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Unione Sindacale di Bergamo

Video CISL Informa - Bergamo - CISL Bergamo
Venerdì, 01 Dicembre 2017 10:55

Nuovo CCNL per i lavoratori di Poste

Rinnovato il contratto dei lavoratori di Poste Italiane. Lo comunica una nota di SLP CISL: "Dopo una trattativa durata oltre un anno, è stato rinnovato oggi il contratto per oltre 138mila lavoratori postali".

Aumento di 103 euro

L’accordo prevede un aumento pari a 103 euro, un aumento dei minimi tabellari in due tranche di 81,50 euro, l’istituzione del fondo sanitario (pari a 12,50), l’aumento del contributo aziendale a Fondoposte, il fondo di previdenza complementare, di 8 euro, pari a 0,4% e una tantum da 1000 euro". “Dopo quasi due anni di intenso confronto, a fronte delle iniziali rigidità aziendali, possiamo affermare che la nostra tenacia abbia portato responsabilmente a sottoscrivere un Contratto di qualità – dichiara Rossana Pepe, segretario generale di SLP CISL Bergamo.

Mettere mano alla riorganizzazione

Tale risultato, ottenuto in un contesto economico e d’impresa delicatissimo per l’Azienda Paese, premia la perseveranza e la coerenza del sindacato, che in tutti questi mesi di confronto, ha sempre perseguito scelte nell’esclusivo interesse delle Lavoratrici e dei Lavoratori di Poste Italiane. Tutto ciò nella consapevolezza che soluzioni affrettate e poco ponderate difficilmente avrebbero portato ad un simile positivo epilogo di rinnovo contrattuale.Adesso resta da vedere – conclude Pepe - come Poste Italiane intenderà mettere mano alla riorganizzazione del servizio, all’implementazione del personale e alla riqualificazione di recapito e sportelleria che, anche nella nostra provincia, patiscono da tempo i danni di un’incuria organizzativa che ha portato alla carenza cronica del personale, all’invecchiamento del parco moto e automezzi e a numerose difficoltà quotidiane nell’espletamento del servizio di ogni dipendente, a discapito della qualità del servizio”.

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Un mese fa Poste Italiane aveva assicurato che in vista del Natale, con l’incremento della consegna dei pacchi, ci sarebbero state nuove assunzioni. Invece, avvisano dai sindacati dei postali, la carenza di organico sta già penalizzando i centri di recapito.

Siamo alle solite

Come “tradizione”, le persone che vanno in pensione e quelle in malattia non vengono sostituite, e le condizioni lavorative rimangono catastrofiche per molti dei centri della provincia di Bergamo. “Siamo alle solite dice Rossana Pepe, segretaria generale di SLP CISLBergamo - ...manca un mese a Natale, si prevede un incremento di arrivo di pacchi e corrispondenza, venerdì sarà la giornata del "black Friday" e Poste continua a non provvedere alla sistemazione di mezzi e automezzi. Come potranno i poveri portalettere sopperire alla mancanza di strumenti e riuscire a recapitare anche i pacchi che dovrebbero arrivare in grande quantità?"

Si lavora senza mezzi

Nel 2016 sono stati movimentati circa 482.000 pacchi, e nel 2017 si prevede un grosso incremento, sia nel mese in corso che nel prossimo. Purtroppo, ad oggi in molti centri si lavora ancora senza mezzi, i portalettere sono costretti a fare la staffetta, scambiandosi il motorino per riuscire a completare le consegne sul proprio giro.Poste prevede di assumere altri CTD (tempi determinato) - continua la sindacalista - e arrivare almeno fino a cento portalettere (al momento sono quasi 60, dislocati in varie zone), ma come al solito i metodi "farraginosi" di Poste ritardano l'assunzione degli stessi, per via di regole e vincoli troppo rigidi. Siamo consapevoli di quanto sia importante la commessa Amazon proprio per questo ci preoccupiamo e spingiamo perché siano messi in campo tutti le soluzioni utili per portare avanti un servizio che dia la giusta soddisfazione ai cittadini”.

