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Unione Sindacale di Bergamo

Video CISL Informa - Bergamo - CISL Bergamo
Mercoledì, 29 Marzo 2017 19:40

Fuori servizio. Contratto adesso!

A poco meno di un anno dall'ultima mobilitazione nazionale, infatti, i lavoratori del pulimento, della ristorazione collettiva e commerciale, dei multiservizi, delle agenzie turistiche venerdì 31 marzo incrociano le braccia per otto ore per chiedere ancora il rinnovo dei contratti, scaduti dal 2013. A Bergamo, il rinnovo del CCNL riguarda oltre 20.000 persone. 

Una protesta è indetta unitariamente

La mobilitazione nazionale è indetta da FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS e UILTRASPORTI.Sono addetti che spesso lavorano in appalto, con il futuro appeso ad ogni cambio-appalto; lavoratori che chiedono un aumento economico dignitoso, senza retrocessioni sui diritti e tutele, il potenziamento del welfare”, il commento di Mario Colleoni, Alberto Citerio, Maurizio Regazzoni e Giacomo Ricciardi, segretari dei sindacati bergamaschi. Dopo mesi di confronto le trattative si sono interrotte per l'intransigenza di tutte le controparti datoriali, che pretendono passi indietro significativi su elementi economici e normativi per rinnovare i rispettivi contratti nazionali.

 

Presente a Roma una numerosa delegazione bergamasca

Condizioni inaccettabili per i rappresentanti dei lavoratori. Chi lavora in questi comparti ha infatti le retribuzioni più basse – continuano i sindacalisti -. Siamo al paradosso che adesso viene chiesto a questi addetti di finanziarsi il rinnovo del contratto. Le controparti datoriali propongono aumenti da fame e chiedono arretramenti sulla malattia e vorrebbero non rispettare la clausola sociale nei cambi appalto che garantisce, spesso con fatica, la continuità occupazionale per questi lavoratori”. Fipe e Fiavet Confcommercio hanno da mesi interrotto le trattative nonostante le organizzazioni sindacali abbiano fatto ogni sforzo possibile per arrivare ad una sintesi equilibrata che non peggiorasse le condizioni di lavoro e la remunerazione di questi lavoratori. Venerdì oltre allo sciopero è in programma una manifestazione nazionale a Roma. Saranno presenti anche i lavoratori bergamaschi, per i quali le segreterie provinciali hanno organizzato appositi pullman.


Scarica il manifesto

 

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Venerdì, 24 Marzo 2017 00:00

Lavoratori JD in presidio per lo stipendio

Una nutrita “pattuglia” di lavoratrici e lavoratori della JD Service, titolare del servizi in decine di mense aziendali e comunali sparse su tutto il territorio provinciale, ha protestato venerdì 24 marzo davanti alla sede dell’azienda, per sottolineare lo stato di disagio cui il centinaio di dipendenti è mensilmente sottoposto: “E' ormai tradizionedicono gli operatori del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, che sta appoggiando la protesta - che gli stipendi arrivino in ritardo. Questo mese ci avevano assicurato il pagamento entro il venti di marzo, ma ancora non c’è traccia di bonifici, e per di più nessuno della società si è premurato di avvisarci. Questa situazione, che si sta protraendo da più di sei mesi, non è più sostenibile. I lavoratori hanno perso fiducia nell’azienda, anche per la grave incertezza che queste difficoltà di pagamento crea”.

Lavoratori e sindacato hanno deciso così di proclamare lo stato di agitazione, riservandosi di realizzare nuovi presidi il 21 di ogni mese, nel caso entro il giorno precedente non siano stati pagati gli stipendi.

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Il Congresso della Fisascat Cisl Bergamo tenuto alle Acciaierie di Cortenuova si è chiuso con la conferma di Alberto Citerio a Segretario generale. Conferma anche per la segreteria,composta da Terry Vavassori e da Diego Lorenzi.

