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Unione Sindacale di Bergamo

La Cisl, il sindacato nuovo
Mercoledì, 15 Novembre 2017 13:09

La lettera dei sindacati al Cda di Oriocenter

Più della metà dei lavoratori della galassia Oriocenter ha firmato la petizione con cui si chiede di non aprire il centro commerciale alle porte di Bergamo i giorni delle festività natalizie. Si tratta di quasi 1000 persone, dipendenti dei tanti negozi della galleria, dei ristoranti, dell’ipermercato al suo interno.

Petizione sostenuta dai sindacati

Ovviamente tutti sorpresi, amaramente, dalla decisione del consiglio di amministrazione di aprire 25 e 26 dicembre e 1 gennaio, anche se in alcuni casi la proprietà parla che lavoreranno “solo” cinema e ristorazione: “abbiamo diritto anche noi di festeggiare in famiglia o ci concederci giornate di riposo”, dicono i lavoratori, soprattutto donne, che hanno fatto partire la raccolta di firme (che FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL hanno da subito sponsorizzato) che ha incontrato l’adesione di tantissimi colleghi e tanti altri hanno dato la disponibilità a firmare.

La battaglia #nataleacasa

Negli ultimi giorni, da quando cioè i sindacati hanno sollevato il problema, numerose testimonianze di vicinanza alla battaglia del “Natale a casa” si sono espresse a diversi livelli. Adesso, FILCAMS FISASCAT UILTUCS hanno inviato una lettera aperta al Consiglio di Amministrazione di Oriocenter per chiedere che la decisione venga rivista, e che si trovino le soluzioni più utili per tutti. “Ci aspettiamo una disponibilità alla trattativa – dicono i sindacalisti -, in caso contrario valuteremo quali mosse siano le più efficaci per sostenere la giusta battaglia delle lavoratrici e dei lavoratori di Oriocenter”.



Lettera di FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL


Egregi signori, con la presente, i sindacati del commercio FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS di Bergamo chiedono che la vostra società riveda il piano delle aperture durante le prossime festività di fine anno. A tal proposito chiediamo un confronto per poter concordare con voi una diversa modalità che possa trovare la sintesi tra le necessarie esigenze dell’impresa e quelle dei lavoratori e delle loro famiglie.

Le prossime festività, infatti, non sono giornate “normali”: anche volendo passare sopra al significato religioso, ogni cultura affida a queste giornate e serate la possibilità e la ricerca di un ritorno alla familiarità di riti e incontri, poco conciliabili con aperture decise arbitrariamente. È stato detto che “viviamo tempi contraddittori in cui non si perde o non si trova lavoro, ma contemporaneamente il lavoro sta perdendo in dignità, e che questi atteggiamenti siano il segno che la vita di relazione, di compagnia e di convivialità non ha alcun valore e che per vendere qualche merce in più e incrementare i profitti, la si può sopprimere. Quello che conta è il denaro. Tutto questo, la legge lo permette, ma non lo consente il buon senso e il rispetto che dobbiamo alla cultura e alle tradizioni più sentite”.

Ne sono convinti, e ve lo chiedono a gran voce, moltissimi lavoratori impiegati presso i negozi della vostra struttura: quasi la metà dei dipendenti ha firmato una petizione avviata dagli stessi lavoratori, e molti ancora continuano a aderire all’iniziativa; iniziano a pensarla in questo modo anche alcuni parlamentari intenzionati a rivedere una legge che confondeva la liberalizzazione con un liberismo sfrenato e senza regole e senza rispetto delle sfere familiari e personali; inizia a pensarlo anche una buona fetta di potenziali clienti, consapevoli che sia più utile privilegiare il riposo festivo al desiderio di vedere soddisfatti bisogni occasionali.

La festa è e deve rimanere una ricchezza dei lavoratori e della famiglia: non possiamo ridurla a un affare in nome di un liberismo che ci piace sempre di meno. Il riposo è e deve rimanere un diritto di qualsiasi essere umano: il lavoratore non può essere ricattabile sul piano dell’occupazione, il consumatore non deve essere continuamente spinto a consumare. Crediamo che la ricerca di un equilibrio tra le legittime aspirazioni delle parti sia un obiettivo che possa essere di garanzia per tutti.

