a tempo determinato o addirittura alle collaborazioni in regime libero professionale: tutto perché il numero dei lavoratori impiegati nelle strutture non è sufficiente alla reale necessità. Ci dimentichiamo spesso che stiamo sempre parlando di persone e del bene più prezioso in assoluto: la salute.

Non si può non nutrire preoccupazione anche per il periodo in cui questa nuova e ulteriore equipe medico specialistica giunge nelle strutture IOB. Sui Policlinici San Marco di Zingonia e San Pietro di Ponte San Pietro sono in atto lavori importanti di ristrutturazione e ampliamento delle strutture. Già gli operatori si ritrovano a lavorare e operare in spazi sempre più ristretti, angusti e poco adeguati; i percorsi per raggiungere le varie parti dell’ospedale si allungano e si complicano sempre di più; i traslochi di degenze e servizi da una parte all’altra, o da un piano all’altro dell’ospedale sono continui e sempre, tutti, a cura e a carico del personale addetto all’assistenza infermieristica e al personale di supporto che, nel frattempo, deve continuare l’attività lavorativa con i pazienti.

Non tralasciamo di spendere due parole sulla ricezione a livello infrastrutturale dell’utenza che affluisce ai Policlinici San Marco e San Pietro. Infrastrutture inesistenti e presidi delle forze dell’ordine pressoché assenti per la tutela del cittadino ma solo atte a elevare contravvenzioni per divieti di sosta, dove i luoghi di sosta non sono minimamente sufficienti a coprire il reale fabbisogno. Il personale dipendente stesso deve partire dalle proprie abitazioni con largo anticipo per trovare un parcheggio che non c’è, per avere paura ad uscire anche in pieno giorno: non esiste un parcheggio dedicato ai dipendenti, degno di questo nome. Non parliamo delle aggressioni fisiche e verbali alle persone, da parte di “presunti parcheggiatori” che si vogliono guadagnare spiccioli e dei danneggiamenti alle automobili.

Questa è la triste realtà della Sanità Privata Convenzionata. La Regione Lombardia si limita a elargire accreditamenti e rimborsi sottraendosi al controllo in vigilando dell’operato e del modus operandi di queste strutture che davvero rappresentano una risorsa sul territorio per colmare i vuoti e le difficoltà della Sanità Pubblica che deve sottostare a rigide leggi di bilancio e al blocco delle assunzioni. Che il sistema sia tutto da rifare? Forse da rifare no, ma da rivedere sicuramente.


Angelo Murabito, FP Cisl Bergamo

 

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Alla fine, la «guerra delle bandiere» l’ha vinta il sindacato. Il giudice del lavoro ha infatti condannato il comune di Fara Gera d’Adda per comportamento antisindacale e intimato il pagamento del salario di produttività dal febbraio 2017 con i relativi interessi.

Una vertenza lunga più di un anno

Il suo apice non sta tanto nel riconoscimento da parte dell’Amministrazione di quanto dovuto per contratto ai dipendenti, quanto nella denuncia del Sindaco contro l’esposizione delle bandiere sindacali sulla facciata del comune. «Una vicenda controversa ricorda Mario Gatti, segretario generale di CISL FP Bergamo - che, dopo la firma del contratto per la distribuzione del salario aziendale per l’anno 2016 (siamo alle porte del 2018 e non si è ancora aperta la discussione per il 2017) tra l’Amministrazione comunale, RSU, FP CGIL e CISL FP, avvenuta il 29 dicembre 2016, ha visto il comportamento inadempiente della parte pubblica. Nonostante i nostri continui e il continuo alternarsi di segretari che decidevano di incaricare l’ennesima società esterna per la revisione dei fondi destinati al salario 2016».

60.000 euro per una ventina di dipendenti

All’incirca 3000 € annuali a testa, lordi, riconosciuti dalla contrattazione. Questo inutile scontro con i dipendenti ha dei costi che saranno a carico del bilancio del Comune e dunque dei cittadini di Fara (3700 euro di avvocato e 1900 euro più iva e contributo forfettario a titolo di spese a seguito della condanna del Giudice del Lavoro). Perché spendere risorse ed energie quando sindacati e dipendenti sono sempre pronti al confronto costruttivo? La sentenza rappresenta un importante risultato per i lavoratori dipendenti del Comune di Fara Gera D’Adda che nel frattempo non hanno mai smesso di garantire, pur in grande difficoltà, il servizio ai cittadini.

