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Unione Sindacale di Bergamo

Federazioni di Categoria CISL

"Migliorare il welfare per migliorare il Paese": è la prospettiva della Cisl per fronteggiare i nuovi e vecchi rischi sociali, per sostenere i lavoratori, i pensionati e le loro famiglie alle prese con le pesanti conseguenze della 'lunga crisi'. ll Rapporto 2017 dell’Osservatorio sociale della contrattazione territoriale mette a fuoco le le potenzialità di un welfare sempre più plurale, sussidiario e territoriale.


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Pubblicato in Welfare

In cinque anni, i comuni della provincia di Bergamo hanno perso mediamente il 50% dei trasferimenti dallo Stato. Nello stesso periodo, e cioè dal 2010 al 2015, e cioè nel pieno della deflagrazione degli effetti conseguenti a una delle peggiori crisi economiche, l’impatto della spesa sociale sulla spesa complessiva delle 242 comunità orobiche è rimasto praticamente invariato.

La ricerca del Dipartimento Welfare Cisl Bergamo

È il dato che salta all’occhio sfogliando l’ultima ricerca effettuata dal Dipartimento Welfare della CISL di Bergamo, sui dati del Ministero degli Interni, distribuiti in questi giorni, che ha stilato l’ormai tradizionale quadro dei bilanci delle amministrazioni locali. Nel 2010, dalle casse centrali arrivavano in provincia oltre 254 milioni di euro. Nell’ultimo bilancio consuntivo disponibile (il 2015) gli enti locali orobici hanno denunciato un introito da Roma di 128 milioni. Contestualmente, le tasse locali sono cresciute del 32%, da 363 a 482 milioni di euro: in un certo senso ciò ha permesso di salvaguardare l’impianto sociale delle diverse comunità. La spesa sociale dei comuni, infatti, ha perso negli anni qualcosa come 10 milioni di euro, ma la sua percentuale nei confronti della spesa totale di ogni amministrazione è rimasta pressoché invariata, scendendo dello 0,6%, a testimonianza di sforzi e impostazione “politiche” ben radicate sul territorio.

L’Isola è la più penalizzata dai trasferimenti

Un lavoro di cesello sul bilancio che ha finito con il privilegiare la qualità rispetto alla quantità, anche perché nello stesso periodo i Fondi per le Politiche Sociali che Stato e Regione girano agli ambiti di zona nel 2010 consistevano in 18 milioni di euro, lo scorso anno ammontavano a 12 milioni (alcuni dei quali, tra l’altro, vincolati dalla Regione a spese già preventivate). Scendendo nel dettaglio e nell’analisi annuale (e cioè nella differenza tra 2014 e 2015), si scopre che la “stangata” maggiore nei trasferimenti l’ha subita l’ambito dell’Isola Bergamasca, con una differenza del 39% in meno rispetto all’anno scorso. Più fortunati gli abitanti della zona di Dalmine, che si sono visti decurtare “solo” il 5.4% delle entrate “centrali”. Nel basso Sebino si registra il più alto tasso di crescita delle imposte locali (8.16%), mentre le stesse scendono di oltre il 2% nell’ambito della Valle Seriana Superiore. Per quanto riguarda l’aspetto della spesa sociale, la differenza negativa maggiore tra i due esercizi finanziari si è registrata nell’ambito dell’Isola Bergamasca, mentre Dalmine e Grumello hanno stanziato circa il 9% in più per interventi di assistenza e welfare, e il comune di Bergamo ha aumentato del 7% la spesa sociale fra 2014 e 2015.

La limatura consolidata per il sociale

In sostanza, nel corso del 2015, per ogni cittadino della provincia sono stati spesi, in media, 105,83 € nel campo sociale, contro i 112,81 dell’anno precedente.Un calo assolutamente contenuto, visto il ben più consistente taglio effettuato dagli enti superiori - commentano dal Dipartimento Welfare della CISL orobica -, considerando che comunque in alcuni ambiti (Bergamo, Dalmine e Grumello) la spesa pro capite sale anche di 10 euro. Poi, però, in alcune zone, si registrano flessioni negative importanti”. “Insomma, siamo alle solite. Quella della limatura delle spese per il sociale, è una tendenza destinata a consolidarsisottolinea Francesco Corna, segretario del sindacato CISL Bergamo -, dal momento che le previsioni per il futuro non promettono inversioni di tendenza. In aggiunta, infatti, andrebbero sommati i tagli al fondo delle politiche sociali , per i quali rimaniamo in attesa del loro ripristino, come da promessa fatta dal ministro Poletti, dopo incontri e presidi organizzati dai sindacati e dagli enti locali".

