Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di altri, per inviare messaggi pubblicitari mirati.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie clicca qui.
Se accedi a un qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all'uso dei cookie.

Unione Sindacale di Bergamo

Archivio Comunicati
Giovedì, 16 Novembre 2017 08:14

Occupazione: avviamenti al 70% precari

Quasi 36.000 avviamenti, con un saldo positivo di 5.214 nuovi posti di lavoro. È il dato che il resoconto ARIFL per il terzo trimestre del 2017 consegna sulla provincia di Bergamo. Un riflesso dell’onda lunga della ripresa economica che, però, si scontra ancora una volta con l’analisi dettagliata della qualità delle nuove assunzioni: la quota relativa alle assunzioni a tempo indeterminato è infatti ferma al 21.3%, un nuovo passo indietro rispetto al 22 del trimestre precedente.

”Determinati” e “somministrazioni”

Ancora una volta, infatti, la parte del leone la fanno i tempi determinati e le “somministrazioni” con il 72% (anche qui, un punto percentuale in più rispetto a giugno di quest’anno). In pratica, dall’inizio dell’anno, ci sono state quasi diecimila nuove assunzioni, ma di queste, più di settemila sono ancora “precarie”. È sempre il comparto del Commercio e dei servizi a rappresentare uno degli approdi più raggiungibili per i nuovi lavoratori: da luglio a settembre qui si sono “staccati” ben 23.144 avviamenti, il 65% del totale; seguono industria, con 9350, costruzioni con 2905 e agricoltura con 546.

Su gli avviamenti, giù la disoccupazione

A livello territoriale, sono tutti in attivo i confronti tra secondo e terzo trimestre dei Centri per l’Impiego della provincia, con Treviglio, Ponte e Grumello che registrano i numeri più alti dopo il capoluogo (12.730 avviamenti), anche se gli aumenti maggiori in percentuale sul trimestre precedente li registrano Clusone (+40.9%), Zogno (+22.4) e Lovere (+21.5). “Anche il terzo trimestre dell’anno in corso conferma un andamento positivo degli avviamenti al lavoro e vede Bergamo che fa registrare il maggior numero di avviamenti al lavoro",  dice Giacomo Meloni, segretario di CISL Bergamo. È una ulteriore buona notizia per Bergamo e provincia, a pochi giorni dai dati pubblicati dalla Camera di Commercio, che registrano un calo della disoccupazione al 4,4% contro il 5,3% del 2016.

Calo del “tempo indeterminato”

Con la crescita degli avviamenti, si conferma però anche la riduzione dei contratti a tempo indeterminato, che si riducono ulteriormente del 6,4% sul terzo trimestre 2016. “Su questi aspetti – continua Meloni - ribadiamo la necessità di interventi strutturali, che sostenuti poi dalla contrattazione, permettano la stabilizzazione dei rapporti di lavoro: la flessibilità è uno strumento utile per rispondere ai picchi di mercato, ma la precarietà, che è cosa diversa, non può diventare il modello di rapporto di lavoro principale, con rischi oltre che sulla qualità occupazionale anche sulla salute e sicurezza”.


Scarica i dati dell'Arifl su Bergamo

Il 14 novembre presso la sede della Provincia di Bergamo si è svolto l’incontro con i segretari generali di CGIL CISL UIL e il presidente Matteo Rossi in merito ai contenuti del documento unitario inviato nelle settimane scorse a tutti gli interlocutori istituzionali e sociali. Un incontro positivo dove si sono analizzati in particolare gli snodi che attengono al ruolo dell’istituzione provinciale.

Il ruolo di sintesi della Provincia

Particolare attenzione si è rivolta in merito a tutto il tema dell’istruzione e formazione, strategica anche in funzione del lavoro e delle scelte strategiche che stanno affrontando i tavoli OCSE. In questo senso si è ritenuto importante e decisivo il ruolo che potrebbe assumere la Provincia come luogo di sintesi e di governo in merito all’evoluzione dell’offerta formativa e di come connetterla ai nuovi bisogni che emergono dalle filiere produttive più innovative del territorio. Una funzione essenziale anche rispetto all’orientamento delle famiglie e dei ragazzi nelle scelte scolastiche future e in un maggiore governo dei processi di alternanza scuola-lavoro.