Adesso la questione del salario accessorio

Rimane un Comune con gravi difficoltà organizzative che si ripercuotono fortemente sul clima lavorativo e, soprattutto, pare sulla garanzia del buon andamento di una pubblica amministrazione. «Ora - conclude Gatti - sollecitiamo un incontro con l’amministrazione sul salario accessorio del 2017 (anno ormai trascorso) sul quale già incombe l’ipotesi di un taglio considerevole (30.000 € pari al 50% ) delle risorse a seguito di un ricalcolo fatto fare dall’amministrazione ad una società esterna al costo di più di cinquemila euro, ovviamente pagata con i soldi dei cittadini. Potremo sederci a ragionare serenamente con l’amministrazione comunale oppure i lavoratori dovranno nuovamente scontrarsi per vedere riconosciuti i propri diritti? Chiediamo al Sindaco e all’Amministrazione di ricondurci al più corretto ambito delle relazioni, chiudendo la vicenda per quanto espresso dal Giudice e ripartire nell’interesse dei lavoratori e della comunità».

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Scatta la protesta dei dipendenti dell’ispettorato del Lavoro di Bergamo, dopo l’assemblea convocata da CGIL, CISL e UIL nei giorni scorsi, che ha ratificato lo stato di agitazione della sede orobica.

Manca un forte impegno del Governo

723 Pratiche irregolari, 119 Lavoratori trovati in nero, 675 richieste d'intervento evase, 1486 tentativi di conciliazione svolti e 985 provvedimenti di anticipazione maternità rappresentano la mole di attività svolta dall'Ispettorato provinciale. “A fronte di numeri similidicono Dino Pusceddu, Angelo Murabito e Livio Paris per CGIL CSIL UIL del Pubblico Impiego - ci si aspetterebbe un forte impegno da parte del Governo nell'impiego di risorse in termini di banche dati, assunzioni di personale, formazione e miglioramento delle condizioni professionali ed economiche dei lavoratori. Invece, dopo un anno di totale confusione, si tagliano le risorse già liquidate ai lavoratori sul Fondo del 2015 e non viene certificato il fondo 2016 per un taglio di circa 7 milioni di euro”.

Stop agli straordinari

Per questo, da lunedì 30 ottobre i lavoratori non useranno più le loro auto proprie per effettuare i sopralluoghi nelle aziende e bloccheranno gli straordinari, sia interni che esterni agli uffici “anche dove i carichi di lavoro, per ogni area, non rendessero esplicabile l’attività ordinaria durante il normale orario di servizio”, spiegano le organizzazioni sindacali. I tagli attuati dal Governo, tra l’altro, non permettono al personale di fare le progressioni economiche, anche se gli accordi sono stati già siglati. E, come se non bastasse, non viene erogato un fondo speciale agli ispettori relativo all'anno 2017. Il personale dell'Ufficio di Bergamo, continuano i sindacalisti, “critica la poca serietà e la poca organicità che si è trascinata, aggravandosi nel passaggio da Ministero del lavoro a Ispettorato del lavoro e disegnando un percorso al ribasso per tutte le professionalità presenti nelle varie strutture.

Le domande che pesano

Come si può pensare di garantire servizi quotidiani a tutti coloro - lavoratori e cittadini, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali, consulenti del lavoro - che ogni giorno si relazionano con l'Ispettorato, senza risorse? Come si può pensare di fare controlli su un mercato del lavoro sempre più precario, senza risorse? Come si può pensare di combattere il lavoro nero e le morti sul lavoro, senza risorse? Per questi motivi la RSU dell'ITL di Bergamo e le OO.SS. FP CGIL, CISL FP, UILPA hanno proclamato lo stato di agitazione chiedendo al Prefetto di essere convocati insieme al Direttore Provinciale. Per dare forza alla protesta e per sensibilizzare la collettività del forte disagio che si sta vivendo, il personale terrà delle assemblee di un'ora al giorno ritardando l'apertura degli sportelli, non svolgerà prestazioni di lavoro straordinario e festivo e di conseguenza non riuscirà a garantire la tutela adeguata sul territorio bergamasco.

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Venerdì, 27 Ottobre 2017 00:00

Stato di agitazione al Comune di Bergamo

Ancora senza pace le relazioni sindacali tra Comune di Bergamo e dipendenti. Venerdì mattina 27 ottobre una assemblea dei lavoratori ha licenziato una mozione nella quale si proclama lo stato di agitazione del personale e si conferisce formale mandato alla RSU e ai sindacati per l'apertura di una vertenza nei confronti dell'Amministrazione comunale.

