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Unione Sindacale di Bergamo

Archivio Comunicati

Pierre Carniti, storico sindacalista della Cisl ed ex senatore, è morto all’età di 81 anni all'ospedale generale Madre Giuseppina Vannini a Roma dove era ricoverato per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. E’ un momento di dolore e di grave lutto per la Cisl e per tutto il movimento sindacale italiano.

Il ricordo di Francesco Corna

È morto un grande uomo e un grande sindacalista. Ha lavorato per unire il mondo del lavoro. Ha saputo innovare la contrattazione legandola a nuovi modelli economici e partecipativi che hanno generato un grande coinvolgimento e protagonismo dei lavoratori in quegli anni”. Così Francesco Corna, neo segretario generale della CISL Bergamo, ricorda Pierre Carniti, il segretario di FIM e CISL che negli anni 70 cambiò il modo di fare sindacato.

Chi era Carniti

Nato a Castelleone, in provincia di Cremona il 25 settembre del 1936, nipote della poetessa Alda Merini, nel 1970 era diventato segretario della FIM, l'organizzazione dei metalmeccanici della CISL, di cui era diventato poi segretario dal 1979 al 1985. “Lui che è stato un grande sostenitore dell’unità sindacale – continua Corna -. Ha scelto con determinazione in autonomia dai partiti politici, di intraprendere la battaglia per sconfiggere l’inflazione che portò alla rottura con la CGIL, con la firma dell’accordo di San Valentino del 1984. Mettendo sempre l’ interesse esclusivo dei lavoratori al primo posto”.

La commozione della Furlan

“E’ un momento di dolore e di grave lutto per la Cisl e per tutto il movimento sindacale italiano”. Così su twitter la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, commenta commossa la scomparsa, dell’ex leader della Cisl.Pierre è stato per i lavoratori italiani e per tutti noi un punto di riferimento costante ed una guida morale e politica. E’ stato un sindacalista che ha segnato con la sua azione sindacale davvero un’epoca. Lascia un vuoto enorme nella società italiana. Non lo dimenticheremo mai”.


Il ricordo di Annamaria Furlan sull'Avvenire del 6 giugno 2018

 

Francesco Corna è stato eletto segretario generale del sindacato CISL Bergamo, e con lui è stata votata anche la nuova segreteria. Alla confermata Candida Sonzogni aggiunge Mario Gatti e Danilo Mazzola. L’elezione è avvenuta il 4 giugno nell’ambito del Consiglio Generale del sindacato orobico svoltosi al Centro Congressi di Bergamo alla presenza di Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl. 

Il percorso sindacale di Corna

55 anni sposato e padre di due figlie, Corna ha iniziato la sua attività sindacale nel 1985 come delegato nel vivaio forestale dell’Azienda Regione Foreste di Curno. È stato segretario del settore agricolo-forestale e operatore del settore alimentare del comprensorio di Treviglio; segretario organizzativo della FILCA (tessili); poi in FEMCA di cui diventa segretario generale, carica che ricopre fino al suo ingresso in Segreteria CISL, nel 2011. La nuova squadra della CISL Bergamo si muoverà seguendo direttrici condivise con tutta l’organizzazione e si avvarrà anche di tre “commissioni permanenti” che affiancheranno la segreteria e che si occuperanno delle politiche per la formazione, dell’artigianato e dei nuovi lavori.

Stabilizzare il lavoro

E’ uno dei compiti che Corna si prefigge per il suo primo mandato: “Se analizziamo i dati dell'occupazione nella nostra provincia, - ha precisato il nuovo Segretario - notiamo che sono positivi in termini generali; sono tornati quasi ai livelli pre-crisi, ma evidenziano un notevole aumento dei contratti a termine a sfavore di quelli a tempo indeterminato, con un utilizzo eccessivo e a volte improprio del lavoro interinale. Per contrastare tale fenomeno credo, sia necessario, agire sia per via contrattuale che legislativa, in particolare per ciò che compete a noi, inserendo in ogni contratto aziendale le aliquote di consolidamento dei lavoratori somministrati e limitandone l'impiego. Dobbiamo intraprendere questa strada con decisione, sfruttando la fase economica di ripresa, consapevoli della necessità diffusa di lavoro stabile e qualificato, nell'interesse di un sistema economico avanzato, soprattutto in favore dei giovani che sono quelli che pagano più di altri questa situazione, con effetti negativi per l'intera società, come ad esempio la bassa natalità del nostro paese”.