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Un ennesimo grave disservizio di Poste Italiane. A denunciarlo Rossana Pepe, segretaria generale di SLP CISL Bergamo: "In Poste Italiane hanno "brevettato" lo scooter condiviso: i portalettere di molti uffici, infatti, non hanno a disposizione il motorino personale. Se il mezzo si rompe, la riparazione può diventare una condizione eterna....".

Staffetta tra colleghi per portare la posta

Pepe informa che oramai anche questa è diventata una carenza cronica e i motorini che si sono rotti durante questi mesi, o che per diversi motivi sono stati fermati perché non più sicuri, non vengono riparati e i lavoratori sono costretti a fare la staffetta con i colleghi per recapitare la corrispondenza. Oltre la mancanza di personale, quindi, arrivata a livelli preoccupanti, ora i pochi portalettere presenti devono anche dividersi i mezzi che sono rimasti integri.

Staffetta tra colleghi per portare la posta

Va da sé che i disservizi si moltiplicano e che la posta subisce ulteriori ritardi. "Fino ad ora - conclude la sindacalista - a nulla sono valsi solleciti e richieste di far riparare prima possibile auto e moto che non funzionano. I postini, pur di riuscire a compiere il proprio giro in tempi compatibili con un servizio degno di un paese civile, non denunciano quando i mezzi non funzionano mettendo a rischio anche la propria incolumità. Un'azienda seria non può continuare a ignorare criticità che non garantiscono lavoratori e servizi".

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I sindacati delle Poste salgono nuovamente sulle barricate, anche a Bergamo. Da lunedì 13 marzo è partito lo sciopero degli straordinari che si protrarrà fino al 12 di aprile. Negli ultimi mesi il servizio di recapito sul territorio è molto peggiorato. Non si contano più le segnalazioni di disservizi e le proteste dei cittadini, sia nel capoluogo sia nei Comuni della provincia.

Un recapito sempre più sofferente

Nei centri di smistamento, del resto, si sono accumulati quantitativi importanti di giacenze; i portalettere sono ridotti di numero; le zone da coprire sono sempre più ampie, anche per un servizio che funziona, già dalla scorsa estate, a giorni alterni. “Il recapito è sempre più sofferente dice Rossana Pepe, segretario generale di SLP CISL - Le nuove zone avviate (una a Bergamo, l’altra a Clusone) e le due “linee mercato” (Ponte san Pietro e Treviglio) sono una piccola goccia nel mare dei problemi. Ci sono realtà dove i portalettere escono giornalmente con 150 raccomandate, senza contare i pacchi, le notifiche di Equitalia e la posta massiva. Va da sé che non si riesce a consegnare tutto nonostante la buona volontà e le ore in più che giornalmente i lavoratori dedicano”.

La battaglia contro la privatizzazione

Prosegue così la battaglia dei dipendenti di Poste Italiane contro la privatizzazione, i tagli previsti al personale e per il miglioramento dei servizi. La lista dei reclami dei lavoratori è molto nutrito. I sindacati criticano la nuova organizzazione del recapito a giorni alterni che penalizza cittadini e imprese, lamentano l’ormai cronica carenza di personale e i turni di lavoro sempre più pesanti, contestano la politica di dismissione di sedi e sportelli, denunciano le continue pressioni commerciali sui lavoratori, “che fa sembrare l’azienda più simile a una banca che a un servizio di carattere sociale”. “Si cerca di sopperire alle mancanze aziendali con pressioni sui lavoratori e non si tiene conto che esistono centri che si mantengono quasi totalmente con lavoratori a tempo determinato – continua Pepe - Le ore di straordinario erogate il sabato non possono certo risolvere la situazione ormai al collasso e solo una immissione di nuove zone a macchia di leopardo su tutta la provincia potrebbe tamponare la situazione. Anche la sportelleria soffre di una situazione gravissima, vista la mancanza di personale: a volte si rischia di non aprire gli uffici postali, e anche qui si gestisce il tutto con la buona volontà degli operatori che vengono distaccati sempre in uffici più lontani lasciando i propri uffici in criticità con lunghe file di attesa”.