Una crescita costante negli ultimi anni

La categoria ha chiuso il 2016 con 9512 iscritti, in crescita di quasi 600 iscritti rispetto al 2015 confermandosi ormai stabilmente al secondo posto tra le categorie dei lavoratori attivi a Bergamo. “La FISASCAT – ha detto Citerio - è cresciuta costantemente negli ultimi anni, pur in un contesto sempre più difficile caratterizzato dalla crisi delle organizzazioni di rappresentanza, e nonostante, nel nostro territorio, il saldo degli occupati nei settori del terziario e dei servizi abbia registrato un risicato +0,1% nel 2016”.

Il settore Socio-Assistenziale

E' stato il tema forte del Congresso. Si tratta di un settore che in Bergamasca occupa più di 6000 lavoratori caratterizzato da una crescita sia dal punto di vista del numero degli occupati che del fatturato medio, ma sono in calo le ore di lavoro a fronte di una sempre più alta frammentazione di “attori” del settore. “In questo ambito - ha detto Citerio - la storica frammentazione tra contratti collettivi determina un'ingiustificata differenza tra le condizioni contrattuali in settori del tutto simili tra loro”. I servizi alla persona offerti dai comuni e generalmente gestiti dalle Cooperative Sociali, infatti, sono sempre più ridotti nella qualità offerta al singolo cittadino, per accontentare un numero sempre crescente di utenti, rendendo necessario un impiego maggiore di addetti con contratti a part-time sempre più ridotti. Questo fenomeno crea redditi molto bassi e grande flessibilità, rendendo improbabile che il singolo lavoratore possa avere più contratti di lavoro al fine di ottenere un monte ore settimanale prossimo al full-time; inoltre crea delle difficoltà nella gestione delle risorse umane e aumenta i costi che non vengono coperti dalle tariffe determinate dagli appalti che non tengono conto degli spostamenti sul territorio spesso vasto.

Frammentarietà sul welfare contrattuale

Sul fronte della contrattazione, ha insistito Citerio, il punto debole di questi contratti riguarda il welfare contrattuale. “Questa situazione di frammentarietà ed incompletezza sull'importante capitolo del welfare contrattuale va sanato al più presto e vanno trovate sui tavoli negoziali le soluzioni più efficaci ed armoniche tra loro”. Come tutela contrattuale di enorme importanza per le Lavoratrici ed i Lavoratori del settore, “negoziamo da tempo il Contratto Integrativo Territoriale delle Cooperative Sociali: la contrattazione integrativa più importante del nostro territorio che genera da anni importanti tutele sul piano economico e normativo, migliorando di molto alcuni aspetti strategici, come i cambi d'appalto, del Contratto nazionale di lavoro”.

Un sistema di appalti più organizzato

Servirebbe inoltre, è stato detto, un sistema di appalti più organizzato, che sia sviluppato su ambiti territoriali al fine di ottimizzare le risorse e con durata di 3/4 anni al fine di permettere veri investimenti da parte dei gestori, spesso invece vengono fatti appalti di un solo anno con proroghe di 6 mesi che non permettono sviluppi e progetti avanzati.Va ripresa con forza l'iniziativa, di concerto con la Confederazione, sul tema degli appalti pubblici, rilanciando, con il coinvolgimento della Prefettura e delle istituzioni del nostro territorio, il protocollo territoriale degli appalti che indirizzi le amministrazioni pubbliche nella stesura e nell'aggiudicazione degli appalti. Sfugge completamente il fatto che esiste un rapporto diretto tra la qualità del lavoro di chi opera negli appalti e la qualità del servizio offerto”.