Le tutele contrattuali

Per Corna è necessario continuare a praticare una contrattazione diffusa e di qualità, che preveda partecipazione consapevole basata su formazione continua nei luoghi di lavoro, che metta al centro temi come welfare, organizzazione del lavoro formazione e partecipazione. La contrattazione sociale sul territorio ricoprirà negli obiettivi della segreteria CISL Bergamo un capitolo importante: “Stiamo sviluppando con la FNP – ha continuato Corna - un'intensa contrattazione sociale sul territorio, abbiamo proposto linee di indirizzo e priorità in base all'evoluzione sociale demografica e economica, con particolare attenzione ai temi della famiglia. Natalità e non autosufficienza sono state le due priorità, verso le quali abbiamo chiesto di indirizzare il maggior impegno di risorse nei prossimi tre anni nella stesura dei piani di zona”. Tra i temi che contribuiscono ad un reale sviluppo umano tramite il lavoro ci sono sicuramente la salvaguardia dell'ambiente anche per le nostre future generazioni e la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. “Non possiamo accettare l'aumento di morti sul lavoro, l'aumento degli incidenti e delle invalidità. Finché ci sarà anche un solo incidente sul lavoro dovremo sentirci tutti responsabili”.

Il lavoro femminile

Tema importante sul quale Corna si è soffermato: “Nella nostra provincia il tasso di occupazione e di istruzione femminile è nella media dei paesi più avanzati in Europa. E durante la recente crisi economica non è peggiorato in rapporto al lavoro maschile, poiché la crisi ha colpito maggiormente settori come l’edilizia e l'industria con maggiore prevalenza di occupazione maschile. Se i dati dicono questo però la realtà è quella che, molto spesso le donne oltre che lavorare devono farsi carico per l'assenza di servizi dell'assistenza ai familiari di figlie e genitori anziani, e per tali motivi sono penalizzate nel lavoro in termini di carriera e retribuzioni. Serve una politica di potenziamento dei servizi sul territorio, politiche contrattuali volte a favorire in ogni modo la gestione del lavoro e della famiglia, serve diffondere una cultura soprattutto della gestione paritetica della famiglia”.

La sfida sul mercato del lavoro

Corna ha sottolineato come il mercato del lavoro sia disallineato con la tendenza ad escludere i più deboli. Inoltre, si sta polarizzando tra altissime qualifiche difficili da reperire e lavori che richiedono poca professionalità. “ A Bergamo – ha concluso Corna - sperimenteremo un progetto che preveda uno sportello integrato tra Inas, Sportello Lavoro e categorie per la gestione delle naspi e dell'accoglienza e dell'orientamento per i disoccupati, per aiutare le persone a gestire l'assegno di ricollocazione nazionale e la Dote Unica Lavoro della regione Lombardia”.


 


Mercoledì, 30 Maggio 2018 06:56

Il sindacato di Bergamo a fianco del Quirinale

La crisi istituzionale divide i partiti, nella sostanza e nei toni, ma non il mondo del lavoro. I sindacati fanno fronte comune a difesa del Capo dello Stato. In una lettera unitaria inviata a Sergio Mattarella, Cgil, Cisl e Uil esprimono preoccupazione e rinnovano l’impegno comune “a difesa della Costituzione che fissa con chiarezza ruolo e prerogative del Presidente della Repubblica e delle Istituzioni democratiche”.

Anche CGIL CISL UIL di Bergamo si stringono attorno al presidente Sergio Mattarella “in un momento critico e difficile della vita politica italiana”. Il perdurare della crisi istituzionale e l’innalzamento dei toni che stanno caratterizzando queste giornate, preoccupano le segreterie bergamasche dei sindacati confederali.

Come espresso dalle segreterie nazionali di CGIL CISL UIL, Gianni Peracchi, Ferdinando Piccinini e Angelo Nozza ritengono assolutamente necessario, in questo momento, “che le forze politiche si adoperino, ognuna per la propria responsabilità, perché il paese sia dotato al più presto di un governo che sappia e possa prendere decisioni rapide per l’economia e il lavoro”.

