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Unione Sindacale di Bergamo

Federazioni di Categoria CISL

E’ stato presentata oggi 11 maggio a Milano, nel corso del X Congresso del Fim Cisl Lombardia, l’indagine “Giovani, lavoro e rappresentanza” promossa dai metalmeccanici cislini regionali e condotta a febbraio dall’Istituto Giuseppe Toniolo su un campione nazionale di 2000 giovani dai 20 ai 34 anni.

Qualche numero tratto dal focus

Il 63% dei giovani chiede nuove modalità di rappresentanza collettiva. La metà di chi esprime una domanda di struttura organizzata pensa che la forma più adatta possa arrivare da un rinnovamento degli attuali sindacati (31,7%), mentre per l’altra metà (sempre 31,7%) servirebbero nuovi sindacati, capaci di superare i limiti di quelli attuali nel rispondere alle nuove esigenze del mercato del lavoro. Solo il 13% pensa che i sindacati non siano mai stati utili e non possano esserlo. Il 18,2% li considera rispondenti senza riserve. Poco più di uno su cinque (20,9%) li considera oggi utili ma con attenzione soprattutto alle vecchie generazioni e ai pensionati.

Capire meglio i bisogni dei ragazzi

La ricerca nasce dalla nostra voglia di ascoltare le ragazze e i ragazzi per capire meglio i loro bisogni, le loro aspettative e loro paure all’interno di una società e di un mondo del lavoro in profondo mutamento, per poi tradurli in risposte e opportunità - sottolinea Enrico Civillini, segretario generale del sindacato FIM CISL Lombardia -. I giovani ci consegnano un credito di fiducia che non possiamo sprecare e ci confermano che la strada intrapresa dalla FIM CISL di rinnovamento, costruzione di risposte ai nuovi lavori, collegamento virtuoso tra scuola e lavoro, sia quella giusta”.

L’idea di lavoro dei giovani

I giovani intervistati temono un lavoro con basse condizioni economiche. Cercano prima di tutto un lavoro che consenta di guadagnare abbastanza per non vivere alla giornata e progettare un proprio futuro (29,9%). La realizzazione nel lavoro viene spostata dopo tale obiettivo (25,3%). Il fattore di preoccupazione più importante è il protrarsi della permanenza al lavoro delle generazioni più anziane (73%). Rispetto a cosa può favorire le opportunità di lavoro, la sola intraprendenza personale è considerata sufficiente solo dalla minoranza degli intervistati (44,2%). Quasi il 70% ritiene che il governo con le politiche pubbliche e le aziende con i propri investimenti possano allargare le possibilità di occupazione. I sindacati, per la maggioranza dei giovani (51,6%) possono avere un ruolo positivo sulla possibilità che tali politiche vengano realizzate.

Alessandro Rosina, curatore dell’indagine

Oltre ai cambiamenti prodotti dall’innovazione tecnologica e dall’automazione, emerge una forte preoccupazione verso gli squilibri generazionali nel mercato del lavoro e nella spesa pubblica di un paese che invecchia. Tutto questo alimenta un’ampia domanda di rappresentanza nelle nuove generazioni - commenta Alessandro Rosina, curatore dell’indagine e docente di Demografia e Statistica Sociale all’Università Cattolica -. Il sindacato può cogliere questa sfida se mostra di essere non solo un utile sportello di servizi e uno strumento per proteggere chi ha un posto di lavoro, ma soprattutto agendo in modo credibile per migliorare le condizioni generali per una presenza solida e qualificata delle nuove generazioni nei processi produttivi e sociali del sistema Paese”.

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Giovedì, 20 Ottobre 2016 07:52

Donne e giovani “vittime” nel commercio

Negli ultimi mesi, la popolazione femminile della Lombardia ha pagato duramente l’uscita dalla crisi e i primi segnali di ripresa. A Bergamo, secondo le rilevazioni ISTAT, il tasso di disoccupazione è salito anche in virtù dell'aumento del numero di donne inattive.

