Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di altri, per inviare messaggi pubblicitari mirati.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie clicca qui.
Se accedi a un qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all'uso dei cookie.

Unione Sindacale di Bergamo

Calendario e appuntamenti - Bergamo - CISL Bergamo

Alla fine, è stato un successo”. Terry Vavassori, segretaria del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, definisce in questo modo la conclusione del contratto di solidarietà all’Iper di Oriocenter, il supermercato che 4 anni fa, denunciando 120 esuberi, dava il via alla trattativa che quei posti di lavoro è riuscita a salvare. “Questa storia è la dimostrazione che quando da tutte le parti in gioco c’è la volontà di trovare soluzioni, queste arrivano senza danni per nessuno”.

Dagli esuberi alla solidarietà

La Iper di Oriocenter, nel 2013, nel bel mezzo della crisi del commercio, si è trovata nella condizione di chiudere uno dei due piani sui quali era dislocata, dimezzando lo spazio espositivo (7500 metri quadrati in meno) e trovandosi con personale in eccesso (allora erano in 330 i dipendenti). La trattativa con CGIL CISL UIL riuscì nell’impresa di spostare i termini della questione dagli esuberi alla solidarietà, favorendo esodi esclusivamente volontari , ricollocando 40 persone in altri punti vendita del gruppo FinIper, garantendo l'avvicinamento a casa. Così, per 260 lavoratori, iniziava la solidarietà: tutti al lavoro con orario ridotto per un massimo del 35%.

273 dipendenti che tornano a lavorare

In questi quattro anni – racconta Vavassori – i dipendenti hanno sempre dato la massima disponibilità e flessibilità per permettere la riorganizzazione. Ci sono stati momenti difficili: le riorganizzazioni sono sempre complicate e le tensioni non sono mancate; un buon numero di lavoratori sono stati spostati in reparti destinati alla ristorazione, che Iper ha aperto negli ultimi tempi, reinventandosi la propria professionalità. I loro sacrifici sono stati ricompensati: oggi chiudiamo la solidarietà con 273 dipendenti che tornano a lavorare a tempo “e stipendio pieno”. È stata per noi la conferma che gli ammortizzatori sociali, se concordati e studiati con le parti sociali, funzionano: paradossalmente possono essere stimolo per un vero rilancio delle stesse aziende. A questo punto è legittimo chiedersi se la via più facile (i licenziamenti ) avrebbe portato gli stessi risultati, non solo dal punto di vista occupazionale, ma in modo particolare dal punto di vista dei fatturati e della sostenibilità economica del punto vendita. Speriamo che anche altre grandi aziende, nel futuro, seguano questa strada”.

Pubblicato in Comunicati
Giovedì, 04 Gennaio 2018 11:48

Per tre nuovi assunti, sei restano disoccupati

Quando la riorganizzazione del lavoro e una contrattualizzazione migliore producono la perdita di posti di lavoro: il caso della RSA di Gromo, in valle Seriana ne è l’esempio concreto.

Per sei persone scatta il licenziamento

La Fondazione che gestisce la struttura ha infatti deciso di inserire nuovo personale infermieristico sul turno della notte e pertanto ha assunto alle proprie dipendenze 3 infermiere. Ciò, però, comporta l’interruzione dell’appalto con la Cooperativa Socilnis che fino a oggi ha garantito il servizio di assistenza notturna grazie a 6 persone con titoli di ASA o OSS, al lavoro nella RSA da oltre 15 anni, che oggi si trovano senza lavoro.

La mancanza di una normativa adeguata

È nelle facoltà della Fondazione riportare al proprio interno figure professionali per migliorare il proprio servizio e garantire coperture assistenziali migliori - dice Alessandro Locatelli della FISASCAT CISL di Bergamo - , ma bisognerebbe fare una riflessione di carattere generale sulla mancanza di una normativa che tuteli i processi di internalizzazione dei servizi. Infatti ad oggi quando un’azienda decide di operare come la RSA di Gromo, riappropriandosi di un servizio che anni prima aveva esternalizzato a terzi, i lavoratori e le lavoratrici di quel servizio, anche se vi operano da anni, non hanno alcuna tutela e salvaguardia del proprio posto di lavoro e solamente gli accordi sindacali come avvenuto in diverse occasioni possono garantire tali occupazioni. Il nostro rammarico è che nella situazione di Gromo non si è raggiunto un accordo e 6 lavoratrici hanno perso un posto di lavoro occupato in modo diligente da anni”.

