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Unione Sindacale di Bergamo

Venerdì, 15 Dicembre 2017 08:32

Integrativo Sma Simply prorogato e migliorato

Buone notizie per i lavoratori di Sma Simply, la catena di supermercati francese del Gruppo Auchan, presente in provincia con 5 punti vendita e circa 150 addetti. FISASCAT CISL, FILCAMS CGIL e UILTUCS, insieme alle Rappresentanze Sindacali Aziendali, hanno infatti siglato con la direzione di Auchan Retail Italia l’accordo di proroga del contratto integrativo aziendale.

Ripristinate le previsioni dell’integrativo

L’accordo era stato sottoscritto l’1 febbraio 2014 - fino al 31 dicembre 2018, confermando l’impianto normativo in essere su relazioni e diritti sindacali, appalti, malattia e infortunio, sostegno alla genitorialità, trattamento economico del lavoro domenicale e festivo e organizzazione del lavoro. L’intesa ripristina le previsioni dell’integrativo in tema di salario variabile ed introduce in via sperimentale il nuovo salario di produttività denominato premio progresso (fino a 1200 euro lordi all’anno, erogati su base trimestrale in regime di detassazione) legato a tre indicatori riferiti alle performances a livello di punto vendita connesse all’aumento del numero di clienti, del giro di affari e del margine operativo lordo depurato dai costi di gestione. Le parti si incontreranno per definire un piano di welfare aziendale ed introdurre la possibilità di convertire il premio progresso in beni e servizi di pubblica utilità cogliendo le opportunità offerte dalla normativa

Un buon risultato

 “Si tratta di un buon risultato - chiarisce Alberto Citerio, segretario generale di FISASCAT CISL Bergamoche annulla lo stato di agitazione proclamato nelle scorse settimane dopo la disdetta unilaterale della contrattazione che impegna l’azienda ad una salvaguardia complessiva dell’occupazione oggi esistente valorizzando il confronto decentrato a livello territoriale in caso di chiusura dei punti vendita”. “È sicuramente positivoinsiste Diego Lorenzi, che per la segreteria provinciale ha seguito la trattativa -, in un momento di grande difficoltà per l’azienda alle prese con una riorganizzazione totale, riuscire a proseguire il negoziato e prolungare la scadenza di un contratto, tra l’altro migliorativo dal punto di vista economico. Ottimo che, dove manca il Contratto Nazionale, a livello territoriale non si tagli il filo del dialogo tra le parti”.

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Di diritti dei lavoratori, di quadri normativi sulle aperture dei centri commerciali ma anche di educazione al consumo e all’utilizzo del proprio tempo libero si è parlato, nel confronto svolto l'11 dicembre tra sindacati e parlamentari per discutere della vicenda delle aperture natalizie di Oriocenter, ma anche più in generale di una possibile modifica legislativa del Decreto Salva Italia che nel 2011 interveniva sul tema.

Una lettera appello ai parlamentari

Dopo il presidio del 27 novembre, FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL nei giorni scorsi avevano inviato una lettera-appello* agli onorevoli eletti in provincia di Bergamo. I sindacati hanno ricevuto la disponibilità degli onorevoli presenti all’incontro a far parte di un Tavolo di discussione sulla questione, anche se i presenti hanno fatto notare che difficilmente sarà possibile mettere mano alla legge entro questa legislatura. Al confronto dell'11 dicembre hanno partecipato gli onorevoli Antonio Misiani, Giovanni Sanga, Beppe Guerini, Lucrezia Ricchiuti. Sono intervenuti anche Don Cristiano Re, direttore dell'Ufficio della Pastorale sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo, e Cristiano Poluzzi della segreteria provinciale di Rifondazione Comunista. Hanno inviato la loro disponibilità a discutere della questione anche Elena Carnevali e Pia Locatelli.

Ciò che non è vietato dalla legge è lecito?