Il buon lavoro dei comuni bergamaschi

Va dato perciò atto ai comuni bergamaschi di aver mantenuto comunque un livello qualitativo e quantitativo della spesa sociale, nonostante evidenti difficoltà di bilancio. Questo significa anche che l’ente locale riconosce nel welfare e nel livello di qualità dei servizi assistenziali importanti strumenti di coesione del territorio. Occorre invertire la tendenza – continua Corna - e dedicare più risorse al sostegno della natalità, investire a livello nazionale e locale per invertire una pericolosa deriva demografica che vede il nostro paese nel bel mezzo di un declino demografico, che se non affrontato in tempo determinerà un grave indebolimento del nostro stato sociale. La CISL è determinata a sostenere, in occasione dei prossimi incontri con gli ambiti, nei quali verranno presentati i nuovi piani di zona triennali, che il sostegno alla natalità sia una delle priorità da affrontare. Maggiori servizi a disposizione delle madri, sostegno al diritto allo studio ai figli delle famiglie in difficolta economica, e contrattazione aziendale che orienti le risorse per un welfare che guardi ad un futuro, questa è la strada che ci deve vedere tutti impegnati”.


DOCUMENTI:
1) Rilevazione della spesa sociale nei bilanci dei comuni della Bergamasca (anno 2015)

Pubblicato in Comunicati Stampa

L'incontro ha l’obiettivo di condividere gli elementi concettuali di riferimento della conciliazione vita-lavoro, in particolare in relazione al welfare aziendale e agli aspetti fiscali connessi, anche alla luce dei cambiamenti derivanti dalla Legge di stabilità 2016. L’obiettivo è di potenziare la conoscenza del tema e degli aspetti più tecnici, al fine di potenziare il dialogo interdisciplinare territoriale, che si traduca in una maggiore consapevolezza sul tema e in un incremento degli interventi di welfare e conciliazione vita-lavoro nella contrattazione aziendale e territoriale del territorio bergamasco.

L’incontro si colloca nell’ambito degli interventi previsti dal Piano Territoriale di Conciliazione di Bergamo per il biennio 2014-2016 e all’interno del vasto programma di promozione delle politiche di conciliazione che Regione Lombardia ha inteso realizzare in ogni territorio provinciale. Per la Cisl Bergamo parteciperà il segretario Giacomo Meloni.


Appuntamento il 4 ottobre 2016 dalle 14 alle 18 all'Auditorium di Confartigianato di via Torretta 12 a Bergamo. 


Scarica il programma dell'incontro

 

 

Pubblicato in Eventi
Mercoledì, 21 Settembre 2016 08:36

Uno studio Cisl Bergamo sulla condizione famigliare

Oltre 2500 neonati in meno in cinque anni, 10 mila ultrasessantacinquenni in più. Un’età media che in due lustri si è alzata di più di tre anni. Una vera e propria esplosione delle famiglie monogenitoriali e la crescita costante dei nuclei con un solo figlio. È l’istantanea che la ricerca del Dipartimento Welfare della CISL di Bergamo ha scattato sulla condizione famigliare della nostra provincia con dati ISTAT e locali, e che apre la strada a riflessioni e proposte che il sindacato di via Carnovali ritiene non più rimandabili.

Sbagliata la strategia dei bonus

Negli ultimi anni – dice Francesco Corna, della segreteria provinciale - la Regione Lombardia ha introdotto alcune misure positive nei confronti delle famiglie (il bonus bebè, nidi gratis, il reddito di autonomia) che appaiono il più delle volte degli spot. La situazione delle famiglie, a Bergamo in particolare, che negli anni ha perso molte posizioni su quantità e qualità della composizione familiare, richiede invece una serie di misure strutturate e continue. La “strategia” dei bonus è sbagliata: servono azioni di contrasto alla povertà decentrate sul territorio, gestite direttamente dai comuni, che rappresentano lo spazio privilegiato dove concorrere a costruire politiche inclusive per persone e famiglie in difficoltà economica e sociale, secondo una logica di cooperazione”.