Continuità al monitoraggio dell’apprendistato

Si è inoltre condivisa la necessità di dare continuità all’importante esperienza di monitoraggio sull’evoluzione dell’apprendistato, ritenendolo un elemento decisivo per un migliore inserimento lavorativo dei giovani connesso con il percorso di istruzione e formazione. Si apprezza il lavoro messo in campo sulla formazione attraverso l’importante ruolo che stanno svolgendo le strutture di ABF.

Situazione grave dei centri per l’impiego

E’ condivisa la profonda preoccupazione in merito alle prospettive dei servizi all’impiego anche in riferimento a possibili interventi in discussione in questi giorni in Parlamento tendenti ad un ulteriore separazione tra servizi al lavoro e formazione. La situazione che stanno attraversando i centri per l’impiego rimane grave, sia per l’esiguo personale coinvolto che per la necessità sul territorio di avere strutture pubbliche per il lavoro in grado di svolere effettivamente una funzione di supporto e accompagnamento nelle politiche attive del lavoro.

Il supporto ai comuni

Occorre che si esca definitivamente da una fase di confusione e stallo che dura ormai da anni e si definiscano ambiti di responsabilità (regione/stato/provincia) e soprattutto quale progetto e quali investimenti pubblici mettere in campo per il futuro. Si è ritenuto che la provincia, nonostante le grandi difficoltà di questi anni, possa giocare un ruolo di prospettiva importante come punto di riferimento e di supporto dei comuni e nelle politiche di rilancio e valorizzazione territoriale.


Linee guida unitarie per la contrattazione territoriale

Venerdì, 10 Novembre 2017 14:50

La Cisl Bergamo e i capitoli del nuovo welfare

Sostenitori di un welfare partecipato e condiviso dal basso”. Così Francesco Corna, segretario CISL di Bergamo, presenta il sindacato e l’attenzione nei confronti dell’evoluzione del welfare nel territorioper riflettere e declinare quali priorità di intervento, quali attori, quali reti, quali progetti e con quali risorse sia possibile attuarli”.

Verso un welfare provinciale

Una tesi espressa al Centro Congressi "Papa Giovanni XXIII" di Bergamo questa mattina 10 novembre dove si è svolto il convegno “Welfare: quale futuro?”. Un appuntamento dove il sindacato Cisl Bergamo ha voluto raccogliere istanze, esperienze e proposte per avviare un vero e proprio welfare provinciale. A partire da una situazione demografica che, non dissimile dal panorama nazionale, parla di una popolazione prossima all’invecchiamento e quindi “colpevole” di un poderoso innalzamento della spesa sociale, a discapito proprio delle generazioni future.

Le statistiche demografiche

In provincia di Bergamo (è emerso dall’intervento di Gian Carlo Blangiardo, docente alla Bicocca di Milano) vivono 1.109.933 residenti. L’età media è di 43,6 anni, l’aspettativa media di vita è di ulteriori 41,3 anni, di cui 2,1 anni in età di formazione, 22,6 anni in età da lavoro e 16,6 anni in età da pensione. In totale un patrimonio demografico di 45,8 milioni di anni-vita. Con un rapporto di 73,3 anni di pensione per ogni 100 anni di lavoro, a fronte di un rapporto di 29,1 residenti ultra 67enni per ogni 100 in età 20-66. Di fatto, dunque, un patrimonio di milioni di ore che potrebbe rivelarsi un danno se relazionato alla spesa sociale (pensioni, innanzitutto, poi assistenza) e agli equilibri di welfare.

Il rapporto fra pensione e anni di lavoro

Negli ultimi cinque anni, la provincia di Bergamo ha registrato 23.043 residenti in più, 1,4 anni in più di età media, 0,4 anni in meno di aspettativa media di vita. In media, mezzo milione di anni-vita in più, ma nel dettaglio 1,1 milioni di anni in più in età da pensione. “Il rapporto tra futuri anni di pensione per ogni 100 futuri anni di lavoro – avverte Blangiardo - è passato da 67,6 a 73,3, mentre il rapporto ultra 67enni per ogni 100 residenti in età 20-66 è salito da 25,7 a 29,1. L’Italia del futuro, e la Bergamo del futuro non fa eccezione, è vecchia e a carico di una popolazione giovane minoritaria”. Di fatto, non si è allungata la vita, ma la vecchiaia.