Condividendo in pieno il senso della lettera dei “nazionali”, CGIL CISL UIL di Bergamo sottolineano come ci sia “un Paese reale che ancora soffre per le conseguenze della crisi economica degli ultimi dieci anni. Per questo pensiamo che le attese e gli interessi di lavoratori, pensionati, giovani e disoccupati debbano essere messe al primo posto nell’agenda istituzionale e politica del Paese”.


La lettera unitaria al Presidente Sergio Mattarella

 

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Gli ultimi dati relativi all’andamento dell’economia bergamasca confermano il trend positivo sul versante della produzione e su quello occupazionale, seppur con una marcata presenza di lavori precari. Il settore manifatturiero, dopo una profonda fase di trasformazione, rimane la locomotiva della crescita dell’economia bergamasca. Molto più contraddittoria è la realtà dei servizi, anch’essa in una fase di rilevante cambiamento. Il settore delle costruzioni dopo anni di caduta è alle prese con una lenta ripresa.

Un patto territoriale per il lavoro

Ma è il lavoro che è in grande evoluzione, non solo sul versante quantitativo, ma soprattutto sul versante qualitativo. Un lavoro che si sta sempre più polarizzando tra una fascia di alta specializzazione e una fascia di media e bassa qualificazione dove una parte consistente di lavoratori, in modo particolare donne, stranieri e giovani, è più esposta a situazioni di precarietà, bassi salari e scarse tutele. Un forte patto territoriale per qualificare il lavoro, per potenziare le politiche attive del lavoro anche attraverso l’investimento sui servizi di sostegno all’occupazione rimane per CGIL CISL UIL la principale urgenza di questo territorio. CGIL CISL UIL di Bergamo già dall’autunno scorso avevano rilanciato proposte alle istituzioni locali e alle controparti per una nuova fase di contrattazione in grado di contribuire e rafforzare la crescita. In particolare puntando a una maggiore qualificazione del lavoro attraverso la formazione continua e permanente e una nuova fase negoziale che ponesse al centro il tema della produttività e del riconoscimento del lavoro, anche attraverso la partecipazione dei lavoratori.

Un sistema integrato di welfare

Sul versante del welfare il sindacato aveva proposto alle istituzioni locali un percorso di confronto per costruire un sistema integrato territoriale tra welfare pubblico e welfare contrattuale. Il ruolo che CGIL CISL UIL vogliono assumere nell’ambito di una governance territoriale, è quello di contribuire a promuovere rinnovate e incisive relazioni sindacali, condividendo la volontà politica della parti sociali di investire in questa direzione. E’ su questo che riteniamo occorra maggiore coraggio da parte delle associazioni imprenditoriali del territorio. È in questo senso che esprimiamo preoccupazione per l’allungarsi a dismisura dei tempi della definizione delle priorità su cui convergere come attori istituzionali e sociali. Dalla prima sintesi del rapporto OCSE commissionato dalla Camera di Commercio consegnata nel 2014, abbiamo assistito a un graduale sfaldamento di una visione comune tra le diverse rappresentanze imprenditoriali.

Fare concretamente rete

Dal luogo e dal coordinamento della cabina di regia, alla decisione di non convergere su un unico HUB per l’innovazione, al tavolo dell’edilizia, fino ad arrivare all’ultima spaccatura sull’integrativo provinciale tra artigiani e industria edile, che nulla di buono lascia presagire rispetto alla unificazione delle due casse. Questa divisione ha di fatto rallentato a dismisura la definizione delle priorità e rischia, dopo tantissimi mesi di stallo, di determinare una significativa perdita di credibilità sulla capacità di sintesi e di proposta da parte di tutti. Riteniamo che il lavoro realizzato dai gruppi di approfondimento non debba essere disperso. Per questo siamo convinti che lo snodo sia quello di superare questa fase e i veti incrociati che ne conseguono per dare nuovo slancio, concretizzandolo nel confronto negoziale con le aziende e con gli uffici, al progetto di fare effettivamente e concretamente “rete” a Bergamo.

È un quadro tutto sommato positivo quello che emerge dalla relazione sulla congiuntura economica della Camera di Commercio di Bergamo per il primo trimestre 2018. Registriamo incrementi interessanti sull’andamento della produzione e sul numero degli addetti, con rimbalzi che testimoniano una forte crescita rispetto al trimestre precedente. Soprattutto il dato sui lavoratori è per noi importante: merito sicuramente del determinante traino che fa il settore manifatturiero.