La ricerca della Fisascat Cisl Bergamo

Infatti, i tassi di occupazione di Bergamo dicono che quello maschile, attorno al 71% cresce di poco, mentre quello femminile, poco sopra il 50%, diminuisce di qualche punto percentuale. Insomma, chi paga il conto più salato nelle crisi aziendali di questi anni è, neanche a dirlo, l’universo femminile e, secondo la ricerca FISASCAT CISL di Bergamo, i giovani. Il dato emerge con nitidezza dall’analisi sui dati che la CISL ha raccolto per le dichiarazioni NASPI, almeno nei comparti di commercio, turismo e servizi nell’ultimo anno.

All’Inas 975 domande di Naspi

Donne e giovani – sostiene Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo - sono i primi a uscire in caso di crisi, perché hanno mediamente le posizioni più basse. Inoltre, sono le categorie più portate a accettare quando viene prospettato un incentivo all’esodo e 2 anni di Naspi, forse per la convinzione di avere comunque prospettive”. Dallo scorso novembre a oggi, il patronato INAS CISL di Bergamo ha raccolto 975 domande di NASPI di lavoratori prima impiegati nei settori di competenza della FISASCAT. Di questi “solo” 364 sono uomini, e ben 611 donne. Sotto i 30 anni, quasi il 30 % dei licenziati (254).

Un direttivo per affrontare l’argomento

Sono due numeri che si possono commentare da soli – continua Citerio -, ma secondo noi è la dimostrazione lampante di una debolezza del settore, in cui la precarietà di oggi si scontra con la solidità delle assunzioni effettuate parecchi anni fa, creando due gruppi di lavoratori con diritti e situazioni diverse. Da un lato chi assunto da tempo, con diritti e tutele stabiliti, dall’altro le nuove assunzioni con formule diverse e tutele non certo ottimali”. FISASCAT CISL riunisce il direttivo proprio per discutere di situazioni sindacali e contrattuali. Lo farà giovedì 20 e venerdì 21 ottobre, presso l’Hotel San martino di Darfo Boario Terme. Ai lavori parteciperà anche l’economista Alberto Berrini e, venerdì, il segretario nazionale Davide Guarini.

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La recente ricerca promossa dalla Cisl e dalle Acli di Roma tratteggia un quadro preoccupante delle aspettative che i giovani ripongono nel proprio futuro.

L'impegno di aggiornare i diritti

Il fatto che molti ragazzi si dicano disposti a rinunciare ad alcune tutele pur di riuscire ad avere un lavoro, oltre a costituire un sintomo di rassegnazione, ci impone una profonda riflessione sul tema della partecipazione dei giovani al mercato del lavoro. E’ evidente che la preoccupazione per il futuro del lavoro pesa in modo determinante nel formarsi delle opinioni tra i giovani. Il compito che s'impone al sindacato è quello di aggiornare i diritti all'attuale contesto economico e sociale per evitare che questi vengano percepiti come elementi di rigidità e, cosa più grave, come ostacoli alla realizzazione delle proprie aspettative. Il rischio in questo caso è che i giovani rinuncino a quelle forme di tutela che fin qui sono state garantite a chi li ha preceduti e ripieghino su tipologie contrattuali precarie o sottopagate.

Puntare sulla formazione

Emerge quindi con evidenza la necessità di puntare sulla formazione e soprattutto, sui percorsi di alternanza scuola lavoro. L'obiettivo è duplice: far sì che i giovani maturino un'esperienza formativa importante nel passaggio in azienda e accorciare la distanza tra domanda e offerta di lavoro, condizione quest'ultima necessaria per intercettare la richiesta di nuove figure professionali che sale dal mondo produttivo. E' in questo contesto che Industry 4.0 e smart working possono rappresentare un'occasione per valorizzare le competenze pratiche e innovative dei giovani. Un'occasione che mette il sindacato davanti ad una sfida che richiede risposte inedite e coraggiose.

L'urgenza di fare rete

La ricerca curata da Cisl e Acli ci dice anche un'altra cosa. E cioè che è urgente parlare con i ragazzi, fare rete, collegare le numerose realtà che li vedono protagonisti di cittadinanza attiva: ciò al fine di ascoltare i loro bisogni e tradurli, insieme, in tutele e occasioni di futuro. E' ciò che la Fim Cisl sta tentando di fare con una serie di iniziative che mirano ad allargare il perimetro della partecipazione nel solco dell’economia civile. Una strada intrapresa insieme a NeXt (Nuova Economia per Tutti), l'associazione promossa dall'economista Leonardo Becchetti che sperimenta forme nuove di mobilitazione come il Cash Mob Etico e il voto col portafoglio, e a soggetti della società civile come la Nco (Nuova cooperazione organizzata) di Peppe Pagano, che a Casal di Principe ha messo i beni confiscati alla camorra al servizio di un progetto di riscatto civile.