Pubblicato in Comunicati

Abbiamo deciso di sollevare il problema in modo forte e convinto perché le libertà individuali non devono essere limitate”. Così esordiscono Mario Colleoni Alberto, Citerio e Maurizio Regazzoni, segretari generali di FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL di Bergamo, nel commentare dati e notizie relative allo sciopero all’Oriocenter.

Alte adesioni allo sciopero

È vitale interrogarsi su quali siano le condizioni lavorative dei circa 3000 lavoratori attivi a Orio e dei migliaia di lavoratori del commercio, spesso stagisti, lavoratori a chiamata e precari e troppo spesso con poche tutele reali. Anche per questo abbiamo indetto lo sciopero a cui molti lavoratori hanno aderito a dispetto di alcuni titoli, tesi solo a fare clamore, inneggianti al flop. Nulla di più falso - affermano i tre segretari - la partecipazione è stata ottima per un settore quale è quello del commercio”. Infatti, nelle aziende sindacalizzate, tra astensioni (possibili in relazione al non obbligo di lavoro festivo) e adesioni allo sciopero (per chi aveva l'obbligo previsto dal contratto individuale) lo sciopero indetto da FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS ha raggiunto una media del 60%(Iper, Apple, H&M, Zara, Autogrill, Mc Donald). Nelle aziende non sindacalizzate e nei piccoli negozi, dove c'è una media di 4 dipendenti e dove il numero di stagisti e precari è elevato, l'adesione fra astensione e sciopero è stata del 25%.

600 lavoratori hanno potuto festeggiare il Natale

Inoltre, molte sono state le lavoratrici che non hanno scioperato in quanto sole in turno e non se la sono sentita di far multare la propria azienda, mentre alcune aziende avrebbero fatto ricorso al lavoro somministrato, e questo è indicativo rispetto al successo dello sciopero. “Ci preme sottolineare – continuano i sindacalisti - che almeno 600 lavoratori senza il nostro sciopero avrebbero dovuto lavorare e questo significa 600 persone che hanno potuto vivere liberamente le festività, in famiglia o con chi hanno ritenuto opportuno. L'augurio è che i clienti che hanno frequentato il centro quel giorno comprendano il sacrificio dei lavoratori che erano operativi durante i festivi. C'è un tema di natura culturale, etica e sociale relativa all'impatto che le aperture indiscriminate hanno su milioni di lavoratori e famiglie: tentare di aprire una vertenza su questo aspetto ha permesso di imbastire un dialogo con pezzi di mondo politico e di realtà sociali che, ci auguriamo, possa portare nel futuro a scelte meno ideologiche ed a un lavoro più a misura di uomini e donne”.

Pubblicato in Comunicati
Venerdì, 22 Dicembre 2017 00:00

Oriocenter, oggi il presidio dei lavoratori

Si è concluso il presidio di lavoratori, delegati e sindacalisti di Oriocenter, che si è tenuto attorno alla fontana dell’ingresso ovest del centro commerciale alle porte di Bergamo. La protesta contro le aperture natalizie sta scaldando i motori in vista dello sciopero della ristorazione a Orio per il giorno di Natale e prima dello sciopero provinciale della grande distribuzione – e anche di tutti i negozi del mall – proclamato per il 26 dicembre.