I nodi da sciogliere

La questione del contendere è ancora una volta il fondo, per cui è stato chiesto di ripristinare le risorse dall'anno 2016 dando applicazione alla sentenza del Giudice del Lavoro di Bergamo, con benefici futuri altrimenti compromessi, dopo anni di blocco contrattuale e continue riduzione delle risorse. Altro punto dolente è il fondo delle progressioni orizzontali dei dipendenti, con uno stanziamento concordato di 100.000 euro, utilizzato solo per 75.000 e con l'impegno di utilizzarlo sino ad esaurimento.

No alla richiesta di rivedere il fondo

"Di fatto - spiega Natalino Cosentino del sindacato CISL FP Bergamo - l’Amministrazione ha rigettato le proposte avanzate dalla RSU in sede di delegazione trattante, riguardanti la richiesta di rivedere il fondo del 2016, in considerazione della sentenza contro il comune di Carvico emessa dal tribunale di Bergamo. Si compromette così il valore del fondo anche per gli anni futuri. L’Amministrazione ha ritenuto conclusa la fase delle progressioni orizzontali 2016, rifiutandosi di utilizzare i resti (pari a quasi 25.000 euro), per scorrere ulteriormente la relativa graduatoria, sino ad esaurimento dello stanziamento di 100.000 euro previsto e concordato. Ha, inoltre, rifiutato la proposta della RSU di prevedere nel 2017 una progressione orizzontale per la categoria D, colpevolmente esclusa nella ultima selezione, utilizzando i resti delle progressioni orizzontali del personale nel frattempo cessato; non ha dato nessuna risposta concreta in merito alla richiesta della RSU di espletare direttamente bandi di concorso per l'assunzione del personale, senza più ricorrere a graduatorie di altri enti”.

Verso lo stato di agitazione

Insomma, questa Amministrazione - continua Cosentino - non ha ancora predisposto un piano occupazionale adeguato al decreto Madia e che tenga conto dei futuri pensionamenti, rifiutando ogni proposta sindacale anche in merito alla prestazione durante le festività infrasettimanali o nella giornata di riposo, e non ha ancora fornito risposte alle proposte avanzate dalla RSU in merito alla istituzione della Banca delle Ore, alla regolamentazione della tempistica di presentazione delle ferie nonché alla revisione di alcuni criteri del sistema di valutazione”. Stato di agitazione e vertenza sindacale saranno formalizzati nei prossimi giorni.

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Giovedì, 05 Ottobre 2017 07:28

Sciopero in Provincia per evitare il collasso

Province e Città metropolitane sono al collasso. Nonostante lo svuotamento di poteri previsto dalla legge Delrio del 2014 continuano a gestire circa 5.100 edifici scolastici (frequentati da 2 milioni e mezzo di studenti) e 130mila chilometri di strade, sono al “collasso”.

In piazza in tutta Italia per evitare il baratro

Da qui la richiesta di risorse per consentire l’erogazione dei servizi fondamentali e tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal pagamento degli stipendi. Una richiesta tuttora rimasta inevasa da parte del Governo. Per questo CGIL CISL UIL hanno proclamato lo sciopero di venerdì 6 ottobre: “In piazza in tutta Italia per evitare il baratro”, si legge nei manifesti sindacali.Ancora pochi giorni e poi, senza interventi urgenti, è concreto il rischio che molti enti tra Comuni, Province e Città Metropolitane non saranno in grado di chiudere i bilanci – dicono Roberto Rossi, di FP CGIL, Mario Gatti di CISL FP e Alessandro Morbi di UIL Enti Locali di Bergamo - Negli ultimi anni la scadenza dei termini per l'approvazione dei bilanci degli enti locali, per il sistema delle autonomie, convive con il grande rebus di come conciliare la crisi finanziaria con la garanzia di servizi ai cittadini”.

Ricadute sui cittadini e sui dipendenti

Ormai, infatti sempre più frequentemente il sistema di Comuni e soprattutto Province e Città metropolitane non riesce a chiudere i bilanci in regola. La violazione di vincoli di bilancio, infatti, comporta per questi enti piani di rientro che colpiscono immediatamente i cittadini attraverso l'incremento della tasse e, nei fatti, una riduzione della garanzia di diritti di cittadinanza fondamentali. “Anche nella virtuosa Bergamo – continuano i sindacalisti - la Provincia chiude il bilancio in extremis con un aiutino da 1,9 mln e qualche aggiustamento contabile che, forse, equivale a qualche taglio sui servizi, ma anche in giro per i 242 Comuni le difficoltà ci sono. Gli effetti sui tagli li vediamo tutti e li sentiamo come cittadini, come lavoratori, ma anche per le imprese. Ma colpisce in modo drammatico i dipendenti di questi enti che soffrono la decurtazione dei salari nonché la riduzione degli organici”.

