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Unione Sindacale di Bergamo

Federazioni di Categoria CISL

Il nuovo Barometro della CISL presenta i dettagli regionali del benessere delle famiglie. La crisi ha portato ad un forte calo ovunque e, nonostante la ripresa, siamo ancora sotto il 2007. Riduzione particolarmente pesante per l’indicatore della Coesione sociale; coinvolte massicciamente le regioni del Sud (Sicilia, Campania, Calabria, Sardegna) già in fondo alla classifica; ma anche quelle del Nord e del Centro, come la Liguria, la Lombardia, l’Umbria, la Toscana, l’Emilia, la Val d’Aosta, il Veneto. Dal 2014 i maggiori progressi si sono avuti per gli indicatori del Lavoro.

I grafici mostrano, che posto uguale a 100 il livello del benessere nel suo complesso in Italia nel primo trimestre 2007 tutte le regioni italiane presentavano al IV trimestre 2016 livelli di benessere complessivi sui tre indicatori considerati del Lavoro, dell’Istruzione e della Coesione sociale, ancora largamente inferiori a quelli segnati all’inizio della crisi.

Dai dati molto approfonditi del nostro Barometro regionale emerge con chiarezza che l’Italia sta uscendo molto lentamente dalla crisi ed è per questo che occorre una svolta nella politica macroeconomica a favore della crescita e la coesione sociale attraverso politiche fiscali redistributive per le aree sociali medie e basse ed investimenti pubblici, che possono fare da traino degli investimenti privati. Serve anche una politica industriale differenziata per aree territoriali, per stabilizzare la crescita nel lungo periodo, con un Patto sociale tra il Governo, le istituzioni locali e tutti i soggetti sociali conclude la leader della Cisl.


Il bollettino n.4
La sintesi 

Pubblicato in Sociale
Venerdì, 04 Novembre 2016 00:00

Congiuntura economica 3° trimestre 2016

Dal report sulla congiuntura economica a Bergamo nel terzo trimestre 2016 si evince un andamento ancora incerto: la produzione industriale registra un +1,8% sullo stesso periodo del 2015 anche se si riscontra una flessione del -0,1% nel terzo trimestre. sul dato sulla produzione industriale a Bergamo abbiamo un  +2%, maggiore della dato medio della Lombardia (+ 1,3%). Gli addetti all'industria risultano in crescita dello 0,7% e continua il progressivo calo nell'utilizzo della cassa integrazione. Da monitorare il fenomeno registrato nel corso di un incontro con l'INPS dal quale emerge un incremento sullo stesso periodo dello scorso anno (settembre) del 40% di ricorso alla NASPI. L'artigianato manifatturiero registra un +0,7%, anche qui superiore al dato regionale, per i primi tre trimestri del 2016 e un -1,2% su base trimestrale. Il commercio al dettaglio risulta stazionario ( +0,1%) contro un -0,9% della media regionale. Il settore alimentare fa segnare un +0.1%, il non alimentare registra una flessione del -1%.  Negativa la dinamica nei servizi, sia su base congiunturale (-2,4%) che annuale (-9%). Nelle costruzioni si segnala un calo del volumi di affari a livello regionale del -1,8% su base annua.
Fonte: Camera di Commercio di Bergamo.


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Pubblicato in Contrattazione

L'indice globale CISL di Benessere/ Disagio delle famiglie italiane ha recuperato alcuni punti nel corso del 2015 e all’inizio del nuovo anno, ma si trova ancora molto sotto ai livelli precedenti la crisi. Fatto 100 il valore degli indicatori di benessere complessivo nel 2007, nel primo trimestre del corrente anno si è arrivati a 91.1. Si tratta, certamente, di una posizione migliore rispetto a quella segnata all’inizio del 2015 e che era pari a 84.8, ma ancora molti punti sotto la doppia caduta del livello dell’attività economica, che si è avuta in questi anni.