Il media 40% delle adesioni

Il presidio, organizzato dalle 12.00 alle 14.30 del 22 dicembre da FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL di Bergamo, si è tenuto nel giorno dello sciopero nazionale dei dipendenti delle aziende aderenti a Federdistribuzione (ad esempio, le catene Auchan, Esselunga, Iper, Coin, Oviesse, Carrefour, …) e della Distribuzione cooperativa(Coop …). Secondo i sindacati in tutta la provincia di Bergamo la mobilitazione per i due contratti ha registrato in media il 40% delle adesioni fra i lavoratori del settore. La protesta di Oriocenter è confluita, dunque, in quella più ampia per il rinnovo dei due Contratti nazionali, entrambi attesi da circa quattro anni.

La presa di posizione di Furlan e Camusso

I mancati rinnovi - hanno spiegato i sindacalisti - e i prolungati ritardi provocano un grave danno economico e contributivo, visto che gli aumenti erogati unilateralmente da queste aziende sono nettamente inferiori (di circa 1.000 euro, in full time di quarto livello) rispetto a quelli erogati secondo il Contratto nazionale del Terziario, Distribuzione e Servizi sottoscritto da Ascom e Confesercenti”. Ora tutta l’attenzione si sposta al giorno di Natale e al primo dei due scioperi natalizi proclamati in Oriocenter, a sostegno dei quali oggi è intervenuta il segretario generale della CISL Annamaria Furlan con una lettera dei giorni scorsi sui quotidiani locali e anche il segretario generale della CGIL Susanna Camusso, che ha raggiunto al telefono i manifestanti in presidio.

L’appello alla clientele

Esaurite le vie diplomatiche, non resta che utilizzare ogni mezzo possibile" avevano detto di fronte a delegati e lavoratori, lunedì scorso, i segretari generali Mario Colleoni di FILCAMS-CGIL, Alberto Citerio di FISASCAT-CISL e Maurizio Regazzoni di UILTUCS-UIL di Bergamo. In quell’occasione i sindacalisti avevano invitato anche i clienti a una ferma presa di posizione contro le aperture indiscriminate: “Un flop di accessi e di incassi nei giorni di festa aiuterebbe le rivendicazioni dei lavoratori di servizi che non sono certo essenziali. La libertà di impresa non deve contrastare con la libertà individuale di poter festeggiare ricorrenze, laiche o religiose che siano, che permettono alle persone di fermarsi a riposare”.


Pubblicato in Comunicati
Martedì, 19 Dicembre 2017 09:50

Oriocenter: l’assemblea vota per lo sciopero

Alla fine, sarà sciopero. I lavoratori iscritti ai sindacati, gli operatori e i delegati di Oriocenter hanno infatti deciso, di portare la guerra alle aperture natalizie fino alla frontiera estrema: sciopero della ristorazione in Oriocenter per il 25, sciopero provinciale della grande distribuzione per il 26. Il tutto anticipato da un presidio, il 22 dicembre, davanti al centro commerciale di Orio.

Così le feste son servite…

FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS appoggiano la scelta dei lavoratori, anche perché ogni tentativo di mediazione e le richieste di incontro con la direzione del centro commerciale non hanno fruttato alcunché. “Esaurite le possibilità diplomatiche, non resta altro che scendere in campo con ogni mezzo possibiledicono i segretari di FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS -, visto che le aperture sembrano ormai inevitabili, nonostante il presidio del 27 novembre, la grande mobilitazione di solidarietà portata anche da lavoratori di altri mall bergamaschi e le prese di posizione di parlamentari e politici locali, oltre all’invito del Papa fatto all’ultima udienza in Vaticano, su posizioni che la Diocesi di Bergamo, per voce di don Cristiano Re aveva già reso pubbliche”.

La libertà di poter festeggiare

“Adesso ci aspetteremmo una ferma presa di posizione anche da parte dei clienti – ribadiscono Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni - .Un flop di accessi e di incassi nei giorni di festa aiuterebbe le rivendicazioni dei lavoratori di servizi che, ci piace sottolineare, non sono certo essenziali. La libertà di impresa non deve contrastare la libertà individuale di poter festeggiare ricorrenze, laiche o religiose che siano, che permettono alle persone di fermarsi a riposare, e un comportamento civile può farci considerare almeno inutile correre il 26 al Centro Commerciale per cambiare regali non completamente piaciuti….e comunque lo si può fare anche i giorni successivi

Pubblicato in Comunicati
Venerdì, 15 Dicembre 2017 08:32

Integrativo Sma Simply prorogato e migliorato

Buone notizie per i lavoratori di Sma Simply, la catena di supermercati francese del Gruppo Auchan, presente in provincia con 5 punti vendita e circa 150 addetti. FISASCAT CISL, FILCAMS CGIL e UILTUCS, insieme alle Rappresentanze Sindacali Aziendali, hanno infatti siglato con la direzione di Auchan Retail Italia l’accordo di proroga del contratto integrativo aziendale.