Necessarie misure di buon senso

Queste sono le ragioni che inducono le Organizzazioni Sindacali a proporre al Governo misure che consentano di evitare le situazioni di dissesto degli enti, misure che evitino che a pagare il prezzo più grande della crisi siano i soggetti più deboli. “Servono misure di buon senso soprattutto in una situazione per la quale la crisi finanziaria, come nel caso delle Province e Città Metropolitane, è frutto di scelte sbagliate che hanno deliberatamente impoverito questi enti. Per queste ragioni abbiamo proclamato lo sciopero dei lavoratori delle Province e delle Città Metropolitane per l’intera giornata di venerdì 6 ottobre. E’ giunto il momento di superare una discussione datata e di aggiornarla. Tutti contro gli “enti inutili”, ma forse ogni territorio ha le sue specificità costruite in anni di buone prassi e , come si è visto, non basta usare le forbici; occorre organizzare un sistema nuovo e che funzioni”.

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Venerdì, 29 Settembre 2017 07:37

Stato di agitazione per i dipendenti della Bof

Dipendenti e organizzazioni sindacali di Bergamo Onoranze Funebri sono in stato di agitazione: le ultime notizie relative all’agenzia, infatti, non lasciano presagire buone prospettive.

La preoccupazione sul futuro della società

Infatti il Comune, che aveva creato l’azienda per calmierare i prezzi in un settore socialmente delicato e importante, ha annunciato che è sua intenzione procedere alla trattativa diretta per l’affitto dell’intera azienda, anticamera della vendita definitiva alla “concorrenza privata”, dopo che era andata deserta la prima asta. Per questo CISL FP e FP CGIL, dopo l’assemblea con i 12 dipendenti, hanno dichiarato lo stato di agitazione e chiedono l’attivazione della procedura di conciliazione.”.

Disattese le assicurazioni dell’assessore

Per Gian Marco Brumana e Natalino Cosentino, sindacalisti di CGIL e CISL,aver attivato la trattativa diretta è in netto contrasto con la assicurazioni fornite in un recente incontro dall’assessore ai Servizi Cimiteriali circa il mantenimento della gestione diretta del servizio da parte dell’amministrazione comunale e testimonia la palese volontà del Comune di dismettere l’azienda”, con ciò mettendo anche a rischio l’occupazione degli attuali dipendenti.

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Sono in corso giorni di mobilitazione in tutt’Italia per i lavoratori delle Province e delle Città metropolitane contro l’approvazione del Decreto legge sugli enti locali, colpevole, per i sindacati, di non fornire adeguate risorse al funzionamento dei servizi, in termini economici e umani.

Criticità nei servizi e precarietà del personale

La protesta, indetta da FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, segue lo stato di agitazione del personale dichiarato il 10 maggio scorso. I sindacati denunciano “la profonda difficoltà finanziaria in cui versano” questi enti, "una situazione di estrema criticità nell'erogazione dei servizi offerti, cui si aggiungono le condizioni di notevole precarietà che sta vivendo il personale impiegato nei servizi, penalizzato pesantemente, anche da un punto di vista salariale, dalla scure di tagli succedutisi negli ultimi anni”.

L’ordine del giorno

A Bergamo i lavoratori della Provincia si sono riuniti in un’assemblea il 22 maggio. Durante i lavori, è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno. I punti salienti che i lavoratori della Provincia ritengono necessari sono:

1) Il decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, recante “disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo” contenga misure che garantiscano, nelle Province in dissesto, il pagamento della retribuzione al personale, considerandolo creditore privilegiato;

2) E' urgente intervenire ad emendare l’articolo 1, comma 418 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 nella parte in cui prevede l’ esclusione dal versamento ad apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato di un ammontare di risorse pari ai risparmi di spesa;

3) E' necessario emendare il comma 1 dell’articolo 20 del decreto in esame che concede un contributo di 110 milioni di euro per l’anno 2017 destinato al finanziamento delle funzioni fondamentali delle Province delle Regioni a statuto ordinario di cui alla legge n. 56/2014, da ripartire anche tenendo conto dell’esigenza di garantire il mantenimento della situazione finanziaria corrente e in riferimento a ciò modificare la somma prevista in 650 milioni di euro indicato nel documento ricognitivo prodotto dal Sose S.p.a. relativo ai fabbisogni standard. Il tutto al fine di consentire alle Province di esercitare le funzioni fondamentali ad esse attribuite dalla legislazione vigente”.

