Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di altri, per inviare messaggi pubblicitari mirati.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie clicca qui.
Se accedi a un qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all'uso dei cookie.

Unione Sindacale di Bergamo

Federazioni di Categoria CISL
Mercoledì, 21 Febbraio 2018 10:49

Crisi Legler: anche Cene rischia la chiusura

Continua e si aggrava la crisi Legler. Nell’incontro del 20 febbraio tra azienda e sindacati, è stato comunicato che la lista dei punti vendita da chiudere si è allungata di un nuovo negozio, quello di Cene. Il numero degli esuberi cresce così da 60 a 62. Entro fine settimana, Legler ha fatto sapere che si aprirà la procedura di mobilità per tutti questi dipendenti.

A vuoto le richieste di chiarimento

Oltre a comunicazioni sempre più negative (la mensilità di gennaio non verrà pagata, perché congelata dal concordato), l’azienda non ha risposto alle nostre questioni e richieste di chiarimento relative alla gestione della crisi – dicono Mario Colleoni e Sonia Nigro (FILCAMS CGIL), Monica Olivari (FISASCAT CISL), e Maurizio Regazzoni e Sandro delle Fusine (UILTUCS) -, per cui abbiamo deciso di richiedere un incontro con Giacomo Giavazzi, il commissario che sta conducendo la situazione”.

L’incontro del 22 febbraio

Intanto, è stato confermato per giovedì 22 l’incontro in via Tasso tra la Provincia e le Organizzazioni Sindacali, per valutare azioni e mezzi a disposizione per intervenire a favore della cooperativa, attorno alla quale ruotano 15 punti vendita e 153 dipendenti.

Pubblicato in Comunicati

Mediaworld chiude e trasferisce armi e bagagli in Brianza. L’ordine di scuderia potrebbe essere in sintesi : “chi vuole, ci segua”. La comunicazione è stata il 16 febbraio in un’assemblea con il personale.Non ci è stato neanche possibile discutere o rispondere. Affermazione perentoria e unilaterale” - ha dichiarato Terry Vavassori, della segreteria del sindacato FISASCAT CISL Bergamo.

Da Curno a Verano Brianza

Saranno circa 500 i lavoratori che dai prossimi giorni dovranno sobbarcarsi quotidianamente i 50 chilometri che separano Curno da Verano Brianza, dove si insedierà la prossima sede amministrativa di Mediamarket, in un tratto di strada già difficile dal punto di vista della viabilità. Una decisione inspiegabile, visto che tra l’altro la sede di Curno è di proprietà di Mediamarket.Si vedrà – conclude Vavassori - come rispondere a questa decisione unilaterale e perentoria da parte dell’azienda”.

Pubblicato in Comunicati
Mercoledì, 14 Febbraio 2018 00:00

Via al Balzer 2.0: firmato l’accordo

Trovato l’accordo tra sindacato e proprietà per l’avvio della nuova avventura di Balzer. Dopo la stagione di Barghi, infatti, tocca adesso a S-Link far tornare agli antichi splendori il locale più conosciuto di Bergamo Bassa.

La firma dell’accordo

Presso la sede di Ascom, è stato firmato l’accordo tra Balzer 1850, S-Link e FISASCAT CISL per il passaggio di proprietà e per la tutela del personale impiegato presso la nuova società (la newco “Balzer srl”, interamente controllata da S-Link). “Abbiamo ottenuto l’impegno all’assunzione di tutto gli addetti, 10, a tempo indeterminato e chiesto impegni di continuità anche per i 4 lavoratori a tempo determinato. Per tuttidice Alberto Citerio, segretario generale del sindacato Fisascat Cisl Bergamo - il mantenimento delle condizioni contrattuali previste dal CCNL turismo e ristorazione”.

Tutelato il personale

Si conclude così la seconda vertenza Balzer nel giro di pochi anni: la società guidata da Giovanni Barghi ha infatti retto meno di quattro anni. Oggi, arriva S-Link, società bergamasca, guidata da Patrizio Locatelli, che gestisce già attività nel campo della pasticceria e della ristorazione. “A noi – conclude Citerio - resta la soddisfazione per aver tutelato al meglio in questo passaggio delicato tutto il personale. Confidiamo finalmente in una seria intenzione di rilancio dell’attività e del locale”. Il passaggio di consegne è previsto per l’1 marzo. Una settimana di chiusura, necessaria per la sistemazione del locale, e poi il nuovo Balzer sarà operativo già per le festività di Pasqua.