La voucherizzazione dei servizi

E' un tema che incombe in parecchi territori (e cioè finanziamenti pubblici destinati, in forma di voucher, alle famiglie per fruire di servizi socio assistenziali) crea una scelta ingannevole dei servizi, spesso non basata sulla qualità offerta ma sulla mera quantità delle prestazioni. “Quello che ci rammaricaha detto Alessandro Locatelli nel suo intervento - è che questi problemi non sono sentiti da diversi comuni, che continuano imperterriti in questa scelta sventolando la bandiera della democrazia e della libertà di scelta, calpestando anni di professione e di impegno degli addetti del settore, creando maggiore precarietà in un settore già molto fragile”.

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Giovedì, 26 Gennaio 2017 09:02

Carrefour: sciopera anche Bergamo

Sabato 28 gennaio anche le filiali bergamasche del gruppo Carrefour (400 dipendenti per 10 negozi) sciopereranno per solidarietà con i colleghi dei punti vendita di Borgomanero, Trofarello e Pontecagnano, per i quali la multinazionale ha annunciato una ristrutturazione che coinvolgerà 500 lavoratori dichiarati in esubero e, in aggiunta, la chiusura.

Situazione precaria che può coinvolgere Bergamo

I sindacati FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS di Bergamo aderiscono allo stato di agitazione proclamato dalle segreterie nazionali, in considerazione della gravità di quanto esposto dall’azienda, “consapevoli della situazione precaria che si può ripercuotere a ogni latitudine, Bergamo compresa. Le filiali della provinciasottolinea Diego Lorenzi, di FISASCAT CISLsono in difficoltà, anche se il 2016 ha chiuso in sostanziale pareggio: l’esperimento del “24 ore” ha in qualche modo tamponato la crisi, ma non potrà reggere a lungo, dal momento che ogni catena concorrente sta reimpostando criteri e orari di apertura dei punti vendita”.

Cresce il fatturato ma si licenzia

Non a caso - prosegue Lorenzi - è stata anticipata dall’azienda una serie di esigenze organizzative che implicherebbe un ulteriore e grave peggioramento delle condizioni di lavoro per i dipendenti della società. Le argomentazioni dell'impresa hanno portato ad evidenziare rilevanti problematiche sugli andamenti aziendali, quali il fatturato, il costo del lavoro e la redditività dell'anno. Gli ipermercati risultano particolarmente penalizzati. Le informazioni declinate dall'impresa sono risultate generiche e improvvisate, soprattutto alla luce del fatto che, anche qui, hanno strutture che reggono a fatica: la politica H24 e degli sconti senza limite è perdente, anche se, solo poche settimane fa, Carrefour trionfalmente rivendicava che l’apertura continua aveva fatto aumentare le vendite dei supermercati. E più in generale, ha sostenuto nei primi nove mesi dell’anno una crescita del fatturato del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2015. Eppure – chiosa il sindacalista bergamasco– oggi si licenzia e si chiudono gli ipermercati”.

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Da quasi un anno anche la nostra provincia ha iniziato a sentirsi un po’ metropoli. Non è raro incontrare supermercati aperti 24 ore al giorno. Pioniere il Carrefour di via Baioni a Bergamo: la catena francese (400 dipendenti e 10 punti vendita in provincia) ha proseguito nell’opera di “modernizzazione” delle abitudini di mercato “allungando l’apertura” di altri 4 centri, tra città, valle e pianura.

L’analisi di Lorenzi della Fisascat Cisl

Ma con quali risultati? Diego Lorenzi, segretario del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, si arrovella per cercare di capire i dati forniti. Stando a numeri su scale regionale e interni all’azienda, “l’apertura continua ha fatto aumentare le vendite dei supermercati coinvolti nel test tra il 9% e il 16%. E più in generale la strategia di Carrefour, che non è basata sul solo h24 ma anche su nuove offerte commerciali e servizi ai clienti, ha sostenuto nei primi nove mesi dell’anno una crescita del fatturato del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2015”. L’apertura 24 ore su 24 è una mossa che ha rimesso in discussione un mercato, come quello italiano, dove le politiche sugli orari dei super erano ferme da anni. Ma solleva anche quesiti e problemi, oltre che sindacali, anche sociali.