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Lunedì, 13 Novembre 2017 12:56

No all’apertura dei centri a Natale!

Tutte le domeniche di dicembre… poi le festività infrasettimanali e, infine, Natale Santo Stefano e Capodanno. Le aperture festive di Orio Center sono state ufficializzate con un “dispaccio” rivolto a tutti i consorziati. E inizia a far infuriare. Per la prima volta nella nostra provincia si tenta di passare sopra anche al Natale ed al primo dell'anno che sono le Feste più sentite per la famiglia e gli affetti delle persone.

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È l’onda lunga della crisi del commercio in provincia: il settore ha risentito più tardi degli effetti della recessione, e adesso presenta il conto più salato”. Così Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, alla lettura dei dati dell’Osservatorio regionale.

Calano i negozi di vicinato

La situazione è più evidente nella periferia della provincia. Avvicinandosi verso il capoluogo, infatti, il pullulare di centri commerciali sempre più grandi rallenta l’emorragia della crisi commerciale: nel giro di 7 anni (2010/ 2017, dati dell’osservatorio regionale), gli esercizi di vicinato sono calati di oltre 1000 unità, e il risultato più negativo lo hanno registrato i negozi di generi non alimentari, che da soli ne hanno perso ben 978. La crisi nell’alimentare inizia a concretizzarsi adesso: dal 2015 al 2017, il saldo tra aperture e chiusure è negativo di 207 punti vendita.

Una flessione evidente

Nel frattempo, però, le metrature conquistate dai grandi centri commerciali sono cresciute di quasi 10 mila metri quadri (due stadi da calcio, per intenderci), e in queste (non è un caso) è letteralmente esplosa la parte riservata al “non alimentare”. Da segnalare comunque che nell’ultimo anno la rilevazione denuncia la diminuzione dei centri (3 in meno). In sintesi, le attività commerciali (alimentari, non alimentari e quelli definiti misti) sono passate dalle 12.097 del 2010 alle 11.054 dell’anno in corso (la rilevazione è stata chiusa a fine giugno). La flessione dunque c’è stata: sono infatti 445 le attività in meno rispetto ai dodici mesi precedenti, e 33mila i metri quadrati non più adibiti a esercizio commerciale (ne erano sati persi altri 61.400 lo scorso anno).

Le ricadute sull’occuipazione

Ci sono poi dati contrastanti, tra il capoluogo, che perde 234 punti vendita (351 nella rilevazione precedente), Seriate che li dimezza (da 332 a 145) e il resto dell’hinterland che ne guadagna una decina. D’altronde, i comuni con la maggiore presenza di grandi superfici stanno in quell’area geografica, e sono Curno (5 strutture per un totale di oltre 45mila mq), Orio al Serio (una struttura da oltre 49mila mq), Stezzano (due strutture per un totale di 30mila mq) e Seriate (due, per un totale di 28mila mq). A Curno, dove è alto il numero anche delle medie superfici (53, -3 rispetto al 2012, per un totale di quasi 41mila mq, quasi esclusivamente non alimentari), si contano anche 29 esercizi di vicinato non alimentare in più rispetto al 2010. A Orio al Serio e Stezzano è stabile il saldo sia delle medie strutture (8 a Orio, 10 a Stezzano), sia dei negozi di vicinato. “In generale – commenta Citerio - ,comunque, il calo c’è stato, sicuramente importante anche per le ricadute sul mondo dell’occupazione. Le nuove aperture, infatti, compensano solo parzialmente il dato quantitativo degli addetti, ma è la qualità dell’occupazione a farne le spese”.



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La violenza contro le donne è un aspetto raccapricciante in ogni situazione. Nell’ambiente di lavoro assume, se possibile, caratteri ancora più odiosi, perché presuppone una sorta di ricatto per il mantenimento dell’occupazione e crea rapporti assolutamente patologici tra colleghi.