Creare servizi per nuove esigenze

La famiglia è cambiata, sono cambiati i suoi bisogni. È necessario che chi è deputato a amministrare il territorio ne conosca e capisca le nuove necessità – sostiene Gabriella Tancredi, segretaria territoriale della CISL Bergamo, - intervenendo per creare servizi e opportunità più utili alle nuove esigenze. Per questo diventa importante che istituzioni e forze sociali diano vita a un tavolo territoriale per la famiglia, nel quale si investano idee e risorse per dar vita a reti e progetti capaci di soddisfare i “nuovi bergamaschi”.

Natalità crollata in Bergamasca

Qualche numero per dare la consistenza ai fenomeni che in dieci anni hanno ridisegnato la geografica sociale della nostra provincia. L’analisi compiuta dalla CISL sottolinea come la natalità sia crollata dagli 11956 bebè del 2010 ai 9419 registrati nello scorso anno solare. Di contro, l’incidenza “straniera” nei nuovi nati è cresciuta dal 9,47 del 2003 al 23.05 di oggi. In questo stesso lasso di tempo, l’incidenza di dipendenza strutturale (il rapporto tra la popolazione attiva - 15/64 anni – e la non attiva) è passato dal 44.2 del 2002 al 54 del 2016; il rapporto tra la popolazione anziana e quella attiva dal 23% al 30.7; l’indice di vecchiaia dal 108 al 132 (ci sono 3 anziani per ogni bambino) e l’età media della provincia è cresciuta dal 40.7 al 43.3. Il numero medio di componenti delle famiglie è di 2,40. Nel 1971 era di 3,41. Le famiglie composte da una sola persona sono quasi il 30% del totale (5,30% in più in 10 anni). I nuclei monogenitoriali “gestiti” dal padre sono il 2,40% del totale. Quelli con la sola madre l’11,34%.

Ripartire in maniera equa il lavoro di cura

È scontato che una nuova politica familiare debba tener conto di tempi e modi cambiati per il lavoro, per la cura, per il commercio, per la scuola, per tutta la rete dei servizi alla persona – insiste Tancredi. - Una struttura rimasta praticamente inalterata da qualche decennio non può facilitare l’esistenza e la crescita di una popolazione che possa poi competere anche economicamente con altre realtà che questi dati hanno saputo elaborarli prima. L’unione Europea ha licenziato nei giorni scorsi una risoluzione per introdurre nel mercato del lavoro maggiori opportunità di conciliazione vita – lavoro. È la risposta europea alla sfida demografica, che il Tavolo della Famiglia di Bergamo dovrebbe fare propria prendere di mira innanzitutto gli stereotipi di genere e creare le condizioni perché il lavoro di cura sia ripartito in maniera equa tra uomini e donne”.

Il ruolo contrattuale del sindacato

L’avvicinarsi di scadenze “naturali” come la ridefinizione dei piani di zona e la ricomposizione del Consiglio di rappresentanza, secondo Corna, “impongono che si faccia una riflessione seria a livello territoriale su come gestire e impostare le politiche e i confini degli ambiti. Al sindacato compete di riprendere il ruolo contrattuale, e sottolineare le relazioni tra conciliazione e servizi assistenziali”.


Le statistiche elaborate dal Dipartimento Welfare

 

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Mercoledì, 17 Agosto 2016 00:00

In Bergamasca il welfare è di casa

Siamo alle solite. I trasferimenti dallo Stato diminuiscono notevolmente e i comuni sono costretti a ritoccare le imposte locali. È accaduto anche con il consuntivo 2014, ma l’aspetto positivo della vicenda è che a Bergamo e provincia la spesa sociale, cioè quanto gli enti locali destinano a welfare e assistenza, non ha avuto il tracollo temuto, anzi. Rispetto alla spesa complessiva, i fondi per il sociale hanno mantenuto un livello costante.

Lo studio della Cisl Bergamo

È quanto emerge dallo studio del Dipartimento Welfare del sindacato Cisl Bergamo sui dati del Ministero degli Interni, distribuiti in questi giorni (anche se solo in riferimento al 2014). In tutta la provincia i trasferimenti sono diminuiti del 33%, mentre le tasse e le imposte locali sono aumentate del 19%. La spesa complessiva di comuni e enti sovraccomunali è scesa del 2,82% e quella per i servizi sociali dell’1,99%, ma la “propensione sociale” in terra orobica (è cioè il rapporto tra spesa generale e welfare) è aumentata dello 0,2%, a testimonianza di sforzi e impostazione “politiche” ben radicate sul territorio.