Alcuni di loro hanno fatto riferimento a un progetto di legge (dell’onorevole Baruffi) sul tema: votato e approvato dalla Camera dei Deputati, giace ormai da anni in Senato. “Le prossime aperture natalizie di Oriocenter (il 25 dicembre e il 1° gennaio per la ristorazione e il 26 dicembre per tutto il Centro) rappresentano un fatto inedito nel nostro territorio ed emblematico di quanto possano spingersi in avanti le scelte imprenditoriali – hanno spiegato i rappresentanti sindacali - quando l'assenza di norme e regolamentazioni non le limitino in nessun modo. Ciò che non è vietato dalla legge è lecito? Noi crediamo di no. I sindacati del commercio FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL di Bergamo hanno chiesto ad Oriocenter e agli operatori del centro di rivedere il piano delle aperture durante le prossime festività di fine anno e lo hanno fatto attraverso una lettera aperta di richiesta di confronto e un presidio pacifico con i dipendenti il 27 novembre. Le prossime festività, infatti, non sono giornate “normali”.

La festa: ricchezza dei lavoratori e della famiglia

"Temiamo che, dal prossimo anno, altri operatori, spinti dalla concorrenza innescata da Oriocenter con queste aperture, decidano di aprire i punti vendita in queste date. Oriocenter ha sempre fatto da apripista sulle aperture domenicali, festive e serali anche quando si aveva la percezione di andare oltre il limite del rispetto in primis delle persone che lì vi lavorano. La festa è e deve rimanere una ricchezza dei lavoratori e della famiglia: non possiamo ridurla a un affare in nome di un liberismo che ci piace sempre di meno. Il riposo è e deve rimanere un diritto di qualsiasi essere umano: il lavoratore non può essere ricattabile sul piano dell’occupazione; il consumatore non deve essere continuamente spinto a consumare. Ne sono convinti, e lo chiedono a gran voce, moltissimi lavoratori impiegati presso i negozi di Oriocenter: quasi la metà dei dipendenti ha firmato una petizione avviata dagli stessi lavoratori. Ora inizia ad avere lo stesso parere anche buona parte della clientela. Sulla scorta anche di quello che avviene in altri paesi del nord Europa, la risposta deve arrivare dalla politica e da una regolamentazione di legge".

L’eccesso di liberalizzazioni non seve al mercato

"Crediamo che la ricerca di un equilibrio tra le legittime aspirazioni delle parti sia un obiettivo che possa essere di garanzia per tutti. Questa garanzia è rappresentata dalle festività civili e religiose che devono essere occasioni di riposo per tutti i lavoratori e una parte delle domeniche il cui calendario può essere organizzato anno per anno dalle amministrazioni e forze sociali locali. Non abbiamo mai pensato a una soluzione che passasse attraverso il ripristino della totale chiusura degli esercizi commerciali, ma l’eccesso di liberalizzazione prodotto dal 2011 non serve al mercato e ha prodotto un peggioramento delle condizioni di lavoro delle persone che lavorano nel commercio. Quando venne approvato il Decreto Salva Italia, si disse che la liberalizzazione degli orari di apertura avrebbe rilanciato i consumi e aumentato l’occupazione. A distanza di oltre 5 anni i risultati sono di tutt’altro tipo. Chiediamo quindi che venga rivista la disciplina in termini di orari in modo da vietare l’apertura delle strutture commerciali nelle festività. Riteniamo di buon senso poter prevedere una programmazione sul lavoro domenicale o aperture extra in determinati periodi e in determinate località turistiche, ma non è accettabile quanto previsto dall’attuale legislazione”.

L’incontro del 18 dicembre

Intanto, per lunedì 18 dicembre è in programma (orario e luogo ancora da definire) il coordinamento dei delegati e dei lavoratori del centro commerciale. Ricordiamo che, prima con una raccolta di firme poi con un presidio all’esterno del centro commerciale e una breve manifestazione al suo interno il 27 novembre, i sindacati avevano chiesto che le proteste e le proposte dei lavoratori fossero ascoltate da tutti gli attori della vicenda: “Non è ancora arrivato il momento dello sciopero - avevano spiegato i tre segretari generali Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni -.Tentiamo tutte le strade possibili del dialogo. Quella dello sciopero è l’ultima ratio, alla quale non rinunciamo, ma che vorremmo spendere nelle forme e nel momento migliore”.


