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Unione Sindacale di Bergamo

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Mercoledì, 20 Settembre 2017 00:00

Quarta Fiera della Contrattazione 2017

Produttività e relazioni industriali. E' il tema che caratterizza la 4° Fiera della Contrattazione territoriale in programma mercoledì 20 settembre (dalle 9 alle 13) nel Salone Riformisti del Lavoro della sede del sindacato Cisl Bergamo. Alla tavola rotonda interverranno, presentati da Giacomo Meloni (Segretario Cisl Bergamo), Paolo Tomassetti (Adapt), Lucio Imberti (Università Statale di Milano) e Ferdinando Piccinini (Segretario Generale Cisl Bergamo).

Saranno, inoltre, illustrati gli accordi bergamaschi di welfare contrattuale: Simply (Fisascat), Promat e Newsystem (Filca) e Accordo territoriale Confimi-FIM.


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Pubblicato in Eventi

Sono poco meno di 200 gli accordi aziendali firmati in provincia di Bergamo dalla CISL nel corso del 2016, per oltre 15000 lavoratori. La presentazione del dossier OCSEL (osservatorio CISL degli accordi territoriali) avvenuta il 13 giugno a Roma ha confermato come la contrattazione decentrata superi la crisi.

A Bergamo 192 contratti aziendali o territoriali

Secondo l’analisi del gruppo di studio nazionale, dove figura il bergamasco”Roberto Benaglia, “rispetto al biennio precedente si registra una netta inversione di tendenza nel peso degli istituti contrattuali al centro delle trattative. Gli accordi per crisi o ristrutturazione che prima riguardavano ben il 62% dei contratti – e il dato rispecchia anche il panorama provinciale - scendono ora al 37%, mentre la contrattazione del salario sale dal 23% al 43% degli accordi, quella del welfare dal 10% al 20%, quella dell’orario dal 12% al 19%”. I numero orobici parlano, nel dettaglio, di 192 contratti aziendali o territoriali, per oltre 15.000 lavoratori, firmati dalle categorie della CISL nel corso del 2016 in provincia, contro i 130 del 2015 e i 62 del 2013.

Contrattazione: motore prevalente dell’attività sindacale

Il secondo livello vede il territorio di Bergamo protagonista - dice Giacomo Meloni, segretario del sindacato Cisl Bergamo. Un’evidenza che deve essere da sprone per tutti nel rafforzare maggiormente gli spazi contrattuali nelle aziende, cogliendo anche l’opportunità di una seppur tiepida ripresa economica e della detassazione al 10% del Premio di Risultato oltre alla possibilità per il lavoratore di optare per azioni di welfare (completamente detassate) anziché per il salario. Anche sotto i duri colpi della crisi, dunque, la contrattazione non ha mai smesso di svolgere il proprio compito e di costituire il principale regolatore dei rapporti di lavoro e delle loro condizioni nelle aziende.

Salario e welfare ai primi posti

Sui temi trattati nella contrattazione aziendale , il posto di rilievo lo mantiene comunque il salario, mentre al secondo posto si colloca il welfare in tutte le sue forme, compreso la Previdenza complementare e i Fondi sanitari. Nella graduatoria dei contenuti principali trattati nei rinnovi contrattuali, seguono poi, la sicurezza e l’ambiente, l’orario di lavoro e le relazioni sindacali, la formazione e formazione continua, e la stabilizzazione dei lavoratori precari. In sostanza, secondo il rapporto OCSEL nazionale, la contrattazione decentrata torna ad occuparsi dei capitoli fondamentali del rapporto di lavoro, anche con contenuti sempre più innovativi.

Penalizzati i lavoratori discontinui

Dall’osservatorio appare che solo il 28% dei tempi determinato e il 18% dei somministrati è esplicitamente destinatario degli aumenti di premi variabili annui. I settori più coperti dalla contrattazione nell’osservatorio sono il commercio (19% del totale accordi), il metalmeccanico (16%), il chimico (15%), l’edilizia (14%), le aziende di servizi e terziarie (10%) e il tessile (7%), a dimostrazione che la contrattazione di secondo livello ormai segue l’evoluzione dell’economia verso il terziario e non rimane confinata nel manifatturiero. Per quanto riguarda la distribuzione geografica mentre il 32% degli accordi registrati sono relativi a gruppi presenti in più regioni del territorio, un altro 48% riguarda aziende del Nord, il 14% quelle del Centro e solo il 6% il Sud e le isole, a conferma di un certo squilibrio territoriali che vede la contrattazione svilupparsi soprattutto nelle aree maggiormente dinamiche economicamente del paese. Se si misura la sola contrattazione salariale, questa viene svolta per ben il 70% al Nord. 