Pubblicato in Archivio News
Mercoledì, 11 Maggio 2016 00:00

Emergenza lavoro: i dimenticati dal mercato

Un convegno pubblico che mette al centro l'emergenza lavoro in particolare indaga la fascia degli over 45 i quali, a causa della crisi, si trovano espulsi e respinti dal mercato del lavoro. L'appuntamento è organizzato dall'Università di Bergamo, il Lions Club Bergamo Host e la Federazione dei Maestri del Lavoro. Si terrà mercoledì 11 maggio presso l'Aula Magna di S. Agostino dell'Università di Bergamo dalle 10,30 alle 13,30. Vedrà la partecipazione di GIGI PETTENI, Segretario nazionale Cisl.


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Pubblicato in Eventi
Venerdì, 19 Febbraio 2016 09:55

Più che la crisi, vince la paura della crisi

Niente come le analisi e i bilanci annuali degli uffici vertenze sindacali fotografano meglio lo stato della crisi di un territorio. Lo stesso accade anche in provincia di Bergamo, a maggior ragione quest’anno dove, come è ormai usanza da tre anni, gli Uffici Vertenze di CGIL, CISL e UIL hanno presentato i dati della propria attività in maniera unitaria: “una lettura della crisi, che non ha evidenti segnali di inversione, del mondo del lavoro e dei suoi effetti nel panorama dei contenziosi individuali a Bergamo e in provincia”, hanno detto Carmelo Ilardo, Salvatore Catalano e Claudio Lodi, responsabili dei servizi provinciali per l’assistenza legale ai lavoratori.

L’attività delle tre strutture, svolta in totale da circa 25 operatori, ha consentito di fare recuperare ai quasi 5000 lavoratori assistiti circa 16 milioni di euro per mancati pagamenti, spettanze e diritti al risarcimento, riconoscimento dei diritti lesi e recuperi da INPS e fallimenti.

Il primo dato che salta all’occhio, è il drastico calo, se riportato agli anni precedenti, del numero di pratiche che, proprio per la mancanza di evidenti segnali di inversione della crisi, è passato dai 6410 del 2013 ai 4955 dell’anno appena terminato, frutto delle 2540 vertenze individuali e delle 2415 cause per fallimenti. Anche per i fallimenti c’è stata una diminuzione delle persone assistite, maggiore della diminuzione percentuale delle ditte fallite, in quanto sono fallite anche molte aziende piccole di tipo familiare con pochi dipendenti.

Per le vertenze, la diminuzione si spiega con la riduzione del numero degli occupati, per la maggior paura di far valere i propri diritti sopportando condizioni non regolari e per l’introduzione delle nuove regole sul mercato del lavoro dai recenti governi.

Il calo dell’utenza delle vertenze – hanno detto i tre responsabili degli uffici - è da inquadrare in due ambiti: il primo, diminuendo la forza lavoro, la domanda automaticamente diminuisce; nel secondo, se la crisi potrebbe aumentare il numero di chi chiede aiuto, di fatto chi vive il disagio difficilmente apre una vertenza, perché è diminuita la capacità di mobilità della manodopera. Fino a  ieri, infatti, se non mi trovavo bene nel lavoro, in quindici giorni riuscivo a trovare una altra collocazione,  e magari facevo anche vertenza al titolare precedente. Oggi questo, con la crisi, non succede più. Chi si trova male, stringe i denti, e non lo fa più sapere a nessuno”.

La crisi si è tradotta e manifestata con molta forza nei mancati pagamenti delle retribuzioni e delle liquidazioni, soprattutto nei settori edilizio, del commercio-servizi e in quello meccanico. Anche passando in rassegna i dati delle aziende fallite, si registra la prevalenza delle chiusure nei settori edilizio, meccanico, commercio e servizi.

Significativo è anche il dato sui licenziamenti individuali che segnano un lieve calo rispetto all’anno precedente e non sono in contraddizione con i dati della Direzione Territoriale del Lavoro. Si conferma la maggiore propensione delle donne ad avviare vertenze individuali, nel 2015 le loro vertenze sono aumentate ancora di più. Il dato rimane ancora al di sotto della realtà del mercato del lavoro provinciale.

Si rivolgono agli Uffici Vertenze CGIL, CISL e UIL soprattutto lavoratori di nazionalità italiana, operai con contratto a tempo indeterminato. La gran parte del lavoro “vertenziero” riguarda il recupero crediti (il 65% dell’attività,), poi i licenziamenti ( 17%) e il lavoro nero (10%). I settori interessati sono il commercio e la cooperazione sociale per il 41%, l’industria con il 24  e l’edilizia con il 21,5.


