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Unione Sindacale di Bergamo

Giovedì, 19 Novembre 2015 00:00

Tegola sui lavoratori ex Lombardini

Ennesima tegola nella vicenda Lombardini che, manco a dirlo, cade sulla testa dei lavoratori. Dei 52 dipendenti del Gros Market di Dalmine, ad esempio, che poco più di due anni fa, insieme ai 128 colleghi dei punti vendita Lombardini in tutta la regione (Cologno Monzese, Cernusco sul Naviglio, Lecco, Costa Masnaga e Montano Lucino), passarono, tra il 14 e il 25 gennaio 2013, con la formula del contratto di affitto di azienda a GS Spa, canale all’ingrosso del gruppo Carrefour, il colosso francese della grande distribuzione che in questi giorni ha annunciato l’intenzione di recedere dallo stesso contratto, “aprendo una situazione denuncia Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo – che non lascia presagire positivi orizzonti per i lavoratori”.

Nella lettera che annuncia la scelta, GS scrive che “ha esercitato recesso unilaterale dei contratti di affitto e conseguentemente intende retrocedere gli esercizi commerciali a Gros Market. Il trasferimento dei suddetti esercizi commerciali è previsto entro il prossimo 31 marzo”.

Se si concretizzasse il recesso, e non avendo più il Gruppo Lombardini alcuna attività commerciale in essere, la data del prossimo 31 marzo potrebbe far presagire che questi stessi punti vendita potrebbero essere chiusi, e tutti i dipendenti lasciati senza lavoro.

I negozi devono proseguire la loro attività – dice Citerio - . Dalmine deve proseguire la sua attività, anche solo per quello che il Gros Market rappresenta, dal punto di vista sociale e “storico” per la città che lo ospita. E anche e soprattutto per le 52 famiglie che su di esso fanno conto per il proprio sostentamento. Sarà importante, ora, capire i perché di questa scelta gravissima.

Abbiamo già contattato l’amministrazione comunale, che ci ha dato ampia disponibilità a trovare una soluzione. Soluzione, però, che in un primo tempo deve ricadere sulla responsabilità di Carrefour e di Lombardini. O i primi recedono dalla loro intenzione, e proseguono l’attività, oppure i vecchi proprietari si dovranno attivare per trovare un nuovo operatore che rilevi la Gros Market, garantendo la continuità occupazionale prevista dall’accordo che FISASCAT firmò meno di due anni fa
”.

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Lunedì, 02 Novembre 2015 09:06

Far West degli appalti nei servizi

Siamo ancora a livello di Far West, ma è indubbio che la decisione del Consiglio di Stato sia una pietra importante per costruire situazioni e regole condivise nella gestione degli appalti, almeno quelli banditi dalla pubblica amministrazione”.

Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo saluta con soddisfazione il chiarimento che il Consiglio di Stato ha emesso nei giorni scorsi accogliendo il ricorso sindacale contro il rinnovo di un appalto affidato a una società che non aveva le stesse caratteristiche, sociali e economiche, delle altre ditte partecipanti, “determinando di fatto pratica di dumping sociale, perché  - si legge nella nota - solo alcune imprese possono beneficiare di disposizioni che giustificano un costo del lavoro inferiore, mentre le altre per essere competitive e non essere estromesse dal mercato, soprattutto in gare dove è decisivo il costo del lavoro, sarebbero costrette poi ad utilizzare quegli stessi contratti collettivi che offrono trattamenti retributivi inferiori, con una evidente alterazione del sistema”.

Alcune imprese – spiega Citerio - applicano infatti una contrattazione nazionale dove firmatarie sono fantomatiche associazioni datoriali e sindacali con rappresentanza praticamente nulla, mentre le altre applicano i contratti sottoscritti da CISL, CGIL e UIL

La guerra contro “ribasso selvaggio” è una delle caratteristiche fondative della FISASCAT di Bergamo: la possibilità di far partecipare alla stessa gara società che applicano contratti diversi, e soprattutto l’abitudine degli enti locali di legare al massimo ribasso la scelta di chi deve gestire servizi importanti dal punto di vista sociale, sono sempre stati visti come “fumo negli occhi” dai sindacalisti cislini, e oggi, “la faccenda si  sta diventando sempre più seria, se non tragica. Ci sono persone che vedranno decurtato lo stipendio, in virtù di inevitabili risparmi che la società dovrà attuare per garantire il servizio preso in appalto a costi stracciati. Sarà difficile che con questi requisiti la qualità del lavoro possa restare inalterata rispetto al passato”.