Uno sciopero per poter fornire un servizio degno

Negli uffici e nelle zone di Bergamo e provincia, secondo il sindacato, il turn-over è una chimera e i lavoratori chiamati per l'esodo non vengono rimpiazzati. Per questi e altri motivi, “riguardanti pressioni e spostamenti impropri”, SLP-CISL, insieme a CGIL, CONFSAL, UGL e FAILP, ha indetto lo sciopero dello straordinario, chiedendo agli utenti di “comprendere le ragioni che vogliono solo cercare di riuscire a fornire a tutti un servizio degno di Poste Italiane”.

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Sono circa 2.600 i risparmiatori lombardi (450 i bergamaschi) coinvolti dal flop del Fondo immobiliare Irs, collocato da Poste Italiane. È quanto emerso a margine dell'incontro tra associazioni dei consumatori e Poste, tenutosi a Roma nell'ambito della procedura di conciliazione. Nel dettaglio sono circa 1.500 i rapporti di deposito titoli che hanno acquistato quote del Fondo, circa 2.600 i clienti, distribuiti sul territorio lombardo. Nella percentuale, Bergamo è la seconda provincia “colpita” ( 17%) dopo Milano.

Sul totale, il 10% dei clienti è ultra80enne. A loro, Poste riconoscerà, grazie all'intesa con le associazioni dei consumatori, il rimborso immediato dei 2.500 euro del valore nominale originario della quota del Fondo. Agli altri sarà offerta la sottoscrizione di una polizza vita quinquennale a costo zero, per raggiungere il valore dell'investimento iniziale. L'allargamento della platea dei beneficiari del rimborso diretto è stata al centro del primo incontro della Commissione di conciliazione paritetica, svoltosi ieri a Roma.

Abbiamo chiesto che si prendano in considerazione le casistiche di famiglie a basso reddito e in situazioni economiche difficili – spiega Carlo Piarulli, presidente ADICONSUM Lombardia -. Poste Italiane, del resto, ha la possibilità di fare di più, dato che ha ampiamente beneficiato delle commissioni ricavate dal collocamento del Fondo”. Il confronto proseguirà nelle prossime settimane.

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Giovedì, 22 Dicembre 2016 09:02

I pacchi regalo Amazon e il caos alle Poste

È caos Amazon alle poste di Bergamo e provincia. Il contratto con il colosso del commercio elettronico rischia di mettere in ginocchio l’organizzazione della distribuzione della corrispondenza.

L’organizzazione non regge l’impatto

Nel giro di pochi giorni, infatti, gli uffici postali della bergamasca sono stati letteralmente presi d’assalto dai regali acquistati on line. Il 21 dicembre 1400 pacchi a Bergamo, più di 1000 a Clusone, 680 a Ponte san Pietro; 180 a Sarnico, 700 a Treviglio, 450 a Dalmine, altre migliaia a pioggia su ogni ufficio, già provato dalla distribuzione a giorni alterni, dall’avvio delle ferie del personale e dalla mancata sostituzione dei portalettere assenti. “La situazione era ampiamente prevista sottolinea Giuseppe Gotti, segretario generale del sindacato SLP CISL Bergamo -. Basti pensare che erano preventivati per la zona di Bergamo e Mantova almeno 90.000 pacchi in arrivo a dicembre. Ci stiamo avvicinando, ma l’organizzazione non regge l’impatto. L’avvio della sperimentazione dei giorni alterni, infatti, implica che i pochi tempi determinati assunti per la gestione della corrispondenza Amazon faticano a tenere il passo, e nelle zone dove questi non sono previsti, i portalettere stanno già sforando gli orari di lavoro”.

Personale allo sbando "grazie" alla sperimentazione

Anche perché, come è logico pensare, in questi giorni non c’è solo Amazon a riempire i magazzini degli uffici postali: “Dalla Regione arrivano atti giudiziari per il mancato bollo auto (1000 solo ieri a Ponte san Pietro), ogni giorno vanno consegnati i quotidiani e le raccomandate prioritarie”. È il secondo anno che Poste si è assicurata il contratto con Amazon. Il primo anno tutto è funzionato a meraviglia. Adesso, con ‘sta benedetta sperimentazione, rischiamo di andare a gambe all’aria, nonostante il sindacato abbia da subito messo in allarme l’azienda sulle difficoltà implicite nel sistema che si voleva adottare. Anche in questa occasione, è evidente che non c’è stata alcuna programmazione, con totale caos e disagio per lavoratori e utenti”. “Il personale – continua Gotti - è allo sbando, esasperato, gestito senza rispettare orari di lavoro e costretto, fuori dalle regole orarie a smaltire prodotti altrimenti impossibili da recapitare”.

