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Unione Sindacale di Bergamo

Informazioni sindacali Cisl - Bergamo - CISL Bergamo
Giovedì, 21 Settembre 2017 07:36

Gruppo Ferretti: sciopero il 9 ottobre 2017

A seguito dell'incontro avuto il giorno 19 Settembre 2017 con la Direzione del Gruppo Ferretti, il coordinamento nazionale delle RSU, congiuntamente a FENEALUIL FILCA-CISL FILLEA-CGIL, proclamano 8 ore di sciopero per il giorno lunedì 9 ottobre, in tutti gli stabilimenti del gruppo, a fronte delle risposte non sufficienti date da parte aziendale rispetto alla piattaforma presentata per il rinnovo dell'accordo aziendale.

I punti in questione

In particolare permangono distanze rilevanti su alcuni importanti punti: PUNTO 1) L' azienda durante l'incontro ha ribadito la sua posizione di prevedere, anche se su base volontaria, l'erogazione del 100% del PDR sotto forma di Welfare aziendale. Distanze anche sui parametri da raggiungere per l'erogazione del premio. PUNTO 2) L'azienda ha ribadito l'abbassamento delle ore di assenza per l'erogazione del Premio e l'abolizione del parametro collettivo. Vuol dire di fatto maggiore difficoltà a raggiungere il premio. PUNTO 3) Punto positivo ma ancora da approfondire è che a fronte della strutturalità del doppio turno l'azienda è disponibile ad accettare la proposta sindacale di 7 ore lavorate a fronte di 8 retribuite. Resta ancora in sospeso la diversa regolamentazione dell’orario di lavoro nei mesi di luglio ed agosto che dovrà essere affrontata attraverso la definizione di accordi tra Rsu e Direzione Aziendale. PUNTO 4) Sulla applicazione del regime dell’art.18 ai lavoratori assunti dopo l'entrata in vigore del JOBS ACT l' azienda ha ribadito la sua contrarietà.

Le modalità dello sciopero

Pertanto il Coordinamento ha deciso di proclamare 8 ore di sciopero per il giorno 9 ottobre 2017. Verranno inoltre convocate assemblee in tutti gli stabilimenti per discutere ed informare tutte le lavoratrici ed i lavoratori.

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I sindacati di categoria confermano lo sciopero alla SAB per le provincie di Bergamo e Lecco per sabato prossimo, 5 agosto, dalle 19 alle 23.

Lo si legge in un comunicato congiunto di FAISA CISAL, FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI, a seguito dell'esito negativo della procedura di raffreddamento in Confindustria e del conseguente tentativo di conciliazione fatto presso la Prefettura di Bergamo.

Le motivazioni dell'astensione collettiva dal lavoro, dicono i sindacalisti, “sono legate al recesso e alla disdetta da parte di SAB di tutti i contratti collettivi aziendali, degli accordi sindacali aziendali, dai verbali di accordo nonché da ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto così come dalla discutibile ed errata applicazione del contratto nazionale di lavoro autoferrotranvieri (parte Anav) e la decurtazione di una considerevole quota di stipendio dallo scorso mese di aprile”.

I Sindacati, mentre chiedono il ripristino delle condizioni economiche relative agli accordi disdettati dall'azienda e la corretta applicazione del contratto nazionale, esprimono anche forti perplessità “rispetto alla partecipazione di SAB alla prossima gara per l'appalto del servizio di trasporto pubblico e a tal proposito non escludiamo il coinvolgimento dell'Agenzia Locale per il Trasporto Pubblico presso la Provincia di Bergamo”. A questa prima azione di sciopero, conclude il comunicato unitario, ne seguiranno altre nell'ambito di quanto definito dalle normative in materia di scioperi nei servizi pubblici.

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Da quattro anni in attesa del rinnovo del contratto, i lavoratori impiegati in pubblici esercizi, nella ristorazione e nelle mense, nelle agenzie di viaggio e del settore delle pulizie tornano ad incrociare le braccia.