I contorni della vicenda

Alberto Citerio, segretario generale di La Fisascat Cisl Bergamo commenta così la vicenda che 10 lavoratrici di un conosciuto bar bergamasco del centro città hanno vissuto negli ultimi tempi, fino a quando hanno deciso di alzare il velo della vergogna e uscire allo scoperto, denunciando i colleghi e padroni violenti. "Non sarà un caso - precisa Citerio - se su 13 dipendenti del locale sono solo e tutte le donne a non lavorarci più, mentre i colleghi maschi proseguono imperturbabili, come se niente fosse accaduto. Eppure, sono state presentate denunce per violenza sessuale, sono stati aperti procedimenti per vessazioni, mobbing e violenza privata, ma soprattutto 10 donne hanno preferito lasciare il lavoro piuttosto che continuare a lavorare in un'azienda e con colleghi che non conoscono le regole basi del rispetto, per non dire del codice penale".

L’incarico ai legali

Citerio ha già dato incarico ai legali del sindacato di perseguire i responsabili delle accuse delle lavoratrici, che si sono rivolte in via Carnovali per vedere riconosciuti i propri diritti di lavoratrici e di donne. I fatti risalgono meno di due mesi fa: secondo i racconti che le lavoratrici hanno fatto a Monica Olivari, operatrice sindacale di Fisascat, da parte di uno dei colleghi del locale, vi sarebbero state delle avances sempre più insistenti, “non richieste né gradite”, sfociate poi nella violenza sessuale vera e propria denunciata da una di loro. A nulla sarebbero valse le richieste di aiuto rivolte ai titolari del locale: il “maschio” è sempre stato intoccabile, e nessuno ha sostenuto le accuse delle colleghe donne, così che a oggi, all’interno del bar, i tre uomini continuano a lavorare, mentre le 10 ex colleghe se ne stanno fuori, in attesa di una qualche forma di giustizia.

Denunce in Procura per violenza e percosse

Della vicenda, Fisascat ha interessato anche la consigliera di parità della Provincia di Bergamo: questa ha convocato, senza esito positivo, i padroni dell’insegna. Dopo la prima denuncia, si sono verificati ulteriori episodi di violenza, tanto da obbligare in un caso di questi alcune colleghe a chiamare ambulanza e volante della Polizia in soccorso. Dopo queste drammatiche vicende, la Fisascat a tutela delle Lavoratrici ha indetto uno sciopero ad oltranza protrattosi per venti giorni che ha visto la piena adesione delle Dipendenti. Ora, dunque, in Procura pendono denunce formalizzate per violenza e percosse, mentre FISASCAT CISL è intenzionata a proseguire la propria azione, appoggiando le denunce delle lavoratrici, e interessando della vicenda la Procura della Repubblica e la Direzione Territoriale del Lavoro.



 Momentaneamente il video non parte se siete collegati alla rete internet della Cisl Bergamo

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C’è accordo tra i sindacati nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e l’associazione imprenditoriale Confcommercio - Imprese per l’Italia sulla nuova decorrenza della tranche di aumento economico prevista dal contratto nazionale di lavoro del terziario, distribuzione e servizi, sospesa il mese di novembre del 2016. Il Ccnl, siglato dalle parti il 30 marzo 2015, aveva definito un aumento retributivo a regime complessivo di 85 euro al IV Livello.

Cosa prevede l'intesa

“La tranche di Euro 16,00 verrà erogata nel mese di marzo 2018" si legge nel testo dell’intesa che conferma l’impianto delle “relazioni sindacali esistenti e la centralità del contratto nazionale di lavoro del terziario, in conformità alle previsioni dell'Accordo interconfederale sulla Rappresentanza del 26 novembre 2015 e dell'Accordo interconfederale sulle Relazioni sindacali e il nuovo modello contrattuale del 24 novembre 2016.

L’intesa contempla anche l’ultravigenza del contratto nazionale fino al 31 luglio 2018 e ribadisce “la volontà di arginare fenomeni di dumping, soprattutto retributivo, e di garantire normali condizioni di concorrenza tra le imprese”.