Cinque sfide demografiche

Il docente della Bicocca di Milano ha lanciato così, cinque sfide demografiche per tentare di uscire dal tunnel: recuperare il patrimonio demografico perduto rimettendo al centro la famiglia; rilanciare la natalità come investimento della società; passare dalla fase dell’accoglienza solidale alla valorizzazione di un’immigrazione socialmente inserita e sostenibile; non disperdere il giovane capitale umano, e raccontare correttamente la crisi demografica attraverso i media, per sensibilizzare la popolazione e ottenere consenso sui necessari interventi.

Le proposte della Cisl

La CISL, allora, propone un tavolo permanente per la famiglia con i distretti e i piani di zona; chiede una contrattazione aziendale basata su un welfare a favore della famiglia: bonus per asili e scuole, libri e assistenza sanitaria familiare. “La povertà assoluta in Italia – ha detto Corna nella relazione - è cresciuta passando dal 6,5% del 2005 al 7,8% del 2016 ed interessa 1.582.00 famiglie pari a 4.598.000 persone e la recente crisi non ha risparmiato il nostro territorio. Anche nella nostra provincia se analizziamo i dati Istat le persone in povertà sono circa 37.000 e se prendiamo ad esempio i dati dei centri ascolto Caritas di Bergamo vediamo che le persone che hanno chiesto aiuto sono aumentate notevolmente, nel 2008 ci sono state 19.000 richieste e nel 2016 sono state circa 52.000. La richiesta di pacchi alimentari da parte di italiani rappresentavano il 27% nel 2008 , nel 2016 rappresentavano il 43% e sono stati 5.333 le richieste di aiuto. Questo ci impone politiche ed interventi locali mirati che siano derivanti da una visione complessiva strategica delle politiche di welfare sul territorio”.

Un regime fiscale a sostegno della natalità

Quindi, la famiglia come nucleo solidale di individui che gratuitamente si sostengono reciprocamente è il primo nucleo fondante che costituisce la società. Questa famiglia più fragile e sempre più esile che ha nella scarsa natalità la maggiore criticità del nostro territorio. “Il nostro stato sociale ha sempre investito pochissimo sulle famiglie – ha concluso Ferdinando Piccinini, segretario generale della Cisl Bergamo -. Per affrontare questa sfida, non bastano misure parziali e bonus o interventi transitori. Servono politiche sociali nazionali che inseriscano un regime fiscale a sostegno della natalità, non più bonus, ma strutture in grado di fornire servizi. Ci si deve anche far carico della evidenza che ormai in Lombardia le cure diventino sempre più appannaggio di chi può permettersi di pagarle, con una discrezionalità di intervento del settore privato sempre più pressante”.

Incrementare la rete dei servizi

Le proposte della Cisl Bergamo comprendono sostegno e strutturalità ai finanziamenti per la contrattazione collettiva rivolta a istituti di conciliazione famiglia/lavoro; linee guida per accordi e/o patti territoriali con partenariato sociale per armonizzare i tempi e le esigenze dell'organizzazione del lavoro con i servizi del territorio e la loro accessibilità (sanità, sociale, istruzione, trasporti, uffici pubblici, ecc.); forme strutturali di riduzione dei costi di servizi alla prima infanzia.I piani di zona - ha ribadito il segretario CISL - devono prevedere politiche volte a favorire e sostenere la natalità, favorire e incrementare la rete dei servizi, in alternativa alla monetizzazione del bisogno”.


Slide Blangiardo
Slide Calicchio

 

Giovedì, 09 Novembre 2017 08:21

Sportello Artigiani anche a Grumello del Monte

La rete degli “Sportelli Artigiani” della CISL si amplia in questi giorni di un nuovo recapito. Dopo Bergamo, Gazzaniga, Zogno, Ponte San Pietro, Treviglio, Lovere, il 16 novembre aprirà infatti anche lo sportello di Grumello del Monte, a testimonianza dell’impegno della CISL di Bergamo verso i lavoratori del settore Artigianato che conta in provincia oltre 25.000 lavoratori distribuiti in quasi 6.000 aziende attive.

Riferimento per gli artigiani della zona

Il recapito di Grumello, posizionato presso la sede CISL del paese, sarà il riferimento per gli artigiani del basso Sebino e della Val Cavallina e sarà aperto in via sperimentale ogni Giovedì dalle 16 alle 18. Questa area della provincia di Bergamo vede occupati nel settore oltre 6.550 lavoratori in circa 1.400 aziende. “È una presenza importante per il tessuto occupazionale, produttivo e dei sevizi del territorio, - precisa Giacomo Meloni, segretario del sindacato Cisl Bergamoche ha vissuto negli ultimi anni le difficoltà della grave crisi globale ma che con gradualità e l’ausilio dell’ammortizzatore della cassa integrazione in deroga, ha ripreso sia sul piano occupazionale che dell’attività, come dimostra il dato del secondo trimestre 2017 a Bergamo che vede il saldo positivo tra aziende iscritte e cessate alla Camera di Commercio, per 74 unità”.