Il presidio a Palazzo Frizzoni

A due mesi esatti dall'ultima mobilitazione nazionale, infatti, gli oltre 20.000 lavoratori bergamaschi di questi settori devono ancora scioperare per chiedere il rinnovo dei contratti, scaduti dal 2013. Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UilTucs e UilTrasporti hanno dunque proclamato l’ennesimo sciopero di 8 ore per la giornata del 31 maggio, con presidio dalle 10 a mezzogiorno davanti a Palazzo Frizzoni, sede del Comune di Bergamo. In tutta Italia sono oltre 1,5 milioni i lavoratori impegnati in questi settori che da quasi quattro anni non vedono rinnovato il proprio contratto di lavoro.

Le istanze dei lavoratori

Quello che chiediamo è una paga dignitosa e il mantenimento delle garanzie e delle tutele in caso di cambi di appalto (per il settore mense e pulizie). I lavoratori di questi settori vengono considerati degli invisibili, ma perlopiù svolgono un’importantissima attività che si rischia di dare per scontata e invece è determinante sia per l’economia: esercizi pubblici, servizi offerti all’interno delle mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, il settore delle pulizie. Ricordiamo che i lavoratori in questi ambiti sono generalmente part-time e con redditi medio bassi, quindi un adeguamento dello stipendio, per queste persone, è più che mai importante”.

Una battaglia per il riconoscimento dei diritti

Le sigle sindacali in un comunicato congiunto hanno denunciato l’impossibilità a proseguire un negoziato sottoposto ad una pregiudiziale che attacca i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori di un settore che negli ultimi anni di crisi ha visto continui tagli sugli orari di lavoro e sulle retribuzioni. I sindacati, dopo diversi mesi di stallo, hanno comunicato la disponibilità alla ripresa del confronto con la Fipe, la federazione dei pubblici esercizi associata alla Confcommercio, per il rinnovo del contratto nazionale applicato ai circa 400mila addetti del settore. Sono al palo le trattive con la Fiavet, la federazione delle agenzie di viaggio, per il rinnovo del contratto nazionale di settore applicato ai 100mila addetti del comparto turistico. “Una battaglia comune per il riconoscimento dei diritti e del valore del lavoro - affermano i segretari provinciali delle sigle organizzatrici della mobilitazione -. Le parti datoriali con le quali da mesi si è sviluppato il confronto, stanno ponendo sul tavolo di trattativa pregiudiziali importanti che stanno impedendo il confronto, come il peggioramento delle tutele previste in caso di malattia, le modifiche all’articolato del cambio di appalto e le proposte di aumenti retributivi irrisoriproseguono Mario Colleoni, Alberto Citerio, Maurizio Regazzoni e Giacomo Ricciardi, segretari generali delle categorie provinciali coinvolte nella manifestazione -. Non possiamo accettare proposte che non fanno altro che peggiorare le condizioni di lavoro degli addetti del settore”.

Rinnovare il contratto significa dare dignità

Mense e pulizie nelle scuole e negli ospedali, ristorazione commerciale sono settori strategici per la nostra società, servizi indispensabili per il regolare svolgimento delle attività quotidiane. Settori dove la precarietà lavorativa ed economica fa da padrona, dove la presenza femminile è molto alta e tanti sono i part-time cosiddetti involontari. Rinnovare il contratto nazionale vuol dire ridare dignità e rispetto al lavoro. Essere senza contratto però vuole dire anche non avere regole di riferimento condivise “con il rischio che aumentino i ricatti e la vulnerabilità dei lavoratori, in balia delle decisioni aziendali”. FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS e UILTRASPORTI dichiarano la loro disponibilità a riavviare i confronti, purché senza condizionamenti pregiudiziali da parte delle associazioni datoriali, per giungere ai rinnovi dei contratti nazionali.

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Mercoledì, 29 Marzo 2017 19:40

Fuori servizio. Contratto adesso!

A poco meno di un anno dall'ultima mobilitazione nazionale, infatti, i lavoratori del pulimento, della ristorazione collettiva e commerciale, dei multiservizi, delle agenzie turistiche venerdì 31 marzo incrociano le braccia per otto ore per chiedere ancora il rinnovo dei contratti, scaduti dal 2013. A Bergamo, il rinnovo del CCNL riguarda oltre 20.000 persone. 