Terzo rapporto Ocsel sulla contrattazione decentrata: sintesi, testo integrale e slide della presentazione --> http://bit.ly/2tkB3mb

Pubblicato in Comunicati Stampa

E’ stato presentato il 13 giugno alla presenza della Segretaria generale Annamaria Furlan, il 3° Rapporto Ocsel che analizza i contenuti di 2.094 accordi frutto della contrattazione decentrata svolta negli anni 2015 e 2016 in 1.478 aziende che occupano 753.304 addetti.


Una contrattazione per tutti i settori produttivi

"Si tratta di uno spaccato legato ai soli accordi che le strutture sindacali immettono nella banca dati dell’osservatorio, in questo report non è contabilizzata la contrattazione territoriale, che sarà al centro di un prossimo rapporto e che in settori come edilizia, agricoltura e artigianato è in realtà molto attiva e copre migliaia di Pmi e centinaia di migliaia di lavoratori. I settori più coperti dalla contrattazione nell’osservatorio sono il commercio (19% del totale accordi), il metalmeccanico (16%), il chimico (15%), l’edilizia (14%), le aziende di servizi e terziarie (10%) e il tessile (7%), a dimostrazione che la contrattazione di secondo livello ormai segue l’evoluzione dell’economia verso il terziario e non rimane confinata nel manifatturiero.Dalla ricerca - commenta Annamaria Furlan - emergono notizie davvero importanti. La contrattazione di secondo livello riguarda quasi tutti i settori produttivi, dal commercio ai servizi, si sta davvero diffondendo in questi ultimi anni. Finalmente si è usciti dalla contrattazione di governo della crisi e si è arrivati ad una contrattazione di rilancio della produttività e del salario".La contrattazione di secondo livello, antitesi del salario minimo e del reddito di cittadinanza – dichiara Furlan - non è più patrimonio della grande imprese. Il lavoro che la Cisl ha fatto in questo senso ha dato un contributo formidabile per le grandi e le piccole imprese ma va recuperata anche nella P.A.”.

La sfida del Pubblico Impiego

Rimane il dramma del Sud dove la contrattazione di secondo livello è poco presente. Mentre infatti il 32% degli accordi registrati sono relativi a gruppi presenti in più regioni del territorio, un altro 48% riguarda aziende del Nord, il 14% quelle del Centro e solo il 6% il Sud e le isole, a dimostrazione di un certo squilibrio territoriali che vede la contrattazione svilupparsi soprattutto nelle aree maggiormente dinamiche economicamente del paese. Questo dato è appesantito dal fatto che se si misura la sola contrattazione salariale, questa viene svolta per ben il 70% al Nord. "Il pubblico impiego rappresenta un'altra grande sfida per la contrattazione di secondo livello. Noi adesso andremo al tavolo sui contratti e va fatta una contrattazione ente per ente, ospedale per ospedale, comune per comune. Inoltre - aggiunge la Segretaria generale - la Cisl propone di detassare gli accordi di secondo livello anche nella P.A". Altro dato importante è che sulla contrattazione è più facile fare sintesi unitaria.Credo ci siano tutta una serie di motivi - spiega - per ciò che avviene perché nella contrattazione non c’è la speculazione di terzi ma solo il confronto genuino tra le parti sociali" "Mi auguro che Confindustria esca dal limbo delle riflessioni e avvii un percorso chiaro. Noi siamo pronti e il confronto potrebbe essere chiuso in poco tempo". Furlan fa inoltre sapere che il 4 luglio si riprenderà la trattativa con Confindustria sul Patto per la Fabbrica che dovrebbe ridisegnare, tra le altre cose, anche il modello contrattuale.