Assistenza e consulenza

Allo Sportello Artigianato il lavoratore troverà assistenza e consulenza per quanto riguarda i diritti contrattuali, le opportunità offerte dal fondo sociale WILA e sanitario, SAN.ARTI, costituiti contrattualmente ed esempio positivo di welfare attuale e moderno. Dal 2018 poi i lavoratori dell’artigianato potranno trovare presso tutti gli sportelli artigianato CISL il necessario supporto alla richiesta di provvidenze previste dalla bilateralità artigiana che comporta per il lavoratore il beneficio di contributi economici, ad esempio sull’anzianità professionale aziendale, sull’acquisto di lenti da vista, per l’ acquisto di libri scolastici, il mutuo per la prima casa, le rette degli asili nido. “Questo ultimo aspetto – ricorda Meloni - è il frutto di un verbale di accordo regionale fra le organizzazioni sindacali Cisl, Cgil, Uil e le organizzazioni dell’artigianato, Confartigianato, C.N.A. Casartigiani, C.L.A.A.I. del 18 ottobre 2017. Oltre al verbale di accordo sottoscritto a Bergamo fra le stesse associazioni territoriali si sanciva la possibilità di avvalersi di sportelli sindacali per lo svolgimento di pratiche di provvidenze e di welfare”.

Hanno manifestato davanti al palazzo della Prefettura di Bergamo circa 50 lavoratori dell’ispettorato del lavoro provinciale, in agitazione per i tagli prospettati dal Governo nei confronti del servizio e la costante carenza di personale.

Un delegazione sindacale dal vice Prefetto

Dallo scorso lunedì, i dipendenti di via Novelli, non usano più le loro auto proprie per effettuare i sopralluoghi nelle aziende e non effettuano straordinari, sia interni che esterni agli uffici, oltre che ritardare l'apertura degli sportelli di un'ora al giorno con apposite assemblee. Questa mattina 6 novembre una delegazione sindacale composta, oltre che dai segretari del Pubblico impiego di CGIL CISL e UIL e dai rappresentanti delle RSU, anche dai segretari generali dei tre sindacati bergamaschi, ha incontrato il vicario del Prefetto, Francesca Iacontini. All’incontro ha partecipato anche il direttore dell’Ispettorato, Carlo Colopi.

Farsi carico delle legittime proteste

Il ruolo dell'ispettorato del lavoro in provincia di Bergamo è stato determinante al fine del rispetto della legalità nel mondo del lavoro, e importante per il servizio svolto quotidianamente nei propri sportelli (dimissioni, maternità, servizio turno, ecc) hanno detto Gianni Peracchi, Ferdinando Piccinini e Amerigo Cortinovis al termine dell’incontro -, per questo abbiamo chiesto al vicario di farsi carico delle legittime proteste e portarle all'attenzione del Governo centrale. È importante andare incontro alle richieste dei lavoratori in quanto l'ispettorato giocherà un ruolo strategico in materia di sicurezza nel mondo del lavoro per la prevenzione degli infortuni come è emerso dal tavolo sulla sicurezza del lavoro con ATS”.

Un ente svuotato di risorse e competenze

La mole di attività svolta dall'Ispettorato provinciale consiste in 723 pratiche irregolari, 119 lavoratori trovati in nero, 675 richieste d'intervento evase, 1486 tentativi di conciliazione svolti e 985 provvedimenti di anticipazione maternità. “Un’attivitàdicono Dino Pusceddu, Angelo Murabito e Livio Paris per CGIL CISL UIL del Pubblico Impiegoche richiede un forte impiego di risorse in termini di banche dati, assunzioni di personale, formazione e miglioramento delle condizioni professionali ed economiche dei lavoratori. Invece, dopo un anno di totale confusione, l’ufficio di Bergamo deve fare i conti con un taglio di circa 7 milioni di euro”. “Certamente – hanno aggiunto i sindacalisti della Funzione Pubblica di CGIL CISL UIL - dalla legge che ha istituito il nuovo Ispettorato del lavoro ci si aspettava più concretezza nella sua applicazione per rendere il nuovo ente più agile più snello meno burocratizzato insomma più efficace. Invece assistiamo alla nascita di un nuovo ente svuotato di risorse e competenze”.