Una protesta è indetta unitariamente

La mobilitazione nazionale è indetta da FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS e UILTRASPORTI.Sono addetti che spesso lavorano in appalto, con il futuro appeso ad ogni cambio-appalto; lavoratori che chiedono un aumento economico dignitoso, senza retrocessioni sui diritti e tutele, il potenziamento del welfare”, il commento di Mario Colleoni, Alberto Citerio, Maurizio Regazzoni e Giacomo Ricciardi, segretari dei sindacati bergamaschi. Dopo mesi di confronto le trattative si sono interrotte per l'intransigenza di tutte le controparti datoriali, che pretendono passi indietro significativi su elementi economici e normativi per rinnovare i rispettivi contratti nazionali.

 

Presente a Roma una numerosa delegazione bergamasca

Condizioni inaccettabili per i rappresentanti dei lavoratori. Chi lavora in questi comparti ha infatti le retribuzioni più basse – continuano i sindacalisti -. Siamo al paradosso che adesso viene chiesto a questi addetti di finanziarsi il rinnovo del contratto. Le controparti datoriali propongono aumenti da fame e chiedono arretramenti sulla malattia e vorrebbero non rispettare la clausola sociale nei cambi appalto che garantisce, spesso con fatica, la continuità occupazionale per questi lavoratori”. Fipe e Fiavet Confcommercio hanno da mesi interrotto le trattative nonostante le organizzazioni sindacali abbiano fatto ogni sforzo possibile per arrivare ad una sintesi equilibrata che non peggiorasse le condizioni di lavoro e la remunerazione di questi lavoratori. Venerdì oltre allo sciopero è in programma una manifestazione nazionale a Roma. Saranno presenti anche i lavoratori bergamaschi, per i quali le segreterie provinciali hanno organizzato appositi pullman.


Scarica il manifesto

 

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“Non vogliamo parole, ma accordi. Non promesse, ma certezze”. I sindacati dei trasporti di CGIL CISL UIL di Bergamo partecipano allo sciopero su scala regionale indetto per venerdì 13 gennaio nei confronti del gruppo Arriva.

La protesta è indirizzata contro le diverse aziende del gruppo (a Bergamo la SAB) che si sono rese nei fatti “indisponibili alla firma di accordi territoriali di garanzia dei livelli occupazionali e delle condizioni economiche dei lavoratori, nonostante nel verbale della prefettura il gruppo abbia dichiarato che non ci sono processi di esuberi o crisi”. La RSU e le segreterie provinciali di FILT CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI hanno invece dato piena disponibilità ad aprire una trattativa che garantisse il passaggio dalla normativa ASSTRA a quella ANAV per tutti i lavoratori a fronte di due garanzie: il mantenimento dei posti di lavoro (in provincia gli addetti SAB sono 360) e quello delle attuali condizioni economiche.

Se la SAB si fosse resa disponibilesostengono Marco Sala, Antonio Scaini e Giacomo Ricciardi, per FILT, FIT e UILTRASPORTI -, i sindacati avrebbero potuto aprire una trattativa sulle garanzie sugli inidonei, orario di lavoro, agente unico, accorpamenti depositi e trasferte, malattia, ferie, sinistri, massa vestiario. Tutti punti che, oltre a essere parte integrante dell’attuale organizzazione del lavoro determinano il risultato economico in busta paga rispetto alla prestazione svolta. Non esprimiamo giudizi sulla lettera di SAB in cui si offrono proposte irricevibili senza minimamente considerare che le flessibilità oltre al CCNL vanno definite tra le parti, e non a compensazione”.

Se non vi è garanzia dei posti di lavoro e dei livelli economici – concludono i tre sindacalisti -, per i lavoratori significa che il Gruppo Arriva vuole mettere le mani nella busta paga dei dipendenti, solo con il passaggio da ASSTRA a ANAV, non lo consentiremo”.

Lo sciopero di venerdì 13 gennaio, proclamato per le 24 ore, attuerà fasce di rispetto dalle 6 alle 8,30, e dalle 12,30 alle 16,00.

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Dopo la prima mobilitazione del 21 ottobre, i lavoratori dei panifici artigianali e industriali di tutt’Italia tornano a scioperare lunedì 12 dicembre per arrivare, quanto prima, ad un rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro. Dopo ventidue mesi di vacanza contrattuale, FAI CISL, FLAI CGIL e UILA UIL nazionali hanno indetto 8 ore di sciopero che coinvolgerà i panifici associati a Fiesa-Confesercenti e Federpanificatori.