E se anche la concorrenza farà lo stesso?

Il colosso francese ribatte a ogni critica rispondendo che loro hanno assunto più di mille persone in tutta Italia con questo progetto, e che il loro fatturato è in crescita. Naturalmente, non possiamo che essere felici di una politica aziendale che fa nuova occupazione. Mai come in questi anni apprezziamo chi invece di riduzioni parla di aumenti di lavoro. Ma cosa succederà quando le catene concorrenti decideranno di fare altrettanto?” Molte altre sigle, infatti, hanno già allungato il collo per studiare il fenomeno, ed è naturale pensare che quando anche gli altri avranno occupato i loro segmenti, questa grande euforia occupazionale crollerà miseramente, alla pari con il fatturato, e dovremo correre ai ripari per attivare strumenti di ammortizzazione sociale. È già successo con le aperture domenicali…dopo il boom degli inizi”.

Punti cruciali: sicurezza e turnazione

Proprio la gestione del personale è uno dei punti cruciali delle discussioni con Carrefour. A Bergamo, da tempo FISASCAT CISL preme per avere i dati di vendita e di impiego del personale. Per ora sono arrivati i primi, in formato percentuale: incrementi dal 9% al 16%.Non c’è il flusso di clienti della giornata, ma una quantità sufficiente perché questo modello regga – è la versione ufficiale di Carrefour Italia -. Gli scontrini tengono in pareggio le strutture”. A noi interessa approfondire il tema della sicurezza sul posto di lavoro e sulle misure adottate dall’azienda - continua Lorenzi -. Sappiamo di negozi dotati di citofono, in cui i dipendenti aprono le porte solo su richiesta del cliente. Poi vogliamo capire come è organizzata la turnazione, tra full time e part-time. E infine vogliamo sapere quando si tirano le fila della sperimentazione. Io penso che ci vorrà ancora un anno per valutare i risultati”.

Fin do ve può spingersi la libertà?

Chiediamo una stabilizzazione dei lavoratori, che sia occupazionale e dal punto di vista della sicurezza. Creare occasioni di assunzione e prevedere dei percorsi, per far sì che chi lavora di notte possa anche spostarsi su altri turni”. Ma l’aspetto più importante, per Lorenzi, è un altro.Fin dove deve spingersi la libertà? L’acquisto di un pacchetto di cracker alle due di notte, deve accettare come dato di fatto che un altro essere umano viva costantemente con il buio e che per questo paghi un pegno altissimo anche dal punto di vista delle relazioni? Diventa per noi così necessario poter comprare dopo mezzanotte e non ci preoccupiamo che i veri servizi essenziali (dai Pronto Soccorso alle Forze dell’Ordine) soffrano costantemente di carenza di personale e di mezzi?

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Sono stati necessari 42 mesi (quelli trascorsi dalla scadenza del contratto precedente) e diverse iniziative di mobilitazione e sciopero, ma alla fine, il 14 novembre, è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti dell’industria turistica.

Un'intesa che interessa 200mila lavoratori

La firma tra FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS e Aica Federturismo Confindustria rappresenta un risultato importante per i circa 200mila lavoratori di grandi catene alberghiere, parte dei pubblici esercizi, delle aziende turistiche all’aria aperta, dei tour operator, delle strutture portuali, degli stabilimenti balneari e dei parchi. Il nuovo contratto, valido fino al 31 gennaio 2018, interviene sul trattamento economico delle diverse figure professionali di questo settore. “Nel dettaglio viene stabilito un aumento medio di 88 euro a regime suddiviso in tre tranche a partire dalla retribuzione del mese di novembre 2016” spiegano i tre segretari generali provinciali Mario Colleoni di FILCAMS-CGIL, Alberto Citterio di FISASCAT-CISL e Maurizio Regazzoni di UILTUCS-UIL di Bergamo. “L’intesa conferma l’importanza della contrattazione nazionale ma prevede anche l’aggiornamento dell’elemento economico di garanzia per la contrattazione di secondo livello territoriale e aziendale che viene portato fino a 186 euro. Importante anche l’intervento sulla bilateralità di settore e sul welfare contrattuale”.