LA LETTERA

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Martedì, 28 Novembre 2017 09:28

L’urlo dei lavoratori contro Oriocenter

“Neanche l’Atalanta gioca a Natale….perché io dovrei lavorare”. Questa domanda, stampata su uno striscione che fronteggiava il “palazzo nemico”, e rivolta a uno dei personaggi più “coinvolti”, il presidente nerazzurro Percassi, ha accompagnato tutta la giornata davanti a Oriocenter.

No alle aperture di Natale e Capodanno

Più di 1000 lavoratori hanno partecipato, “a turno”, al colorato presidio del 27 novembre davanti al Centro Commerciale di Bergamo, organizzato da FILCAMS CGIL, FISACAT CISL, UILTUCS UIL per protestare contro la decisione del mall orobico di effettuare aperture anche durante le festività natalizie e di capodanno. Oltre ai dipendenti dei 280 negozi di Oriocenter, all’iniziativa hanno portato solidarietà decine di lavoratori degli altri grandi centri della provincia (Due Torri, Curno, Seriate), rappresentanti della grande distribuzione (Esselunga, Carrefour, Auchan) e alcuni rappresentanti di forze politiche, dal PD a Sinistra Italiana, da Rifondazione a Articolo 1.

”Il Natale è per tutti”

Il presidio ha avuto anche un risvolto a sorpresa, con “l’irruzione” dei lavoratori con bandiere, striscioni e magliette dedicate all’occasione nelle gallerie di Oriocenter, portando colore e trambusto ma soprattutto informazione ai clienti presenti, “perché è Natale per tutti, e tutti dovrebbero dedicarsi agli affetti e al riposo, e nessuno deve essere obbligato a lavorare durante festività di questa importanza”, hanno detto i segretari generale di FILCAM FISASCAT e UILTUCS provinciale (Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni).

Una follia che pesa sui lavoratori

C’è tanta rabbia, tanta delusione per questa decisione – proseguono i sindacalisti - Orio fa sempre da apripista e con questa intenzione pone la questione del lavoro festivo già dall’anno prossimo. Vogliamo fermare questa follia che pesa su lavoratori e negozianti, e alla lunga peserà anche sui clienti, in termini di aumento dei prezzi. Un equilibrio migliore è possibile: non ci fermiamo qui metteremo in campo ulteriori azioni, convinti che rivedere questa decisione è senz’altro possibile”. Intanto, prosegue all’interno del Centro Commerciale la raccolta firme, che ha superato la quota di mille lavoratori aderenti alla petizione.











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In provincia di Bergamo sono circa 200.000 le donne che lavorano. Se si ritiene a buon diritto che in generale una donna su tre riceva atteggiamenti discriminatori, nel mondo del lavoro questa emergenza riguarderebbe quasi 70.000 lavoratrici, un vero e proprio esercito, spesso senza armi per potersi difendere.

Subire il ricatto della violenza

Una condizione, nel caso del lavoro, amplificata dalle percentuali di dirigenti maschi in rapporto alla quota femminile: una situazione di inferiorità che porta sempre più spesso a “sopportare”, “tollerare” e sicuramente subire il ricatto della violenza (verbale, fisica, psicologica) per paura di perdere il lavoro e la conseguente sicurezza economica.Di fronte ai ripetuti episodi di violenze agite nei luoghi di lavoro nei confronti soprattutto di donne – dice Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo -, il sindacato non può sottrarsi dal prendere posizione e dal sentirsi pienamente coinvolto nel cercare soluzioni contro quello che sembra ormai una triste consuetudine”.

Nasce lo spazio Forza Fragile

FISASCAT CISL, la categoria sindacale del lavoro privato più femminile della provincia, intende perciò farsi carico del problema: lo fa con “Forza Fragile”, uno spazio anti discriminazioni che ha avviato in sordina la sua attività nei giorni scorsi, letteralmente esplodendo con il caso delle ragazze del bar di Bergamo, protagoniste di una storia di violenza e mobbing inedita a queste latitudini. “La vicenda del bar di Bergamo ha accresciuto la nostra voglia di intervenire contro ogni discriminazione interviene Terry Vavassori, segretaria FISASCAT provinciale -. Con il nostro spazio all’interno della categoria vogliamo fornire supporto pratico e operativo per tutto ciò che attiene il lavoro e la difesa dei diritti, creando una struttura forte e coesa pronta a difendere ogni persona coinvolta in situazioni violente o discriminatorie”.