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Prosegue con un altro mese di sciopero degli straordinari e delle prestazioni aggiuntive la vertenza dei sindacati dei lavoratori delle Poste sulla riorganizzazione del servizio recapito.

Gravi disagi per i cittadini

"L'azienda deve cambiare rotta. È sempre più grave la situazione di difficoltà e i disagi che subiscono cittadini ed imprese per il recapito della corrispondenza a giorni alterni, avviato da Poste in molti paesi e città della regione e che dovrebbe essere completato nel 2017", sottolinea Maurizio Cappello, segretario generale Cisl Poste Lombardia. Ieri (1 dicembre 2016) i sindacati, nel corso di un'audizione in Regione Lombardia, hanno esposto la loro posizione su una riorganizzazione che sta penalizzando fortemente soprattutto le comunità più piccole e disagiate e che vede i lavoratori in vertenza dal mese di aprile (con due scioperi generali, uno lombardo e uno nazionale) per il mantenimento del servizio giornaliero a tutela della collettività e dei livelli occupazionali.

L'azienda è venuta meno a suoi impegni

La Slp Cisl Poste Lombardia ha rimarcato che il progetto di riorganizzazione era stato responsabilmente sottoscritto con l’azienda che, però, poi è venuta meno agli impegni presi per adeguare e rendere a norma le strutture e dotare di strumenti e mezzi i portalettere. "Il mancato rispetto da parte di Poste dei punti qualificanti dell’accordo - spiega Cappello - ha creato tutti i presupposti per l’attuale condizione generalizzata di disorganizzazione, giacenze ed inevitabili ritardi nelle consegne". "A causa dei continui disagi - aggiunge - persino la Corte di Giustizia europea si è espressa negativamente alla consegna della corrispondenza a giorni alterni che farebbe venir meno la garanzia del servizio pubblico ma, così come sta avvenendo per la completa privazione di Poste, sia Poste che il Governo vanno avanti imperterriti".

Serve un tavolo di discussione

La stessa posizione è stata ribadita dalle altre organizzazioni sindacali e dall'Anci. A fronte delle evidenti difficoltà descritte da tutte le parti, i rappresentanti di Regione Lombardia hanno convenuto sulla necessità di azioni più incisive per farsi portavoce delle istanze dei cittadini e dei lavoratori di Poste mediante l’istituzione di un tavolo di discussione con la presenza di Poste, sindacato e Anci per la soluzione dei gravi problemi presenti e persistenti. In attesa di sviluppi concreti, i sindacati Slp Cisl, Slp Cgil, Failp, Confsal e Ugl proseguono la vertenza con la proclamazione di un mese di sciopero degli straordinari e delle prestazioni aggiuntive.

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I lavoratori delle Poste della Lombardia si preparano a scioperare e scendere in piazza venerdì 4 novembre. Le segreterie nazionali SLP CISL, SLC CGIL, FAILP CISAL, CONFSAL, UILCOM e UGL COM hanno proclamato lo sciopero generale per l'intera giornata. A Milano, in piazza Affari, si terrà una manifestazione regionale, dalle 10 alle 12.

Una privatizzazione solo per fare cassa

La decisione del Consiglio dei ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e di conferire a Cassa Depositi e Prestiti il rimanente 35% del capitale, con l’uscita definitiva del ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico nell'azienda. Una decisione assunta a breve distanza dal primo collocamento azionario di circa il 35% effettuato ad ottobre 2015.Una privatizzazione che ha il solo fine di fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per lenire il debito pubblico - dichiara Maurizio Cappello, segretario generale CISL Poste Lombardia - ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane”. “Già ora si assiste anche nella nostra regione – aggiunge - ai reiterati interventi di chiusura degli Uffici Postali (185 fra chiusi e razionalizzati) e al recapito della corrispondenza a giorni alterni, compromettendo la qualità e la garanzia del servizio universale”.