Pubblicato in Comunicati

C’è il nuovo contratto nazionale per oltre 12.000 addetti bergamaschi dei pubblici esercizi, della ristorazione collettiva, commerciale e del turismo, dei bar, dei ristoranti e delle tavole calde, dei fast food, delle pasticcerie, delle mense, degli spacci aziendali e delle aziende di fornitura di pasti preparati e mense, prevalentemente in regime di appalto.

Sarà valido fino al 31 dicembre 2021

A più di quattro anni e mezzo dalla scadenza è stato infatti siglato con le associazioni imprenditoriali di settore e le rappresentanze delle cooperative italiane il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Validità e sfera di applicazione, relazioni sindacali, classificazione del personale, contrattazione decentrata, mercato del lavoro, organizzazione e flessibilità contratta, welfare, bilateralità e formazione professionale gli ambiti di intervento dell’intesa quadriennale, in vigore dal 1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2021, composta anche da parti speciali sulle norme e sui sistemi di classificazione del personale nei settori della ristorazione collettiva e delle attività annesse a stabilimenti balneari, alberghi diurni, locali notturni, bingo e sale giochi autorizzate. Sulla parte economica il nuovo contratto nazionale definisce 100€ di aumento economico. Il nuovo contratto conferma inoltre l’impianto del welfare contrattuale esistente e l’adesione al sistema della bilateralità di settore.

Soddisfazione in casa Fisascat Cisl

Il confronto serrato con le rappresentanze imprenditoriali del settoreprecisa il segretario generale bergamasco, Alberto Citerio - ha consentito di definire un nuovo impianto contrattuale per oltre 12 mila lavoratrici e lavoratori che potranno beneficiare di un importante aumento economico e del potenziamento degli interventi di welfare riferito all’assistenza sanitaria integrativa ed alla previdenza integrativa, ma anche alla formazione professionale". "Il nuovo assetto del contratto nazionale del turismo – ha aggiunto Citerio – riqualifica un settore dalle forti potenzialità occupazionali anche attraverso il sistema della flessibilità contrattata e un mercato del lavoro che apre ai giovani con l’istituto dell’apprendistato. Con l’intesa abbiamo voluto dare un segnale anche sulla stabilizzazione dei rapporti di lavoro in uno dei settori fortemente caratterizzato dalla stagionalità. Attraverso la contrattazione a tutti i livelli sarà necessario puntare all’allungamento dei rapporti di lavoro e alla destagionalizzazione delle attività nelle località turistiche, situazione nella quale Bergamo e la sua provincia negli ultimi tempi ha dato segnali di incredibile vitalità nell’accoglienza e nella promozione, zoppicando un po’ negli avviamenti”.

Pubblicato in Comunicati
Venerdì, 09 Febbraio 2018 11:00

Il Balzer del Sentierone torna nella bufera

"È evidentemente il karma del Balzer… da qualche tempo chiedevamo lumi sulla situazione, preoccupati da continue voci circa un progressivo disinteresse del gruppo Codesa e ci siamo sempre sentiti dire con non c’erano problemi, che la proprietà era alla ricerca di un socio per potenziare la pasticceria…”.

Un modus operandi alquanto dubbio

Alberto Citerio e Luca Bottani, che per il sindacato Fisascat Cisl seguono le vicende del bar del Sentierone di Bergamo, non hanno gradito le modalità di annuncio tramite articolo di giornale della vendita del Balzer. “Le relazioni sindacali, ma anche la correttezza nei confronti dei Lavoratori che tanto hanno fatto per risollevare questo storico locale, - precisano i sindacalisti - avrebbero richiesto un incontro preliminare per poterci mettere a conoscenza della situazione reale dell’attività, che ancora occupa una quindicina di dipendenti. Invece, Barghi ha preferito farci trovare tutto apparecchiato, e farci andare tutto per traverso”.

Preoccupazione per il futuro dei dipendenti

Fisascat Cisl ha già inviato regolare richiesta di incontro ai sensi delle leggi che regolano le relazioni sindacali, e nel frattempo ha convocato l’assemblea dei lavoratori per lunedì 12. “Dopo le vicende di tre anni fa, dove si era riusciti a salvaguardare l'intero organico, ed i sacrifici dei Lavoratori che hanno dato un pezzo del proprio salario per il rilancio del locale con la gestione Codesa, ora si apre un nuovo fronte – dicono i due sindacalisti -: quello che ci preoccupa è il futuro dei dipendenti. Contiamo sul fatto che S-LINK, alla quale Barghi intende cedere l’attività, mantenga sul piano delle relazioni interessi comuni per la salvaguardia del personale e delle loro condizioni contrattuali, sulle quali non arretreremo un passo”.