Un passo in più verso la "normalizzazione" del settore

Si tratta di un risultato negoziale che i sindacati definiscono “non scontato, ottenuto con fatica e fortemente sostenuto dai lavoratori, scesi in piazza in numerose iniziative di mobilitazione e sciopero. La parola ora passa proprio a loro: saranno chiamati ad esprimersi nelle assemblee di consultazione che si terranno nelle prossime settimane nei luoghi di lavoro”. Secondo FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS il rinnovo del Contratto nazionale dell’industria turistica potrebbe favorire il riallineamento normativo nel comparto dove oltre 600mila addetti dei pubblici esercizi, della ristorazione collettiva e delle agenzie di viaggio attendono il completamento del percorso per i nuovi contratti di settore.Si tratta di un ulteriore importante passo verso la ‘normalizzazione’ che auspichiamo possa invertire la tendenza in un settore che ha vissuto una stagione difficile e inedita da un punto di vista della contrattazione nazionale e che ancora registra purtroppo interi settori privi di copertura” proseguono Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni.

Il turismo si rilancia con i rinnovi contrattuali

Mentre la frammentazione della compagine datoriale e i negoziati aperti su più tavoli di confronto non hanno certo influito positivamente sul completamento del percorso di rinnovo contrattuale, il turismo, con l’11,8% del Pil, è infatti una delle attività trainanti dell’economia del nostro Paese con un giro di affari di oltre 167milardi di euro nel 2015 e che dovrà rappresentare il futuro sviluppo anche per l'economia del territorio bergamasco. ”Nel sindacato - concludono i tre segretari provinciali - è forte la convinzione che il rilancio del turismo passi anche attraverso i rinnovi contrattuali di settore che dovranno intervenire sempre più sulla leva della formazione professionale e generare strumenti bilaterali e partecipativi. Il completamento del percorso di rinnovo con tutte le numerose rappresentanze imprenditoriali non solo è un dovere nei confronti degli addetti del settore in provincia di Bergamo ma rappresenta un’opportunità per il rilancio dell’intero comparto turistico che, ora più che mai, va sostenuto mediante norme contrattuali che possano accompagnare gli improcrastinabili processi di sviluppo”.

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“Abbiamo passato Expo e il suo indotto, Christo e la sua passerella, il festival dei borghi più belli d’Italia, ospitato a Lovere lo scorso anno. Nel volgere di 18 mesi la nostra provincia è stata al centro delle attenzioni mediatiche del mondo, o almeno europee. Eppure dobbiamo ancora confrortarci con dati che parlano di flessioni consistenti, addirittura un calo del volume d’affari nel trimestre dedicato alle vacanze; a luglio, agosto e settembre 2016 quasi il 4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2015: qualcosa non torna”.

Un ricorso evidente al lavoro nero

Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, non usa giri di parole per classificare quanto sta accadendo nel turismo di casa nostra: “il ricorso al nero è evidente, sensibile, smaccato. Il sommerso nel turismo prosegue indisturbato la propria corsa ed è giunto a livelli talmente di guardia da generare una minor sicurezza sociale ed il dilagare indiscriminato dell’evasione fiscale e del lavoro senza regole”. D’altronde i dati sono sotto gli occhi di tutti: secondo una ricerca di Federalberghi, “a Bergamo, nell’agosto scorso, su Airbnb risultavano censiti 448 alloggi: erano 6 nel 2010, 163 nel 2013 e 395 nel 2015”. Inoltre, secondo i dati dell’Osservatorio Turistico della Provincia di Bergamo, dal 2010 al 2015 il numero dei Bed&Breakfast è raddoppiato: erano 193 nel 2010, mentre, alla fine dello scorso anno, se ne contavano 329.