A rischio 20.000 posti

CISL Poste Lombardia ritiene estremamente grave e antieconomica l’intera operazione di dismissione da parte dello Stato, in considerazione che dal 2002 ad oggi Poste Italiane ha sempre avuto bilanci positivi versando consistenti dividendi al ministero dell’Economia, quindi alla collettività. “La totale privatizzazione di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti profusi per darle una dimensione d’impresa tra le più importanti in Italia prosegue il sindacalista – afferma Cappello - ma anche il futuro svolgimento del servizio universale, l’unitarietà dell’azienda e la sua tenuta occupazionale. Sono a rischio 20mila posti di lavoro sul territorio nazionale. Oltre 2.000 nella sola Lombardia”. Secondo il segretario generale di CISL Poste Lombardia, “Privatizzare Poste Italiane, azienda che fa utili e offre servizi competitivi, potrebbe essere un'operazione per togliere dal mercato l’unico concorrente scomodo delle banche, che oggi troppo spesso sono nell’occhio del ciclone della finanza speculativa”.Attraverso Poste Italiane - conclude - passa anche la democratizzazione del risparmio nel nostro Paese, per costi, trasparenza e rendimenti garantiti, con i suoi 500 miliardi di euro raccolti ogni anno dal risparmio postale negli oltre 13.000 Uffici Postali”.

Peggioramento delle condizioni di lavoro

La seconda ragione per cui si sciopera - dicono Marisa Adobati della SLC CGIL e Giuseppe Gotti del sindacato SLP CISL Bergamo - riguarda la riorganizzazione del recapito, cioè la consegna della corrispondenza a giorni alterni: dove si è sperimentata e realizzata come a Bergamo sono emerse tutte le contraddizioni di un piano industriale che a nostro avviso va profondamente rivisto. Abbiamo infatti assistito ad accumulo di giacenze, peggioramento delle condizioni di lavoro e della qualità del servizio e a continue proteste di amministrazioni locali e cittadini. Al contempo gli investimenti previsti dal piano, in primo luogo relativi all’ammodernamento e alla sicurezza dei mezzi aziendali, tardano ad arrivare”. Gli sportellisti e gli specialisti commerciali, soprattutto in Lombardia, vivono poi in una ormai cronica mancanza di personale per effetto del mancato turn-over dopo le centinaia di uscite annue per gli esodi incentivati. La conseguenza è spesso la messa in discussione di diritti contrattuali come le modalità di utilizzo delle ferie e i distacchi ormai fuori controllo. Al contempo permangono forti le pressioni commerciali e la tendenza a collocare prodotti finanziari a rischio contravvenendo alle stesse regole etiche di comportamento di cui Poste si fa vanto. E’ necessario, inoltre, sostenere con lo sciopero la trattativa per il rinnovo del Contratto Nazionale di Gruppo, ormai scaduto da quasi un anno e che sta procedendo con molta lentezza” - concludono i due sindacalisti.

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Dalla privatizzazione di un ulteriore 30% dell’azienda (pur rimandata a data da destinarsi), alla contestata riorganizzazione del sistema del recapito, dai problemi della sportelleria, dove cronica è la carenza di personale, fino ad un rinnovo contrattuale che procede a rilento: è lunga la lista delle motivazioni della protesta che si prepara fra i lavoratori di Poste Italiane.

Sciopero generale il 4 novembre

E’ stata proclamata un’intera giornata di sciopero generale per il 4 novembre, ma anche le prestazioni straordinarie e aggiuntive verranno sospese per un mese, a partire dal 24 ottobre. “Lo sciopero generale riguarderà tutto il personale dipendente di Poste Italiane Spa sull’intero territorio nazionale - spiegano Marisa Adobati della SLC CGIL e Giuseppe Gotti di SLP CISL di Bergamo - Nella nostra provincia già da lunedì si comincia a preparare la mobilitazione con le assemblee dei lavoratori: le prime si svolgeranno a Dalmine e a Valbrembo. Proseguiremo fino al 2 novembre”.