Soddisfazione in casa Fisascat Cisl Bergamo

"E' un fatto positivo - dice il segretario provinciale Alberto Citerio - perché è una decisione che rafforza il valore della contrattazione collettiva, e la tranche completa l'aumento salariale contrattato in un momento in cui, dopo una crisi che ha investito anche il settore della distribuzione commerciale, la valorizzazione degli stipendi dei lavoratori diventava un elemento assolutamente indifferibile".

"E’ positivo - ha dichiarato il segretario generale della categoria cislina Pierangelo Raineri - che sia stato definito il riallineamento della tranche di aumento prevista dalla contrattazione nazionale sospesa nel novembre dello scorso anno a causa di un andamento economico incerto e della situazione di crisi che ha investito anche il settore della distribuzione commerciale dove operano complessivamente oltre tre milioni di addetti".


Scarica l'accordo

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E' sciopero. Intanto per la giornata di oggi 28 luglio 2017. Poi, se le condizioni rimarranno invariate, a oltranza. La pazienza delle 17 lavoratrici dell’appalto pulizia del comune di Bergamo è giunta al limite: da quando la gara ha stabilito i vincitori dell’appalto, la data dello stipendio ha continuato a slittare, dal 15 iniziale al 20, poi al 25 del mese. Questo mese, la data ancora non si è concretizzata. Comunicato

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E' sciopero. Intanto per la giornata di oggi 28 luglio2017. Poi, se le condizioni rimarranno invariate, a oltranza. La pazienza delle 17 lavoratrici dell’appalto pulizia del comune di Bergamo è giunta al limite: da quando la gara ha stabilito i vincitori dell’appalto, la data dello stipendio ha continuato a slittare, dal 15 iniziale al 20, poi al 25 del mese. Questo mese, la data ancora non si è concretizzata.

Le segnalazioni dei sindacati

Da tempo segnaliamo al comune la situazione, ma nulla è cambiatodicono Mauro Rossi di Filcams Cgil e Luca Bottani di Fisascat Cisl, che seguono le lavoratrici -. La questione degli appalti spesso al massimo ribasso, in settori come questo, diventa esplosiva: ditte e Associazioni temporanee di impresa create ad hoc, vincono appalti senza consegnare alcuna garanzia".

Le conseguenze le pagano i lavoratori

"Avevamo chiesto al Comune - continuano i sindacalisti - un confronto sul capitolato, ma non è mai arrivata alcuna disponibilità. Adesso rinnoviamo il nostro invito a poterci sedere attorno a un tavolo con tutti gli attori della vicenda per trovare una soluzione. istituzioni pubbliche così importanti sul territorio devono fare di più per la correttezza degli appalti”. Dunque, braccia incrociate davanti al municipio per tutta la giornata. In attesa che finalmente arrivi il meritato assegno mensile.


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Mercoledì, 31 Maggio 2017 00:00

Lo sciopero dei lavoratori invisibili

I segretari provinciali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil (rispettivamente Mario Colleoni, Alberto Citerio, Maurizio Regazzoni,) hanno partecipato il 31 maggio al presidio organizzato per protestare, l’ennesima volta, contro lo stallo delle trattative per il rinnovo del CCNL che interessa questi lavoratori.

Anche la pazienza ha un limite

La protesta fa parte del pacchetto di otto ore da svolgere a livello territoriale, con il blocco delle flessibilità e delle ore di straordinario e supplementare, deciso dopo la grande mobilitazione nazionale del 31 marzo a Roma. L’adesione allo sciopero in provincia è stata vicina all’80%, fatti salvi i servizi essenziali.Anche la pazienza ha un limite – hanno espresso i sindacalisti – e quella dei lavoratori multiservizi e personale del turismo lo ha ampiamente superato. Sono passati 49 mesi dalla scadenza del contratto nazionale, correva l’anno 2013, per oltre 20.000 lavoratori bergamaschi. Si tratta di uomini e, soprattutto, donne con rapporti di lavoro fragili (per lo più part time e, di conseguenza con stipendi medio bassi e ad alta polverizzazione) che operano nel vasto comparto multiservizi delle mense e delle pulizie, della ristorazione e delle agenzie di viaggio”.