Una rivoluzione nel modo di fare turismo

Nello stesso periodo l'incremento ha riguardato anche le case vacanza: sono salite da 58 a 210. Un balzo in avanti anche per i rifugi collocati sulle nostre montagne, quelli dotati di camere per i pernottamenti sono saliti da 28 a 42, con un incremento del 50 percento. Ancora più forte la crescita degli affittacamere, che in totale nella Bergamasca erano sessantaquattro nel 2010 e che alla fine dello scorso anno si trovavano a quota 180. Crescono anche gli agriturismo con ricettività passati da quaranta a cinquantotto. E pure gli ostelli conoscono un boom, triplicando: da sei a diciassette. Una vera e propria rivoluzione del modo di fare turismo, mentre fanno un piccolissimo passo indietro le strutture tradizionali. Gli alberghi più modesti (una o due stelle) scendono da 92 a 79, i restanti passano da 197 a 194; rimangono 10 i campeggi attivi; le case per ferie scendono da 16 a 15, mentre ha chiuso i battenti l’unico villaggio turistico.

Fondamentale il rispetto delle regole

Tornando a Federalberghi, si legge in una nota, “non è vero che le nuove forme di ospitalità turistica, in questo caso soprattutto case vacanze e B&b corrispondano a forme integrative del reddito. Sono attività economiche a tutti gli effetti. Oltre la metà (57,7%) degli annunci sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi, con i casi limite di insegne di comodo, nei quali un solo nome 366 alloggi, o 293, o 260”. “Non è vero che si tratta di attività occasionali – continua la nota di Federalberghi -  la maggior parte (il 79,3%) degli annunci si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno. E non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare: la maggior parte degli annunci (70,2%) si riferisce all’affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno”. Precisa ancora Citerio: “Ben venga lo sviluppo turistico legato al territorio, fatto da imprese famigliari; ben venga la riconversione di attività manifatturiere in strutture ricettive e soprattutto una riscoperta di luoghi naturali e tradizioni gastronomiche; questo è il turismo del futuro, ma il tutto deve avvenire nel rispetto delle regole”.

Lavoratori che non risultano all’Inps

Inoltre, nonostante sforzi anche di natura contrattuale (ricordiamo l’intesa fatta in occasione della Passerella sul lago d’Iseo, che ha portato alla stabilizzazione di un unico addetto), da giugno a settembre le assunzioni in più si possono contare sulle dita di una mano. In pratica, ufficialmente le 1.134 aziende turistiche in estate non assumono neanche una persona a testa. "Parliamoci chiaro: non è possibile, e tutti sappiamo, infatti, che non è così. Lo vediamo, personalmente, andando al lago, in montagna, la sera in pizzeria: ovunque il personale aumenta sempre di qualche unità. La verità è che ogni singola azienda, in media, utilizza più di un lavoratore stagionale, che però all'Inps, e agli studi della Camera di Commercio, non risulta".

Serve una politica di contrasto al nero

Quindi, in conclusione, a fronte del boom delle forme di turismo diffuso, i dati ufficiali registrano una pesante regressione (-3,9%) del giro d'affari proprio nei mesi di luglio, agosto e settembre, quelli cioè a maggior impatto turistico. Qualcosa non va. Il turismo – conclude il segretario provinciale della FISASCAT CISL - è la principale risorsa di sviluppo anche per la nostra provincia, ma serve una politica di contrasto al nero ed al precariato, e politiche di incentivazione per le attività sane e per chi crea nuovi posti di lavoro. Auspichiamo che la cabina di regia provinciale affronti con la partecipazione del Sindacato il tema, strategico per il nostro futuro”.