Coinvolgimento attivo di impresa e lavoratori

Secondo Gigi Petteni, Segretario confederale Cisl, “la contrattazione decentrata vive una nuova fase di sviluppo e di azione, certamente tutta ancora da consolidare, determinata dal fatto che in questo non facile post-crisi impresa e lavoro sono impegnati a ricercare risultati di competitività ma al tempo stesso di coinvolgimento attivo dei lavoratori”. “Occorre – prosegue Petteni - far tornare al centro del dibattito sindacale e pubblico il senso e i contenuti della contrattazione capace di coinvolgere attivamente impresa e lavoratore, dando strumenti e protagonismo a categorie, operatori e delegati impegnati. La Cisl è convinta che la diffusione della contrattazione decentrata e i tassi di copertura della stessa rispetto alla platea dei lavoratori siano più consistenti di quello che comunemente viene ritenuto. "Se nell’opinione di alcuni protagonisti e analisti - continua Petteni - spesso si ritiene che la contrattazione decentrata copra non più del 20% dei lavoratori italiani (tanto da non volergli affidare eccessivi ruoli), i dati sulla diffusione della contrattazione di produttività all’insegna della detassazione introdotta dal governo, sul peso della contrattazione territoriale in settori come artigianato, edilizia e agricoltura, sulla stessa contrattazione aziendale osservata da OCSEL suggeriscono una copertura ben più vasta, certamente dinamica e non in via di riduzione. Abbiamo quindi motivo per conoscere di più gli accordi che si stanno realizzando, -conclude il Segretario confederale- proprio perché contrattare vicino ai lavoratori che rappresentiamo è diventato sempre più strategico e significativo".


1) Il testo integrale del 3° Rapporto Ocsel
2) Presentazione

 

Pubblicato in Contrattazione

Locandina riepilogativa dei rimborsi e degli aiuti economici e sanitari dedicati ai lavoratori artigiani attraverso i fondi Wila e Sanarti

Pubblicato in Materiale informativo

La CISL di Bergamo, con le sue categorie, ha firmato nel corso del 2016 circa 200 contratti di secondo livello: si va dalla buona contrattazione per il lavoro domenicale alla Simply di Verdello, alla costituzione della banca ore etica presso la Tino Sana di Almenno, al portale per il welfare diffuso nei paesi di Valcavallina e Basso Sebino.

Soluzioni innovative e diritti rafforzati

Nel corso degli ultimi anni, la contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale, ha portato a Bergamo soluzioni innovative, diritti rafforzati, welfare a favore della famiglia e incentivi economici assolutamente interessanti. “Risultati impensabiliprecisa Giacomo Meloni, segretario del sindacato CISL Bergamo - in assenza di un buon modello contrattuale, fatto da un CCNL solido, capace di dare indirizzi generali condivisi, e da un secondo livello in grado di rinforzare l’organizzazione del lavoro e la capacità di spesa del lavoratore. I tanti contratti “spuri” e “alternativi” censiti dal CNEL nel suo ultimo rapporto non garantiscono questi frutti a livello nazionale, né tanto meno locale”. Meloni legge con molta attenzioni i dati del CNEL e quelli dell’osservatorio CISL sulla contrattazione e ribadisce: “Non è possibile sapere quanti lavoratori a Bergamo subiscano gli effetti di una contrattazione “separata”, ma sappiamo che molte aziende che si riconoscono nei CCNL firmati da CGIL CISL UIL applicano anche ottimi contratti aziendali, cosa che non succede in altre aziende. E a rimetterci sono solo i lavoratori”.

Difendere la vera titolarità della contrattazione

Non è raro, ormai, trovare persone che lavorano fianco a fianco, svolgono lo stesso incarico, ma hanno contratti diversi. Succede spesso nel commercio, nei trasporti e nella cooperazione. A livello provinciale, due aziende metalmeccaniche vicine possono applicare due CCNL diversi, con forti disparità sia a livello salariale che normativo. Il CNEL ha recentemente pubblicato un report aggiornato circa i CCNL stipulati, dove emerge l’aumento del numero di Contratti Nazionali vigenti, soprattutto a seguito della proliferazione di sigle datoriali e sindacali di dubbia o scarsa rappresentatività. Erano 561 i contratti nazionali del 2013 sono diventati 618 nel 2014, 798 nel 2015, 757 nel 2016 e addirittura 809 nel marzo di quest’anno. Più 44,2% in quattro anni. Per la CISL si tratta di un fenomeno che non si può sottacere, che rischia se abbandonato a se stesso di allargare i rischi di un dumping contrattuale negativo e dannoso. Occorre invece, sulla base degli approfondimenti necessari e della esatta dimensione del fenomeno che si sta registrando, riflettere ulteriormente ed essere protagonisti di proposte che difendano la vera titolarità della contrattazione nazionale e del ruolo delle parti sociali veramente rappresentative.