Pubblicato in Comunicati
Lunedì, 05 Febbraio 2018 09:55

Ancora troppo il “nero” tra le badanti

Serve un aiuto fiscale alle famiglie che hanno bisogno di assistenza per far emergere il tanto “nero” che ancora assilla il settore, con costi sociali e economici assolutamente ingenti. Il sindacato FISASCAT CISL Bergamo, per voce del suo segretario generale Alberto Citerio, lancia sul piatto della campagna elettorale un tema di sicura presa.

Un po’ di numeri

Si può facilmente comprendere come il problema dell’assistenza sia uno degli aspetti più importanti nella discussione politica e sociale. Infatti in Bergamasca, dentro una popolazione anziana di oltre 300.000 cittadini, si può facilmente stimare che siano più di 60.000 i non autosufficienti a quali si aggiungono gli anziani che vivono soli oppure, per altri motivi, hanno bisogno di sostegno. In provincia di Bergamo sono regolarmente registrati all’INPS 10.509 rapporti di lavoro di “badantato”, con 10.926 lavoratori regolarmente retribuiti. “Facendo conto di quanti posti siano coperti dalle RSA e da quanto può effettivamente restare in carico alla famiglia, è naturale pensare che il doppio del regolare sia comunque irregolarmente attivo nelle case bergamasche. In qualche modo lo dimostrano anche i dati delle vertenze aperte”.

Alle badanti 4 anziani su 10

Infatti, le residenze sanitarie assistenziali rispondono al 19% della domanda; l’assistenza domiciliare copre un altro 25%. Ma la parte più consistente del lavoro di cura è affidato a badanti che si occuperebbero di quattro anziani su dieci. Con un impegno di spesa che grava interamente sulle famiglie, stimato di oltre 15mila euro annui.Le famiglie - precisa Citerio - spesso agiscono nell'illusione di 'risparmiare' sui contributi e si affidano a contratti in nero con badanti spesso irregolari senza permesso di soggiorno; in questo modo non c'è garanzia di assistenza di buona qualità, e si espongono ad una vertenzialità al termine del rapporto di lavoro”.

È necessario trovare un compromesso

La Regione Lombardia ha cercato di muovere alcuni passi, promulgando la legge 15 del 2015, “Interventi a favore del lavoro di assistenza e cura degli assistenti familiari”, nella quale si possono ritrovare spunti cari alle sigle sindacali che da tempo si battono per una regolamentazione del lavoro di cura e per un intervento di sostegno alle famiglie. Si parla di albo, di formazione e di contratto collettivo di lavoro. “Tutto assolutamente condivisibile, - riprende Citerio - ma se la situazione a distanza di tre anni è ancora ferma ai dati di un terzo emerso e due terzi sommerso, forse servono stimoli nuovi, ma non possiamo accettare il fatto che la metà delle persone che si prende cura dei nostri affetti lavora in nero… È necessario trovare un compromesso”.

Serve un intervento legislativo

Al momento, le uniche agevolazioni sulle quali possono contare i datori di lavoro domestico sono la deduzione dal reddito dei contributi versati, fino a 1.549 euro all’anno, e la detrazione del 19% delle spese per badanti fino a 2.100 euro, se il reddito non supera 40mila euro, con un risparmio d’imposta massimo di 399 euro. “Benefici ancora troppo limitati rispetto agli oneri sostenuti dalle famiglie - conclude Citerio -. Serve un intervento legislativo che ampli maggiormente le possibilità di deduzione del costo del lavoro domestico. Questo favorirebbe anche l’emersione di molti irregolari”.


Pubblicato in Comunicati

Ancora la questione del massimo ribasso al centro di una vertenza delle Cooperative di servizi, per le quali le categorie di CGIL CISL UIL stanno trattando il rinnovo del CCNL, scaduto nel 2013. Il fronte sindacale è compatto nella contrattazione che coinvolge i 600mila addetti (oltre 20.000 solo a Bergamo) del settore imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi, prevalentemente in regime di appalto.

Al via la campagna informativa

L'attivo unitario nazionale dei delegati FILCAMS CGIL FISASCAT CISL e UILTUCS UIL ha dato mandato di avviare una campagna informativa attraverso la convocazione di assemblee in tutti i luoghi di lavoro per denunciare lo stallo in cui versa la vertenza e alle segreterie nazionali di predisporre l'indizione di tutte le iniziative sindacali utili a sbloccare la trattativa fino alla proclamazione dello sciopero nazionale. Il settore dei “servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi vive una fase di sviluppo costante, con un fatturato pari a circa 135 miliardi di euro annui secondo i più recenti dati di una associazione imprenditoriale del comparto.