Le statistiche del lavoro femminile

A Bergamo l’incidenza dell’occupazione femminile rispetto alla popolazione attiva è del 57,2%, contro il 78,6% maschile, e il settore del commercio a Bergamo è un’isola a maggioranza femminile. Nelle imprese bergamasche, le donne sono rappresentate marginalmente tra i dirigenti (6,5%) e i quadri (12,5%), peggio che nella media regionale (9% e 19%), mentre mantengono un certo equilibrio tra impiegati e operai. Nel settore terziario e del commercio questo gap va allargandosi a vista: tra commercio, turismo e pulizie, infatti, in un campione rappresentativo analizzato dalla FISASCAT a Bergamo, le donne sono il 74% del totale dei dipendenti. Ebbene, nei livelli contrattuali più bassi, la quota femminile sfiora il 90% (è il caso del turismo, con l’86,7%), ai livelli medi la loro presenza scende fino al 50-60%, e a quelli apicali il 95% di presenze dietro le scrivanie lo rappresentano gli uomini.

Fare rete contro la violenza

Forza Fragile sarà uno sportello attivo in ogni recapito FISASCAT, senza orari e senza operatori fissi: a ogni scrivania del sindacato si troverà gente attenta e pronta a ascoltare, oltre che a individuare forme e strumenti per garantire legalità e rispetto per ogni persona discriminata. “Siamo fermamente convintidice Corinna Preda, delegata FISASCAT e “anima” dell’operazione - di dover entrare in rete con tutti quei partner e associazioni che da sempre sul territorio bergamasco si occupano di violenza di genere e aiutano le donne a vincere la paura, a denunciare e a ricominciare a credere nel proprio futuro”.


Scarica la locandina di Forza Fragile





Storie di tutti i giorni
Alcune delle vicende raccolte da FISASCAT in tema di discriminazione

Il difficile rientro dalla maternità

Gloria è una mamma rientrata al lavoro in un bar del Centro Commerciale le due torri di Stezzano, dopo due maternità, una delle quali, purtroppo, conclusasi con la nascita di un figlio disabile. Al rientro ha ottenuto i permessi della legge 104, ma ha da subito dovuto scontrarsi con il titolare che ha da subito messo in chiaro che lei non era più “benvenuta”. Costui ha messo in atto una serie di azioni, come modificarle la mansione, non fornirle un orario rispettoso del suo part-time, e manifestando un comportamento discriminatorio rispetto ai colleghi e colleghe, negandole pure l’accesso in diverse occasioni quando lei aveva deciso di rientrare dopo la maternità. Dopo numerosi scontri, il rapporto si è concluso con le sue dimissioni e un accordo di conciliazione…

Minimizzare la violenza

Anna è una lavoratrice che da anni tenta di vivere l’esperienza della maternità. Purtroppo tutti i tentativi, compresa l’inseminazione artificiale, sono risultati tutti negativi. Anna è in corsia impegnata nelle sue mansioni. Un tizio gli si avvicina, guardandola con insistenza , la supera e si allontana. Poco dopo torna e appoggia sopra un bancone vicino a lei un fazzoletto, che si scopre sporco di liquido seminale. La caporeparto (donna), messa al corrente dell’accaduto, si limita a esclamare: “Dai…forse è la volta buona che rimani incinta!!!”. Anna comunque denuncia l’accaduto all’autorità competente: si stabilisce di prevedere dei turni di sorveglianza in borghese con orari e giorni doversi. Il caposettore (uomo) si spazientisce per i continui sopralluoghi dei poliziotti e apostrofa Anna, urlandole: “dì al rompicoglioni di smettere di disturbarti… perché sei qui a lavorare!!!”. A questo punto, Anna segnala la vicenda in azienda, che interviene inviando una mail richiedendo riscontri sui fatti segnalati, e successivamente richiedendo ai responsabili sensibilità negli atteggiamenti. La reazione di caporeparto e caposettore è stata quella di minimizzare l’accaduto, ribaltando su Anna e sulla sua presunta alterata sensibilità una percezione dei fatti superiore al reale… contribuendo ulteriormente alla vessazione di Anna…