(Dichiarazione del coordinatore  nazionale Giovani  Fim Cisl, Andrea Donegà)


Una sintesi della ricerca tratta da Conquiste del Lavoro del 4/10/16 

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Lunedì, 03 Ottobre 2016 07:33

Alternanza Scuola Lavoro: una guida sicura

Una guida realizzata dalla CISL di Bergamo che vuole aiutare e sostenere gli studenti e le famiglie nell’orientarsi con l'alternanza Scuola-Lavoro. E’ il segno concreto di un sindacato che opera con grande attenzione verso le nuove generazioni mettendo a disposizione servizi e strumenti di tutela in una realtà lavorativa sempre in grande evoluzione e cambiamento.


Scarica la brochure (7 megabyte)

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'Cambiare le pensioni e dare lavoro ai giovani'. E' questo lo slogan che accompagnerà la giornata di mobilitazione nazionale promossa da Cgil, Cisl e Uil per il prossimo 2 aprile. A Bergamo l'appuntamento unitario è dalle 9 alle 12 davanti a Palazzo Frizzoni (in Piazza Matteotti). A livello nazionale i segretari generali delle tre confederazioni sindacali, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, saranno presenti rispettivamente a Venezia, in Campo Santa Margherita, a Roma, in Piazza SS. Apostoli e a Napoli, in Piazza Giacomo Matteotti. I comizi finali saranno preceduti da cortei che attraverseranno le città. Prosegue così la mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil per la vertenza sulle pensioni dopo gli attivi interregionali dei quadri e delegati del 17 dicembre scorso. Con le iniziative di sabato 2 aprile i sindacati rilanceranno la piattaforma unitaria con la quale si chiede di cambiare le pensioni e dare lavoro ai giovani, tutelare le pensioni in essere, rafforzare la previdenza complementare Cgil, Cisl e Uil chiedono inoltre pensioni dignitose per i giovani, per i lavoratori precari e discontinui, accesso flessibile al pensionamento, il riconoscimento del lavoro di cura e la diversità dei lavori.

L'iniziativa era stata annunciata in una circolare unitaria inviata a tutte le strutture: "Il Governo non ha inteso finora aprire un confronto sul tema pensioni. In assenza di qualunque confronto sul tema i sindacati ritengono necessario rilanciare l'iniziativa di mobilitazione, con manifestazioni territoriali da tenersi il 2 aprile prossimo. Anzi, ad aggravare il quadro, è partito un attacco anche alle pensioni di reversibilità e prosegue una discussione che, in assenza di una proposta governativa, continua ad aver al centro l'obiettivo di scaricare il costo di qualunque modifica per intero sui lavoratori. Ciò nel mentre i problemi diventano sempre più acuti sia sul versante dell'occupazione giovanile che su quello della condizione di lavoro di chi svolge occupazioni pesanti e faticose, di chi è precoce, di chi il lavoro lo perde e rimane privo di reddito". I Segretari Generali di Cgil, Cisl e Uil avevano aggiunto che "la piattaforma unitaria chiede modifiche sostanziali al sistema previdenziale così come delineato per ultimo dalla manovra Fornero e pone il problema sia delle pensioni future dei giovani e delle donne, per i quali è necessario ricostruire un quadro di solidarietà, sia dei lavoratori prossimi al pensionamento che hanno bisogno di vedersi riconosciute flessibilità in uscita e pensione anticipata a 41 anni di contributi senza aggancio automatico all'attesa di vita". "Negli attivi del 17 dicembre che hanno visto la straordinaria mobilitazione di migliaia di delegati a Torino, Firenze e Bari- concludevano Camusso, Furlan e Barbagallo- abbiamo assunto l'impegno dell'apertura di una vera e propria vertenza che costruisca le condizioni per raggiungere i risultati che auspichiamo. Oggi, in assenza di qualunque confronto, riteniamo necessario rilanciare l'iniziativa di mobilitazione, con manifestazioni territoriali da tenersi il 2 aprile prossimo. Vi chiediamo pertanto il massimo impegno per costruire una giornata di lotta con manifestazioni territoriali che diano visibilità alla vertenza in tutto il Paese".


