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Unione Sindacale di Bergamo

I Video del Segretario

Sciopero riuscito questa mattina alla Far Polymers di Filago. Quasi tutti i dipendenti si sono astenuti dal lavoro, e molti di loro hanno manifestato all’esterno dell’azienda produttrice di polimeri, per chiedere il rispetto degli accordi sindacali e la restituzione di parte degli emolumenti trattenuti nei periodi di crisi.

Si dimenticano gli sforzi del personale

Nel 2016, “a seguito degli eventi societari che hanno coinvolto Far Spa, nasce Far Polymers srl. Nuovi soci, provenienti da primarie società del panorama chimico italiano, consapevoli dell’apprezzamento e della fedeltà dimostrata dai clienti e delle importanti capacità produttive presenti presso il sito di Filago, hanno preso la decisone di dar vita a questo nuovo progetto. In quest’ottica l’azienda si pone come obiettivi non solo il proseguimento dell’attività storica aziendale, ma anche lo sviluppo di nuovi prodotti e l’ingresso in nuovi mercati”. Così recita il sito aziendale, dimenticando gli sforzi fatti dal personale nei periodi più difficili dell’attività, anche ora che quei momenti sembrano lontani.

Un maggiore spirito collaborativo chiesto all’azienda

Durante il passaggio da un assetto societario a un altroricordano Cristian Verdi della Femca Cisl e Ennio Cornelli della Filctem Cgil di Bergamogli 80 dipendenti hanno rinunciato alla quattordicesima, al premio contrattato e a altre voci salariali previste dall’integrativo. In tutta risposta, la direzione ha addirittura abbassato la richiesta di una tantum che abbiamo avanzata per ricevere un segnale di apertura. Ora, con questa manifestazione, riteniamo che l’azienda debba sedersi nuovamente al tavolo delle trattative con uno spirito maggiormente collaborativo, disponibile a accogliere le richieste dei lavoratori. In caso contrario, la mobilitazione continuerà in forme e tempi che valuteremo con l’assemblea”.

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A prima vista i numeri sembrerebbero incoraggianti: nei primi mesi del 2017 il ricorso alla Cassa integrazione ordinaria a Bergamo è calato del 79% rispetto al primo quadrimestre dello scorso anno. Eppure, a uno sguardo più attento, c’è poco di cui rallegrarsi.

Cosa nascondono questi dati?

Una risposta arriva dai sindacati dei settori tessile e chimico: “Se osserviamo nel dettaglio i comparti da noi rappresentati, sembra emergere uno spaccato ancora più roseo: calo di richieste dell’86% per le aziende tessili, del 94% per quelle chimiche. Eppure, dietro a queste percentuali apparentemente positive, si nasconde un fenomeno preoccupante che mette in dubbio l’utilizzo stesso dello strumento della Cassa integrazione ordinaria, hanno commentato i segretari generali Pietro Allieri di FILCTEM-CGIL, Raffaele Salvatoni per FEMCA-CISL e Marco Zonca di UILTEC-UIL di Bergamo.

Respingimenti poco comprensibili

A seguito dell’entrata in vigore del Jobs Act e secondo quanto previsto da successive circolari applicative dell’INPS, alcune modifiche sostanziali hanno introdotto nuove modalità di rilascio dell’autorizzazione della Cassa. “I tempi d’attesa per l’autorizzazione si sono allungati in maniera sensibile, tanto che ancora oggi vi sono in giacenza richieste risalenti al 2016 - proseguono i tre sindacalisti -. Abbiamo assistito, poi, a respingimenti poco comprensibili. A fronte di un’incertezza autorizzativa, abbiamo riscontrato una progressiva rinuncia delle aziende ad inoltrare richieste di Cassa integrazione ordinaria e contemporaneamente un utilizzo di strumenti assolutamente impropri per affrontare i periodi di calo di attività, quali ad esempio l’anticipo di ferie non maturate e l’utilizzo di permessi non retribuiti. A indicare queste strade è la stessa Confindustria di Bergamo che, unica nel panorama lombardo, ha emesso una Circolare agli associati dove di fatto scoraggia il ricorso alla Cassa”.

