Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di altri, per inviare messaggi pubblicitari mirati.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o alcuni cookie clicca qui.
Se accedi a un qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all'uso dei cookie.

Unione Sindacale di Bergamo

I Video del Segretario

Scatta la protesta dei dipendenti dell’ispettorato del Lavoro di Bergamo, dopo l’assemblea convocata da CGIL, CISL e UIL nei giorni scorsi, che ha ratificato lo stato di agitazione della sede orobica.

Manca un forte impegno del Governo

723 Pratiche irregolari, 119 Lavoratori trovati in nero, 675 richieste d'intervento evase, 1486 tentativi di conciliazione svolti e 985 provvedimenti di anticipazione maternità rappresentano la mole di attività svolta dall'Ispettorato provinciale. “A fronte di numeri similidicono Dino Pusceddu, Angelo Murabito e Livio Paris per CGIL CSIL UIL del Pubblico Impiego - ci si aspetterebbe un forte impegno da parte del Governo nell'impiego di risorse in termini di banche dati, assunzioni di personale, formazione e miglioramento delle condizioni professionali ed economiche dei lavoratori. Invece, dopo un anno di totale confusione, si tagliano le risorse già liquidate ai lavoratori sul Fondo del 2015 e non viene certificato il fondo 2016 per un taglio di circa 7 milioni di euro”.

Stop agli straordinari

Per questo, da lunedì 30 ottobre i lavoratori non useranno più le loro auto proprie per effettuare i sopralluoghi nelle aziende e bloccheranno gli straordinari, sia interni che esterni agli uffici “anche dove i carichi di lavoro, per ogni area, non rendessero esplicabile l’attività ordinaria durante il normale orario di servizio”, spiegano le organizzazioni sindacali. I tagli attuati dal Governo, tra l’altro, non permettono al personale di fare le progressioni economiche, anche se gli accordi sono stati già siglati. E, come se non bastasse, non viene erogato un fondo speciale agli ispettori relativo all'anno 2017. Il personale dell'Ufficio di Bergamo, continuano i sindacalisti, “critica la poca serietà e la poca organicità che si è trascinata, aggravandosi nel passaggio da Ministero del lavoro a Ispettorato del lavoro e disegnando un percorso al ribasso per tutte le professionalità presenti nelle varie strutture.

Le domande che pesano

Come si può pensare di garantire servizi quotidiani a tutti coloro - lavoratori e cittadini, organizzazioni sindacali, associazioni datoriali, consulenti del lavoro - che ogni giorno si relazionano con l'Ispettorato, senza risorse? Come si può pensare di fare controlli su un mercato del lavoro sempre più precario, senza risorse? Come si può pensare di combattere il lavoro nero e le morti sul lavoro, senza risorse? Per questi motivi la RSU dell'ITL di Bergamo e le OO.SS. FP CGIL, CISL FP, UILPA hanno proclamato lo stato di agitazione chiedendo al Prefetto di essere convocati insieme al Direttore Provinciale. Per dare forza alla protesta e per sensibilizzare la collettività del forte disagio che si sta vivendo, il personale terrà delle assemblee di un'ora al giorno ritardando l'apertura degli sportelli, non svolgerà prestazioni di lavoro straordinario e festivo e di conseguenza non riuscirà a garantire la tutela adeguata sul territorio bergamasco.

Pubblicato in Comunicati
Venerdì, 27 Ottobre 2017 00:00

Stato di agitazione al Comune di Bergamo

Ancora senza pace le relazioni sindacali tra Comune di Bergamo e dipendenti. Venerdì mattina 27 ottobre una assemblea dei lavoratori ha licenziato una mozione nella quale si proclama lo stato di agitazione del personale e si conferisce formale mandato alla RSU e ai sindacati per l'apertura di una vertenza nei confronti dell'Amministrazione comunale.

I nodi da sciogliere

La questione del contendere è ancora una volta il fondo, per cui è stato chiesto di ripristinare le risorse dall'anno 2016 dando applicazione alla sentenza del Giudice del Lavoro di Bergamo, con benefici futuri altrimenti compromessi, dopo anni di blocco contrattuale e continue riduzione delle risorse. Altro punto dolente è il fondo delle progressioni orizzontali dei dipendenti, con uno stanziamento concordato di 100.000 euro, utilizzato solo per 75.000 e con l'impegno di utilizzarlo sino ad esaurimento.