Ripristinate le previsioni dell’integrativo

L’accordo era stato sottoscritto l’1 febbraio 2014 - fino al 31 dicembre 2018, confermando l’impianto normativo in essere su relazioni e diritti sindacali, appalti, malattia e infortunio, sostegno alla genitorialità, trattamento economico del lavoro domenicale e festivo e organizzazione del lavoro. L’intesa ripristina le previsioni dell’integrativo in tema di salario variabile ed introduce in via sperimentale il nuovo salario di produttività denominato premio progresso (fino a 1200 euro lordi all’anno, erogati su base trimestrale in regime di detassazione) legato a tre indicatori riferiti alle performances a livello di punto vendita connesse all’aumento del numero di clienti, del giro di affari e del margine operativo lordo depurato dai costi di gestione. Le parti si incontreranno per definire un piano di welfare aziendale ed introdurre la possibilità di convertire il premio progresso in beni e servizi di pubblica utilità cogliendo le opportunità offerte dalla normativa

Un buon risultato

 “Si tratta di un buon risultato - chiarisce Alberto Citerio, segretario generale di FISASCAT CISL Bergamoche annulla lo stato di agitazione proclamato nelle scorse settimane dopo la disdetta unilaterale della contrattazione che impegna l’azienda ad una salvaguardia complessiva dell’occupazione oggi esistente valorizzando il confronto decentrato a livello territoriale in caso di chiusura dei punti vendita”. “È sicuramente positivoinsiste Diego Lorenzi, che per la segreteria provinciale ha seguito la trattativa -, in un momento di grande difficoltà per l’azienda alle prese con una riorganizzazione totale, riuscire a proseguire il negoziato e prolungare la scadenza di un contratto, tra l’altro migliorativo dal punto di vista economico. Ottimo che, dove manca il Contratto Nazionale, a livello territoriale non si tagli il filo del dialogo tra le parti”.

Pubblicato in Comunicati

Di diritti dei lavoratori, di quadri normativi sulle aperture dei centri commerciali ma anche di educazione al consumo e all’utilizzo del proprio tempo libero si è parlato, nel confronto svolto l'11 dicembre tra sindacati e parlamentari per discutere della vicenda delle aperture natalizie di Oriocenter, ma anche più in generale di una possibile modifica legislativa del Decreto Salva Italia che nel 2011 interveniva sul tema.

Una lettera appello ai parlamentari

Dopo il presidio del 27 novembre, FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL nei giorni scorsi avevano inviato una lettera-appello* agli onorevoli eletti in provincia di Bergamo. I sindacati hanno ricevuto la disponibilità degli onorevoli presenti all’incontro a far parte di un Tavolo di discussione sulla questione, anche se i presenti hanno fatto notare che difficilmente sarà possibile mettere mano alla legge entro questa legislatura. Al confronto dell'11 dicembre hanno partecipato gli onorevoli Antonio Misiani, Giovanni Sanga, Beppe Guerini, Lucrezia Ricchiuti. Sono intervenuti anche Don Cristiano Re, direttore dell'Ufficio della Pastorale sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo, e Cristiano Poluzzi della segreteria provinciale di Rifondazione Comunista. Hanno inviato la loro disponibilità a discutere della questione anche Elena Carnevali e Pia Locatelli.

Ciò che non è vietato dalla legge è lecito?