I dati statistici

 

Pubblicato in Comunicati

Bergamo registra un netto miglioramento nell’andamento della gestione degli ammortizzatori sociali nel corso dell’ultimo semestre. Nella rilevazione del 2015 compiuta dalla FIM CISL regionale, infatti, sul territorio bergamasco si registrava quasi il 32% di ricorso alle Casse Integrazione della Lombardia. Oggi sono “solo” il 19,22.

È uno dei dati emersi dalla conferenza stampa che il segretario generale regionale dei metalmeccanici CISL, Enrico Civillini, ha tenuto il 9 febbraio 2016 per presentare il quarantesimo rapporto semestrale sull’andamento dell’industria metalmeccanica lombarda.

Per quanto riguarda Bergamo, l’analisi ha monitorato 168 aziende colpite in qualche modo dalla crisi. In queste, su 7000 addetti, più di 5200 hanno usufruito di ammortizzatori sociali; l’84% delle aziende ha attivato Casse ordinarie, l’11% Straordinarie, e in 9 aziende si ha fatto ricorso alla mobilità per 181 lavoratori.

Dai dati si evidenzia sostanzialmente un miglioramento – sottolinea Luca Nieri, segretario generale del sindacato FIM Cisl Bergamo -, anche se il numero delle persone coinvolte è ancora significativo. Serve cautela nel valutare i dati, e è prematuro parlare di ripresa. Sarebbe più corretto  definire questa situazione un’inversione di tendenza. D’altronde, le nostre aziende viaggiano a due velocità: quelle che si rivolgono ai mercati esteri stanno ottenendo risultati significativi, ponendo davvero le basi per una ripartenza efficace; chi invece sfrutta solo il mercato interno patisce il ristagno della domanda”.

Dall'inizio dell'anno, inoltre, è partita la nuova disciplina relativa agli ammortizzatori sociali che, nei fatti, renderà più stringenti le possibilità di utilizzo e, in particolare per ciò che riguarda le situazioni di cessazione definitiva delle attività, non consentirà più l'utilizzo della cassa straordinaria. Queste modifiche, venendo a mancare uno strumento che fino a oggi ha consentito di gestire alcune situazioni delicate, potrebbero secondo la FIM Lombardia accelerare nel 2016  l'incremento dei licenziamenti.  Anche per questo motivo diventa urgente attivare un serio sistema di politiche attive al fine di favorire la riqualificazione e il ricollocamento del personale espulso” ha affermato Civillini.

Il 2016 sarà comunque l’anno della verifica, insiste Nieri, “tenendo presente che i mercati importanti di riferimento, i cosiddetti BRICS, mostrano forti e preoccupanti segnali di rallentamento. In questo, anche l’andamento negativo delle borse potrebbe incidere negativamente sui segnali che oggi registriamo, anche se  la preoccupazione più grande riguarda le aziende più piccole, che hanno mercati locali e che oggi soffrono maggiormente  e faticano a agganciarsi alla ripresa.

Non tutti i settori, poi, sono ripartiti allo stesso modo: nel 2015 il settore Auto ha ripreso a correre, mentre altri sono ancora fermi al palo. Per questo – conclude Nieri - serve monitorare l’evoluzione del nostro territorio. Diventa importante a questo scopo attivare percorsi congiunti con Federmeccanica, che possano aiutare le aziende a scelte future più consapevoli.


 

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Martedì, 09 Febbraio 2016 11:00

Povertà: valori di emergenza in Bergamasca

La povertà, conseguenza della grave recessione degli ultimi anni, nel nostro paese ma anche a Bergamo e Provincia ha raggiunto valori di estrema emergenza, con il rischio che la stessa emergenza se non si consoliderà nel 2016 una robusta e diffusa crescita economica, aumenti ulteriormente la sua gravità. L'ISTAT rilevava nella sua ultima pubblicazione (luglio 2015) che nel 2014 in Italia risiedevano un milione e 470 mila famiglie (5,7%) in condizione di povertà assoluta, pari a 4milioni e 102mila persone (6,8%della popolazione residente ).