Scarica il manifesto

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Lunedì, 14 Marzo 2016 10:08

Un anno e mezzo di Garanzia Giovani

In un anno e mezzo, 9.223 ragazzi di Bergamo hanno effettuato l’adesione a Garanzia Giovani. Di questi, è presumibile pensare, consultando i dati dell’ultimo rapporto di Regione Lombardia, che oltre 5000 siano stati inseriti nel mercato del lavoro, la metà assunti, l’altra metà in tirocinio. Le assunzioni hanno comportato contratti di apprendistato per oltre 400 bergamaschi; a tempo determinato per circa 1500, e a tempo indeterminato per altri 700.

Bergamo e i suoi giovani rappresentano il 13% del “mercato” regionale, in un programma che ha visto quasi 93mila giovani da tutta Italia scegliere la Lombardia come sede di attuazione di Garanzia Giovani, il Piano Europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile attivo dal primo maggio del 2014, scaduto a dicembre dello scorso anno e ancor oggi in attesa di nuovi finanziamenti e regole per procedere.

In sostanza l’Unione Europea ha stanziato dei finanziamenti per gli Stati con tassi di disoccupazione superiori al 25% e tra questi rientrava anche l’ Italia. Risorse da investire con attività di formazione, politiche attive, sostegno e aiuti per l’inserimento nel mondo del lavoro. Lo scopo era quello di agevolare i giovani a trovare un posto di lavoro o un percorso formativo entro pochi mesi dall’avvio dell’adesione al progetto.

Dei 93 mila, quasi 71 mila hanno completato l’adesione e “solo” 47661 sono stati “presi in carico” e registrati. Ancora meno i giovani “lombardi” attivati nel Mercato del Lavoro: 41981. Di questi il 33% nella fascia bassa (senza titolo di studio), il 16 in fascia media (diploma), 42% fascia alta (laurea) e il 9% nella fascia “molto alta”.

A quasi due anni dall'avvio di Garanzia Giovani emerge un quadro, anche per la nostra provincia, di luci ed ombre – dice Giacomo Meloni, della segreteria del sindacato CISL Bergamo - Le luci sono evidentemente legate ai 5387 inserimenti al lavoro avviati, di cui 447 in apprendistato. Questa è una buona notizia. Il dato è sicuramente da valorizzare assieme al fatto che la CISL da subito ha creduto nelle opportunità che il piano europeo per l'occupazione giovanile offriva".

"Le ombre – prosegue Meloni - riguardano in particolare il fatto che finora non si sia fatto tutto il possibile perché il piano decollasse. Per quanto riguarda Bergamo, purtroppo, lo dimostrano anche i dati dell'ISTAT sul 2015, dove di fronte ad una riduzione dal 7,4 al 5,8% della disoccupazione nel 2015, la disoccupazione giovanile nella fascia 15-24 anni aumenta dal 29,4 al 30,6%".

"Resta il dubbio - aggiunge Meloni - che buona parte delle assunzioni che hanno beneficiato degli incentivi del programma di Garanzia Giovani, sarebbero comunque state fatte dalle imprese. Se così fosse, non si è fatto un granché e purtroppo i giovani ai margini del mercato del lavoro continuano a rimanerci”.

Ultima nota: Regione Lombardia si proponeva di avviare 52.000 giovani, l'ultima rilevazione parla di 41.439 giovani inseriti nel mercato del lavoro. “Si lavori per raggiungere l'obiettivo – conclude Meloni -, e soprattutto si creino le condizioni perché nel mercato del lavoro possano entrarci anche i giovani sinora esclusi, magari anche con una più incisiva azione contrattuale verso questo obiettivo”.