Le ragioni della mobilitazione

A proposito dell’ulteriore privatizzazione di parte dell’azienda, nonostante la decisione del Governo di rimandarne la realizzazione, “questa mobilitazione sarà un momento importante per comunicare all’opinione pubblica che la nostra battaglia non serve solo a difendere il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo, ma anche a salvaguardare l’importanza strategica di una azienda come Poste per tutta l’Italia”. La seconda ragione per cui si sciopera – continuano Adobati e Gotti - riguarda la riorganizzazione del recapito, cioè la consegna della corrispondenza a giorni alterni: dove si è sperimentata e realizzata come a Bergamo sono emerse tutte le contraddizioni di un piano industriale che a nostro avviso va profondamente rivisto. Abbiamo infatti assistito ad accumulo di giacenze, peggioramento delle condizioni di lavoro e della qualità del servizio e a continue proteste di amministrazioni locali e cittadini. Al contempo gli investimenti previsti dal piano, in primo luogo relativi all’ammodernamento e alla sicurezza dei mezzi aziendali tardano ad arrivare”.

La mancanza cronica di personale

Gli sportellisti e gli specialisti commerciali, soprattutto in Lombardia, poi, vivono una situazione ormai cronica di mancanza di personale per effetto del mancato turn-over dopo le centinaia di uscite annue per esodi incentivati. La conseguenza è spesso la messa in discussione di diritti contrattuali come le modalità di utilizzo delle ferie e i distacchi ormai fuori controllo. Al contempo - concludono i due sindacalisti - permangono forti le pressioni commerciali e la tendenza a collocare prodotti finanziari a rischio contravvenendo alle stesse regole etiche di comportamento di cui Poste si fa vanto. E’ necessario, inoltre, sostenere con lo sciopero la trattativa per il rinnovo del Contratto Nazionale di Gruppo, ormai scaduto da quasi un anno e che sta procedendo con molta lentezza”.

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Si è svolto giovedì pomeriggio 7 luglio il presidio di fronte alla Prefettura di Bergamo nel corso dell’agitazione dei sindacati delle Poste per il progetto di ristrutturazione del servizio messo in atto dall’azienda.

SLC CGIL, SLP CISL, UIL POSTE e FAILP CISAL hanno incontrato il capo di gabinetto della prefettura di Bergamo, “per spiegare che la riorganizzazione del recapito con consegne a giorni alterni vede i cittadini depauperati di un servizio pubblico qual è quello postale ed i lavoratori privi di strumenti e mezzi, oberati da giacenze e gravati da tagli occupazionali privi di programmi di sviluppo a lungo termine”.

I sindacati si lamentano per la mancanza di risposte da parte dell'azienda di fronte alle "legittime rivendicazioni dei lavoratori, che hanno portato al coinvolgimento anche di altre regioni con iniziative analoghe a quelle assunte il Lombardia".

Bergamo rientra tra le Province interessate dal piano di riorganizzazione del recapito della corrispondenza che prevede la consegna a giorni alterni. "Questa scelta ha determinato un incremento dei carichi di lavoro – continuano i sindacalisti - un probabile aumento del fattore di rischio, oltre che un danno per l'intera comunità alla luce del taglio del servizio".

I rappresentanti Sindacali sono preoccupati per le ricadute occupazionali e per i disagi ai cittadini e clienti che si rivolgono agli Uffici Postali o che non si vedono più recapitare la corrispondenza giornalmente. Infatti sono sempre di più gli Uffici Postali che aprono a giorni alterni ed ora, sono sempre di più (a Bergamo oramai tutta la provincia) i cittadini e le Aziende che vedono il postino bussare alla propria porta un giorno sì ed un giorno no.

La vertenza in atto vuole anche far comprendere le scelte “scellerate” di continuare a privatizzare le quote societarie di Poste Italiane, fino ad arrivare a “cedere” oltre il 70% ai privati, “perdendo quindi il controllo da parte dello Stato”.

La mobilitazione continua l'8 luglio, con lo sciopero delle prestazioni straordinarie e aggiuntive in tutti i settori, mentre è in programma uno sciopero generale nazionale a settembre.

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