Le differenze sul territorio

Scendendo nel dettaglio, si scopre che la “mazzata” peggiore nei trasferimenti l’ha subita l’ambito di Romano, con una differenza del 44% in meno rispetto al 2013. Più fortunati gli abitanti dell’Alto Sebino, che si sono visti decurtare “solo” il 21% delle entrate “centrali”. Sempre nella zona di Lovere, il minor incremento della tassazione locale (7,52), mentre l’Isola bergamasca ha pagato il 25,23% di imposte in più. Per quanto riguarda l’aspetto della spesa sociale, la differenza maggiore nel 2014 si è registrata nell’ambito di Grumello (-9,98%, con naturali e ovvie differenze tra i paesi che vanno dal -20 al +40%), mentre nell’Isola (a giustificazione della tassazione?) la spesa è stata addirittura incrementata di oltre il 2%. In sostanza, nel corso del 2014, per ogni cittadino bergamasco sono stati spesi, in media, 99,7 euro nel campo sociale, contro i 103.5 euro dell’anno precedente.

Una tendenza destinata a consolidarsi

A Bergamo città, sono stati 155,9 contro i 156,6, nella zona tra Brembo e Adda più di 130 euro contro i 127 del 2013. “Quella della “limatura” delle spese per il sociale, è una tendenza destinata a consolidarsisottolinea Francesco Corna, segretario CISL Bergamo -, dal momento che le previsioni per il prossimo anno non promettono inversioni di tendenza. Dalla Regione, tramite il riparto del Fondo Sociale arriveranno 5 milioni e 681 mila euro, contro gli oltre 6 milioni del 2015 e i quasi 7 milioni e mezzo del 2014”. “Va dato atto ai comuni bergamaschi – continua Corna - di aver mantenuto un livello qualitativo e quantitativo della spesa sociale, nonostante evidenti difficoltà di bilancio. Questo significa anche che l’ente locale riconosce nel welfare, e nel livello di qualità dei servizi assistenziali, importanti strumenti di coesione del territorio”.


Scarica la tabella dei dati

 

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Sono solo una cinquantina i comuni bergamaschi che hanno intanto aderito alla misura “Nidi Gratis” della Regione Lombardia. C’è ancora tempo fino alla fine di giugno, una decina di giorni. Invero, questo 20% del numero delle municipalità ospita il 40 % della popolazione, comprendendo il capoluogo e i centri maggiori della provincia.

Comunque, restando così le cose, più della metà dei bergamaschi non potrà usufruire dell’azzeramento della retta di nidi e micronidi (pubblici o privati convenzionati) nell’ambito degli interventi introdotti a sostegno della famiglia e della cura dei bambini nei primi anni di vita per favorire una miglior conciliazione dei tempi di vita e lavoro dei genitori.

È questa la situazione a due mesi dalla entrata in vigore della delibera regionale emanata tra le misure del “Reddito di Autonomia 2016”, anche a seguito di un serrato confronto sindacale, che permetteva alle famiglie con figli tra i 3 e i 36 mesi, composta da genitori occupati o che fruiscono di politiche attive del lavoro, con un ISEE uguale o inferiore a 20.000 €, di richiedere la frequenza gratuita dell’asilo comunale.

Ebbenesottolinea Francesco Corna, segretario provinciale del sindacato CISL Bergamoquesta possibilità per tanti cittadini viene messa in discussione dalla mancata adesione di molti comuni all’iniziativa. Inoltre, la misura così come è non convince. La “strategia” dei bonus è sbagliata, servono azioni di contrasto alla povertà decentrate sul territorio, gestite direttamente dai comuni".

"I territori rappresentano infatti lo spazio privilegiato entro il quale i diversi soggetti istituzionali (del privato sociale e del mondo associativo) possono concorrere a costruire politiche inclusive per persone e famiglie in difficoltà economica e sociale, secondo una logica di cooperazione. Non si capisce poi come mai così tanti comuni abbiano evitato di intraprendere le azioni utili a sottoscrivere la convenzione”.