E ultimamente, anche i posti di lavoro iniziano a essere a rischio. In provincia di Bergamo sono qualche migliaio i lavoratori “in appalto”, ovvero che svolgono mansioni  per conto di cooperative o altre società che hanno “vinto” gare bandite da enti pubblici: Ospedali, ASL, Comuni, mense, agenzie dello Stato, Caserme, ecc..

A ogni rinnovo – dice Stefano Allieri, della FISASCAT di Bergamo – si ripropone lo stesso schema: il massimo ribasso implica che chiunque vinca la gara sarà costretto a rivedere orari e compensi ai propri dipendenti. Nella maggior parte dei casi, per fortuna, il personale in servizio viene riassunto dalla società vincente, ma non è scontato”.

Nei servizi dove la sindacalizzazione è più forte, racconta ancora Allieri, “la questione del dumping contrattuale non si pone. Da qualche anno lavoriamo con Ospedali e Comune di Bergamo, e qui, al contrario che altrove, gli appalti vengono affidati secondo lo schema della “Offerta economicamente vantaggiosa”, che tiene conto di dotazione tecnica e specialistica, preparazione e formazione del personale e altri aspetti, in misura maggiore rispetto all’offerta economica. In questo, il lavoro di pressing adottato a Bergamo soprattutto dalla FISASCAT inizia a dare i suoi frutti”.

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È stato aperto lo stato di agitazione alla catena di supermercati Il Gigante. I sindacati FISASCAT CISL, FILCAMS CGIL e UILTUCS della Lombardia lo hanno stabilito per le difficoltà incontrate con l’azienda in merito alla discussione del contratto integrativo. La situazione, naturalmente, si ripercuoterà anche nelle strutture bergamasche del gruppo. Sono 3 i negozi a Bergamo: i superstore di Albino e Bottanuco e il supermercato cittadino di via Bono, che occupano in totale circa 180 lavoratori.

La trattativa sul contratto aziendale si è interrotta rapidamente perché le posizioni  sono risultate troppo distanti – dice Alberto Citerio, segretario generale FISASCAT di Bergamo. La volontà dell'Azienda di ridurre in maniera drastica e generalizzata le attuali condizioni economiche e normative (ricordiamo, a titolo esemplificativo, la variabilizzazione del premio aziendale fisso, l'eliminazione dei ticket, il superamento dell'integrazione a carico azienda della malattia, l'abbattimento delle maggiorazioni per lavoro festivo effettuate nel mese di dicembre, una diversa regolamentazione delle pause, la previsione di una mobilità territoriale ed altro ancora) presenti nel contratto aziendale hanno di fatto reso impossibile il proseguimento del confronto”.

La disponibilità dimostrata dalle OO.SS e dal Coordinamento delle Delegate e Delegati ad affrontare, nonostante le difficoltà, i temi presenti sul tavolo, affermano le segreterie regionali delle tre sigle sindacali,  “è stato vanificato dalla rigidità aziendale e dalla pretesa di voler indicare nella variabilizzazione di elementi fissi della retribuzione la condizione indispensabile per raggiungere il contenimento di costo prefissato.

Di fronte a tale atteggiamento di chiusura anche le proposte da noi formulate per cercare di individuare un percorso utile al confronto hanno perso di significato.  Non sappiamo adesso l'Azienda come intenderà procedere, ma riteniamo comunque grave ed inaccettabile quanto accaduto al tavolo lo scorso 18 settembre”.

Per questi motivi, dunque, è stato proclamato fin da subito lo stato di agitazione in tutte le filiali “Il Gigante” presenti sul territorio lombardo, e nelle prossime settimane saranno definite le iniziative di contrasto ritenute indispensabili, compreso lo sciopero. Nei prossimi giorni, attraverso una serie di assemblee, verrà attivata una campagna d'informazione adeguata nei luoghi di lavoro, con l'obiettivo di coinvolgere e sensibilizzare le lavoratrici ed i lavoratori.