Si chiede dignità retributiva e welfare

Escono dunque alla luce del sole questi lavoratori - continuano i sindacalisti - che spesso vengono definiti ”invisibili” perché la loro prestazione anticipa l’arrivo degli altri: si pensi agli addetti delle pulizie o a chi nelle cucine prepara pasti per le mense delle scuole o degli ospedali. In particolare le organizzazioni sindacali scendono in piazza per rifiutare una proposta contrattuale peggiorativa sia sul fronte salariale sia sui diritti, a partire dalla malattia”.Oggi scioperano – è stato detto dal palco della manifestazione – perché non ne possono più delle retribuzioni basse; dei cambi d’appalto che mettono in discussione a ogni giro i loro posti di lavoro; dei committenti che vogliono qualità ma riducono di continuo i costi….”. “Dignità del lavoro e potenziamento del welfare per i lavoratori sono elementi irrinunciabili, la crisi ha già imposto un prezzo altissimo, andare oltre non è accettabile”.

Il colloquio in Prefettura

I tre segretari generali sono stati poi ricevuti dal Capo di gabinetto della Prefettura, Adriano Coretti, al quale hanno espresso tutte le difficoltà dei settori, a cominciare dal tema degli appalti, per il quale il sindacato auspica un tavolo prefettizio di discussione con le controparti, al fine di condividere un sistema di regole per gli appalti, valido per tutto il territorio bergamasco.

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Da quattro anni in attesa del rinnovo del contratto, i lavoratori impiegati in pubblici esercizi, nella ristorazione e nelle mense, nelle agenzie di viaggio e del settore delle pulizie tornano ad incrociare le braccia.

Il presidio a Palazzo Frizzoni

A due mesi esatti dall'ultima mobilitazione nazionale, infatti, gli oltre 20.000 lavoratori bergamaschi di questi settori devono ancora scioperare per chiedere il rinnovo dei contratti, scaduti dal 2013. Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UilTucs e UilTrasporti hanno dunque proclamato l’ennesimo sciopero di 8 ore per la giornata del 31 maggio, con presidio dalle 10 a mezzogiorno davanti a Palazzo Frizzoni, sede del Comune di Bergamo. In tutta Italia sono oltre 1,5 milioni i lavoratori impegnati in questi settori che da quasi quattro anni non vedono rinnovato il proprio contratto di lavoro.

Le istanze dei lavoratori

Quello che chiediamo è una paga dignitosa e il mantenimento delle garanzie e delle tutele in caso di cambi di appalto (per il settore mense e pulizie). I lavoratori di questi settori vengono considerati degli invisibili, ma perlopiù svolgono un’importantissima attività che si rischia di dare per scontata e invece è determinante sia per l’economia: esercizi pubblici, servizi offerti all’interno delle mense scolastiche, aziendali, ospedaliere, il settore delle pulizie. Ricordiamo che i lavoratori in questi ambiti sono generalmente part-time e con redditi medio bassi, quindi un adeguamento dello stipendio, per queste persone, è più che mai importante”.

