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Unione Sindacale di Bergamo

Martedì, 21 Novembre 2017

Fisascat sta con le donne: nasce “Forza Fragile”

In provincia di Bergamo sono circa 200.000 le donne che lavorano. Se si ritiene a buon diritto che in generale una donna su tre riceva atteggiamenti discriminatori, nel mondo del lavoro questa emergenza riguarderebbe quasi 70.000 lavoratrici, un vero e proprio esercito, spesso senza armi per potersi difendere.

Subire il ricatto della violenza

Una condizione, nel caso del lavoro, amplificata dalle percentuali di dirigenti maschi in rapporto alla quota femminile: una situazione di inferiorità che porta sempre più spesso a “sopportare”, “tollerare” e sicuramente subire il ricatto della violenza (verbale, fisica, psicologica) per paura di perdere il lavoro e la conseguente sicurezza economica.Di fronte ai ripetuti episodi di violenze agite nei luoghi di lavoro nei confronti soprattutto di donne – dice Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo -, il sindacato non può sottrarsi dal prendere posizione e dal sentirsi pienamente coinvolto nel cercare soluzioni contro quello che sembra ormai una triste consuetudine”.

Nasce lo spazio Forza Fragile

FISASCAT CISL, la categoria sindacale del lavoro privato più femminile della provincia, intende perciò farsi carico del problema: lo fa con “Forza Fragile”, uno spazio anti discriminazioni che ha avviato in sordina la sua attività nei giorni scorsi, letteralmente esplodendo con il caso delle ragazze del bar di Bergamo, protagoniste di una storia di violenza e mobbing inedita a queste latitudini. “La vicenda del bar di Bergamo ha accresciuto la nostra voglia di intervenire contro ogni discriminazione interviene Terry Vavassori, segretaria FISASCAT provinciale -. Con il nostro spazio all’interno della categoria vogliamo fornire supporto pratico e operativo per tutto ciò che attiene il lavoro e la difesa dei diritti, creando una struttura forte e coesa pronta a difendere ogni persona coinvolta in situazioni violente o discriminatorie”.

Le statistiche del lavoro femminile

A Bergamo l’incidenza dell’occupazione femminile rispetto alla popolazione attiva è del 57,2%, contro il 78,6% maschile, e il settore del commercio a Bergamo è un’isola a maggioranza femminile. Nelle imprese bergamasche, le donne sono rappresentate marginalmente tra i dirigenti (6,5%) e i quadri (12,5%), peggio che nella media regionale (9% e 19%), mentre mantengono un certo equilibrio tra impiegati e operai. Nel settore terziario e del commercio questo gap va allargandosi a vista: tra commercio, turismo e pulizie, infatti, in un campione rappresentativo analizzato dalla FISASCAT a Bergamo, le donne sono il 74% del totale dei dipendenti. Ebbene, nei livelli contrattuali più bassi, la quota femminile sfiora il 90% (è il caso del turismo, con l’86,7%), ai livelli medi la loro presenza scende fino al 50-60%, e a quelli apicali il 95% di presenze dietro le scrivanie lo rappresentano gli uomini.

Fare rete contro la violenza

Forza Fragile sarà uno sportello attivo in ogni recapito FISASCAT, senza orari e senza operatori fissi: a ogni scrivania del sindacato si troverà gente attenta e pronta a ascoltare, oltre che a individuare forme e strumenti per garantire legalità e rispetto per ogni persona discriminata. “Siamo fermamente convintidice Corinna Preda, delegata FISASCAT e “anima” dell’operazione - di dover entrare in rete con tutti quei partner e associazioni che da sempre sul territorio bergamasco si occupano di violenza di genere e aiutano le donne a vincere la paura, a denunciare e a ricominciare a credere nel proprio futuro”.


Scarica la locandina di Forza Fragile





Storie di tutti i giorni
Alcune delle vicende raccolte da FISASCAT in tema di discriminazione

Il difficile rientro dalla maternità

Gloria è una mamma rientrata al lavoro in un bar del Centro Commerciale le due torri di Stezzano, dopo due maternità, una delle quali, purtroppo, conclusasi con la nascita di un figlio disabile. Al rientro ha ottenuto i permessi della legge 104, ma ha da subito dovuto scontrarsi con il titolare che ha da subito messo in chiaro che lei non era più “benvenuta”. Costui ha messo in atto una serie di azioni, come modificarle la mansione, non fornirle un orario rispettoso del suo part-time, e manifestando un comportamento discriminatorio rispetto ai colleghi e colleghe, negandole pure l’accesso in diverse occasioni quando lei aveva deciso di rientrare dopo la maternità. Dopo numerosi scontri, il rapporto si è concluso con le sue dimissioni e un accordo di conciliazione…

Minimizzare la violenza

Anna è una lavoratrice che da anni tenta di vivere l’esperienza della maternità. Purtroppo tutti i tentativi, compresa l’inseminazione artificiale, sono risultati tutti negativi. Anna è in corsia impegnata nelle sue mansioni. Un tizio gli si avvicina, guardandola con insistenza , la supera e si allontana. Poco dopo torna e appoggia sopra un bancone vicino a lei un fazzoletto, che si scopre sporco di liquido seminale. La caporeparto (donna), messa al corrente dell’accaduto, si limita a esclamare: “Dai…forse è la volta buona che rimani incinta!!!”. Anna comunque denuncia l’accaduto all’autorità competente: si stabilisce di prevedere dei turni di sorveglianza in borghese con orari e giorni doversi. Il caposettore (uomo) si spazientisce per i continui sopralluoghi dei poliziotti e apostrofa Anna, urlandole: “dì al rompicoglioni di smettere di disturbarti… perché sei qui a lavorare!!!”. A questo punto, Anna segnala la vicenda in azienda, che interviene inviando una mail richiedendo riscontri sui fatti segnalati, e successivamente richiedendo ai responsabili sensibilità negli atteggiamenti. La reazione di caporeparto e caposettore è stata quella di minimizzare l’accaduto, ribaltando su Anna e sulla sua presunta alterata sensibilità una percezione dei fatti superiore al reale… contribuendo ulteriormente alla vessazione di Anna…

La grezza ilarità dei compagni di agenzia

Roberta lavora, assunta, per una agenzia immobiliare. Al rientro da un giro con un cliente, comunica di aver raggiunto l’accordo per la vendita di un’abitazione: una sola visita e prezzo senza sconti. “Sarà stato per la scollatura e magari per qualcos’altro”, dice il titolare dell’agenzia, lusingato da tutti gli altri che ridevano come se fosse uno scherzo.

I colloqui di lavoro pregiudiziali

Alessia è una donna di 31 anni, mamma da circa 10 mesi. Ha lasciato il lavoro quando è andata in maternità e quando la figlia aveva circa 6 mesi ha iniziato a cercare un nuovo impiego. Il primo colloquio è durato circa 30-40 minuti, 10 dei quali a parlare delle mie esperienze lavorative passate e il resto a rispondere a domande tipo: Pensa di poter lavorare full-time? Voglio dire con una figlia… Crede di riuscire a reggere il carico di lavoro? Ha già pensato a come organizzarsi con la bambina? Ha nonne o zie che le possono dare una mano se la bimba è malata? E in casa ha già pensato a come organizzarsi?