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Con l' 88% di voti favorevoli le lavoratrici e i lavoratori di Autogrill hanno approvato l'Ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto aziendale siglata il 3 luglio 2015 e sottoposta a referendum nelle giornate del 14 e del 15 settembre. Il voto segreto è stato preceduto in tutto il Paese da partecipate assemblee unitarie in cui l'ipotesi è stata illustrata e discussa. Ci sono anche 200 lavoratori bergamaschi tra i dipendenti Autogrill che beneficeranno del nuovo contratto integrativo del gruppo. A Bergamo 49 lavorano presso Orio Center, 87 all’Autogrill Brembo di Dalmine e 54 nei quattro esercizi presso l’aeroporto.

Diritti di informazione e sindacali, responsabilità sociale, sicurezza, pari opportunità, tutela della dignità personale, organizzazione del lavoro e diritto allo studio sono solo alcuni dei capitoli del nuovo contratto integrativo applicato agli 8 mila dipendenti del colosso della ristorazione, valido fino al 31 dicembre del 2018 con la clausola dell’ultravigenza. Le parti hanno condiviso la necessità contrastare il trend negativo del risultato anche attraverso il contenimento dei costi di gestione e meccanismi di 'pay for performance'.

L’integrativo, volto al mantenimento dei livelli occupazionali, congela fino al 31 dicembre 2018 l’importo fisso del premio di produzione che sarà sterilizzato ai fini del calcolo degli istituti contrattuali della tredicesima e quattordicesima mensilità e del Tfr. Il salario accessorio riferito al premio variabile e al premio di risultato aziendale, fino a 1.300 euro annuali, sarà inoltre erogato nell’ottica della sostenibilità economica, nel caso di raggiungimento di soglie prefissate di flusso gestionale e di obiettivi riferiti alle vendite principali.

Tra i punti qualificanti del nuovo Cia il rilancio delle relazioni industriali e della partecipazione dei lavoratori, il mantenimento dei livelli occupazionali ed il rafforzamento del welfare contrattuale, con nuove norme a sostegno della genitorialità e con l’erogazione della shopping bag – del valore di 100 euro per l’acquisto di prodotti di uso quotidiano - oltre al riconoscimento di un buono carburante in vigore da 1° luglio 2015, del valore di 5 o 10 euro mensili.

I sindacati FISASCAT CISL, FILCAMS CGIL e UILTUCS hanno espresso soddisfazione per l'importante prova di responsabilità che le lavoratrici e i lavoratori hanno saputo offrire con il loro voto in una fase storica così delicata, decidendo di essere parte attiva dei cambiamenti che stanno interessando la loro azienda.

“L’accordo siglato con la multinazionale della ristorazione autostradale – ha dichiarato il segretario generale FISASCAT Cisl Bergamo, Alberto Citerio - tiene conto delle difficoltà aziendali e premia la partecipazione ed il contributo dei lavoratori nel condividere le problematiche aziendali, garantendo la continuità della contrattazione integrativa esistente”.

“Questo contratto, nel panorama conflittuale generale – conclude Citerio- rappresenta un buon modello di costruttive relazioni sindacali, perché si è condivisa la necessità di preservare l’occupazione pur in un’ottica di contenimento dei costi gestionali”.  "Il nostro auspicio - conclude - è che l'esito positivo di questa vertenza influenzi anche la trattativa con la Fipe per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei pubblici esercizi, scaduto ormai da tre anni".

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Mercoledì, 16 Settembre 2015 08:07

Parte l’autunno caldo del terziario

Il sindacato FISASCAT CISL si prepara per la ripresa della stagione dei rinnovi contrattuali di un settore che, nel complesso, comincia a registrare i primi segnali di ripresa. Contratti nazionali di lavoro attesi da troppo tempo: 18 mesi per il CCNL applicato ai 300 mila addetti della grande distribuzione organizzata e per i 50 mila lavoratori della distribuzione cooperativa.