Da una lettura dei dati dei Centri di Primo Ascolto della Diocesi di Bergamo emerge che il numero di persone in difficoltà economiche che si sono rivolte agli sportelli parrocchiali negli ultimi anni sono quadrulpicati, passando dai 900 del 2008 a oltre 3.500 del 2013. Sono dati impressionanti e che impressionano ancora di più se mettendo a fuoco i numeri si identificano i volti delle persone e delle famiglie indigenti. La lotta alla povertà deve essere per tutti una priorità e un dovere sociale, morale e di civiltà.

E' la stagione dove anche sul versante contrattuale vanno messe in campo tutte le azioni possibili per far prevalere la SOLIDARIETA' nei confronti dei più deboli, ed emarginati, destinando parte del premio di risultato (0,5% per esempio) per la costituzione di un fondo territoriale di sostegno ai più deboli oppure accordi che prevedano la ridistribuzione delle eccedenze alimentari presso le mense aziendali. A sostegno di ciò c'è la legge Regionale n. 34/2015 per il "riconoscimento, tutela e promozione del diritto al cibo".

Di contrasto alla povertà si è fatta carico anche la recente Legge di Stabilità 2016, che ha previsto l'avvio di un piano di lotta alla povertà su scala Nazionale, da adottare con cadenza triennale. Lo stanziamento inizialmente prevede un primo intervento di 600 milioni nel 2016 e un miliardo di euro per gli anni successivi, 2017,2018.  La Regione Lombardia ha previsto l'attuazione del reddito di autonomia per i disoccupati da almeno tre anni, e l'assegno di autonomia per anziani e disabili non autosufficienti.

Siamo di fronte a iniziative, sia da parte del Governo che di Regione Lombardia, fatti più di annunci che risultati sostanziali, i piani contro la povertà annunciati, non paiono veramente tali e le risorse previste non coprono tutta la platea degli aventi bisogno, oltre che aver previsto un approccio sperimentale e talvolta farraginoso che impedisce l'accesso alle stesse misure previste.

Nel nostro Paese e in Provincia di Bergamo, serve ripensare un nuovo welfare che non si può realizzare solo per via amministrativa e che sia di reale contrasto all'esclusione sociale,prima che il disagio sociale si trasformi in tensione e disgregazione sociale. Giacomo Meloni (Segretario Cisl Bergamo)


Documenti:
1) Disegno di legge per il contrasto alla povertà
2) Cosa prevede la legge di stabilità e cosa fanno le regioni
3) Commento al decreto sull'assegno di disoccupazione (ASDI)
4) Legge regionale sul diritto al cibo

 

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Sarà l’anno della sfida al lavoro nero, una sfida senza quartiere”. L’ha annunciato il sindacato FILCA Cisl Bergamo, nel corso dell’ultimo consiglio generale della categoria dei lavoratori edili, convocato per l'approvazione del bilancio, presentato per la prima volta nella veste “sociale”.

Lo ha detto a chiare lettere nella sua relazione il segretario generale della Filca Cisl Bergamo, Danilo Mazzola. “In edilizia sempre di più il lavoro dipendente diventa un lusso e l'evasione contributiva dagli enti è in costante rialzo! Le partite IVA  nascono come i funghi nella stagione autunnale e i voucher sono utilizzati anche in situazioni e in quantità non ammissibili! È una condizione che la FILCA, che tutto il sindacato, non può accettare, che dobbiamo con tutti i mezzi a nostra disposizione contrastare e mettere al centro della nostra azione sindacale”.

Lo ribadisce anche il Bilancio, nella parte delle prospettive future. Il 2016, infatti, vedrà la FILCA impegnata nel “contrasto al fenomeno del lavoro nero, attraverso una campagna di denuncia. La situazione è naturalmente figlia della crisi che ha colpito duramente il settore edilizio in provincia di Bergamo. In 7 anni sono venuti a mancare 13.000 posti di lavoro, le iscrizioni al sindacato sono calate drasticamente, anche se molto più alta è la percentuale negativa degli iscritti alle due casse provinciali.