Inconcepibile, tra l’altro, in una provincia non certo povera di strutture per l’infanzia: da una recente analisi condotta dalla CISL sull’offerta per i più piccoli e le loro famiglie, risulta infatti che sono 266 i centri (pubblici o privati) a loro disposizione, tra Nidi comunali o convenzionati, Centri prima infanzia, Micronido e Nidi famiglia, con quasi 6000 utenze registrate nel 2015.

Infine, rispetto al bonus, la CISL esprime perplessità “per l’accesso – continua Corna - riservato esclusivamente alle famiglie con residenza continuativa di un genitore (da almeno 5 anni) in Lombardia. Questa misura, per il fatto di prevedere un limite ISEE di 20.000€ , dovrebbe dare opportunità uguali a tutti i cittadini - conclude il sindacalista bergamasco. - La CISL Bergamo mette a disposizione le strutture del proprio CAF per l’elaborazione del documento ISEE, ricordando comunque che spetta solo ai comuni la compilazione della domanda”.

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Pubblicata la Circolare Agenzia delle Entrate n. 28/E del 15 giugno 2016 che fornisce chiarimenti relativamente alla disciplina dei premi di risultato e welfare aziendale di cui all’articolo 1 commi 182-190 legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di Stabilità 2016).

In particolare, la Circolare, redatta dall’Agenzia d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, illustra l’agevolazione introdotta per i premi di produttività, facendo riferimento anche ai precedenti di prassi che risultino ancora attuali, date le analogie tra la agevolazione in commento e quelle preesistenti, prorogate fino al 2014.

Sono inoltre esaminate le nuove disposizioni in materia di benefit, anche al fine di delineare il quadro delle erogazioni detassate che possono essere corrisposte in sostituzione delle retribuzioni premiali ed è chiarito l’ambito entro il quale è consentita la sostituzione tra le due componenti.


La circolare

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Contrattazione e welfare: un binomio possibile. È la tesi che il sindacato Cisl Bergamo offre alla Fiera della Contrattazione (edizione 2016), l’iniziativa promossa dalla CISL Lombardia nella sua tappa in terra orobica, programmata per venerdì 10 giugno, dalle 9 alle 13, nel salone Riformisti della sede di via Carnovali 88.

L’estensione del welfare nella contrattazione di secondo livellosostiene Giacomo Meloni, segretario provinciale CISL - necessita anche al nostro interno di una forte e decisa promozione culturale e formativa, perché a fianco di accordi innovativi e positivi, abbiamo anche occasioni non messe adeguatamente a frutto. Penso in particolare all’accordo con Confindustria firmato il 5 Aprile scorso, sulla proroga della sperimentazione per il 2016 dell’accordo di welfare territoriale, che è esigibile presso le imprese associate a patto che lo promuoviamo tramite la Federazione di categoria o le RSU".

Un lavoro di promozione anche tra gli addetti ai lavori, quindi, tra le intenzioni di questa edizione della “Fiera”, che metterà attorno a una tavola rotonda Gigi Petteni, della Segreteria CISL Nazionale, Luciano Pero, del Politecnico di Milano, Emmanuele Massagli per l’Adapt, Luciano Consolati dell’Università "Marconi" di Roma, Roberto Perhat di Confartigianato Bergamo e Stefano Malandrini per Confindustria Bergamo: con ognuno si indagheranno le volontà di presentare e strutturare nuovi progetti e strategie affinché il welfare entri di diritto nella contrattazione territoriale e, anzi, ne rappresenti una parte sostanziale.

D’altronde, la CISL  Bergamo e le sue categorie hanno sempre affidato al welfare un’importanza fondamentale. Infatti, gli accordi di secondo livello a Bergamo nel 2015 sono in totale 126, con un forte incremento rispetto ai 68 del 2014 e ai 62 del 2013. Di questi, 60 riguardano l’industria, 35 il Pubblico impiego, 16 il commercio e sevizi, 15 le costruzioni. Tra le categorie CISL, la FEMCA è risultata la più attiva con il 40% degli accordi, la FIM il 22%, FISASCAT e FILCA il 16,66%, FAI, FISTEL e FIT 5%.