No alla richiesta di rivedere il fondo

"Di fatto - spiega Natalino Cosentino del sindacato CISL FP Bergamo - l’Amministrazione ha rigettato le proposte avanzate dalla RSU in sede di delegazione trattante, riguardanti la richiesta di rivedere il fondo del 2016, in considerazione della sentenza contro il comune di Carvico emessa dal tribunale di Bergamo. Si compromette così il valore del fondo anche per gli anni futuri. L’Amministrazione ha ritenuto conclusa la fase delle progressioni orizzontali 2016, rifiutandosi di utilizzare i resti (pari a quasi 25.000 euro), per scorrere ulteriormente la relativa graduatoria, sino ad esaurimento dello stanziamento di 100.000 euro previsto e concordato. Ha, inoltre, rifiutato la proposta della RSU di prevedere nel 2017 una progressione orizzontale per la categoria D, colpevolmente esclusa nella ultima selezione, utilizzando i resti delle progressioni orizzontali del personale nel frattempo cessato; non ha dato nessuna risposta concreta in merito alla richiesta della RSU di espletare direttamente bandi di concorso per l'assunzione del personale, senza più ricorrere a graduatorie di altri enti”.

Verso lo stato di agitazione

Insomma, questa Amministrazione - continua Cosentino - non ha ancora predisposto un piano occupazionale adeguato al decreto Madia e che tenga conto dei futuri pensionamenti, rifiutando ogni proposta sindacale anche in merito alla prestazione durante le festività infrasettimanali o nella giornata di riposo, e non ha ancora fornito risposte alle proposte avanzate dalla RSU in merito alla istituzione della Banca delle Ore, alla regolamentazione della tempistica di presentazione delle ferie nonché alla revisione di alcuni criteri del sistema di valutazione”. Stato di agitazione e vertenza sindacale saranno formalizzati nei prossimi giorni.

Pubblicato in Comunicati
Giovedì, 05 Ottobre 2017 07:28

Sciopero in Provincia per evitare il collasso

Province e Città metropolitane sono al collasso. Nonostante lo svuotamento di poteri previsto dalla legge Delrio del 2014 continuano a gestire circa 5.100 edifici scolastici (frequentati da 2 milioni e mezzo di studenti) e 130mila chilometri di strade, sono al “collasso”.

In piazza in tutta Italia per evitare il baratro

Da qui la richiesta di risorse per consentire l’erogazione dei servizi fondamentali e tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal pagamento degli stipendi. Una richiesta tuttora rimasta inevasa da parte del Governo. Per questo CGIL CISL UIL hanno proclamato lo sciopero di venerdì 6 ottobre: “In piazza in tutta Italia per evitare il baratro”, si legge nei manifesti sindacali.Ancora pochi giorni e poi, senza interventi urgenti, è concreto il rischio che molti enti tra Comuni, Province e Città Metropolitane non saranno in grado di chiudere i bilanci – dicono Roberto Rossi, di FP CGIL, Mario Gatti di CISL FP e Alessandro Morbi di UIL Enti Locali di Bergamo - Negli ultimi anni la scadenza dei termini per l'approvazione dei bilanci degli enti locali, per il sistema delle autonomie, convive con il grande rebus di come conciliare la crisi finanziaria con la garanzia di servizi ai cittadini”.

Ricadute sui cittadini e sui dipendenti

Ormai, infatti sempre più frequentemente il sistema di Comuni e soprattutto Province e Città metropolitane non riesce a chiudere i bilanci in regola. La violazione di vincoli di bilancio, infatti, comporta per questi enti piani di rientro che colpiscono immediatamente i cittadini attraverso l'incremento della tasse e, nei fatti, una riduzione della garanzia di diritti di cittadinanza fondamentali. “Anche nella virtuosa Bergamo – continuano i sindacalisti - la Provincia chiude il bilancio in extremis con un aiutino da 1,9 mln e qualche aggiustamento contabile che, forse, equivale a qualche taglio sui servizi, ma anche in giro per i 242 Comuni le difficoltà ci sono. Gli effetti sui tagli li vediamo tutti e li sentiamo come cittadini, come lavoratori, ma anche per le imprese. Ma colpisce in modo drammatico i dipendenti di questi enti che soffrono la decurtazione dei salari nonché la riduzione degli organici”.