L'auspicata ripresa del 2016 sarà tutta da valutare – afferma con disappunto Mazzola -. Nella nostra provincia, sono completamente assenti le grandi opere. L'unica, ma in fase di stallo, è la variante della valle Brembana, ferma da alcuni mesi. In vista si intravedono solo cantieri gestiti dalle amministrazioni comunali, come la ristrutturazione del Grand Hotel di San Pellegrino e la ristrutturazione della ex Caserma Montelungo a Bergamo. Gli investimenti di Stato e Regione sono completamente assenti!"

"Sicuramente in questo periodo - continua Mazzola - si è sentito parlare molto della necessità di recupero e ristrutturazione dell’esistente, in armonia con una edilizia compatibile e con caratteristiche che vedono il risparmio energetico elemento centrale e utile, ma dobbiamo essere coscienti, che questa edilizia che tutti vogliamo ed apprezziamo, non darà soluzioni occupazionali di cui oggi il settore soffre”.

E che non soffra solo l’edilizia “pura”, Bergamo lo sa bene “grazie” alla vicenda Italcementi, che si è conclusa, al momento, con l’accordo del 3 dicembre che vede coinvolti 390 lavoratori. Momenti forti di tensione e di contrapposizione hanno portato, ha concluso Mazzola, “a un accordo importante che tutela l'oggi delle persone, con l'utilizzo della cassa integrazione e una protezione economica a sostegno importante.  A mio parere, dovremo affrontare nei prossimi mesi una discussione assolutamente necessaria, vista l'età giovane dei lavoratori coinvolti.

Si devono infatti obbligatoriamente mettere in atto politiche attive di riqualificazione e di ricollocazione e non solo di tutela economica. Ritengo che l'opportunità di un secondo momento di discussione a livello locale, definito nell'accordo nazionale, debba concentrarsi fortemente su questo aspetto”.


NON SERVE LA GUERRA PER AVERE LA PACE - Appello di Filca Cisl Bergamo

Non serve la guerra per vincere il terrorismo”. La pensa così Danilo Mazzola, approvato dall’applauso che ha accolto la sua relazione al Consiglio Generale della categoria tenuto a Grumello del Monte. “Il terrorismo dell'ISIS ha segnato profondamente il nostro vivere quotidiano, la paura del non sentirsi sicuri sta diventando sempre più diffusa. Ritengo sbagliata la strada della guerra, per far fronte a questa drammatica situazione. Le esperienze vissute in questi anni ci insegnano che la diplomazia e la politica possono fare molto di più delle armi!

Serve costruire ed intrecciare rapporti con quei popoli, pensa invece Mazzola, che pensano che l'occidente sia il nemico da combattere, “cercando di far vivere milioni di persone in una democrazia che passa esclusivamente tramite il miglioramento della loro situazione di vita e rispettosa della persone. La povertà dei popoli favorisce il proliferarsi del terrorismo! Il cambiamento passa con la crescita della nuove generazioni, non con qualche anno di presidio militare di quei territori. L'Europa unita può a mio parere essere da riferimento propositivo e giocare un ruolo determinante nella diplomazia internazionale”.



 

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Lavoro, reddito, casa: tre fattori la cui mancanza provoca povertà. Sembra una banalità, ma negli ultimi 7 anni è aumentato l’indice di povertà anche in una provincia tradizionalmente ricca come quella bergamasca.

Nel 2013 il 28,4% della popolazione italiana veniva considerato a rischio di povertà o esclusione sociale. In particolare nel 2013 si contavano oltre 10 milioni di persone relativamente povere equivalenti ad un italiano su sei (16,8%) e una famiglia su otto (12,6%) con un incremento quindi del +25% di persone e +17% di famiglie rispetto al 2011.

La povertà assoluta è aumentata del 41% tra il 2011 e il 2012 e di un ulteriore 25,1% tra il 2012 e il 2013: sono 6 milioni di poveri assoluti nel 2013 contro i 4,8 milioni dell'anno precedente corrispondenti ad un italiano su dieci (9,9%) e una famiglia su tredici (7,9%). “E oggi il povero non proviene più soltanto da situazioni di marginalità: è il nostro vicino di casa che ha perso il lavoro, è il pensionato che ha una pensione insufficiente; è la donna separata che lavora part time….”