Alcuni di loro hanno fatto riferimento a un progetto di legge (dell’onorevole Baruffi) sul tema: votato e approvato dalla Camera dei Deputati, giace ormai da anni in Senato. “Le prossime aperture natalizie di Oriocenter (il 25 dicembre e il 1° gennaio per la ristorazione e il 26 dicembre per tutto il Centro) rappresentano un fatto inedito nel nostro territorio ed emblematico di quanto possano spingersi in avanti le scelte imprenditoriali – hanno spiegato i rappresentanti sindacali - quando l'assenza di norme e regolamentazioni non le limitino in nessun modo. Ciò che non è vietato dalla legge è lecito? Noi crediamo di no. I sindacati del commercio FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL di Bergamo hanno chiesto ad Oriocenter e agli operatori del centro di rivedere il piano delle aperture durante le prossime festività di fine anno e lo hanno fatto attraverso una lettera aperta di richiesta di confronto e un presidio pacifico con i dipendenti il 27 novembre. Le prossime festività, infatti, non sono giornate “normali”.

La festa: ricchezza dei lavoratori e della famiglia

"Temiamo che, dal prossimo anno, altri operatori, spinti dalla concorrenza innescata da Oriocenter con queste aperture, decidano di aprire i punti vendita in queste date. Oriocenter ha sempre fatto da apripista sulle aperture domenicali, festive e serali anche quando si aveva la percezione di andare oltre il limite del rispetto in primis delle persone che lì vi lavorano. La festa è e deve rimanere una ricchezza dei lavoratori e della famiglia: non possiamo ridurla a un affare in nome di un liberismo che ci piace sempre di meno. Il riposo è e deve rimanere un diritto di qualsiasi essere umano: il lavoratore non può essere ricattabile sul piano dell’occupazione; il consumatore non deve essere continuamente spinto a consumare. Ne sono convinti, e lo chiedono a gran voce, moltissimi lavoratori impiegati presso i negozi di Oriocenter: quasi la metà dei dipendenti ha firmato una petizione avviata dagli stessi lavoratori. Ora inizia ad avere lo stesso parere anche buona parte della clientela. Sulla scorta anche di quello che avviene in altri paesi del nord Europa, la risposta deve arrivare dalla politica e da una regolamentazione di legge".

L’eccesso di liberalizzazioni non seve al mercato

"Crediamo che la ricerca di un equilibrio tra le legittime aspirazioni delle parti sia un obiettivo che possa essere di garanzia per tutti. Questa garanzia è rappresentata dalle festività civili e religiose che devono essere occasioni di riposo per tutti i lavoratori e una parte delle domeniche il cui calendario può essere organizzato anno per anno dalle amministrazioni e forze sociali locali. Non abbiamo mai pensato a una soluzione che passasse attraverso il ripristino della totale chiusura degli esercizi commerciali, ma l’eccesso di liberalizzazione prodotto dal 2011 non serve al mercato e ha prodotto un peggioramento delle condizioni di lavoro delle persone che lavorano nel commercio. Quando venne approvato il Decreto Salva Italia, si disse che la liberalizzazione degli orari di apertura avrebbe rilanciato i consumi e aumentato l’occupazione. A distanza di oltre 5 anni i risultati sono di tutt’altro tipo. Chiediamo quindi che venga rivista la disciplina in termini di orari in modo da vietare l’apertura delle strutture commerciali nelle festività. Riteniamo di buon senso poter prevedere una programmazione sul lavoro domenicale o aperture extra in determinati periodi e in determinate località turistiche, ma non è accettabile quanto previsto dall’attuale legislazione”.

L’incontro del 18 dicembre

Intanto, per lunedì 18 dicembre è in programma (orario e luogo ancora da definire) il coordinamento dei delegati e dei lavoratori del centro commerciale. Ricordiamo che, prima con una raccolta di firme poi con un presidio all’esterno del centro commerciale e una breve manifestazione al suo interno il 27 novembre, i sindacati avevano chiesto che le proteste e le proposte dei lavoratori fossero ascoltate da tutti gli attori della vicenda: “Non è ancora arrivato il momento dello sciopero - avevano spiegato i tre segretari generali Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni -.Tentiamo tutte le strade possibili del dialogo. Quella dello sciopero è l’ultima ratio, alla quale non rinunciamo, ma che vorremmo spendere nelle forme e nel momento migliore”.