Manifestazione a Milano alla "Casa del pane"

Sempre il 12 dicembre (dalle 11) si svolgerà anche una manifestazione a Milano davanti alla “Casa del Pane”, in Corso Venezia. All’iniziativa parteciperanno delegazioni in arrivo da tutto il territorio nazionale: anche da Bergamo, dove il settore occupa 2.000 persone in 400 aziende piccole e grandi, partirà una delegazione di lavoratori e sindacalisti.Dopo quasi due anni di vacanza contrattuale, è ora necessario recuperare una continuità del contratto per garantire ai lavoratori di un settore frammentato corrette tutele per un lavoro dignitoso e un tanto atteso e dovuto aumento salariale”, ha spiegato Giovanni Locatelli del sindacato FAI CISL Bergamo.

Al via anche una campagna di informazione

Oltre allo sciopero, sarà promossa su tutto il territorio nazionale anche una campagna di informazione diretta a tutti i consumatori sullo stato del settore e sulle condizioni di lavoro dei lavoratori. FAI, FLAI e UILA hanno più volte invitato le controparti ad arrivare a un rinnovo del Contratto in linea con la piattaforma unitaria promossa da CGIL, CISL e UIL sul modello contrattuale, nonché in continuità con i rinnovi recentemente sottoscritti nel settore alimentare. I recenti accordi, firmati sul modello contrattuale con l’Artigianato e Confcommercio, ribadiscono il valore del Contratto nazionale e avviano una fase di rafforzamento del secondo livello di contrattazione.

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Novità per quanto riguarda la trattativa per il rinnovo del contratto del legno, bruscamente interrotta nelle scorse settimane. "Martedì 13 riprende il confronto con Federlegno, potrebbero esserci le condizioni per rimetterci al lavoro, dichiarano le segreterie nazionali di FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil.

in attesa delle novità in merito alla trattativa

Oggi, 6 dicembre, insieme alle Consulte e Commissioni del Legno, abbiamo conseguentemente deciso di sospendere il nuovo sciopero di 8 ore, dopo quello del 28 ottobre scorso, già proclamato per il prossimo 16 dicembre. Si conferma il blocco della flessibilità e degli straordinari. Restiamo in attesa di capire quali novità emergeranno dalla trattativa per il rinnovo del contratto. Il nostro obiettivo – concludono - è di arrivare ad un contratto nel più breve tempo possibile, e che contribuisca in modo fattivo alla tute-la delle lavoratrici dei lavoratori ed al rilancio del settore".


La circolare di FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil

 

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La Tullio Giusi, storica azienda di Grumello del Monte, leader nella progettazione e produzione di macchine per bottoni e laser, da qualche anno entrata a far parte del gruppo Gapi, ha avanzato richiesta per un anno di cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale a partire dal 19 dicembre.

Contestata la scelta dell’azienda

La scelta, a dire dell’azienda, è motivata dal perdurare della crisi del settore e dalla scelta di chiudere la produzione interna per affidarla a produttori esterni, creando in questo modo 18 esuberi sui 32 dipendenti attuali. Nell’incontro in Confindustria, Sindacati e RSU hanno contestato la scelta dell’azienda, chiedendo in subordine l’utilizzo del contratto di solidarietà e come ultima alternativa l’impegno a reimpiegare i lavoratori eventualmente in esubero all’interno del gruppo Gapi, ottenendo semplicemente un impegno generico a verificare la possibilità di reimpiegare nel gruppo alcuni lavoratori, negando la fattibilità sia del rilancio dell’azienda sia di usare come ammortizzatore sociale il contratto di solidarietà.

Una resa incomprensibile

A fronte di queste decisioni i lavoratori riuniti in assemblea hanno deciso una serie di mobilitazioni per tutelare più possibile i posti di lavoro. “Sono molto preoccupato, come lo sono naturalmente i lavoratori - dice Luciano Baldi, operatore del sindacato FIM CISL Bergamo -. Siamo di fronte a una resa incomprensibile: in questi anni invece di fare piani per tentare di rilanciare la Tullio Giusi, la si è lasciata morire scaricando le conseguenze sui lavoratori: al posto di un piano di esuberi, chiediamo un piano di rilancio dell’azienda, anche fuori dal mondo bottoni, visto che in azienda ci sono competenze e tecnologie per tentare questa strada”.