Necessarie misure di buon senso

Queste sono le ragioni che inducono le Organizzazioni Sindacali a proporre al Governo misure che consentano di evitare le situazioni di dissesto degli enti, misure che evitino che a pagare il prezzo più grande della crisi siano i soggetti più deboli. “Servono misure di buon senso soprattutto in una situazione per la quale la crisi finanziaria, come nel caso delle Province e Città Metropolitane, è frutto di scelte sbagliate che hanno deliberatamente impoverito questi enti. Per queste ragioni abbiamo proclamato lo sciopero dei lavoratori delle Province e delle Città Metropolitane per l’intera giornata di venerdì 6 ottobre. E’ giunto il momento di superare una discussione datata e di aggiornarla. Tutti contro gli “enti inutili”, ma forse ogni territorio ha le sue specificità costruite in anni di buone prassi e , come si è visto, non basta usare le forbici; occorre organizzare un sistema nuovo e che funzioni”.

Pubblicato in Comunicati
Venerdì, 29 Settembre 2017 07:37

Stato di agitazione per i dipendenti della Bof

Dipendenti e organizzazioni sindacali di Bergamo Onoranze Funebri sono in stato di agitazione: le ultime notizie relative all’agenzia, infatti, non lasciano presagire buone prospettive.

La preoccupazione sul futuro della società

Infatti il Comune, che aveva creato l’azienda per calmierare i prezzi in un settore socialmente delicato e importante, ha annunciato che è sua intenzione procedere alla trattativa diretta per l’affitto dell’intera azienda, anticamera della vendita definitiva alla “concorrenza privata”, dopo che era andata deserta la prima asta. Per questo CISL FP e FP CGIL, dopo l’assemblea con i 12 dipendenti, hanno dichiarato lo stato di agitazione e chiedono l’attivazione della procedura di conciliazione.”.

Disattese le assicurazioni dell’assessore

Per Gian Marco Brumana e Natalino Cosentino, sindacalisti di CGIL e CISL,aver attivato la trattativa diretta è in netto contrasto con la assicurazioni fornite in un recente incontro dall’assessore ai Servizi Cimiteriali circa il mantenimento della gestione diretta del servizio da parte dell’amministrazione comunale e testimonia la palese volontà del Comune di dismettere l’azienda”, con ciò mettendo anche a rischio l’occupazione degli attuali dipendenti.

Pubblicato in Comunicati

Sono in corso giorni di mobilitazione in tutt’Italia per i lavoratori delle Province e delle Città metropolitane contro l’approvazione del Decreto legge sugli enti locali, colpevole, per i sindacati, di non fornire adeguate risorse al funzionamento dei servizi, in termini economici e umani.

Criticità nei servizi e precarietà del personale

La protesta, indetta da FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, segue lo stato di agitazione del personale dichiarato il 10 maggio scorso. I sindacati denunciano “la profonda difficoltà finanziaria in cui versano” questi enti, "una situazione di estrema criticità nell'erogazione dei servizi offerti, cui si aggiungono le condizioni di notevole precarietà che sta vivendo il personale impiegato nei servizi, penalizzato pesantemente, anche da un punto di vista salariale, dalla scure di tagli succedutisi negli ultimi anni”.