LA LETTERA

Pubblicato in Comunicati
Martedì, 28 Novembre 2017 09:28

L’urlo dei lavoratori contro Oriocenter

“Neanche l’Atalanta gioca a Natale….perché io dovrei lavorare”. Questa domanda, stampata su uno striscione che fronteggiava il “palazzo nemico”, e rivolta a uno dei personaggi più “coinvolti”, il presidente nerazzurro Percassi, ha accompagnato tutta la giornata davanti a Oriocenter.

No alle aperture di Natale e Capodanno

Più di 1000 lavoratori hanno partecipato, “a turno”, al colorato presidio del 27 novembre davanti al Centro Commerciale di Bergamo, organizzato da FILCAMS CGIL, FISACAT CISL, UILTUCS UIL per protestare contro la decisione del mall orobico di effettuare aperture anche durante le festività natalizie e di capodanno. Oltre ai dipendenti dei 280 negozi di Oriocenter, all’iniziativa hanno portato solidarietà decine di lavoratori degli altri grandi centri della provincia (Due Torri, Curno, Seriate), rappresentanti della grande distribuzione (Esselunga, Carrefour, Auchan) e alcuni rappresentanti di forze politiche, dal PD a Sinistra Italiana, da Rifondazione a Articolo 1.

”Il Natale è per tutti”

Il presidio ha avuto anche un risvolto a sorpresa, con “l’irruzione” dei lavoratori con bandiere, striscioni e magliette dedicate all’occasione nelle gallerie di Oriocenter, portando colore e trambusto ma soprattutto informazione ai clienti presenti, “perché è Natale per tutti, e tutti dovrebbero dedicarsi agli affetti e al riposo, e nessuno deve essere obbligato a lavorare durante festività di questa importanza”, hanno detto i segretari generale di FILCAM FISASCAT e UILTUCS provinciale (Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni).

Una follia che pesa sui lavoratori

C’è tanta rabbia, tanta delusione per questa decisione – proseguono i sindacalisti - Orio fa sempre da apripista e con questa intenzione pone la questione del lavoro festivo già dall’anno prossimo. Vogliamo fermare questa follia che pesa su lavoratori e negozianti, e alla lunga peserà anche sui clienti, in termini di aumento dei prezzi. Un equilibrio migliore è possibile: non ci fermiamo qui metteremo in campo ulteriori azioni, convinti che rivedere questa decisione è senz’altro possibile”. Intanto, prosegue all’interno del Centro Commerciale la raccolta firme, che ha superato la quota di mille lavoratori aderenti alla petizione.











Pubblicato in Comunicati

In provincia di Bergamo sono circa 200.000 le donne che lavorano. Se si ritiene a buon diritto che in generale una donna su tre riceva atteggiamenti discriminatori, nel mondo del lavoro questa emergenza riguarderebbe quasi 70.000 lavoratrici, un vero e proprio esercito, spesso senza armi per potersi difendere.

Subire il ricatto della violenza

Una condizione, nel caso del lavoro, amplificata dalle percentuali di dirigenti maschi in rapporto alla quota femminile: una situazione di inferiorità che porta sempre più spesso a “sopportare”, “tollerare” e sicuramente subire il ricatto della violenza (verbale, fisica, psicologica) per paura di perdere il lavoro e la conseguente sicurezza economica.Di fronte ai ripetuti episodi di violenze agite nei luoghi di lavoro nei confronti soprattutto di donne – dice Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo -, il sindacato non può sottrarsi dal prendere posizione e dal sentirsi pienamente coinvolto nel cercare soluzioni contro quello che sembra ormai una triste consuetudine”.