Riqualificazione professionale del comparto

È necessario imprimere una svolta al negoziato, in stallo da diversi mesi, volto al rinnovo di un contratto collettivo nazionale e alla riqualificazione professionale dell’intero comparto. “È diritto inalienabile dei lavoratoriprecisa Alberto Citerio, segretario generale del sindacato Fisascat Cisl Bergamo - il rinnovo di un contratto collettivo nazionale che affronti i temi già ampiamente discussi ed approfonditi nel corso delle trattative, rispetto ai quali le organizzazioni sindacali hanno elaborato delle articolate proposte sul cambio di appalto, sull’affidamento di servizio oltre che sui contenuti della contrattazione di secondo livello e sull'importante tema della salute e sicurezza".

Inacettabili gli aumenti da fame

Ma soprattutto incide il problema degli appalti, del cambio appalti e del sistema del massimo ribasso, tuttora in voga tra gli addetti ai lavori. I dipendenti delle cooperative e delle imprese sono addetti che spesso lavorano in appalto, con il futuro appeso ad ogni cambio-appalto, quando ognuno rischia il licenziamento, il demansionamento o l’adeguamento, sempre al ribasso, dello stipendio; lavoratori che chiedono un aumento economico dignitoso, senza retrocessioni sui diritti e tutele e il potenziamento del welfare. Condizioni inaccettabili per i rappresentanti dei lavoratori. “Chi lavora in questi comparti ha infatti le retribuzioni più basse – conclude Citerio - .Siamo al paradosso che adesso viene chiesto a questi addetti di finanziarsi il rinnovo del contratto. Le controparti datoriali propongono aumenti da fame e chiedono arretramenti sulla malattia e vorrebbero non rispettare la clausola sociale nei cambi appalto che garantisce, spesso con fatica, la continuità occupazionale per questi lavoratori”.

Pubblicato in Comunicati

Alla fine, è stato un successo”. Terry Vavassori, segretaria del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, definisce in questo modo la conclusione del contratto di solidarietà all’Iper di Oriocenter, il supermercato che 4 anni fa, denunciando 120 esuberi, dava il via alla trattativa che quei posti di lavoro è riuscita a salvare. “Questa storia è la dimostrazione che quando da tutte le parti in gioco c’è la volontà di trovare soluzioni, queste arrivano senza danni per nessuno”.

Dagli esuberi alla solidarietà

La Iper di Oriocenter, nel 2013, nel bel mezzo della crisi del commercio, si è trovata nella condizione di chiudere uno dei due piani sui quali era dislocata, dimezzando lo spazio espositivo (7500 metri quadrati in meno) e trovandosi con personale in eccesso (allora erano in 330 i dipendenti). La trattativa con CGIL CISL UIL riuscì nell’impresa di spostare i termini della questione dagli esuberi alla solidarietà, favorendo esodi esclusivamente volontari , ricollocando 40 persone in altri punti vendita del gruppo FinIper, garantendo l'avvicinamento a casa. Così, per 260 lavoratori, iniziava la solidarietà: tutti al lavoro con orario ridotto per un massimo del 35%.

273 dipendenti che tornano a lavorare

In questi quattro anni – racconta Vavassori – i dipendenti hanno sempre dato la massima disponibilità e flessibilità per permettere la riorganizzazione. Ci sono stati momenti difficili: le riorganizzazioni sono sempre complicate e le tensioni non sono mancate; un buon numero di lavoratori sono stati spostati in reparti destinati alla ristorazione, che Iper ha aperto negli ultimi tempi, reinventandosi la propria professionalità. I loro sacrifici sono stati ricompensati: oggi chiudiamo la solidarietà con 273 dipendenti che tornano a lavorare a tempo “e stipendio pieno”. È stata per noi la conferma che gli ammortizzatori sociali, se concordati e studiati con le parti sociali, funzionano: paradossalmente possono essere stimolo per un vero rilancio delle stesse aziende. A questo punto è legittimo chiedersi se la via più facile (i licenziamenti ) avrebbe portato gli stessi risultati, non solo dal punto di vista occupazionale, ma in modo particolare dal punto di vista dei fatturati e della sostenibilità economica del punto vendita. Speriamo che anche altre grandi aziende, nel futuro, seguano questa strada”.