L’ordine del giorno

A Bergamo i lavoratori della Provincia si sono riuniti in un’assemblea il 22 maggio. Durante i lavori, è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno. I punti salienti che i lavoratori della Provincia ritengono necessari sono:

1) Il decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, recante “disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo” contenga misure che garantiscano, nelle Province in dissesto, il pagamento della retribuzione al personale, considerandolo creditore privilegiato;

2) E' urgente intervenire ad emendare l’articolo 1, comma 418 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 nella parte in cui prevede l’ esclusione dal versamento ad apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato di un ammontare di risorse pari ai risparmi di spesa;

3) E' necessario emendare il comma 1 dell’articolo 20 del decreto in esame che concede un contributo di 110 milioni di euro per l’anno 2017 destinato al finanziamento delle funzioni fondamentali delle Province delle Regioni a statuto ordinario di cui alla legge n. 56/2014, da ripartire anche tenendo conto dell’esigenza di garantire il mantenimento della situazione finanziaria corrente e in riferimento a ciò modificare la somma prevista in 650 milioni di euro indicato nel documento ricognitivo prodotto dal Sose S.p.a. relativo ai fabbisogni standard. Il tutto al fine di consentire alle Province di esercitare le funzioni fondamentali ad esse attribuite dalla legislazione vigente”.

L’attenzione sui temi non deve calare

L’assemblea ha chiesto, inoltre, “di intervenire a estendere a tutti gli enti locali, comprese le Province, la possibilità di procedere con le assunzioni previste dall’art. 22 del decreto legge n. 50/2017 per andare a coprire i posti in organico resisi vacanti a seguito delle cessazioni. L’assemblea ha, infine, invitato CGIL, CISL e UIL ad operare presso le Commissioni e i rappresentanti dei Gruppi Parlamentari perché le istituzioni pongano la massima attenzione a questi temi.

Pubblicato in Comunicati
Martedì, 16 Maggio 2017 00:00

Madre di tre figli costretta a dimettersi

Un’infermiera dipendente della Casa di Riposo di Cene (madre di tre figli minori) non ha potuto far altro che dimettersi, dopo il tempo passato inutilmente a richiedere che le fosse riconosciuto il part-time.

Una vergogna negare un diritto

Dal sindacato FP CISL, Giulio Pennacchia non trova altri termini per “sanzionare” il comportamento del Comune che dirige la Casa di Riposo: “È una vergogna… Il Papa che parla di famiglia; il ministro che lancia il bonus mamma; i partiti che occupano i parchi per appoggiare le rivendicazioni familiari, i numerosi spot che spingono a richiedere il part time…e intanto nella civilissima Bergamo una mamma di tre figli è costretta a dare le dimissioni perché non le viene concesso né part time né aspettativa non retribuita. È quasi immorale”.

La lettera al Presidente della Provincia

La donna ha manifestato la sua situazione anche con una lettera, indirizzata oltre che al Comune, al Presidente della Provincia, Matteo Rossi, e ai sindacati.Trovandomi nell’impossibilità di riprendere servizio a tempo pieno e profondamente amareggiata per la scarsa attenzione posta in essere dai responsabili del Comune di Cene, comunico le mie dimissioni dal servizio a far data dal 16 maggio 2017”.

Tradita la centralità della persona

Eppure, nel sito istituzionale della Casa di Riposo di Cene – continua Pennacchia – campeggia in bella evidenza il Codice Etico, nel quale si fa riferimento alla centralità della Persona, al Rispetto dei principi e delle norme vigenti, alla tutela della dignità del lavoratore. Peccato, che quando la lavoratrice si è presentata per presentare la richiesta, le sia stato risposto che nessuno l’aveva obbligata a fare tre figli…. uno scandalo!”.

Pubblicato in Comunicati

Acque agitate alla Fondazione Rubini di Romano di Lombardia: a un procedimento disciplinare nei confronti di 6 lavoratrici, si risponde con una manifestazione pubblica e un presidio di fronte al Comune.

Una annosa vertenza sindacale

La struttura, che ospita 60 persone e occupa 40 lavoratori, in maggioranza donne, è infatti al centro di una vertenza sindacale aspra e lunga. Al centro della disputa l’intenzione del Consiglio di Amministrazione di modificare le modalità di distribuzione del pasto agli ospiti, idea approvata senza alcuna comunicazione preventiva a sindacato e RSU, che pure fanno parte di una commissione creata apposta per valutare la fattibilità di modifiche all’organizzazione del lavoro. La nuova “regolamentazione”, in pratica prevede che sia istituita una turnazione nell’accesso alla sala da pranzo, che comporterebbe non poche difficoltà logistiche e organizzative, che ricadrebbero soprattutto sugli anziani presenti nella RSA.