Nasce lo spazio Forza Fragile

FISASCAT CISL, la categoria sindacale del lavoro privato più femminile della provincia, intende perciò farsi carico del problema: lo fa con “Forza Fragile”, uno spazio anti discriminazioni che ha avviato in sordina la sua attività nei giorni scorsi, letteralmente esplodendo con il caso delle ragazze del bar di Bergamo, protagoniste di una storia di violenza e mobbing inedita a queste latitudini. “La vicenda del bar di Bergamo ha accresciuto la nostra voglia di intervenire contro ogni discriminazione interviene Terry Vavassori, segretaria FISASCAT provinciale -. Con il nostro spazio all’interno della categoria vogliamo fornire supporto pratico e operativo per tutto ciò che attiene il lavoro e la difesa dei diritti, creando una struttura forte e coesa pronta a difendere ogni persona coinvolta in situazioni violente o discriminatorie”.

Le statistiche del lavoro femminile

A Bergamo l’incidenza dell’occupazione femminile rispetto alla popolazione attiva è del 57,2%, contro il 78,6% maschile, e il settore del commercio a Bergamo è un’isola a maggioranza femminile. Nelle imprese bergamasche, le donne sono rappresentate marginalmente tra i dirigenti (6,5%) e i quadri (12,5%), peggio che nella media regionale (9% e 19%), mentre mantengono un certo equilibrio tra impiegati e operai. Nel settore terziario e del commercio questo gap va allargandosi a vista: tra commercio, turismo e pulizie, infatti, in un campione rappresentativo analizzato dalla FISASCAT a Bergamo, le donne sono il 74% del totale dei dipendenti. Ebbene, nei livelli contrattuali più bassi, la quota femminile sfiora il 90% (è il caso del turismo, con l’86,7%), ai livelli medi la loro presenza scende fino al 50-60%, e a quelli apicali il 95% di presenze dietro le scrivanie lo rappresentano gli uomini.

Fare rete contro la violenza

Forza Fragile sarà uno sportello attivo in ogni recapito FISASCAT, senza orari e senza operatori fissi: a ogni scrivania del sindacato si troverà gente attenta e pronta a ascoltare, oltre che a individuare forme e strumenti per garantire legalità e rispetto per ogni persona discriminata. “Siamo fermamente convintidice Corinna Preda, delegata FISASCAT e “anima” dell’operazione - di dover entrare in rete con tutti quei partner e associazioni che da sempre sul territorio bergamasco si occupano di violenza di genere e aiutano le donne a vincere la paura, a denunciare e a ricominciare a credere nel proprio futuro”.


Scarica la locandina di Forza Fragile





Storie di tutti i giorni
Alcune delle vicende raccolte da FISASCAT in tema di discriminazione

Il difficile rientro dalla maternità

Gloria è una mamma rientrata al lavoro in un bar del Centro Commerciale le due torri di Stezzano, dopo due maternità, una delle quali, purtroppo, conclusasi con la nascita di un figlio disabile. Al rientro ha ottenuto i permessi della legge 104, ma ha da subito dovuto scontrarsi con il titolare che ha da subito messo in chiaro che lei non era più “benvenuta”. Costui ha messo in atto una serie di azioni, come modificarle la mansione, non fornirle un orario rispettoso del suo part-time, e manifestando un comportamento discriminatorio rispetto ai colleghi e colleghe, negandole pure l’accesso in diverse occasioni quando lei aveva deciso di rientrare dopo la maternità. Dopo numerosi scontri, il rapporto si è concluso con le sue dimissioni e un accordo di conciliazione…