Dall’altro, ci tocca evidenziare la stagnazione che permane sul dato relativo a servizi e commercio. Questa condizione ci deve obbligare a compiere qualche riflessione sul reddito a disposizione delle famiglie. Rimane ancora lento il recupero dell’edilizia, che nonostante tutto rappresenta una componente importante per il territorio.


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Più formazione, più investimenti, più cultura, più consapevolezza da parte di imprese e lavoratori. Più impegno da parte di tutti. Solo così si può davvero pensare di porre un freno alla tragedia quotidiana degli infortuni sul lavoro. L’hanno ribadito con forza, dal palco della manifestazione regionale a Bergamo, i tre leader di Cgil, Cisl e Uil della Lombardia, Elena Lattuada, Ugo Duci e Danilo Margaritella. “Più sicurezza nei luoghi di lavoro” lo slogan scelto per la festa dei lavoratori in Lombardia.

L’urgenza della sicurezza

Oltre 4mila persone hanno sfilato per le vie del centro del capoluogo orobico, in questo Primo Maggio 2018 che i sindacati hanno voluto dedicare al tema della salute e sicurezza sul lavoro, a un mese esatto dall’esplosione del 1° aprile, giorno di Pasqua, che alla Ecb di Treviglio costò la vita a Gian Battista Gatti e Giuseppe Legnani. È stato Ferdinando Piccinini, segretario generale CISL Bergamo, ad accogliere le migliaia di manifestanti all’interno di piazza Vittorio Veneto, denunciando “l’urgenza della sicurezza, come purtroppo denota l’aumento del numero di infortuni anche mortali. Le cronache di queste settimane ne rappresentato un’amara testimonianza. Sembra quasi che questo sia un tributo inevitabile, un sacrificio da immolare sull’altare della crescita e dello sviluppo economico e occupazionale. I lavoratori e le lavoratrici in piazza oggi vogliono testimoniare con forza che non è così, che questo è un sacrificio inaccettabile, che le migliaia di infortuni sul lavoro e di morti (nel 2017 oltre 130 nell’avanzata e moderna Lombardia) si devono e si possono evitare”.

Unire le forze

Dobbiamo unire le nostre forze e operare insieme, perché il tema della salute e della sicurezza è prioritarioha aggiunto il segretario generale della CISL Lombardia, Ugo Duci -. Al primo posto dobbiamo mettere l’impegno, delle istituzioni, delle imprese e dei sindacati, per un vasto ed efficace piano formativo”. “Dobbiamo - ha proseguito Duci - diffondere in Lombardia e nel Paese la cultura della sicurezza. Ed anche le piccole aziende, a tutti gli effetti, devono essere incluse nei programmi di formazione che la Regione con le parti sociali deve mettere in campo perché solo consapevolezza e cultura di chi lavora può far diminuire infortuni”. Una missione, quella della diffusione di una maggiore della sicurezza, che la CISL riguarda tutti, nessuno escluso.Gli stessi lavoratori - ha concluso Duci - non possono chiamarsi fuori, devono essere consapevoli della necessità di prevenire gli infortuni. E su questo occorre sostenerli, così come occorre sostenere i nostri Rls, con investimenti mirati e risorse certe per la sicurezza”.


L'accoglienza di Ferdinando Piccinini (Segretario Generale Cisl Bergamo)


Il discorso di Ugo Duci, Segretario Generale Cisl Lombardia


TUTTE LE IMMAGINI


L'editoriale di Ferdinando Piccinini pubblicato su l'Eco di Bergamo
 

In occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, l’Inas Cisl ha dedicato la mattinata alla sensibilizzazione sui temi della prevenzione e della tutela contro infortuni e malattie professionali. L’ha fatto disponendo di fronte alle proprie sedi un numero di caschetti di sicurezza pari alle morti bianche nelle province più colpite da un lavoro che uccide, invece di dare dignità: 59 a Roma, 41 a Milano, 31 a Torino, 27 a Napoli, 24 a Modena.