Il profondo disagio del personale

Le azioni poste in essere per mettere in evidenza il disagio del personale riguardano il blocco degli straordinari che ridurrà notevolmente le ispezioni fuori dal normale orario di lavoro, la riduzione dell’utilizzo del mezzo proprio che costringerà a breve gli ispettori ad utilizzare i mezzi pubblici non essendo l’Istituto dotato di mezzi e la riduzione dell’orario di apertura dei servizi fino al 10 novembre. Gli Ispettori del lavoro infatti utilizzano il proprio mezzo per l’attività lavorativa quotidiana e le risorse previste come indennizzo a tal fine non sono ancora state erogate. L’Assemblea del Personale deciderà come portare avanti queste forme di protesta. Al termine dell’incontro si è richiesto al Vice Prefetto, come rappresentante del governo sul territorio, di segnalare a Roma quali conseguenze hanno le scelte fatte sulla produttività del personale che rischiano di ridurre i controlli nonostante la richiesta di una presenza maggiore dell’ITL arrivata nelle scorse settimane da CGIL, CISL e UIL.

Una truffa a tutti gli effetti e l’epicentro è Bergamo, dove si registrano i casi più frequenti, con 1.628 posizioni fasulle e un danno potenziale di 4,8 milioni di euro. Stiamo parlando dei rapporti di lavoro fittizi, con la creazione di posizioni assicurative alle quali non corrispondono effettive posizioni di lavoro.

Rapporto sille attività dell’Inps

È quanto emerge dal Rapporto sulle attività dell’INPS per il 2016, presentato alla CISL Lombardia nei giorni scorsi. “Il fenomeno dei rapporti di lavoro fittizi, con la creazione di posizioni assicurative cui non corrispondono veri impieghi, è emerso circa 5-6 anni fa, legato inizialmente alle attività agricole del Sud. Dal 2014 si è spostato anche nei settori del lavoro dipendente e interessa oggi l’intero territorio nazionale”, ha spiegato Gerardo Manzione, responsabile dell’attività di vigilanza di Inps in Lombardia, durante l’incontro in via Vida.

L’escalation dei numeri

L’individuazione ed il contrasto alla costituzione di rapporti di lavoro fittizi (creazione di posizioni assicurative in favore di soggetti che non svolgono alcun tipo di attività lavorativa) è, da diversi anni, una delle principali attività che vede coinvolto il corpo ispettivo dell’Istituto. La simulazione dei rapporti di lavoro è principalmente finalizzata alla fruizione di prestazioni non dovute, o al rilascio di permessi di soggiorno. A Bergamo il sistema ha avuto tale successo che si è passati dai 518 casi e ai 1.554.000 euro del 2014, ai 955 casi per 2.865.000 euro dell’anno successivo, fino ai 1628 casi con 4.884.000 euro di danno per il 2016.

Le dichiarazioni di Meloni

Per anticipare i furbetti e stroncare le truffe sul nascere, - precisa Giacomo Meloni , segretario del sindacato Cisl Bergamol’Inps ha anche attivato un sistema di prevenzione dall’apertura di posizioni fantasma. Il nome, Frozen, è indicativo dell’attività: l’applicativo intercetta i flussi a rischio e congela i benefici. Sono scelte condivisibili e opportune, frutto di una sorveglianza positiva che dimostra con i dati la bontà del lavoro che si svolge da parte dell’INPS a Bergamo, per smascherare una minoranza di “furbetti” a tutela della maggioranza degli onesti”.

Venerdì, 27 Ottobre 2017 08:44

Ape Social: incontro sindacati con Poletti

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e il presidente dell'Inps, Tito Boeri, si sono impegnati a introdurre correttivi che permettano di superare le criticità emerse sull'Ape sociale e pensione anticipata per i lavoratori precoci. Lo ribadiscono CGIL, CISL e UIL dopo l'incontro del 26 ottobre.