Emblematico il caso del commercio

Sono 263 i CCNL firmati dalle categorie aderenti a CGIL CISL UIL, il 32,5% del totale. Questa apparente minoranza dei CCNL contrattati dai sindacati confederali deve ancor di più suonare come un campanello d’allarme circa l’ormai massiccio numero di contratti non rappresentativi: il raddoppio del numero di CCNL stipulati in soli 4 anni è dovuto soprattutto alla creazione esponenziale di accordi stipulati tra sigle autoreferenziali. Emblematica è la situazione del comparto del commercio, dove CGIL CISL UIL stipulano 22 CCNL, ma alla banca dati del CNEL ne sono stati depositati ben altri 170. “La battaglia contro il dumping contrattuale in Italia è urgente, e a livello nazionale vanno affrontante scelte coraggiose sulla rappresentanza, sostenute, oltre che sul piano legislativo, anche dalle parti datoriali. La Babele dei contratti fa pensare che sia arrivato il momento di dimostrare la responsabilità necessaria a valutare seriamente un passaggio di questo tipo, fatto però in modo da non ledere l’autonomia delle parti”.

Il contributo della Cisl Bergamo

Intanto, sul piano locale, Bergamo, con la CISL di Bergamo, ha dato un contributo consistente nella contrattazione territoriale. Sono stati 192 i contratti aziendali o territoriali, per oltre 15.000 lavoratori, firmati dalle categorie della CISL nel corso del 2016 in provincia, contro i 130 del 2015 e i 62 del 2013. La contrattazione rimane il motore prevalente dell’attività sindacale. Il “secondo livello” vede il territorio di Bergamo protagonista in Lombardia nel triennio 2013/2015. “Un’evidenza - conclude Meloni - che deve essere da sprone per tutti nel rafforzare maggiormente gli spazi contrattuali nelle aziende, cogliendo anche l’opportunità di una seppur tiepida, ripresa economica e della detassazione al 10% del Premio di Risultato oltre alla possibilità per il lavoratore di optare per azioni di welfare (completamente detassate) anziché per il salario”. Sui temi trattati nella contrattazione aziendale, il posto di rilievo lo mantiene comunque il salario, mentre al secondo posto si colloca il welfare in tutte le sue forme, compreso la Previdenza complementare e i Fondi sanitari. Nella graduatoria dei contenuti principali trattati nei rinnovi contrattuali, seguono poi, la sicurezza e l’ambiente, l’orario di lavoro e le relazioni sindacali, la formazione e formazione continua, e la stabilizzazione dei lavoratori precari.


Prospetto statistico

 

Pubblicato in Comunicati Stampa

I sindacati Cgil, Cisl e Uil e Confindustria Bergamo hanno firmato un protocollo per il sostegno ai miglioramenti organizzativi e gestionali dell’industria bergamasca. In un contesto di sensibile, seppur debole e incerto, miglioramento, per le imprese è importante rispondere in modo tempestivo alle richieste del mercato. Qui che entra in gioco il ruolo chiave della produttività, elemento centrale per la competitività delle imprese.

Il Protocollo prende in considerazione i rapporti di lavoro, quelli sindacali e la premialità. È importante, stando al testo dell’accordo, "favorire l’adozione di premialità effettivamente correlate ai risultati aziendali". Un piccolo test è già stato effettuato nel secondo semestre dell’anno scorso su un campione di 12 imprese di vari comparti e dimensioni con il coinvolgimento dei tre sindacati. Obiettivo cercare di capire i principali problemi organizzativi e gestionali in ambito lavorativo.

Con questo protocollo si vuole anche far conoscere alle imprese il quadro normativo che favorisce forme di flessibilità e al tempo stesso coinvolgere i lavoratori "nella conoscenza degli indirizzi aziendali e nella comprensione e discussione delle pratiche gestionali interne". Per Ferdinando Piccinini, Segretario Generale del sindaco Cisl Bergamo, "con questo protocollo c’è la volontà di fare della contrattazione aziendale l’elemento fondamentale per una maggiore competitività delle imprese, coinvolgendo maggiormente i lavoratori nei processi aziendali. Ovviamente, c'è un’interpretazione comune delle parti che poi va declinata in ogni singola specificità aziendale. La sfida non è solo il raggiungimento di un risultato economico ma anche il maggiore coinvolgimento dei lavoratori nelle dinamiche aziendali: Bergamo può davvero risultare innovativa in questo percorso”. 