Una battaglia per il riconoscimento dei diritti

Le sigle sindacali in un comunicato congiunto hanno denunciato l’impossibilità a proseguire un negoziato sottoposto ad una pregiudiziale che attacca i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori di un settore che negli ultimi anni di crisi ha visto continui tagli sugli orari di lavoro e sulle retribuzioni. I sindacati, dopo diversi mesi di stallo, hanno comunicato la disponibilità alla ripresa del confronto con la Fipe, la federazione dei pubblici esercizi associata alla Confcommercio, per il rinnovo del contratto nazionale applicato ai circa 400mila addetti del settore. Sono al palo le trattive con la Fiavet, la federazione delle agenzie di viaggio, per il rinnovo del contratto nazionale di settore applicato ai 100mila addetti del comparto turistico. “Una battaglia comune per il riconoscimento dei diritti e del valore del lavoro - affermano i segretari provinciali delle sigle organizzatrici della mobilitazione -. Le parti datoriali con le quali da mesi si è sviluppato il confronto, stanno ponendo sul tavolo di trattativa pregiudiziali importanti che stanno impedendo il confronto, come il peggioramento delle tutele previste in caso di malattia, le modifiche all’articolato del cambio di appalto e le proposte di aumenti retributivi irrisoriproseguono Mario Colleoni, Alberto Citerio, Maurizio Regazzoni e Giacomo Ricciardi, segretari generali delle categorie provinciali coinvolte nella manifestazione -. Non possiamo accettare proposte che non fanno altro che peggiorare le condizioni di lavoro degli addetti del settore”.

Rinnovare il contratto significa dare dignità

Mense e pulizie nelle scuole e negli ospedali, ristorazione commerciale sono settori strategici per la nostra società, servizi indispensabili per il regolare svolgimento delle attività quotidiane. Settori dove la precarietà lavorativa ed economica fa da padrona, dove la presenza femminile è molto alta e tanti sono i part-time cosiddetti involontari. Rinnovare il contratto nazionale vuol dire ridare dignità e rispetto al lavoro. Essere senza contratto però vuole dire anche non avere regole di riferimento condivise “con il rischio che aumentino i ricatti e la vulnerabilità dei lavoratori, in balia delle decisioni aziendali”. FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS e UILTRASPORTI dichiarano la loro disponibilità a riavviare i confronti, purché senza condizionamenti pregiudiziali da parte delle associazioni datoriali, per giungere ai rinnovi dei contratti nazionali.

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Mercoledì, 10 Maggio 2017 00:00

La sofferenza dei negozi di vicinato

Alberto Citerio, segretario generale del sindacato FISASCAT CISL Bergamo, legge con particolare attenzione i dati dell’indagine trimestrale della Camera di Commercio e vede concretizzarsi le preoccupazioni che la categoria della CISL da anni esterna.

Le aperture extralarge non danno occupazione

Il negozio di vicinato - precisa Citerio - sta soffrendo e quasi scomparendo, e la grande distribuzione fa pagare a caro prezzo le sue politiche “espansive” in termini di spazi e di orari. Poter fare la fare la spesa la domenica, in un anno, ci costa il 2% in più! E comunque, tutto questo prodigarsi in aperture extralarge non ha prodotto un benché minimo aumento dell’occupazione”. Nel commercio al dettaglio, e su base annua, il volume d’affari a Bergamo è al +0,6%, ma come risultato medio di una flessione degli esercizi specializzati tradizionali: impressiona particolarmente il dato nell’alimentare (-5,1%), una stagnazione nel non alimentare (-0,1%) e un aumento nel commercio non specializzato che comprende i supermercati e gli ipermercati (+2,4%).

Le grandi catene ci fanno pagare i maggiori costi

Il tutto – dice Citerio - al termine di un periodo storico nel quale i grandi magazzini e i centri commerciali hanno riempito la provincia di nuove e sempre più grandi strutture, ampliato oltre l’immaginabile orari e giorni di apertura senza aumentare il dato occupazionale”. Le vendite del largo consumo confezionato in ipermercati e supermercati risultano in crescita tendenziale a Bergamo del +1% in volumi e del +2,9% in valori: la differenza tra i due dati indica l'aumento di prezzo operato.Questo significa che le grandi catene ci fanno pagare i maggiori costi aumentando i prezzi dei prodotti in misura consistente  – continua il segretario FISASCAT -. Il tutto mentre il dato nazionale dice che nel resto del Paese le vendite aumentano dell’1,4 e i prezzi dello 0,6%". "È ormai scontato – conclude Citerio - che la politica espansionistica dei centri commerciali sta minando alle fondamenta la tenuta della economia familiare in provincia, già compromessa da dieci anni di crisi soprattutto occupazionale, e di conseguenza di ricchezza”.

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