La nota dei sindacati

"I dati emessi dall’Inps la settimana scorsa (solo 20.957 accolte su un totale di 65.972 domande) - si legge nella nota - hanno reso necessario un confronto urgente, per non vanificare le tante attese legate all’introduzione dei due importanti strumenti di flessibilità in uscita, sanciti nel verbale sottoscritto lo scorso 28.09.2016". "Sia il ministro che il presidente dell’Inps - proseguono i sindacati - hanno convenuto sulla necessità di una risposta in tempi brevi e di una semplificazione delle procedure. Si sono, quindi, impegnati a procedere alle rettifiche amministrative o normative necessarie affinché questi importanti strumenti introdotti con la scorsa legge di bilancio possano essere pienamente applicati".

Andare oltre le 2000 richieste finora accolte

Dall’incontro con il Ministro - sottolinea Giacomo Meloni, della Segreteria CISL di Bergamo - emergono elementi di novità incoraggianti che ci auspichiamo siano presto tradotte anche a Bergamo in risposte positive per coloro che, come precoci o idonei all’APE social, avevano ottenuto per eccessiva rigidità, risposte negative dall’INPS e permetta così di andare oltre le circa 2.000 richieste sinora accolte”. I sindacati e i loro patronati, infatti, conclude la nota, “si impegneranno a collaborare con l’istituto di previdenza per prevenire ogni eventuale distorsione e per rendere pienamente esigibile per tutti i lavoratori che ne hanno diritto l’accesso all’Ape sociale e alla pensione anticipata per i lavoratori precoci".


Leggi anche: Pioggia di “no” per l’Ape Social --> http://bit.ly/2xZkVIB

 

Dalla Prefettura arriva la conferma: gli sbarchi in Italia, per usare una metafora borsistica, sono crollati al minimo storico. Ma visto che parliamo di uomini, donne e bambini, dobbiamo comunque tener presente che a fronte di un calo degli arrivi esistono situazioni al punto di partenza che sono al limite dell’umano.

Le riflessioni della Cisl Bergamo

Gabriella Tancredi, segretaria CISL di Bergamo, analizza il report prefettizio sui richiedenti asilo giunti nel territorio bergamasco in seguito agli sbarchi lungo le coste italiane. Le proiezioni possibili, da gennaio a oggi, dicono che difficilmente si supererà il numero registrato nel 2016 delle persone giunte nei Comuni della Bergamasca, ma la differenza assume dimensioni enormi soprattutto nei mesi estivi, e cioè all’indomani del decreto Minniti e dell’accordo con la Libia per arrestare le partenze dei disperati alla ricerca di vita e condizioni migliori: tra luglio e settembre 308 arrivi contro i 580 dell’anno scorso. Tutto questo mentre continua la campagna mediatica sull’invasione da parte degli extracomunitari.

In scadenza l’ultimatum della Prefettura

In questi giorni scade l’ultimatum della Prefettura nei confronti di quei Comuni che hanno pensato bene di elargire multe a chi volesse autonomamente accogliere profughi nelle loro proprietà. “Quella della Prefettura - dice Tancredi, allineandosi ai sindaci che tali scelte non hanno adottato – è una scelta che riconsegna legalità e rispetto delle regole dello Stato. Sarebbe auspicabile, anche, che le amministrazioni accoglienti vengano in qualche modo riconosciute e premiate. A livello nazionale, invece, occorre un vero progetto di governance del fenomeno che non perda di vista i diritti fondamentali delle persone. La situazione in Libia, dopo gli accordi, presenta una situazione al limite dell’umano. I campi di raccolta profughi sono per lo più “zone franche” dove spesso i diritti umani vengono ripetutamente negati e calpestati. Lo sa l’Italia, lo sa l’Europa, lo sanno tutti. Bisogna far presto e agire con assoluta trasparenza. Ogni giorno, ogni ora che passa si rischia di spegnere non solo le speranze di questa gente, ma la loro stessa vita”.




Parrucche bianche in testa, ma addosso abiti da lavoro: il messaggio dei ragazzi che venerdì sera hanno partecipato al presidio organizzato da CGIL, CISL e UIL davanti alla Prefettura di Bergamo è chiaro. Hanno timore di dover lavorare fino ad età avanzata a causa dei cosiddetti “buchi contributivi”, cioè dei numerosi periodi che nella vita di un lavoratore precario rimangono scoperti dal punto di vista previdenziale e dunque non sono conteggiabili ai fini del raggiungimento della pensione.