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Pubblicato in Contrattazione

Cgil Cisl Uil e Confimi hanno sottoscritto oggi un accordo sulla detassazione dei premi di risultato. Nei contenuti l’accordo ricalca quanto già sottoscritto con Confindustria e Confapi e completa così la possibilità di estendere nel mondo delle PMI dei settori industriali prive di RSU/RSA - e anche su base territoriale – la contrattazione di secondo livello legata ad obiettivi, nonché l’opportunità di usufruire delle agevolazioni fiscali e di promuovere il welfare contrattuale.

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Cgil, Cisl e Uil hanno firmato il 30 novembre a Palazzo Vidoni l'accordo quadro con il Governo sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego che finalmente sblocca un contratto fermo da 7 anni. Previsto per 3,3 milioni di lavoratori del settore un aumento medio di 85 euro lordi mensili. "Si apre - precisa Giacomo Meloni, segreteria del sindacato Cisl Bergamo - una ripresa dei negoziati per i rinnovi contrattuali in tutti i settori e i comparti".

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Sono stati necessari 42 mesi (quelli trascorsi dalla scadenza del contratto precedente) e diverse iniziative di mobilitazione e sciopero, ma alla fine, il 14 novembre, è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti dell’industria turistica.

Un'intesa che interessa 200mila lavoratori

La firma tra FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS e Aica Federturismo Confindustria rappresenta un risultato importante per i circa 200mila lavoratori di grandi catene alberghiere, parte dei pubblici esercizi, delle aziende turistiche all’aria aperta, dei tour operator, delle strutture portuali, degli stabilimenti balneari e dei parchi. Il nuovo contratto, valido fino al 31 gennaio 2018, interviene sul trattamento economico delle diverse figure professionali di questo settore. “Nel dettaglio viene stabilito un aumento medio di 88 euro a regime suddiviso in tre tranche a partire dalla retribuzione del mese di novembre 2016” spiegano i tre segretari generali provinciali Mario Colleoni di FILCAMS-CGIL, Alberto Citterio di FISASCAT-CISL e Maurizio Regazzoni di UILTUCS-UIL di Bergamo. “L’intesa conferma l’importanza della contrattazione nazionale ma prevede anche l’aggiornamento dell’elemento economico di garanzia per la contrattazione di secondo livello territoriale e aziendale che viene portato fino a 186 euro. Importante anche l’intervento sulla bilateralità di settore e sul welfare contrattuale”.

Un passo in più verso la "normalizzazione" del settore

Si tratta di un risultato negoziale che i sindacati definiscono “non scontato, ottenuto con fatica e fortemente sostenuto dai lavoratori, scesi in piazza in numerose iniziative di mobilitazione e sciopero. La parola ora passa proprio a loro: saranno chiamati ad esprimersi nelle assemblee di consultazione che si terranno nelle prossime settimane nei luoghi di lavoro”. Secondo FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS il rinnovo del Contratto nazionale dell’industria turistica potrebbe favorire il riallineamento normativo nel comparto dove oltre 600mila addetti dei pubblici esercizi, della ristorazione collettiva e delle agenzie di viaggio attendono il completamento del percorso per i nuovi contratti di settore.Si tratta di un ulteriore importante passo verso la ‘normalizzazione’ che auspichiamo possa invertire la tendenza in un settore che ha vissuto una stagione difficile e inedita da un punto di vista della contrattazione nazionale e che ancora registra purtroppo interi settori privi di copertura” proseguono Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni.

Il turismo si rilancia con i rinnovi contrattuali

Mentre la frammentazione della compagine datoriale e i negoziati aperti su più tavoli di confronto non hanno certo influito positivamente sul completamento del percorso di rinnovo contrattuale, il turismo, con l’11,8% del Pil, è infatti una delle attività trainanti dell’economia del nostro Paese con un giro di affari di oltre 167milardi di euro nel 2015 e che dovrà rappresentare il futuro sviluppo anche per l'economia del territorio bergamasco. ”Nel sindacato - concludono i tre segretari provinciali - è forte la convinzione che il rilancio del turismo passi anche attraverso i rinnovi contrattuali di settore che dovranno intervenire sempre più sulla leva della formazione professionale e generare strumenti bilaterali e partecipativi. Il completamento del percorso di rinnovo con tutte le numerose rappresentanze imprenditoriali non solo è un dovere nei confronti degli addetti del settore in provincia di Bergamo ma rappresenta un’opportunità per il rilancio dell’intero comparto turistico che, ora più che mai, va sostenuto mediante norme contrattuali che possano accompagnare gli improcrastinabili processi di sviluppo”.