Il comunicato sindacale

Noi – si legge nel comunicato sindacale -, per il bene degli utenti, abbiamo scelto la linea morbida, il buon senso e la protesta educata. Altri no! Siamo tornati al tavolo negoziale e abbiamo stabilito regole e costituito commissioni paritetiche per lo studio di fattibilità di modifiche all’attuale piano di lavoro. Loro (il CdA, ndr), senza alcuna comunicazione preventiva e senza che l’apposita commissione fosse informata, hanno deciso una modifica della modalità di distribuzione del pranzo, che avrebbe comportato notevoli disagi sia agli ospiti sia al personale. Per questo il sindacato, il personale e la componente RSU si sono rifiutati di sperimentare tale iniziativa, peraltro, ripetiamo, mai concordata con la commissione costituita. La direzione ha per questo motivo aperto un procedimento disciplinare nei confronti delle lavoratrici”.

Manifestazione l’8 maggio a Romano

Una decisione inaccettabile per Giorgio Locatelli e Giulio Pennacchia, rappresentanti dei sindacati della Funzione Pubblica di CGIL e CISL di Bergamo, che hanno deciso di indire una manifestazione (l’8 maggio) davanti al Comune di Romano di Lombardia.

Pubblicato in Comunicati
Domenica, 09 Aprile 2017 00:00

Ancora agitazione all’ACI

Continua l’agitazione di sindacati e personale di Aci, che protestano contro la riforma che introduce il documento unico dell’auto riformando i servizi gestiti da Aci. Contemporaneamente in tutti gli uffici Aci, anche quello di Bergamo, si sono tenute assemblee a sostegno della vertenza.

Nessun risparmio e nessuna semplificazione

Il testo della riforma, dice Angelo Murabito, segretario provinciale di FP CISL, “prefigura infatti un assetto nel quale l’ACI è progressivamente spogliato di molte delle sue competenze in merito alla gestione dell’istituto, con riflessi negativi anche sulle altre attività dell’ente ad esso collegate e con integrale compromissione dei suoi equilibri di bilancio, quale ente pubblico che non grava sul bilancio dello Stato". "Da più organi di stampa – continua il sindacalista - si registra il tentativo di alleggerire e svilire quella che invece è la reale portata dell'intervento”. Il documento previsto dallo schema di decreto adottato dal Governo, dicono lavoratori e sindacati, non realizza alcun vantaggio per il cittadino: non è previsto nessun risparmio e nessuna semplificazione. Il decreto invece, farà venir meno i servizi oggi garantiti dall’ACI e dal PRA e creerà un ulteriore disagio ai cittadini, per esempio dall’attuale uso della moneta elettronica si tornerebbe indietro di anni con il ritorno ai bollettini postali , da pagare a cura dell’utenza che ne sopporterà i costi.

Per il cittadino zero vantaggi economici

Si pagheranno ancora l’imposta di trascrizione (Ipt) e l’imposta di Bollo; non ancora chiarito il risparmio sulle altre tariffe, di fatto nessun vantaggio economico per il cittadino, come sbandierato all’inizio. Minore presenza di sportelli pubblici sul territorio, meno servizi diretti all’utenza debole con la necessità di ricorrere ai professionisti del settore, con maggiori costi per l’automobilista. Minore affidabilità dei dati contenuti nel Pubblico Registro Automobilistico con minore tutela per la proprietà dell’auto e per la collettività. “L’impianto del decreto – insiste Murabito – mette seriamente a rischio posti di lavoro senza prevedere nessuna tutela per circa 3300 lavoratori in tutta Italia, e prende in giro i cittadini promettendo risparmi che non ci saranno, a fronte di sicuri disagi. Ancora non si hanno conferme della copertura finanziaria dell'intera operazione, basata su vistosi errori di calcolo che portano a più di 188.000.000 di euro il vero danno al cittadino, dal momento che per cercare la copertura si dovrà necessariamente operare tagli su altri servizi o inventare nuove forme di riscossione su altri servizi. Temiamo possibili e gravi tagli occupazionali, che seppure non ufficialmente indicati, paiono facili da prevedere, leggendo il testo che, all’apparenza esclusivamente tecnico, si rivela invece una bomba per il settore”.