Oltre 27 mesi per il milione di operatori del comparto turistico impiegati negli alberghi, nei pubblici esercizi, nei tour operator, nelle agenzie di viaggio e nella ristorazione; superato il triennio di attesa per i 50 mila addetti del comparto termale e il biennio per i 500 mila operatori delle imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi.

A Bergamo e provincia, le trattative ai nastri di partenza interessano quasi 6000 dipendenti nella grande distribuzione, oltre 1000 nella Distribuzione cooperativa, e più di 8000 nelle Imprese di pulizia multiservizi. Un totale di oltre 20.000 lavoratori, contando anche gli altri settori.

Ad oggi il calendario di incontri fissa al 30 settembre la ripresa del confronto con le associazioni datoriali della distribuzione cooperativa e al prossimo 1° ottobre con la Federdistribuzione, l’associazione datoriale delle imprese della Gdo.

Stabilita per il 24 settembre la ripresa delle trattative con le associazioni del settore delle imprese di pulizia servizi integrati e multiservizi. Calendarizzate per il prossimo 15 settembre le trattative con Angem, l’associazione datoriale delle imprese della ristorazione collettiva e nella stessa giornata con la Fipe, la federazione italiana dei pubblici esercizi mentre l'appuntamento è per il 21 settembre prossimo con Federterme, l’associazione datoriale delle imprese del settore termale.

La contrattazione avrà un ruolo fondamentale per accompagnare il processo di ripresa – ha dichiarato il segretario generale provinciale Alberto Citerio – ad essa sarà affidato il compito di recepire l’evoluzione normativa sulla riforma del lavoro giunta a completamento proprio in questi giorni”.

E non solo, visto che la FISASAT ha condiviso pienamente la riforma del modello contrattuale proposta nel mese di luglio dalla CISL.  “Si tratterà anche di valorizzare e rafforzare il livello di contrattazione decentrato aziendale e territoriale, essenziale per la creazione di moderni processi partecipativi dei lavoratori e per la definizione di dinamiche salariali da collegare sempre più alla produttività da concretizzare attraverso una necessaria e nuova intesa tra il sindacato e le associazioni delle aziende del settore per varare un nuovo modello contrattuale”.

Particolarmente 'calda' la situazione per quanto riguarda la trattativa con Federdistribuzione. “Se al prossimo incontro le posizioni di Federdistribuzione non si modificheranno, indicando la volontà di pervenire ad una positiva soluzione negoziale, saremo pronti ad iniziative di agitazione a livello nazionale in quello che potrebbe essere l'autunno caldo della grande distribuzione.

Ricordo –
conclude Citerio - anche che, per quanto riguarda il commercio ed il terziario, con Confcommercio il 30 di marzo di quest'anno è stato rinnovato il Contratto nazionale che riguarda oltre due milioni di lavoratori in Italia, circa trentamila a Bergamo”.

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Auchan, sindacati e Ministero del lavoro hanno infatti siglato l’intesa che sgombra il tavolo della discussione dal tema licenziamenti. Le parti chiudono la procedura di mobilità aperta per oltre 1400 lavoratori, 29 a Bergamo, dirottando verso una soluzione su base volontaria per massimo 1345 dipendenti.

In pratica, dunque, nessun licenziamento imposto dall'azienda per i lavoratori del gruppo francese Auchan: l’intesa prevede criteri di non opposizione al licenziamento con un  incentivo economico.

Sui 1345 esuberi segnalati, già 1220 disponibilità all’esodo sono state manifestate in tutta Italia. L’accordo di ieri prevede altri 100 giorni di tempo per aderire. “Anche a Bergamo – dice Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT Cisl Bergamol'Azienda ha trovato parecchie disponibilità in termini numerici”.

L’accordo di Roma, secondo il sindacato orobico, trova una soluzione al problema degli esuberi, “ma già da ora si apra la trattativa, negozio per negozio, per gestire le ripercussioni delle fuoriuscite, e per affrontare una difficile situazione organizzativa che l’intesa non risolve”.

Ricordiamo anche che Auchan non ha ritirato la disdetta unilaterale del contratto integrativo aziendale, firmato nell’ottobre 2007 che comporta, dal primo luglio,  tagli ai salari, alle pause, alla copertura della malattia e degli infortuni sul lavoro, persino l’eliminazione della carta di sconto del 5% sull’ acquisto dei prodotti da parte dei dipendenti. L'azzeramento del Contratto Integrativo Aziendale costa ai lavoratori fino a 300 euro al mese.