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Che il welfare sia ormai una presenza stabile nei contratti integrativi aziendali è noto. Ma, in almeno due intese raggiunte nella nostra provincia, si può dire che ha compiuto un passo in più, nell’ottica di rispondere a situazioni particolari dei propri dipendenti.

I casi Promat e Tino Sana

Parliamo della Promat di Filago e della Tino Sana di Almenno San Bartolomeo. Nella prima, azienda che produce pannelli di calcio silicato destinati alle protezioni dal fuoco e dalle alte temperature per i settori dell’industria e dell’edilizia, si è introdotto il contributo di solidarietà o microcredito. Funziona così: per evitare che il dipendente che necessita di un prestito si rivolga a società finanziarie, sindacato e azienda hanno pensato alla costituzione di un fondo in cui i lavoratori - ovviamente su base volontaria - possono versare il valore di due ore di permessi individuali a cui la società aggiunge una quota paritetica. «L’idea - spiegano da Promat, che ha un organico di circa 60 addetti - è che, detto che devono essere ancora definite le modalità di funzionamento del fondo, si vadano ad erogare importi intorno ai 2 mila euro a richiesta». Anche per la restituzione della cifra sono in fase di definizione regole che vadano comunque incontro ai dipendenti e in caso di applicazione del tasso di interesse, al termine della disanima fiscale, si valuterà il più basso possibile, se non pari a zero. Inoltre, con questo integrativo l’azienda allargherà anche ai figli dei lavoratori aderenti al fondo sanitario la copertura dei rimborsi delle spese mediche. Il premio di risultato, invece, mediamente ammonta a 500 euro l’anno, tenendo conto di parametri come la qualità, la sicurezza e i tempi di produzione.

Evoluzione del contratto di secondo livello

«Sia alla Tino Sana che alla Promat il contratto di secondo livello, oltre che guardare ai risultati economici, mette in campo alcune forme innovative rispetto al welfare per creare dei fondi di solidarietà tra lavoratori», dice Silver Facchinetti della Filca-Cisl. «Diversi dipendenti utilizzavano il meccanismo della cessione del quinto, mentre noi abbiamo pensato di attivare il microcredito che è una sorta di soluzione solidaristica tra lavoratori - aggiunge Marco Bonetti della Fillea-Cgil -. Per noi è importante, perché implica anche che il Tfr maturato non sia utilizzato come garanzia per le finanziarie, ma destinato al suo vero scopo che è quello della previdenza complementare al fine pensionistico». Alla Tino Sana, invece, fa capolino nell’integrativo la «banca etica». Con l’obiettivo di andare incontro ai dipendenti che necessitano di usufruire di permessi non retribuiti per gravi motivi familiari. Per non lasciare senza trattamento economico chi ricorre a questi permessi, le parti hanno concordato che i lavoratori - su base volontaria - accantonino in un fondo il valore di ore di Rol (Recupero orario di lavoro) e l’azienda vi aggiunga un pari importo netto. «Con l’intenzione - dicono dalla Tino Sana, specializzata in lavorazioni in legno e arredi per hotel e navi da crociera, che conta oltre 150 dipendenti - di mettere a disposizione almeno 500 euro netti al mese». Altra misura messa in campo è quella dell’integrazione dei redditi più bassi. Per fare in modo che chi ha una busta paga mensile inferiore a 1.800 euro, raggiunga questo importo, l’azienda stanzia un contributo fino ad un massimo di 70 euro in base ai carichi familiari di ciascun dipendente interessato. «Inoltre - aggiunge Silver Facchinetti - è stata estesa la sanità integrativa con la possibilità di avere una polizza assicurativa sulla non autosufficienza, offrendo più opzioni al lavoratore all’interno del welfare integrativo». (Francesca Belotti - L'Eco di Bergamo del 3 novembre 2016)

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