La grezza ilarità dei compagni di agenzia

Roberta lavora, assunta, per una agenzia immobiliare. Al rientro da un giro con un cliente, comunica di aver raggiunto l’accordo per la vendita di un’abitazione: una sola visita e prezzo senza sconti. “Sarà stato per la scollatura e magari per qualcos’altro”, dice il titolare dell’agenzia, lusingato da tutti gli altri che ridevano come se fosse uno scherzo.

I colloqui di lavoro pregiudiziali

Alessia è una donna di 31 anni, mamma da circa 10 mesi. Ha lasciato il lavoro quando è andata in maternità e quando la figlia aveva circa 6 mesi ha iniziato a cercare un nuovo impiego. Il primo colloquio è durato circa 30-40 minuti, 10 dei quali a parlare delle mie esperienze lavorative passate e il resto a rispondere a domande tipo: Pensa di poter lavorare full-time? Voglio dire con una figlia… Crede di riuscire a reggere il carico di lavoro? Ha già pensato a come organizzarsi con la bambina? Ha nonne o zie che le possono dare una mano se la bimba è malata? E in casa ha già pensato a come organizzarsi?

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“È ora di spendere un’ora!”. FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UITUCS UIL chiamano a raccolta tutti i lavoratori di Oriocenter per lunedì 27 novembre. Quel giorno, mentre si svolgerà l’assemblea di tutti gli esercenti del centro commerciale bergamasco con la proprietà del centro, i sindacati chiederanno che le proteste e le proposte dei lavoratori siano ascoltate da tutti gli attori della vicenda.

Non è ancora il momento dello sciopero

Si chiederà, inoltre, che l’incontro sia portatore di risultati che possano accontentare più istanze possibili. “Non è ancora arrivato il momento dello scioperodicono Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni, segretari generali delle categorie del commercio di CGIL CISL UIL - Compito del sindacato è quello di tentare tute le strade possibili per il dialogo e alla ricerca del risultato. Quella dello sciopero è l’ultima ratio, alla quale non rinunciamo, ma che vorremmo spendere nelle forme e nel momento migliore. Intanto, riteniamo utile proseguire la ricerca del confronto con la proprietà e con i negozi, oltre a continuare a incontrare i lavoratori e ascoltare le loro esigenze: quella di lunedì 27 sarà l’occasione per tutti di dimostrare la convinzione delle proprie posizioni e segnalare alla proprietà la forza dei lavoratori”.

Chiamati a raccolta i lavoratori

Questa è l'iniziativa “E' ora di spendere un'ora del tuo tempo”. E con questo slogan FILCAMS Cgil, FISASCAT Cisl e UILTUCS saranno all’esterno dell’Oriocenter dalle 9 di mattina fino alle 18 del pomeriggio ed “accoglieranno” tutti i lavoratori che un’ora prima di entrare al lavoro o un'ora dopo l’uscita, vorranno raggiungerli per manifestare contro la decisione di effettuare le aperture natalizie così come prospettate dalla proprietà. Nei prossimi giorni sarà inviata la richiesta ufficiale di poter accedere all’assemblea degli esercenti per esporre la posizione di lavoratori, lavoratrici e sindacati.




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Mercoledì, 15 Novembre 2017 13:09

La lettera dei sindacati al Cda di Oriocenter

Più della metà dei lavoratori della galassia Oriocenter ha firmato la petizione con cui si chiede di non aprire il centro commerciale alle porte di Bergamo i giorni delle festività natalizie. Si tratta di quasi 1000 persone, dipendenti dei tanti negozi della galleria, dei ristoranti, dell’ipermercato al suo interno.