Negli accordi del pubblico impiego gli istituti contrattuali più ricorrenti, sono l’orario di lavoro e la banca delle ore, l’indennità di funzione e la formazione. Più articolati i contenuti degli accordi di secondo livello per industria, costruzioni e servizi; il salario è contenuto in 70 accordi ( erano 49 nel 2014) dei 90 pervenuti, (il 77% ) 11 trattano di Welfare, ( 15,71%) 9 Sicurezza, 7 relazioni industriali e orario di lavoro, 5 la formazione, 3 la Previdenza complementare 2 la stabilizzazione del contratto di lavoro.

Quest’anno, la Fiera orobica presenterà e indagherà gli accordi raggiunti a livello regionale per l’applicazione del WILA, (welfare di sostegno sia sanitario che sociale per i dipendenti delle imprese artigiane) che si integra con le provvidenze del fondo SANARTI, e prevede la copertura dei ticket e degli interventi chirurgici, il rimborso per l’ospedalizzazione domiciliare per i genitori dei dipendenti; e a livello locale i contratti alla ARDITI (con l’ anticipo aziendale di 12 mesi del versamento per la Previdenza complementare e il contributo all’istruzione per i figli dei dipendenti); all’ATB (un fondo aziendale sanitario integrativo compartecipato azienda-lavoratori e il sostegno al diritto allo studio) e alla TAV di Caravaggio , nel quale è previsto il rimborso delle rette dell’asilo nido per i figli dei dipendenti, il rimborso dei libri di testo, l’incremento del contributo aziendale al fondo COMETA (previdenza integrativa) e Mètasalute (fondo sanitario).

Sono tre esempi di contrattazione aziendale, non i soli a Bergamo e provincia, che dimostrano in modo tangibile che, Contrattazione e welfare sono un binomio possibile. Ricordo fra gli altri gli accordi di welfare e conciliazione alla Alfa Laval, Lucchini rs, alla Brembo, Robur, e alla San Pellegrino”.

E’ sempre tempo di nuove sfide per chi fa della contrattazione il suo mestiere.Come ci ha indicato Giorgio Caprioli, la sfida è quella di rinnovare il modello contrattuale, rinnovarne i contenuti, ridare forza alla contrattazione decentrata, dare più spazio al welfare contrattuale, come capacità di dare risposte più dirette ai lavoratori. Noi dobbiamo impegnarci per migliorare la lettura dei bisogni dei lavoratori nelle imprese, e ripensare l’aggregazione degli interessi anche in tema di welfare, ricomporre le risorse, pubbliche e private del territorio, estendere le tutele delle persone che vivono nel territorio, a prescindere dal proprio rapporto di lavoro o contratto di lavoro.  La strada del Welfare è ancora lunga, ma è quella giusta”.


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Confindustria, CGIL CISL UIL hanno siglato un’intesa concernente il welfare territoriale, la cui prima fase sperimentale si è conclusa nel 2015. Le parti garantiscono un criterio di ripartizione di un fondo per finanziare il welfare aziendale, premiando maggiormente quelle aziende dove ci sia stato, nel corso del 2016, un saldo occupazionale attivo, soprattutto se collegato all’inserimento di lavoratori “anziani”. Comunicato.

 

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Confindustria, CGIL CISL UIL hanno siglato un’intesa relativa al Protocollo firmato il 10 marzo del 2014 relativa al welfare territoriale, la cui prima fase sperimentale si è conclusa nel 2015. In sostanza, con la firma, le parti si sono impegnate a garantire un criterio di ripartizione di un fondo destinato a finanziare azioni di welfare aziendale, premiando maggiormente quelle aziende dove ci sia stato, nel corso del 2016, un saldo occupazionale attivo, soprattutto se collegato all’inserimento di lavoratori “anziani”.

È sicuramente positiva la scelta di legare la ripartizione di risorse alla crescita occupazionale, anche di personale ultra 45enne, e che le stesse siano collegate a azioni di welfare aziendale e interaziendaleè il commento di Ferdinando Piccinini e Giacomo Meloni, segretario generale e segretario del sindacato CISL Bergamo. - La creazione di questo fondo, e la sua ripartizione attraverso l’analisi di politiche utili a reinserimenti di personale svantaggiato, infatti, persegue gli obiettivi contrattuali che la CISL di Bergamo da sempre persegue, e dà valore aggiunto al ruolo delle RSU e delle categorie che nella contrattazione aziendale definiranno le modalità di erogazione ai lavoratori del fondo welfare”.


Scarica il protocollo

 

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