La denuncia di Petteni, presidente Inas

I numeri sono drammatici: 1.029 lavoratori scomparsi nel 2017 e oltre 200 nei primi tre mesi del 2018. Il fenomeno, dopo un decennio di cifre in costante calo, è tornato a crescere insieme all’aumento dell’occupazione e l’esigenza di contrastarlo, costruendo una vera e propria cultura della sicurezza, non può prescindere dall’analisi del contesto in cui si sviluppa. Tra il 2016 e il 2017 gli infortuni sul lavoro subiti da lavoratori italiani nella fascia di età tra i 55 e i 75 anni sono aumentati quasi del 5%; il 36% delle vittime di incidenti mortali ha più di 55 anni. “Si tratta di numeri che, se non si prevedono interventi mirati, rischiano di aumentare, - denuncia Gigi Petteni, presidente dell’Inas Cisl - considerato l’allungamento del tempo di permanenza al lavoro di chi, si è visto progressivamente spostare in avanti la data della pensione. Di questo e di altre problematiche legate al mutare del nostro sistema economico e sociale dobbiamo prendere atto per studiare soluzioni adeguate. In questo caso, deve essere chiaro che in età avanzata non si può lavorare ancora sui ponteggi, perché i livelli di attenzione e agilità non restano immutati nel tempo”.

Rimettere al centro la persona

Anche per i lavoratori più giovani, però, è necessario fare di più: a causa di lavori precari e a breve termine sfuggono spesso alle occasioni di formazione sulla propria sicurezza, così – nel primo mese di lavoro - hanno il 50% in più di possibilità di incappare in un incidente sul lavoro rispetto ai colleghi più grandi.Le soluzioni – conclude il presidente dell’Inas Cisl - devono essere studiate in base alle esigenze che emergono dalla realtà quotidiana, per evitare altre morti bianche. Di questo, di prevenzione dei rischi e di tutela dei diritti andremo a parlare nei posti di lavoro, nelle scuole e in ogni luogo della società civile dove possiamo raggiungere le persone. Non si può più morire sul lavoro, lo diciamo noi che incontriamo ogni giorno le vittime di infortuni e le loro famiglie: al fianco della Cisl, vogliamo dire basta, rimettere al centro la persona e puntare all’obiettivo zero infortuni”.

A un mese esatto dal tragico infortunio di Treviglio, costato la vita a due lavoratori della ECB, e a quasi 100 giorni dal disastro ferroviario di Pioltello, dove sono morte due lavoratrici di Caravaggio, Bergamo si ferma per celebrare il Primo Maggio, Festa del Lavoro, quest’anno dedicata all’impegno per la sicurezza sul lavoro. Una festa, dunque, segnata da un dolore profondo.

A Bergamo anche la manifestazione regionale

Bergamo, dopo l’ora unitaria di sciopero delle categorie degli alimentaristi e all’ impegno unitario di categorie e confederazioni per la costituzione in parte civile all’eventuale processo per i fatti di Treviglio, quest’anno, sarà sede della manifestazione regionale: CGIL CISL UIL della Lombardia hanno infatti deciso di ritrovarsi a sfilare per le vie di città bassa, mentre la manifestazione nazionale si svolgerà a Prato.La priorità di tutti deve essere quella di far tornare a casa ogni persona, viva e incolume, dopo un turno di lavoro”, ripetono i sindacati. Sono già 18 le vittime di infortuni sul lavoro registrate in Lombardia, compresi i quattro di Bergamo. A livello nazionale, dall’inizio dell’anno fino ai primi giorni di aprile, i morti sul lavoro sono stati 151 contro i 113 del primo trimestre 2017.

Una intollerabile ripresa degli infortuni

È evidente che la situazione è peggiorata e che occorre un intervento straordinarioripetono Gianni Peracchi, Ferdinando Piccinini e Angelo Nozza, segretari generali di CGIL CISL UIL provinciali -. Con i primi segnali di ripresa economico-produttiva si sta verificando una intollerabile ripresa degli infortuni e delle morti sul lavoro, perché ancora si investe poco per migliorare la sicurezza dei luoghi di lavoro, si lasciano esposti i lavoratori e le lavoratrici a fattori di rischio senza adeguata formazione e protezione, e anche perché sono insufficienti i controlli e le sanzioni. Al dolore per chi non c’è più si deve unire l’impegno più che mai necessario per invertire la tendenza: il 2018 si è aperto con la firma di un “Protocollo d’intesa per diffondere salute e sicurezza sul lavoro”, che ha visto un numero considerevole di soggetti firmatari, ben trentanove: oltre ai sindacati, hanno firmato associazioni di categoria, soggetti della sanità pubblica, enti bilaterali, INAIL, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro, LIA, Provincia di Bergamo, l’Ufficio Scolastico Territoriale e Università degli Studi di Bergamo. “Non si tratta solo di un protocollo d’intenti come quelli già diverse volte siglati in passato. Nell’occasione si è dato avvio a un lavoro di rete, che vede protagonisti 12 gruppi che si occuperanno di tematiche diverse, con l’obiettivo comune di invertire la tendenza. È più che mai necessario coordinare il complesso delle responsabilità e le diverse attività dei soggetti che operano per garantire la prevenzione e il controllo”.