Pensioni, lavoro, sanità, contratti

Cambiare le pensioni, dare lavoro ai giovani, garantire una sanità per tutti, rinnovare i contratti, questi i temi al centro della mobilitazione, che aveva anche l’obiettivo di lanciare un segnale di unità e di combattività delle organizzazioni sindacali confederali, in vista di scelte dalle quali dipenderà il futuro del paese. Pertanto CGIL, CISL e UIL di Bergamo hanno aderito alla mobilitazione nazionale (nel resto d’Italia cadeva sabato, ma anticipata a Bergamo per i lavori del G7 in città) per chiedere di modificare le scelte di politica economica che il Governo prevede nella Legge di bilancio.

Una pensione di garanzia

Con la perfomance dedicata ai precari, alle prese con “buchi” contributivi e pensioni sempre più irraggiungibili i sindacati hanno voluto chiedere la creazione della cosiddetta “pensione di garanzia”, cioè di un meccanismo che consenta di costruire pensioni dignitose per i giovani che svolgono lavori discontinui, per coloro che si muovono solo nel sistema contributivo, permettendo di “mettere una toppa” al “buco” di contributi previdenziali che ciascun lavoratore precario ha.

Le altre richieste

Durante l’iniziativa CGIL, CISL, UIL hanno chiesto: 1) più risorse sia per l’occupazione giovanile sia per gli ammortizzatori sociali; 2) il congelamento dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita; 3) una riduzione dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione delle donne con figli o impegnate in lavori di cura; 4) l’adeguamento delle pensioni in essere; 5) la piena copertura finanziaria per il rinnovo e la rapida e positiva conclusione dei contratti del pubblico impiego; 6) risorse aggiuntive per la sanità ed il finanziamento adeguato per la non autosufficienza.


Il manifesto informative distribuito durante la mobilitazione

CGIL, CISL e UIL di Bergamo hanno organizzato un incontro per venerdì 13 ottobre (ore 15-17) alla Casa Del Giovane di via Gavazzeni. L’obiettivo è giungere, insieme, a identificare valide “Linee guida per la contrattazione territoriale”.

Il confronto delle tre sigle sindacali

Le segreterie di categoria delle tre sigle sindacali si confronteranno su temi come welfare e bilateralità, relazioni sindacali e contrattazione decentrata, salute e sicurezza nell’ambiente di lavoro, ma anche appalti, legalità e lotta all’evasione fiscale, mobilità e abitazione, assistenza e sanità integrativa, politiche attive del lavoro e occupazione giovanile. Si discuterà su come un buon sistema, articolato e al contempo leggero, di relazioni sindacali a livello territoriale sia uno strumento utile per gestire i processi di trasformazione del sistema produttivo, per qualificare e rilanciare il sistema Bergamo, per promuovere in termini quantitativi e qualitativi i livelli occupazionali. Così, la partecipazione sindacale - sia in sede territoriale che aziendale – diventa fattore di sviluppo dell’economia e del lavoro bergamasco.

Il presidio in Prefettura

Alla conclusione dei lavori, CGIL, CISL e UIL provinciali invitano tutti, lavoratori, pensionati e cittadini in generale, a partecipare al presidio a sostegno dei tavoli di trattativa in corso con il Governo, per chiedere che in Legge di Bilancio sia inserita una serie di provvedimenti in materia di lavoro, previdenza, welfare e sviluppo. L’appuntamento è davanti alla Prefettura di via Tasso (dalle ore 17.30). La mobilitazione è nazionale (coincide con la serie di presidi in programma in molte città italiane per sabato 14. A Bergamo, per l’apertura del G7 sull’agricoltura, l’iniziativa è stata, dunque, anticipata al pomeriggio del 13).

L’elenco delle rivendicazioni

1) Più risorse sia per l’occupazione giovanile sia per gli ammortizzatori sociali; 2) Il congelamento dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita; 3) Un meccanismo che consenta di costruire pensioni dignitose per i giovani che svolgono lavori discontinui; 4) Una riduzione dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione delle donne con figli o impegnate in lavori di cura; 5) L’adeguamento delle pensioni in essere; 6) La piena copertura finanziaria per il rinnovo e la rapida e positiva conclusione dei contratti del pubblico impiego; 7) Risorse aggiuntive per la sanità ed il finanziamento adeguato per la non autosufficienza.


La locandina del presidio del 13 ottobre
La  brochure esplicativa del presidio del 13 ottobre
Le linee guida della contrattazione territoriale

 

Pagina 1 di 24