L’attenzione sui temi non deve calare

L’assemblea ha chiesto, inoltre, “di intervenire a estendere a tutti gli enti locali, comprese le Province, la possibilità di procedere con le assunzioni previste dall’art. 22 del decreto legge n. 50/2017 per andare a coprire i posti in organico resisi vacanti a seguito delle cessazioni. L’assemblea ha, infine, invitato CGIL, CISL e UIL ad operare presso le Commissioni e i rappresentanti dei Gruppi Parlamentari perché le istituzioni pongano la massima attenzione a questi temi.

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Martedì, 16 Maggio 2017 00:00

Madre di tre figli costretta a dimettersi

Un’infermiera dipendente della Casa di Riposo di Cene (madre di tre figli minori) non ha potuto far altro che dimettersi, dopo il tempo passato inutilmente a richiedere che le fosse riconosciuto il part-time.

Una vergogna negare un diritto

Dal sindacato FP CISL, Giulio Pennacchia non trova altri termini per “sanzionare” il comportamento del Comune che dirige la Casa di Riposo: “È una vergogna… Il Papa che parla di famiglia; il ministro che lancia il bonus mamma; i partiti che occupano i parchi per appoggiare le rivendicazioni familiari, i numerosi spot che spingono a richiedere il part time…e intanto nella civilissima Bergamo una mamma di tre figli è costretta a dare le dimissioni perché non le viene concesso né part time né aspettativa non retribuita. È quasi immorale”.

La lettera al Presidente della Provincia

La donna ha manifestato la sua situazione anche con una lettera, indirizzata oltre che al Comune, al Presidente della Provincia, Matteo Rossi, e ai sindacati.Trovandomi nell’impossibilità di riprendere servizio a tempo pieno e profondamente amareggiata per la scarsa attenzione posta in essere dai responsabili del Comune di Cene, comunico le mie dimissioni dal servizio a far data dal 16 maggio 2017”.

Tradita la centralità della persona

Eppure, nel sito istituzionale della Casa di Riposo di Cene – continua Pennacchia – campeggia in bella evidenza il Codice Etico, nel quale si fa riferimento alla centralità della Persona, al Rispetto dei principi e delle norme vigenti, alla tutela della dignità del lavoratore. Peccato, che quando la lavoratrice si è presentata per presentare la richiesta, le sia stato risposto che nessuno l’aveva obbligata a fare tre figli…. uno scandalo!”.

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Acque agitate alla Fondazione Rubini di Romano di Lombardia: a un procedimento disciplinare nei confronti di 6 lavoratrici, si risponde con una manifestazione pubblica e un presidio di fronte al Comune.

Una annosa vertenza sindacale

La struttura, che ospita 60 persone e occupa 40 lavoratori, in maggioranza donne, è infatti al centro di una vertenza sindacale aspra e lunga. Al centro della disputa l’intenzione del Consiglio di Amministrazione di modificare le modalità di distribuzione del pasto agli ospiti, idea approvata senza alcuna comunicazione preventiva a sindacato e RSU, che pure fanno parte di una commissione creata apposta per valutare la fattibilità di modifiche all’organizzazione del lavoro. La nuova “regolamentazione”, in pratica prevede che sia istituita una turnazione nell’accesso alla sala da pranzo, che comporterebbe non poche difficoltà logistiche e organizzative, che ricadrebbero soprattutto sugli anziani presenti nella RSA.

Il comunicato sindacale

Noi – si legge nel comunicato sindacale -, per il bene degli utenti, abbiamo scelto la linea morbida, il buon senso e la protesta educata. Altri no! Siamo tornati al tavolo negoziale e abbiamo stabilito regole e costituito commissioni paritetiche per lo studio di fattibilità di modifiche all’attuale piano di lavoro. Loro (il CdA, ndr), senza alcuna comunicazione preventiva e senza che l’apposita commissione fosse informata, hanno deciso una modifica della modalità di distribuzione del pranzo, che avrebbe comportato notevoli disagi sia agli ospiti sia al personale. Per questo il sindacato, il personale e la componente RSU si sono rifiutati di sperimentare tale iniziativa, peraltro, ripetiamo, mai concordata con la commissione costituita. La direzione ha per questo motivo aperto un procedimento disciplinare nei confronti delle lavoratrici”.

Manifestazione l’8 maggio a Romano

Una decisione inaccettabile per Giorgio Locatelli e Giulio Pennacchia, rappresentanti dei sindacati della Funzione Pubblica di CGIL e CISL di Bergamo, che hanno deciso di indire una manifestazione (l’8 maggio) davanti al Comune di Romano di Lombardia.

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