La prolungata crisi economica, iniziata nel 2008 con la “bolla finanziaria”, ha avuto pesanti riflessi sul lavoro, sul reddito e sulla casa delle famiglie bergamasche, con particolare incidenza sui soggetti sociali più deboli nel mercato del lavoro: giovani, donne, e ultra quarantacinquenni che hanno perso il posto di lavoro.  Dal 2008 al 2014, il tasso di occupazione, nonostante l'aiuto degli ammortizzatori sociali si è abbassato dal 65%, al 61,1% delle forze lavoro comprese tra i 15 e 64 anni di età. Il tasso di disoccupazione è raddoppiato passando dal 3% al 7,4%, un dato mai visto nella realtà bergamasca, con una forte incidenza sulla componente giovanile tra i 15 e i 24 anni, passata nello stesso periodo dall' 8 al 30%.

Solo dal primo trimestre 2015,secondo i dati recenti dell'Osservatorio della Provincia, si registrano alcuni segnali di ripresa con un saldo positivo degli avviamenti al lavoro rispetto alle cessazioni, trascinato anche dall'incremento delle assunzioni a tempo indeterminato. Si tratta di un segnale di ripresa incoraggiante che necessita di ulteriori conferme specie sul versante delle stabilizzazioni delle nuove assunzioni. Di certo non siamo di fronte a un'inversione di tendenza significativa.

La CISL di Bergamo ha invitato al convegno di questa mattina “Governare il futuro” amministratori locali e associazioni per ragionare su come uscire dalla crisi.

Dopo aver fatto numerosi incontri negli ambiti per i Piani di Zona ha detto Francesco Corna, segretario del sindacato CISL Bergamo -, ci siamo resi conto che le risposte all’emergenza lavoro sono differenti per ogni zona. Abbiamo allora pensato a un contributo per favorire le migliori esperienze e chiedere al territorio di definire linee guida per aiutare gli ambiti, metterli in contatto con strumenti e politiche regionali e provinciali e coinvolgere Confindustria e altre associazioni per fornire gli aiuti necessari.

La politica del lavoro– ha continuato Corna - non si fa a livello di singolo comune. Per questo proponiamo la creazione di un tavolo di lavoro a livello provinciale che faccia da tramite, aiuto e sostegno agli ambiti territoriali per la programmazione in materia di lavoro e occupazione, mentre chiediamo l’attivazione di un tavolo provinciale che favorisca l’accesso al bene casa, con il coinvolgimento delle banche e la garanzia degli enti pubblici per far si che le tante case vuote siano rese disponibili”,

in un momento “storico” in cui aumentano i bisogni e diminuiscono le risorse  “la CISL chiede quindi che l'impegno al contrasto della povertà venga assunto con attenzione e regia coordinata dando corpo in primo luogo allo strumento funzionale per la ricerca, l'allocazione, e la gestione delle risorse”.

Il convegno della CISL bergamasca ha preso le mosse dalla relazione del professor Flavio Merlo, dell’università Cattolica, che ha fornito i dati e il panorama nel quale il sindacato di via Carnovali ha potuto elaborare la propria proposta.

Il contesto descritto ha condizionato pesantemente il Welfare locale: l'impoverimento dei patrimoni familiari ha infatti fatto emergere nuove categorie di poveri tanto da trasformare la tradizionale mappa della domanda indirizzata ai Comuni con un incremento progressivo delle richieste di protezione sociale, sia sul piano quantitativo che qualitativo, che si affacciano quotidianamente presso gli sportelli degli Assistenti Sociali.

Per Stefano Malandrini, di Confindustria Bergamo, “la proposta CISL è molto ambiziosa e ampia. Il nostro ruolo è più delimitato, ma c’è la nostra piena disponibilità per portare avanti discussione e confronto sul territorio, al fine di trovare i meccanismi di governo che mantengano anche nella conclusione di questa crisi i percorsi giusti per la coesione sociale”.

L’idea sindacale è stata accolta favorevolmente anche dal Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci, rappresentato dalla Presidente Maria Carolina Marchesi. “Proposta interessante e impegnativa – ha detto -, che trova spazio di riflessione negli ambiti. Per noi, il tema principale sarà quello di ricomporre la frammentazione che è il risultato delle caratteristiche degli ambiti e del grande numero dei comuni, per poi giungere a sintesi e affrontare meglio e insieme molte difficoltà e situazioni, oltre che per dare supporto a strutture e realtà che stanno già costruendo nuovi posti di lavoro”.