Scarica il monitoraggio al 7 marzo 2016

 

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92.819 giovani hanno scelto la Lombardia come Regione di attuazione del programma Garanzia Giovani. (il volantino informativo della Cisl Bergamo). Ecco le slide relative al monitoraggio completo dalla fase di avvio al 7 marzo 2016 Scarica il pdf del monitoraggio

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Giovani in Formazione per il cambiamento. Con questo spirito, il sindacato FIM CISL Bergamo si apre ai giovani in un'ottica di vero rinnovamento del sindacato. E lo fa con un progetto, realizzato dalla FIM Nazionale e “adottato” a livello provinciale, rivolto a chi ha meno di 35 anni, diplomato o laureato, che porterà a un’esperienza all’interno del sindacato del metalmeccanici della durata 9 mesi, con tirocini retribuiti.

“Il tutto – spiegano Luca Nieri, segretario generale della FIM orobica, e Andrea Donegà, responsabile nazionale di FIM giovani - va nell'ottica di rinnovamento e ringiovanimento del Sindacato. La FIM si apre ai giovani per accoglierli e farsi contaminare dall'entusiasmo e dalla freschezza delle nuove idee”.

“Il percorso formativo – insiste Nieri – partirà naturalmente dalla storia e dai valori fondativi del Sindacato, dalle sue conquiste e dalla valorizzazione della memoria, per approdare a un rinnovamento che non suoni come rottamazione, ma come sviluppo di una identità da condividere e aggiornare”.

L’intento della FIM bergamasca è quello di aprirsi “ a chi è già attivo nel sociale, nell'associazionismo e nell'impegno civile per mantener vivo e sempre più importante quel senso di partecipazione civica che ha fatto grande il Sindacato. In un mondo del lavoro profondamente mutato – è l’idea di Donegà -diventa importante avvicinare i ragazzi e permettere loro di vivere un'esperienza di militanza sindacale per comprendere l'importanza e il ruolo fondamentale che la nostra organizzazione svolge. In molti parlano di giovani, noi vogliamo renderli protagonisti del futuro e spalancare loro le porte del Sindacato”.

“Siamo impegnati – concludono - perché il Sindacato torni quel luogo pubblico dove si realizzano le migliori aspirazioni dei giovani per costruire, insieme, un luogo sensibile ai cambiamenti e al passo coi tempi, in grado di interpretare le esigenze delle persone e costruire una società più giusta”.

Il progetto dei tirocini FIM, nella fase di selezione, presterà una particolare attenzione al fine di sviluppare una maggiore presenza femminile nell’organizzazione; saranno privilegiati i percorsi formativi svolti nelle facoltà di Giurisprudenza, Economia, Sociologia, Scienze Politiche, Scienze della comunicazione, Scienze della Formazione; saranno tenute in debito conto le esperienze di impegno sociale nel volontariato, nell’associazionismo politico, sociale, civile ecc.

I ragazzi scelti saranno protagonisti di momenti formativi specifici anche presso la nostra scuola di formazione ad Amelia, fiore all'occhiello nel campo della formazione FIM. Chi è interessato può mandare il curriculum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , oppure chiamare il sindacato FIM CISL Bergamo 035.324.391 entro il 15 gennaio 2016.

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Cambiare le pensioni, dare lavoro ai giovani: con queste parole d’ordine si sono tenuti oggi gli attivi interregionali unitari dei quadri e dei delegati convocati a Torino, Firenze e Bari da CGIL, CISL e UIL con l’obiettivo di sostenere la piattaforma sulle pensioni in cui vengono chieste profonde modifiche alla legge Fornero.

La mobilitazione di Torino, alla quale ha partecipato una nutrita delegazione bergamasca di tutti e tre i sindacati, è stata conclusa dalla segretaria generale della CISL Annamaria Furlan, che ha bollato l’attuale norma previdenziale “la peggiore legge pensionistica europea. Persino la Fornero critica la Fornero”. Serve creare equità “attraverso il fisco e la previdenza. I giovani non devono essere condannati a essere pensionati poveri. Se si cambia il sistema di calcolo, forse potranno avere une pensione dignitosa. La Fornero ha creato 80 miliardi di risorse, utilizzarli per i lavoratori non sarebbe scandaloso”.