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Considerato che non vi sono segnali di ripresa della trattativa per il rinnovo del CCNL legno/arredo Industria, il 21 novembre, si sono riunite le commissioni e consulte nazionali, per effettuare una valutazione sull’andamento dello sciopero del 28 ottobre e per decidere le iniziative da mettere in campo. Le Segreterie Nazionali Unitarie hanno deciso un altro sciopero di 8 ore, auspicando che ciò faccia riflettere Federlegno e si possa riprendere la trattativa su nuove basi.

Nel corso del dibattito è stata evidenziata la necessità che si proceda con una ulteriore giornata di sciopero. E’ stato, inoltre, evidenziato che alcune aziende, non condividendo le posizioni assunte da Federlegno, si siano rese disponibili a scrivere una lettera alle RSU nella quale ribadiscono la necessità che il CCNL sia chiuso in tempi rapidi, che la flessibilità si discute in azienda e che vi deve essere un aumento salariale dignitoso o nella media dei CCNL chiusi.

Ciò è sintomo che anche all’interno di Federlegno, qualcosa si sta muovendo. Auspichiamo che sempre più aziende prendano posizione sul rinnovo del CCNL.

Alla luce del dibattito, si sono assunte le seguenti decisioni:
1) SCIOPERO NAZIONALE DI 8 ORE (per ogni turno di lavoro, per chi effettua il ciclo continuo il 13°, 14° e 15° turno della settimana) da effettuarsi il 16 dicembre p.v. con Manifestazione Nazionale a Milano sotto la sede di Federlegno;
2) Sciopero/blocco delle ore di straordinario e flessibilità.

E’ indispensabile che vengano da subito effettuate le assemblee in tutti i luoghi di lavoro affinché le lavoratrici e i lavoratori comprendano pienamente lo scontro in atto poiché i temi sono quelli di sempre: flessibilità degli orari di lavoro e gestione unilaterale delle imprese, aumento della precarietà , nessun incremento sulla sanità integrativa, aumenti salariali legati all’inflazione e corrisposti l’anno successivo sulla base degli indicatori, ecc., nonché iniziative territoriali, riunioni unitarie degli organismi territoriali e/o regionali.

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Venerdì, 18 Novembre 2016 13:56

Tessile: in migliaia al presidio a Milano

Di nuovo in piazza dopo 18 anni, per il rinnovo del contratto nazionale di categoria. I lavoratori del settore tessile – abbigliamento delle aziende associate a Sistema Moda Italia hanno acceso la protesta per chiedere un nuovo accordo, dopo quello scaduto lo scorso marzo.

Bergamo protagonista dello sciopero

Oggi, migliaia di lavoratori lombardi si sono ritrovati davanti alla sede SMI a Milano. Bergamo ha partecipato in misura consistente allo sciopero. Centinaia di lavoratori sono partiti dalla Valle Seriana e dal capoluogo a bordo di pullman organizzati dai sindacati, mentre l’adesione nelle fabbriche della provincia ha superato soglie storiche, spesso superiori all’80%. Presenti in piazza moltissime delegazioni di aziende del sistema moda: da Dolce e Gabbana, a Pompea, a Zucchi, alla Albini di Bergamo, solo per fare qualche esempio.

La protesta contro atteggiamenti provocatori

Abbiamo interrotto la trattativa dopo registrato l’impossibilità di proseguire il confronto per una rigidità pregiudiziale e strumentale di SMI sul tema delle modalità di erogazione dei futuri aumenti contrattuali che non danno nessuna certezza, rendendo così residuale il valore del contratto nazionale, - sottolinea Raffaele Salvatoni, segretario generale FEMCA CISL Bergamo - Non solo la posizione di Sistema Moda Italia è distante dalle nostre, ma abbiamo registrato anche atteggiamenti provocatori e proposte di revisione delle norme contrattuali inaccettabili e che rendono impraticabile per il momento il proseguo della trattativa”.

Continua il blocco straordinari e flessibilità

In particolare, i sindacati hanno giudicato irricevibili le proposte sul tema dell’orario, delle ferie, dello straordinario e delle flessibilità della prestazione lavorativa, oltre che l'impostazione sugli aumenti salariali, erogati esclusivamente dopo la verifica di un eventuale aumento del costo della vita. La mobilitazione proseguirà nelle prossime settimane, con il blocco degli straordinari e delle flessibilità.

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