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Unione Sindacale di Bergamo

Venerdì, 04 Maggio 2018

Lo scontro delle tipografie a Bergamo

Grandi manovre nel campo della stampa in provincia di Bergamo. In questi giorni si stanno definendo alcuni passaggi di proprietà e acquisizioni determinanti per la tenuta del settore. La “conquista” da parte del Gruppo Pozzoni di ArtiGroup (Arti Grafiche ed Eurogravure) e la chiusura della “pratica Lediberg” da parte di Johnson CPZ (altra grossa acquisizione in via di definizione) non lascia indifferenti le forze sindacali.

I sindacati chiedono chiarezza

FISTEL CISL, SLC CGIL e UILCOM UIL, infatti, chiedono che sulla questione venga fatta al più presto chiarezza, che sgombri ogni dubbio circa le garanzie occupazionali e da eventuali speculazioni di ogni tipo. “L’operazione era nell’aria, negli ultimi giorni ha avuto un’accelerazione improvvisa, ma solo ieri in tarda serata siamo stati raggiunti dalla comunicazione dell’avvenuto passaggio di proprietà di Arti Grafiche, passata al gruppo Pozzoni - sottolineano i segretari generali delle categorie grafiche, Luca Legramanti, Paolo Turani e Bruno Locatelli -. Da parte nostra rimane alta la preoccupazione, perché sappiamo che la situazione di ArtiGroup non è positiva; d’altro canto, abbiamo la necessità immediata di conoscere quali intenzioni abbia Pozzoni, primo stampatore italiano, ora con un gruppo di 1700 dipendenti”.

Pronti al dialogo sui piani di sviluppo

I sindacati vorrebbero capire se restino strategiche per il gruppo le sedi di Bergamo e Treviglio. “Non siamo disposti – proseguono - ad alcuna forma di dialogo se dovessimo intravedere una manovra speculativa immobiliare dietro l’operazione di acquisizione, mentre è chiaro che siamo disponibili al confronto nel caso in cui vengano presentati piani di sviluppo, prospettive industriali e investimenti, e se sarà attuata la messa in sicurezza dello stabilimento di Bergamo (che necessita lavori di adeguamento) e dei lavoratori”. Sull’altro fronte aperto, quello di Johnson CPZ e Lediberg, oggi i sindacati FISTEL, SLC e UILCOM chiedono “risposte e rassicurazioni ufficiali sulla portata dell’operazione, ribandendo di non accettare alcuna ricaduta economica né occupazionale.