Minimizzare la violenza

Anna è una lavoratrice che da anni tenta di vivere l’esperienza della maternità. Purtroppo tutti i tentativi, compresa l’inseminazione artificiale, sono risultati tutti negativi. Anna è in corsia impegnata nelle sue mansioni. Un tizio gli si avvicina, guardandola con insistenza , la supera e si allontana. Poco dopo torna e appoggia sopra un bancone vicino a lei un fazzoletto, che si scopre sporco di liquido seminale. La caporeparto (donna), messa al corrente dell’accaduto, si limita a esclamare: “Dai…forse è la volta buona che rimani incinta!!!”. Anna comunque denuncia l’accaduto all’autorità competente: si stabilisce di prevedere dei turni di sorveglianza in borghese con orari e giorni doversi. Il caposettore (uomo) si spazientisce per i continui sopralluoghi dei poliziotti e apostrofa Anna, urlandole: “dì al rompicoglioni di smettere di disturbarti… perché sei qui a lavorare!!!”. A questo punto, Anna segnala la vicenda in azienda, che interviene inviando una mail richiedendo riscontri sui fatti segnalati, e successivamente richiedendo ai responsabili sensibilità negli atteggiamenti. La reazione di caporeparto e caposettore è stata quella di minimizzare l’accaduto, ribaltando su Anna e sulla sua presunta alterata sensibilità una percezione dei fatti superiore al reale… contribuendo ulteriormente alla vessazione di Anna…

La grezza ilarità dei compagni di agenzia

Roberta lavora, assunta, per una agenzia immobiliare. Al rientro da un giro con un cliente, comunica di aver raggiunto l’accordo per la vendita di un’abitazione: una sola visita e prezzo senza sconti. “Sarà stato per la scollatura e magari per qualcos’altro”, dice il titolare dell’agenzia, lusingato da tutti gli altri che ridevano come se fosse uno scherzo.

I colloqui di lavoro pregiudiziali

Alessia è una donna di 31 anni, mamma da circa 10 mesi. Ha lasciato il lavoro quando è andata in maternità e quando la figlia aveva circa 6 mesi ha iniziato a cercare un nuovo impiego. Il primo colloquio è durato circa 30-40 minuti, 10 dei quali a parlare delle mie esperienze lavorative passate e il resto a rispondere a domande tipo: Pensa di poter lavorare full-time? Voglio dire con una figlia… Crede di riuscire a reggere il carico di lavoro? Ha già pensato a come organizzarsi con la bambina? Ha nonne o zie che le possono dare una mano se la bimba è malata? E in casa ha già pensato a come organizzarsi?

Pubblicato in Comunicati

“È ora di spendere un’ora!”. FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UITUCS UIL chiamano a raccolta tutti i lavoratori di Oriocenter per lunedì 27 novembre. Quel giorno, mentre si svolgerà l’assemblea di tutti gli esercenti del centro commerciale bergamasco con la proprietà del centro, i sindacati chiederanno che le proteste e le proposte dei lavoratori siano ascoltate da tutti gli attori della vicenda.

Non è ancora il momento dello sciopero

Si chiederà, inoltre, che l’incontro sia portatore di risultati che possano accontentare più istanze possibili. “Non è ancora arrivato il momento dello scioperodicono Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni, segretari generali delle categorie del commercio di CGIL CISL UIL - Compito del sindacato è quello di tentare tute le strade possibili per il dialogo e alla ricerca del risultato. Quella dello sciopero è l’ultima ratio, alla quale non rinunciamo, ma che vorremmo spendere nelle forme e nel momento migliore. Intanto, riteniamo utile proseguire la ricerca del confronto con la proprietà e con i negozi, oltre a continuare a incontrare i lavoratori e ascoltare le loro esigenze: quella di lunedì 27 sarà l’occasione per tutti di dimostrare la convinzione delle proprie posizioni e segnalare alla proprietà la forza dei lavoratori”.

Chiamati a raccolta i lavoratori

Questa è l'iniziativa “E' ora di spendere un'ora del tuo tempo”. E con questo slogan FILCAMS Cgil, FISASCAT Cisl e UILTUCS saranno all’esterno dell’Oriocenter dalle 9 di mattina fino alle 18 del pomeriggio ed “accoglieranno” tutti i lavoratori che un’ora prima di entrare al lavoro o un'ora dopo l’uscita, vorranno raggiungerli per manifestare contro la decisione di effettuare le aperture natalizie così come prospettate dalla proprietà. Nei prossimi giorni sarà inviata la richiesta ufficiale di poter accedere all’assemblea degli esercenti per esporre la posizione di lavoratori, lavoratrici e sindacati.




Pubblicato in Comunicati
Pagina 1 di 13