Il programma della giornata

Partenza prevista del corteo alle 9.30 da Piazza Marconi, da qui si snoderà nelle strade del centro cittadino per arrivare a Piazza Vittorio Veneto per i comizi finali. L’introduzione è affidata a Ferdinando Piccinini, a nome di CGIL CISL UIL Bergamo. Di seguito, parleranno i segretari generali di CGIL CISL UIL Lombardia, Elena Lattuada, Ugo Duci e Danilo Margaritella.


Le locandine della giornata

Gli ultimi dati del report statistico di Camera di Commercio sanciscono ufficialmente l’aumento degli occupati in provincia, con cifre che in molti casi segnano un ritorno alla situazione pre-crisi. La provincia di Bergamo sta uscendo dallo stallo post 2007, riportando a quasi 500.000 il numero degli occupati. La ripresa degli ingressi e il saldo positivo sulle uscite riguarda tutte le aree della provincia di Bergamo.

L’exploit dell’Alto Sebino

Il contributo in valore assoluto più rilevante nel 2017 viene dall’area del capoluogo (+3.535), seguita dall’area del Centro per l’impiego di Treviglio (+2.112), Grumello del Monte (+1.255), Trescore Balneario (+1.079) e Zogno e Valle Brembana (+1.070). In un panorama complessivo di miglioramento si inserisce anche il dato positivo per l’Alto Sebino. Per l’area di Lovere, infatti, gli occupati passano dagli 8.290 del gennaio 2015 agli 8.770 di settembre 2017, con un incremento del 5,8%, fissando al 44,31% il dato degli attivi fra i 15 e 64 anni. Per quanto concerne gli avviamenti registrati dal CPI di Lovere, nel 2017 sono stati 4.476, il numero più alto dal 2014 in poi, e le cessazioni 4.011, con un saldo positivo di 465 avviamenti , anche in questo caso i dato migliore degli ultimi quattro anni.

Le considerazioni di Meloni

Il dato incoraggiante del 2017dice Giacomo Meloni, segretario CISL Bergamo -, per altro in linea con la ripresa che gradualmente coinvolge la provincia, non deve far venir meno l’azione volta allo sviluppo del territorio, alla salvaguardia delle importanti attività manifatturiere presenti, all’integrazione fra turismo e industria, esempio positivo e valore aggiunto del territorio, ai necessari interventi sulle infrastrutture viarie, Statale 42 e la S.P. 469 Sebina occidentale, al centro intermodale. Vanno messe in campo tutte le necessarie azioni anche di natura contrattuale affinché il ricorso al contratto di lavoro a tempo sia veramente legato a esigenze di flessibilità dettate dal mercato e si lavori, cogliendo l’occasione anche dei benefici contributivi introdotti dalla Legge di stabilità del 2018, per rafforzare il lavoro di qualità e a tempo indeterminato”.

In aumento l’apprendistato

In provincia, i dati resi pubblici recentemente dalla Camera di Commercio indicano un numero complessivo di avviamenti pari a 144.113 a fronte di 132.174 cessazioni, con un delta positivo pari al 9,2%. Si conferma, con l’aumento degli avviamenti al lavoro, anche la tendenza alla crescita del lavoro a tempo determinato, + 23,%% sul 2016 e una contrazione del – 5,1% per il tempo indeterminato. In calo anche il ricorso al lavoro somministrato rispetto al 2016, anche se è di questa tipologia il 18,6% degli avviamenti registrati nel 2017. In aumento il ricorso ai tirocini, e fatto positivo, anche l’aumento dell’apprendistato, per il 27,6% sul 2016.


Il rapporto della Camera di Commercio


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