Petizione sostenuta dai sindacati

Ovviamente tutti sorpresi, amaramente, dalla decisione del consiglio di amministrazione di aprire 25 e 26 dicembre e 1 gennaio, anche se in alcuni casi la proprietà parla che lavoreranno “solo” cinema e ristorazione: “abbiamo diritto anche noi di festeggiare in famiglia o ci concederci giornate di riposo”, dicono i lavoratori, soprattutto donne, che hanno fatto partire la raccolta di firme (che FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL hanno da subito sponsorizzato) che ha incontrato l’adesione di tantissimi colleghi e tanti altri hanno dato la disponibilità a firmare.

La battaglia #nataleacasa

Negli ultimi giorni, da quando cioè i sindacati hanno sollevato il problema, numerose testimonianze di vicinanza alla battaglia del “Natale a casa” si sono espresse a diversi livelli. Adesso, FILCAMS FISASCAT UILTUCS hanno inviato una lettera aperta al Consiglio di Amministrazione di Oriocenter per chiedere che la decisione venga rivista, e che si trovino le soluzioni più utili per tutti. “Ci aspettiamo una disponibilità alla trattativa – dicono i sindacalisti -, in caso contrario valuteremo quali mosse siano le più efficaci per sostenere la giusta battaglia delle lavoratrici e dei lavoratori di Oriocenter”.



Lettera di FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL


Egregi signori, con la presente, i sindacati del commercio FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS di Bergamo chiedono che la vostra società riveda il piano delle aperture durante le prossime festività di fine anno. A tal proposito chiediamo un confronto per poter concordare con voi una diversa modalità che possa trovare la sintesi tra le necessarie esigenze dell’impresa e quelle dei lavoratori e delle loro famiglie.

Le prossime festività, infatti, non sono giornate “normali”: anche volendo passare sopra al significato religioso, ogni cultura affida a queste giornate e serate la possibilità e la ricerca di un ritorno alla familiarità di riti e incontri, poco conciliabili con aperture decise arbitrariamente. È stato detto che “viviamo tempi contraddittori in cui non si perde o non si trova lavoro, ma contemporaneamente il lavoro sta perdendo in dignità, e che questi atteggiamenti siano il segno che la vita di relazione, di compagnia e di convivialità non ha alcun valore e che per vendere qualche merce in più e incrementare i profitti, la si può sopprimere. Quello che conta è il denaro. Tutto questo, la legge lo permette, ma non lo consente il buon senso e il rispetto che dobbiamo alla cultura e alle tradizioni più sentite”.

Ne sono convinti, e ve lo chiedono a gran voce, moltissimi lavoratori impiegati presso i negozi della vostra struttura: quasi la metà dei dipendenti ha firmato una petizione avviata dagli stessi lavoratori, e molti ancora continuano a aderire all’iniziativa; iniziano a pensarla in questo modo anche alcuni parlamentari intenzionati a rivedere una legge che confondeva la liberalizzazione con un liberismo sfrenato e senza regole e senza rispetto delle sfere familiari e personali; inizia a pensarlo anche una buona fetta di potenziali clienti, consapevoli che sia più utile privilegiare il riposo festivo al desiderio di vedere soddisfatti bisogni occasionali.

La festa è e deve rimanere una ricchezza dei lavoratori e della famiglia: non possiamo ridurla a un affare in nome di un liberismo che ci piace sempre di meno. Il riposo è e deve rimanere un diritto di qualsiasi essere umano: il lavoratore non può essere ricattabile sul piano dell’occupazione, il consumatore non deve essere continuamente spinto a consumare. Crediamo che la ricerca di un equilibrio tra le legittime aspirazioni delle parti sia un obiettivo che possa essere di garanzia per tutti.

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Lunedì, 13 Novembre 2017 12:56

No all’apertura dei centri a Natale!

Tutte le domeniche di dicembre… poi le festività infrasettimanali e, infine, Natale Santo Stefano e Capodanno. Le aperture festive di Orio Center sono state ufficializzate con un “dispaccio” rivolto a tutti i consorziati. E inizia a far infuriare. Per la prima volta nella nostra provincia si tenta di passare sopra anche al Natale ed al primo dell'anno che sono le Feste più sentite per la famiglia e gli affetti delle persone.

