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Unione Sindacale di Bergamo

Venerdì, 10 Febbraio 2017

Gigi Bramaschi riconfermato alla Fai Cisl Bergamo

Gigi Bramaschi Gigi Bramaschi

Contratto provinciale degli operai agricoli; caporalato e voucher; i timori per il TTIP e le speranze per un secondo livello capace di migliorare la bilateralità e creare nuove forme di tutela sanitaria. La relazione di Gigi Bramaschi al Congresso della FAI CISL Bergamo ha spaziato su tutto il versante sindacale “occupato” dalla categoria che raggruppa e tutela i lavoratori dell’agricoltura e dell’industria alimentare.

52 delegati hanno votato la Segreteria

Bramaschi è stato riconfermato Segretario generale. Lo hanno votato i 52 delegati, in rappresentanza dei 1830 iscritti (un trend in crescita rispetto agli anni scorsi), riuniti oggi al Grand Hotel del Parco a Stezzano, che hanno anche eletto la nuova segreteria, formata oltre che da Bramaschi, da Giovanni Locatelli (confermato) e da Emilio Agosto (nuovo, in sostituzione di Tiziana Carrara). La mattinata congressuale si è aperta con la relazione della segreteria, nella quale si è sottolineato come, nell’ultimo quadriennio congressuale, l’agricoltura bergamasca abbia attraversato da un periodo assolutamente critico: il calo dei consumi ha fortemente colpito l’intera filiera, causando, solo a Bergamo, una riduzione del volume d’affari del 6,7%.

Serve il contratto provinciale degli operai agricoli

Il settore Agricolo a Bergamo, con i suoi 6300 addetti, rappresenta comunque il 9,2% sul totale degli occupati in Lombardia (l’1,4% sul totale nel paese). Di questi il 44% è rappresentato da lavoratori dipendenti, mentre il restante 56% da indipendenti. E le prospettive indicano che il settore agricolo sarà per molti giovani, uno sbocco occupazionale, dal momento che anche nei periodi di crisi ha visto nascere esperienze innovative legate all’agricoltura di territorio.Il cuore della nostra azione contrattuale deve essere il contratto provinciale degli operai agricoli – dice Bramaschi -, il cui rinnovo a Bergamo è un problema che si trascina da più di un anno, e per il quale non possiamo non esprimere amarezza e delusione, pur comprendendo quali siano le difficoltà del settore agricolo, ma non possiamo più accettare che tali difficoltà si traducano in incertezze salariali per i lavoratori. Alle nostre controparti chiediamo di fare insieme a noi scelte nuove e coraggiose, alla ricerca di un secondo livello contrattuale capace di incontrare le reali esigenze dei lavoratori, oltre che delle aziende”.

Contro il caporalato e il TTIP

A Bergamo nel 2014 è stato costituito l’ente bilaterale agricoltura. “Per noi – continua il segretario FAI - è un vero centro regolatore delle attività del settore agricolo, non ultime quelle di prevenire certi fenomeni che si manifestano per tutto l’anno. L’azione contro il caporalato, che fortunatamente nella nostra provincia non ha offerto casi eclatanti, si affronta mediante un’azione congiunta, che poggi sull’azione delle parti sociali e punti all’innalzamento della qualità del lavoro rurale”. Anticamera del caporalato, l’uso smodato dei voucher costituisce una concorrenza sleale da parte di realtà che sfruttano i braccianti. Per ogni singolo “buono” che viene usato da un’azienda agricola, c’è una persona che perde tutele. Questo la Fai non può accettarlo. Il settore, anche alle latitudini bergamasche, sta aspettando con non poche paure gli sviluppi delle trattative sul TTIP. “Gli accordi transnazionali che non creano nuovi e migliori posti di lavoro vanno avversati – avverte Bramaschi -. Non vorremmo essere costretti a sperare in Trump per il TTIP, che sarebbe deleterio per la nostra agricoltura”.

Più spazio al secondo livello

L’industria alimentare a Bergamo, infine, negli ultimi anni non ha avuto vita facile. Imprese chiuse o ridimensionate hanno fatto scendere sotto quota 700 il numero di aziende che producono alimenti o bevande (10% del totale lombardo,) e l’occupazione sotto la soglia delle 6000 unità (8%). Come è noto, in provincia di Bergamo ci sono molte realtà industriali del settore alimentare. Tra le più importanti realtà multinazionali Heineken (140 addetti), San Pellegrino, 400 addetti, che nei prossimi anni investirà nel sito di Ruspino più di 90 milioni di euro; Parmalat (100 dipendenti); Wuber con 250 lavoratori e altre realtà di piccola e media importanza. “Nell’industria alimentare – ha concluso Bramaschi - l’ultimo rinnovo del CCNL ha di fatto ridisegnato il ruolo, dando più spazio a articolazioni e contenuti per il secondo livello. Occorre lavorare con gli strumenti della tutela bilaterale per la promozione di ingressi stabili per i giovani; gambe solide a contratti integrativi per la compartecipazione alla vita d’impresa e per nuove forme di tutela sanitaria in linea con il CCNL. Molto resta da fare, perché crescano esperienze di migliore efficacia e produttività. Anche questo ci permetterà di negoziare finalmente contratti più convincenti”.


1) Relazione introduttiva
2) Mozione finale