Rischi per i 28 dipendenti di Bergamo

Gravi problemi occupazionali che a Bergamo potrebbero comportare rischi per i 28 dipendenti rimasti dopo i pensionamento non sostituiti degli ultimi 5 anni, oltre a un prevedibile degrado dei servizi al cittadino e all’aumento di costi per gli automobilisti. Secondo le stime di FP CISL, a rischio in tutta Italia sarebbero 2500 lavoratori, cioè il 75% dell’intero “corpo” dei dipendenti. Con la dismissione di fatto del PRA, inoltre, non si otterrà alcun risparmio. “I lavoratori e le lavoratrici, infatti, ricordano come l’Aci sia un ente pubblico non economico autofinanziato, che sopravvive senza ingenti finanziamenti statali, mentre il servizio passato al Ministero non sarà privo di costi per la popolazione. Inoltre per il disbrigo delle pratiche i cittadini si dovrebbero rivolgere ad agenzie private, addirittura fino ad un quadruplicamento dei costi delle prestazioni livello burocratico. Per questo sono previste nei prossimi giorni nuove iniziative di protesta e sensibilizzazione nei confronti dell’utenza e dei cittadini.

Pubblicato in Comunicati

Il Comune di Carvico è stato condannato dal Tribunale di Bergamo per comportamento antisindacale con un’ordinanza emessa giovedì scorso, 30 marzo.

Accolta la richiesta dei sindacati

Al centro della vicenda, gli oltre 5mila euro tolti al Fondo del Salario Accessorio 2016 (cioè una sorta di premio annuale di risultato) dall’Amministrazione comunale a seguito del pensionamento di due lavoratori alla fine del 2015. Lo scorso gennaio FP-CGIL e CISL-FP provinciali si erano rivolte al giudice per chiederne la restituzione. Il giudice Monica Bertoncini ha accolto la richiesta dei sindacati obbligando l’amministrazione di Carvico a reintegrare il Fondo della somma di 5.448 euro, dal momento che non esiste una disposizione di legge che preveda la riduzione del Fondo per un tale motivo (come invece era accaduto negli anni precedenti -dal 2010 al 2014- e come è accaduto anche negli anni successivi, con la sola eccezione proprio del 2015).

Il commento di Gatti, Cisl Fp Bergamo

L’ordinanza del Giudice del lavoro di Bergamo riveste particolare importanza perché afferma che le cessazioni di personale utili per le decurtazioni del Fondo del Salario Accessorio del 2016 sono solo quelle avvenute nel corso dello stesso anno e non quelle del 2015 come, invece, aveva interpretato il Comune di Carvico - hanno commentato Gian Marco Brumana e Mario Gatti, segretari generali di FP CGIL e CISL FP di Bergamo - Inoltre, il Comune di Carvico non aveva nemmeno tenuto conto del personale che aveva programmato di assumere (1 persona) nel 2016, previsione che avrebbe dovuto eventualmente limitare la decurtazione. Proprio nella decurtazione delle due quote di ‘premio’ è consistito il comportamento antisindacale condannato dal Tribunale”.

Un’ordinanza da tenere in debito conto

CGIL e CISL di Bergamo, oltre alla soddisfazione per l’esito del giudizio, sperano che l’ordinanza del Tribunale di Bergamo “... sia tenuta in debito conto da tutti gli enti locali bergamaschi nel momento in cui andranno a provvedere all’annuale costituzione del Fondo per il Salario Accessorio, considerato che la gran parte di loro ha finora applicato la circolare del Ministero dell’Economia e Finanze che secondo il Giudice di Bergamo non rientra nelle disposizioni di legge”.

Pubblicato in Comunicati
Martedì, 28 Febbraio 2017 09:05

Mozione finale al Congresso Fp Cisl 2017

Pubblicato in Documenti
Pagina 1 di 7