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È l’onda lunga della crisi del commercio in provincia: il settore ha risentito più tardi degli effetti della recessione, e adesso presenta il conto più salato”. Così Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, alla lettura dei dati dell’Osservatorio regionale.

Calano i negozi di vicinato

La situazione è più evidente nella periferia della provincia. Avvicinandosi verso il capoluogo, infatti, il pullulare di centri commerciali sempre più grandi rallenta l’emorragia della crisi commerciale: nel giro di 7 anni (2010/ 2017, dati dell’osservatorio regionale), gli esercizi di vicinato sono calati di oltre 1000 unità, e il risultato più negativo lo hanno registrato i negozi di generi non alimentari, che da soli ne hanno perso ben 978. La crisi nell’alimentare inizia a concretizzarsi adesso: dal 2015 al 2017, il saldo tra aperture e chiusure è negativo di 207 punti vendita.

Una flessione evidente

Nel frattempo, però, le metrature conquistate dai grandi centri commerciali sono cresciute di quasi 10 mila metri quadri (due stadi da calcio, per intenderci), e in queste (non è un caso) è letteralmente esplosa la parte riservata al “non alimentare”. Da segnalare comunque che nell’ultimo anno la rilevazione denuncia la diminuzione dei centri (3 in meno). In sintesi, le attività commerciali (alimentari, non alimentari e quelli definiti misti) sono passate dalle 12.097 del 2010 alle 11.054 dell’anno in corso (la rilevazione è stata chiusa a fine giugno). La flessione dunque c’è stata: sono infatti 445 le attività in meno rispetto ai dodici mesi precedenti, e 33mila i metri quadrati non più adibiti a esercizio commerciale (ne erano sati persi altri 61.400 lo scorso anno).

Le ricadute sull’occuipazione

Ci sono poi dati contrastanti, tra il capoluogo, che perde 234 punti vendita (351 nella rilevazione precedente), Seriate che li dimezza (da 332 a 145) e il resto dell’hinterland che ne guadagna una decina. D’altronde, i comuni con la maggiore presenza di grandi superfici stanno in quell’area geografica, e sono Curno (5 strutture per un totale di oltre 45mila mq), Orio al Serio (una struttura da oltre 49mila mq), Stezzano (due strutture per un totale di 30mila mq) e Seriate (due, per un totale di 28mila mq). A Curno, dove è alto il numero anche delle medie superfici (53, -3 rispetto al 2012, per un totale di quasi 41mila mq, quasi esclusivamente non alimentari), si contano anche 29 esercizi di vicinato non alimentare in più rispetto al 2010. A Orio al Serio e Stezzano è stabile il saldo sia delle medie strutture (8 a Orio, 10 a Stezzano), sia dei negozi di vicinato. “In generale – commenta Citerio - ,comunque, il calo c’è stato, sicuramente importante anche per le ricadute sul mondo dell’occupazione. Le nuove aperture, infatti, compensano solo parzialmente il dato quantitativo degli addetti, ma è la qualità dell’occupazione a farne le spese”.



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La violenza contro le donne è un aspetto raccapricciante in ogni situazione. Nell’ambiente di lavoro assume, se possibile, caratteri ancora più odiosi, perché presuppone una sorta di ricatto per il mantenimento dell’occupazione e crea rapporti assolutamente patologici tra colleghi.

I contorni della vicenda

Alberto Citerio, segretario generale di La Fisascat Cisl Bergamo commenta così la vicenda che 10 lavoratrici di un conosciuto bar bergamasco del centro città hanno vissuto negli ultimi tempi, fino a quando hanno deciso di alzare il velo della vergogna e uscire allo scoperto, denunciando i colleghi e padroni violenti. "Non sarà un caso - precisa Citerio - se su 13 dipendenti del locale sono solo e tutte le donne a non lavorarci più, mentre i colleghi maschi proseguono imperturbabili, come se niente fosse accaduto. Eppure, sono state presentate denunce per violenza sessuale, sono stati aperti procedimenti per vessazioni, mobbing e violenza privata, ma soprattutto 10 donne hanno preferito lasciare il lavoro piuttosto che continuare a lavorare in un'azienda e con colleghi che non conoscono le regole basi del rispetto, per non dire del codice penale".