“Non si riduca il lavoro nella grande distribuzione ad una mera attività dequalificata e di poco valore aggiunto – continua Citerio. Il salario riconosciuto grazie al CIA premia la produttività e la qualità del lavoro. Si fissino incontri territoriali da svolgersi entro 120 giorni, così come prescrive l’accordo, per trovare soluzioni organizzative utili. Finora abbiamo pensato a chi esce, ora pensiamo a chi rimane”.

Nella provincia di Bergamo, Auchan gestisce 3 ipermercati, uno nel capoluogo, e altri a Curno e Antegnate, per un totale di oltre 500 dipendenti.

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Venerdì, 10 Luglio 2015 00:00

Accordo Integrativo Autogrill

Ci sono anche 200 lavoratori bergamaschi tra i dipendenti Autogrill che beneficeranno del nuovo contratto integrativo del gruppo. E proprio il personale, nelle intenzioni dei firmatari, diventa la leva strategica per il rilancio aziendale insieme agli investimenti ed all’innovazione. È infatti questa la premessa al nuovo contratto integrativo aziendale di Autogrill spa, il primo operatore nei servizi di ristorazione presente in 38 Paesi nel mondo con circa 62.800 dipendenti e più di 5.300 punti vendita in oltre 1.200 località, che in Italia occupa oltre 8mila addetti. A Bergamo 49 lavorano presso Orio Center, 87 all’Autogrill Brembo di Dalmine e 54 nei quattro esercizi presso l’aeroporto, dove trovano posto anche i 9 ex dipendenti del Ciao del Sentierone.

L’intesa, siglata tra i sindacati FISASCAT CISL, FILCAMS CGIL, UILTUCS e la multinazionale, sancisce l’avvio di un nuovo percorso di relazioni industriali finalizzate a ricondurre il confronto sui temi della partecipazione e del coinvolgimento attivo delle rappresentanze sindacali aziendali ed unitarie. Diritti di informazione e sindacali, responsabilità sociale, sicurezza, pari opportunità, tutela della dignità personale, organizzazione del lavoro e diritto allo studio sono solo alcuni dei capitoli dell’integrativo valido fino al 31 dicembre del 2018.

Il salario accessorio riferito al premio variabile e al premio di risultato aziendale – fino a 1.300 euro annuali - saranno erogati nell’ottica della sostenibilità economica, nel caso di raggiungimento di soglie prefissate di flusso gestionale e di obiettivi riferiti alle vendite principali. L’intesa, inoltre, introduce importanti novità in tema di welfare.

L’accordo siglato con la multinazionale della ristorazione autostradale – ha dichiarato il segretario generale del sindacato FISASCAT Cisl Bergamo, Alberto Citerio - tiene conto delle difficoltà aziendali e premia la partecipazione ed il contributo dei lavoratori nel condividere le problematiche aziendali, garantendo la continuità della contrattazione integrativa esistente”.

 “Questo contratto, nel panorama conflittuale generale – conclude Citerio- rappresenta un buon modello di costruttive relazioni sindacali, perché si è condivisa la necessità di preservare l’occupazione pur in un’ottica di contenimento dei costi gestionali”. 

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Venerdì, 10 Luglio 2015 00:00

Un sabato senza Ikea. Sciopero per i diritti

Anche in questi giorni di afa, i negozi Ikea di Roncadelle e Carugate, nel week end, diventano meta di molti bergamaschi. A loro chiediamo di rispettare lo sciopero dei lavoratori dei negozi, domani 11 luglio,  per protestare contro le inaccettabili proposte avanzate al tavolo per la definizione del nuovo integrativo aziendale. Sono in gioco i diritti sul lavoro di uomini e donne, poco rispettati dal colosso dei mobili svedese”.

Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, appoggia senza riserve l’agitazione promossa dai sindacati di categoria FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS, che hanno indetto lo sciopero nazionale per l’11 luglio, non si piegano ai tagli lineari su maggiorazioni per lavoro domenicale e festivo e sulla trasformazione del premio aziendale fisso in elemento variabile, proposte peraltro presentate dal marchio svedese dopo la disdetta della contrattazione integrativa annunciata nelle scorse settimane.