Pubblicato in Comunicati
Giovedì, 04 Gennaio 2018 11:48

Per tre nuovi assunti, sei restano disoccupati

Quando la riorganizzazione del lavoro e una contrattualizzazione migliore producono la perdita di posti di lavoro: il caso della RSA di Gromo, in valle Seriana ne è l’esempio concreto.

Per sei persone scatta il licenziamento

La Fondazione che gestisce la struttura ha infatti deciso di inserire nuovo personale infermieristico sul turno della notte e pertanto ha assunto alle proprie dipendenze 3 infermiere. Ciò, però, comporta l’interruzione dell’appalto con la Cooperativa Socilnis che fino a oggi ha garantito il servizio di assistenza notturna grazie a 6 persone con titoli di ASA o OSS, al lavoro nella RSA da oltre 15 anni, che oggi si trovano senza lavoro.

La mancanza di una normativa adeguata

È nelle facoltà della Fondazione riportare al proprio interno figure professionali per migliorare il proprio servizio e garantire coperture assistenziali migliori - dice Alessandro Locatelli della FISASCAT CISL di Bergamo - , ma bisognerebbe fare una riflessione di carattere generale sulla mancanza di una normativa che tuteli i processi di internalizzazione dei servizi. Infatti ad oggi quando un’azienda decide di operare come la RSA di Gromo, riappropriandosi di un servizio che anni prima aveva esternalizzato a terzi, i lavoratori e le lavoratrici di quel servizio, anche se vi operano da anni, non hanno alcuna tutela e salvaguardia del proprio posto di lavoro e solamente gli accordi sindacali come avvenuto in diverse occasioni possono garantire tali occupazioni. Il nostro rammarico è che nella situazione di Gromo non si è raggiunto un accordo e 6 lavoratrici hanno perso un posto di lavoro occupato in modo diligente da anni”.

Pubblicato in Comunicati

Abbiamo deciso di sollevare il problema in modo forte e convinto perché le libertà individuali non devono essere limitate”. Così esordiscono Mario Colleoni Alberto, Citerio e Maurizio Regazzoni, segretari generali di FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL di Bergamo, nel commentare dati e notizie relative allo sciopero all’Oriocenter.

Alte adesioni allo sciopero

È vitale interrogarsi su quali siano le condizioni lavorative dei circa 3000 lavoratori attivi a Orio e dei migliaia di lavoratori del commercio, spesso stagisti, lavoratori a chiamata e precari e troppo spesso con poche tutele reali. Anche per questo abbiamo indetto lo sciopero a cui molti lavoratori hanno aderito a dispetto di alcuni titoli, tesi solo a fare clamore, inneggianti al flop. Nulla di più falso - affermano i tre segretari - la partecipazione è stata ottima per un settore quale è quello del commercio”. Infatti, nelle aziende sindacalizzate, tra astensioni (possibili in relazione al non obbligo di lavoro festivo) e adesioni allo sciopero (per chi aveva l'obbligo previsto dal contratto individuale) lo sciopero indetto da FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS ha raggiunto una media del 60%(Iper, Apple, H&M, Zara, Autogrill, Mc Donald). Nelle aziende non sindacalizzate e nei piccoli negozi, dove c'è una media di 4 dipendenti e dove il numero di stagisti e precari è elevato, l'adesione fra astensione e sciopero è stata del 25%.

600 lavoratori hanno potuto festeggiare il Natale

Inoltre, molte sono state le lavoratrici che non hanno scioperato in quanto sole in turno e non se la sono sentita di far multare la propria azienda, mentre alcune aziende avrebbero fatto ricorso al lavoro somministrato, e questo è indicativo rispetto al successo dello sciopero. “Ci preme sottolineare – continuano i sindacalisti - che almeno 600 lavoratori senza il nostro sciopero avrebbero dovuto lavorare e questo significa 600 persone che hanno potuto vivere liberamente le festività, in famiglia o con chi hanno ritenuto opportuno. L'augurio è che i clienti che hanno frequentato il centro quel giorno comprendano il sacrificio dei lavoratori che erano operativi durante i festivi. C'è un tema di natura culturale, etica e sociale relativa all'impatto che le aperture indiscriminate hanno su milioni di lavoratori e famiglie: tentare di aprire una vertenza su questo aspetto ha permesso di imbastire un dialogo con pezzi di mondo politico e di realtà sociali che, ci auguriamo, possa portare nel futuro a scelte meno ideologiche ed a un lavoro più a misura di uomini e donne”.

Pubblicato in Comunicati
Pagina 1 di 14