Ferdinando Piccinini, segretario generale CISL Bergamo, nelle sue conclusioni, ha voluto sottolineare come, nonostante alcuni segnali, ancora troppo deboli, di inversione di tendenza sul versante occupazionale, “occorre assumere consapevolezza che il tema lavoro sarà ancora fondamentale per il prossimo futuro. Occorre affrontare il tema occupazione come parte fondamentale delle politiche di inclusione sociale che si dovranno affrontare in prospettiva in un’azione di prossimità ai comuni”.

Il fondo unico, ha ricordato Piccinini, “è la strada che si può percorrere per un nuovo coinvolgimento di tutti gli attori sociali, economici del territorio per definire azioni mirate tese all’inserimento occupazionale delle fasce più deboli. In questo senso, anche il Modello Bergamo per sviluppare al meglio il suo ruolo di regia delle diverse iniziative sullo sviluppo territoriale dovrà coinvolgere un rappresentante dell’assemblea dei sindaci e il sindaco di Bergamo Giorgio Gori”.


Guarda la relazione integrale di Flavio Merlo

Scarica le slide della relazione

 

Pubblicato in Comunicati Stampa
Mercoledì, 30 Settembre 2015 07:41

Governare il futuro: proposte CISL contro la crisi

Il sindacato CISL Bergamo ha messo a punto una proposta, una “linea strategica”, per intervenire sui settori del lavoro e del reddito nella nostra provincia. Questa proposta verrà lanciata a sindaci e responsabili di ambirti territoriali nel corso del convengo “Governare il futuro. Le proposte della Cisl Bergamo per affrontare la crisi”, che si svolgerà giovedì 1 ottobre nella sala Riformisti della sede CISL di via Carnovali, 88/a a Bergamo.

La prolungata crisi economica, iniziata nel 2008 con la “bolla finanziaria”, ha avuto pesanti riflessi sul lavoro, sul reddito e sulla casa delle famiglie bergamasche, con particolare incidenza sui soggetti sociali più deboli nel mercato del lavoro: giovani, donne, e ultra quarantacinquenni che hanno perso il posto di lavoro.

Dal 2008 al 2014, il tasso di occupazione, nonostante l'aiuto degli ammortizzatori sociali si è abbassato dal 65% al 61,1% delle forze lavoro comprese tra i 15 e 64 anni di età. Il tasso di disoccupazione è raddoppiato passando dal 3% al 7,4%, un dato mai visto nella realtà bergamasca, con una forte incidenza sulla componente giovanile tra i 15 e i 24 anni, passata nello stesso periodo dall' 8 al 30%.

Solo dal primo trimestre 2015,secondo i dati recenti dell'Osservatorio della Provincia, si registrano alcuni segnali di ripresa – sottolinea Francesco Corna, segretario CISL di Bergamo -, con un saldo positivo degli avviamenti al lavoro rispetto alle cessazioni, trascinato anche dall'incremento delle assunzioni a tempo indeterminato.

Si tratta di un segnale di ripresa incoraggiante che necessita di ulteriori conferme specie sul versante delle stabilizzazioni delle nuove assunzioni. Di certo non siamo di fronte a un'inversione di tendenza significativa. Serve uno sforzo coordinato per costruire nuovi strumenti. Occorre partire dalla crisi per realizzare nuove opportunità”.

Da questi spunti prenderà avvio il convegno di giovedì 1 ottobre, al quale sono stati invitati i sindaci della provincia. Il programma prevede, alle 9, l’avvio dei lavoro con l’introduzione di Francesco Corna. A seguire gli interventi di  Flavio Merlo, Docente di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano, che ha dato il sostegno tecnico alla ricerca CISL; don Claudio Visconti, Presidente Caritas Bergamo; Stefano Malandrini Responsabile, dell’Area Lavoro di Confindustria Bergamo; Maria Carolina Marchesi, Presidente Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci. Le conclusioni saranno di Ferdinando Piccinini,  Segretario Generale CISL Bergamo.


Scarica la locandina

 

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