Per Ferdinando Piccinini, segretario generale del sindacato CISL Bergamo, presente a Torino, “... serve ora dare gambe alla proposta unitaria consegnata sul tavolo del Governo: dobbiamo arrivare il più presto possibile a rendere flessibile la Fornero, non servono più le chiacchiere, occorre intervenire subito. Torniamo a ripetere che occorre affrontare il tema della riduzione dei limiti di età per il pensionamento, introdurre la flessibilità in uscita anche per garantire un turn over e permettere ai giovani l’ingresso nel mondo del lavoro, oltre che offrire loro una prospettiva previdenziale dignitosa”.

Luigi Bresciani, segretario generale della CGIL di Bergamo, ha detto che “va pensato un intervento per favorire ‘scivoli’ pensionistici ai tanti lavoratori, ultra55enni senza lavoro, considerati troppo anziani per il mercato del lavoro ma ancora giovani per l’ottenimento della pensione. Ancora una volta, poi, chiediamo di sciogliere il nodo, rimasto irrisolto, degli esodati”.

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Dal 2008 al 2013, i contribuenti tra i 15 e i 24 anni sono calati, a livello nazionale, di oltre 400.000 unità. Il loro stipendio è sceso di circa 1000 €. È quanto si ricava da una ricerca di Datagiovani, elaborata su dati del MEF.  Bergamo è ottava tra i territori per numero assoluto di contribuenti nella “fascia giovane” (sono 32.430), e seconda, dopo Sondrio, tra le provincie per reddito medio (nell’anno di imposta 2013 hanno denunciato 8881 €) tra i contribuenti tra 15 e 24 anni. Dati assolutamente “onorevoli”, se non si conta che nella ricerca precedente datata 2008, Bergamo annoverava 38.346 contribuenti under 25, e la media di reddito era di 9.136 €, quota che la poneva al primo posto della graduatoria.

Oggi, la media nazionale per questi contribuenti è meno di 550 euro al mese, a Bergamo poco più di 740. Secondo il report, lo stipendio degli under 25 viaggia su medie di “pura sussistenza”. Al Nord, solo due ragazzi su dieci producono un reddito da indipendenza economica (sopra i 15.000 €). I paragoni con il resto d'Europa sono difficili. Ma un neolaureato tedesco può avere contratti anche da 40mila euro annui.

Forse c’è qualcosa che non tornadice Andrea Donegà, della segreteria bergamasca del sindacato FIM CISL Bergamo e responsabile nazionale dei Giovani FIMIl fatto che il numero di under 25 con un reddito, e quindi con un lavoro, sia calato sensibilmente evidenzia quanto il sistema scolastico non sia in grado di traghettare gli studenti nel mondo del lavoro, un passaggio fondamentale se vogliamo favorire l'accesso dei giovani dalla scuola alla “fabbrica” garantendo loro reddito e, soprattutto, l'adeguata preparazione e professionalità che il mercato del lavoro, con l'avvicinarsi dell'industria 4.0, richiederà sempre più. A ciò si aggiunga il fatto che sempre più giovani, in quella fascia di età, lasciano il nostro Paese in cerca di maggiori opportunità in altri paesi: i dati ci dicono che, quest'anno, potrebbero essere più di 4500 persone a lasciare la provincia di Bergamo e, tra loro, molti giovani.

L'altro tema riguarda i Neet, giovani che non studiano e non lavorano, presenti in maniera importante anche a Bergamo: certamente è preoccupante che a fronte di una diminuzione dei giovani al lavoro non sia cresciuta, almeno, la percentuale di giovani sui banchi di scuola mantenendo alta la percentuale di Neet e basso il tasso di scolarizzazione in provincia di Bergamo.

Non possiamo, infine, tralasciare l'aspetto previdenziale. Oggi si stanno costruendo le condizioni per innescare, tra qualche anno, un disastro sociale: il sistema contributivo terrà conto dei contributi versati in tutta la carriera lavorativa e, dunque, è chiaro che redditi bassi incideranno in maniera marginale sul calcolo degli assegni pensionistici. Ma non solo, risulta chiaro che i giovani, con redditi bassi, stiano pagando oggi le pensioni anche a chi guadagna molto di più rispetto a quanto versato per poi percepire, a loro volta, pensioni pari al 46% dell'ultima retribuzione raggiunti i 70 anni di età: non c'è dubbio che tutto ciò sia un'ingiustizia da contrastare e che il patto generazionale debba essere riscritto”. 

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