Per le tre sigle è inaccettabile che la crescita e lo sviluppo si finanzino esclusivamente sui salari degli oltre 6mila co-workers italiani che hanno contribuito a rendere Ikea uno dei leader mondiali dei mobili e accessori low cost; lavoratori per la stragrande maggioranza con contratto di lavoro part time,  “disposti a sacrificare la vita familiare e sociale per l’affermazione della leadership del colosso della grande distribuzione e ai quali oggi si chiede di rinunciare al sacrosanto diritto ad una paga dignitosa!

Le organizzazioni sindacali auspicano la migliore riuscita dello sciopero e invitano l'azienda ad ascoltare le voci e le richieste dei suoi lavoratori, nonché a rispettare regole e diritto allo sciopero!

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C’è stata nella mattina del 23 giugno 2013 la prima udienza, in tribunale a Bergamo, per il “caso” Balzer, ovvero la denuncia per comportamento antisindacale promossa dal sindacato FISASCAT CISL Bergamo nei confronti di CODESA, società titolare del caffè sul Sentierone, per il licenziamento di tre lavoratori. Il giudice Monica Bertoncini, della sezione lavoro del tribunale, ha riconvocato le parti per il 22 luglio 2015, concedendo così la possibilità di una soluzione conciliativa, “che per noi – ha detto Alberto Citerio, segretario generale FISASCAT CISL Bergamo – deve essere solo la tutela dei lavoratori coinvolti”.

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Venerdì, 19 Giugno 2015 00:00

Pazienti e parenti al presidio del Gleno

Un rumore infernale di fischietti e raganelle, nel cortile del Gleno e durante l’ora del silenzio. È lo spettacolo offerto venerdì pomeriggio 19 giugno 2015 con il presidio che le lavoratrici della Fondazione hanno organizzato, per la seconda volta nel giro di due settimane, per protestare contro la decisione di Carisma di interrompere l’appalto con la cooperativa Monterosso e far perdere così il lavoro a 25 persone. Nella piccola folla di manifestanti, anche pazienti e parenti, scesi volontariamente a testimoniare il legame consolidato tra le persone, cresciuto in anni di convivenza.

È inaccettabile che oggi si possa perdere il lavoro anche quando il lavoro non manca – dice Alberto Citerio, segretario generale di FISASCAT CISL, categoria che insieme a FP CGIL organizza i lavoratori del Gleno e sostiene la protesta delle lavoratrici. L’atteggiamento della Fondazione Carisma e spregiudicata e inaccettabile, ma le istituzioni dove sono? Alla nostra lettera aperta non hanno dato alcun seguito. Adesso siamo alle ultime ore – il contratto scade il prossimo 30 giugno. Confidiamo che una soluzione si possa ancora trovare. La coop può fare la sua parte, ma soprattutto deve intervenire Carisma e rivedere le proprie scelte”.

Il 6 e 7 luglio prossimi, le lavoratrici e i sindacati siederanno al ministero del lavoro, dove sono stati convocati per provare un tentativo di conciliazione. “Contiamo entro quella data di aver trovato una soluzione positiva”.

Nel frattempo, qualche lavoratore in capo alla Monterosso è stato contattato individualmente e informalmente da Carisma, “poche unità, e in maniera alquanto scorretta, dal punto di vista del rispetto delle prerogative sindacali. Infine, abbiamo riscontrato che nei reparti è stato introdotto personale nuovo in affiancamento a quello della Coop. Denunciamo questo atto perché contrario alla legge: si tratta di interposizione di manodopera. Una pratica da interrompere immediatamente”.

La storia della vertenza al Gleno parte lo scorso maggio quando, con una lettera spedita ad inizio maggio la fondazione Carisma, titolare della Rsa, aveva annunciato ai sindacati la disdetta del contratto di appalto con la cooperativa sociale Monterosso che da anni gestisce il servizio di assistenza di una delle quattro palazzine (la residenza D). La conseguenza diretta, spiegano i sindacati, è stata quella di mettere a rischio il posto di 25 lavoratori.

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