L’incarico ai legali

Citerio ha già dato incarico ai legali del sindacato di perseguire i responsabili delle accuse delle lavoratrici, che si sono rivolte in via Carnovali per vedere riconosciuti i propri diritti di lavoratrici e di donne. I fatti risalgono meno di due mesi fa: secondo i racconti che le lavoratrici hanno fatto a Monica Olivari, operatrice sindacale di Fisascat, da parte di uno dei colleghi del locale, vi sarebbero state delle avances sempre più insistenti, “non richieste né gradite”, sfociate poi nella violenza sessuale vera e propria denunciata da una di loro. A nulla sarebbero valse le richieste di aiuto rivolte ai titolari del locale: il “maschio” è sempre stato intoccabile, e nessuno ha sostenuto le accuse delle colleghe donne, così che a oggi, all’interno del bar, i tre uomini continuano a lavorare, mentre le 10 ex colleghe se ne stanno fuori, in attesa di una qualche forma di giustizia.

Denunce in Procura per violenza e percosse

Della vicenda, Fisascat ha interessato anche la consigliera di parità della Provincia di Bergamo: questa ha convocato, senza esito positivo, i padroni dell’insegna. Dopo la prima denuncia, si sono verificati ulteriori episodi di violenza, tanto da obbligare in un caso di questi alcune colleghe a chiamare ambulanza e volante della Polizia in soccorso. Dopo queste drammatiche vicende, la Fisascat a tutela delle Lavoratrici ha indetto uno sciopero ad oltranza protrattosi per venti giorni che ha visto la piena adesione delle Dipendenti. Ora, dunque, in Procura pendono denunce formalizzate per violenza e percosse, mentre FISASCAT CISL è intenzionata a proseguire la propria azione, appoggiando le denunce delle lavoratrici, e interessando della vicenda la Procura della Repubblica e la Direzione Territoriale del Lavoro.



 Momentaneamente il video non parte se siete collegati alla rete internet della Cisl Bergamo

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C’è accordo tra i sindacati nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e l’associazione imprenditoriale Confcommercio - Imprese per l’Italia sulla nuova decorrenza della tranche di aumento economico prevista dal contratto nazionale di lavoro del terziario, distribuzione e servizi, sospesa il mese di novembre del 2016. Il Ccnl, siglato dalle parti il 30 marzo 2015, aveva definito un aumento retributivo a regime complessivo di 85 euro al IV Livello.

Cosa prevede l'intesa

“La tranche di Euro 16,00 verrà erogata nel mese di marzo 2018" si legge nel testo dell’intesa che conferma l’impianto delle “relazioni sindacali esistenti e la centralità del contratto nazionale di lavoro del terziario, in conformità alle previsioni dell'Accordo interconfederale sulla Rappresentanza del 26 novembre 2015 e dell'Accordo interconfederale sulle Relazioni sindacali e il nuovo modello contrattuale del 24 novembre 2016.

L’intesa contempla anche l’ultravigenza del contratto nazionale fino al 31 luglio 2018 e ribadisce “la volontà di arginare fenomeni di dumping, soprattutto retributivo, e di garantire normali condizioni di concorrenza tra le imprese”.

Soddisfazione in casa Fisascat Cisl Bergamo

"E' un fatto positivo - dice il segretario provinciale Alberto Citerio - perché è una decisione che rafforza il valore della contrattazione collettiva, e la tranche completa l'aumento salariale contrattato in un momento in cui, dopo una crisi che ha investito anche il settore della distribuzione commerciale, la valorizzazione degli stipendi dei lavoratori diventava un elemento assolutamente indifferibile".

"E’ positivo - ha dichiarato il segretario generale della categoria cislina Pierangelo Raineri - che sia stato definito il riallineamento della tranche di aumento prevista dalla contrattazione nazionale sospesa nel novembre dello scorso anno a causa di un andamento economico incerto e della situazione di crisi che ha investito anche il settore della distribuzione commerciale dove operano complessivamente oltre tre milioni di addetti".


Scarica l'accordo

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