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Lunedì, 24 Ottobre 2016 07:44

In 40.000 in attesa di un rinnovo

Sono circa 40.000 in provincia di Bergamo i lavoratori del commercio, turismo e servizi in attesa dei rinnovi dei contratti nazionali di lavoro e per i quali è urgente stringere sui tempi negoziali”.

Il mancato rinnovo dei contratti

L'esortazione arriva da Alberto Citerio, segretario generale del sindacato Fisascat Cisl Bergamo, nel corso del direttivo che la categoria ha tenuto a Darfo Boario Terme, alla presenza del segretario nazionale Davide Guarini, che ai rinnovi dei CCNL ha dedicato molta parte del suo intervento. Ancora da completare il percorso con Federdistribuzione per i 5000 addetti della grande distribuzione organizzata e con le associazioni del sistema Coop per i lavoratori della distribuzione cooperativa impiegati nei 4 ipermercati Coop e nelle altre realtà storiche della cooperazione bergamasca. Il mancato rinnovo dei contratti di lavoro coinvolge inoltre 20.000 addetti del turismo al servizio delle grandi catene alberghiere, delle agenzie di viaggio, dei tour operator, della ristorazione collettiva, dei pubblici esercizi e del comparto termale, in attesa dei nuovi contratti in media da oltre tre anni.

Alcuni comparti senza contratto da 5 anni

Davvero un paradosso se si pensa che il comparto turistico contribuisce al Pil italiano con il 12% e rappresenta forse uno dei pochi settori dove il Bel Paese può dimostrare di essere realmente competitivo nel mondo e dove la professionalità degli addetti, da tutelare attraverso il rinnovo contrattuale, gioca un ruolo fondamentale per la tenuta del sistema e che sta iniziando a realizzare importanti risultati anche in provincia di Bergamo”. Cinque anni di attesa invece nel settore dei servizi per i lavoratori delle imprese di pulizia strutturate e multiservizi (alcune migliaia in provincia) che operano prevalentemente in regime di appalto, come gli addetti della vigilanza privata e dei servizi fiduciari e gli operatori del terzo settore socio-sanitario-assistenziale-educativo (6.000 a Bergamo) per i quali i sindacati di categoria proprio in questi giorni stanno trasmettendo le piattaforme unitarie alle associazioni imprenditoriali del settore per i rinnovi dei contratti di lavoro scaduti in media da oltre 4 anni.

Lavoratori partecipi alla vita dell’impresa

La vera sfida comune a tutti i tavoli di trattativa aperti nel terziario privato - ha concluso il segretario generale della FISASCAT provinciale - sarà realizzare la partecipazione dei lavoratori alla vita di impresa ed ampliare gli interventi di welfare contrattuale ed aziendale anche cogliendo le opportunità fornite dalle normative vigenti”. La situazione dei contratti nei comparti di turismo, commercio e terziario è particolarmente complessa: i molti tavoli aperti sono anche molto complicati.Per noi, però, rimane determinante chiudere ogni rinnovo – ha detto Guarini -, perché ogni mancato adeguamento dei contratti si ripercuote sui lavoratori, sia dal punto di vista di regole e tutele, sia per il recupero del reddito”.

Stabilire tempi certi per il rinnovo

Una delle maggiori preoccupazioni è, oggi, “stabilire tempi certi per il rinnovo dei contratti soggetti a cambio d’appalto. Con l’introduzione prossima del nuovo codice degli appalti, infatti, rischiamo di avere aziende impreparate e lavoratori non adeguatamente tutelati, anche nei confronti della Pubblica Amministrazione. Da sempre FISASSCAT chiede regole certe negli appalti, oggi si crea l’occasione perché questa posizione sia condivisa anche dalle nostre controparti. Mi auguro personalmente che il 2016 possa chiudersi con la maggior parte dei CCNL rinnovati. Le prospettive sono abbastanza buone, serve maggior disponibilità anche dall’altra parte del tavolo”.

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