L'atteggiamento rinunciatario di Confindustria Bergamo

CGIL, CISL e UIL, a livello confederale, si stanno attivando per chiedere un confronto sul tema con le istituzioni locali e i parlamentari eletti nel nostro territorio. Verrà anche chiesto un incontro di chiarimento con i vertici dell’INPS. “Invitiamo Confindustria di Bergamo - concludono i segretari di FEMCA FILCTEM e UILTEC - a scuotersi da questo atteggiamento rinunciatario e di muoversi con noi nell’interesse anche dei suoi associati, affinché la Cassa, che ricordiamo è finanziata da imprenditori e lavoratori dipendenti, torni ad essere lo strumento principale per coniugare le necessità di flessibilità e al contempo di salvaguardia dei livelli occupazionali”.

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Dopo una lunga trattativa durata oltre sedici mesi, un riuscitissimo sciopero generale, manifestazioni e presidi davanti le aziende, nelle prime ore di giovedì 18 maggio 2017 tra le associazioni imprenditoriali Anfida, Igas, Anigas, Confindustria-Energia, Utilitalia-Confservizi e i sindacati Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil è stata siglata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2016-2018 del settore gas-acqua (oltre 48.000 i lavoratori interessati, dipendenti da circa 600 imprese), scaduto il 31 dicembre 2015.

L’intesa sottoscritta prevede un aumento medio complessivo (minimi, produttività, welfare) di 89 euro. L’aumento medio (5° livello – parametro 139,96) sui minimi di 68 euro, è distribuito in due tranche: dal 1 maggio 2017, 40 euro; dal 1 aprile 2018, 28 euro, consolidando la durata triennale del contratto. Elemento di novità contrattuale è l’utilizzo di quote di produttività (11 euro per 14 mensilità riferiti al 2017, più altri 11 euro per 14 mensilità nel 2018, aggiuntive ai premi aziendali nel biennio 2017-2018). Il montante complessivo di aumento dei minimi e produttività è di 1.576 euro.

A giugno 2019 si procederà ad una verifica sullo scostamento del tasso di inflazione: se il dato risulterà eguale o superiore a quanto posto alla firma del rinnovo (2,7%) si procederà all’ adeguamento dei minimi. Se invece sarà inferiore si procederà all’adeguamento sui minimi di una percentuale del valore dello scostamento, mentre la quota restante sarà stabilizzata sul premio di produttività. L’adeguamento dei minimi decorrerà dal 1 gennaio 2019. Previsti inoltre incrementi sulla sanità integrativa (5 euro) a partire dal 1 gennaio 2017 e sulla premorienza ( 5 euro) a partire dal 1 gennaio 2018.

Con questa intesa finalmente si concludedicono soddisfatti i segretari generali di Filctem, Femca, Uiltec, Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani il percorso di rinnovo dei contratti del settore energetico (gas-acqua, elettrici, energia e petrolio, n.d.r.) in difesa del reddito dei lavoratori e del welfare contrattuale. Un modello equilibrato – sottolineano – in grado di coniugare l’indispensabile difesa del potere di acquisto con la distribuzione della produttività, un segnale importante a livello confederale di novità sulle linee contrattuali”.

Alcuni elementi innovativi nel campo delle normative: dalle relazioni industriali, in cui viene mantenuto il “perimetro” gas-acqua, con l’estensione delle attività di trasporto, stoccaggio, rigassificazione e personale delle holding multiservizi; al mercato del lavoro, dove viene valorizzato lo strumento dell’apprendistato professionalizzante quale forma di inserimento nel lavoro dei giovani, con la conferma della clausola di stabilizzazione occupazionale dell’82% dei contratti di apprendistato svolti nel triennio precedente.

Una novità di rilievo arriva dalle gare gas: finalmente, come da intese sottoscritte recentemente al ministero dello Sviluppo Economico, viene inserita nel contratto la clausola sociale – con una norma specifica – a salvaguardia dei diritti occupazionali per i lavoratori che sono coinvolti nelle gare per l’acquisizione della distribuzione del gas negli ambiti territoriali. Infine sul tema dei diritti è confermato l’attuale sistema di tutele previste dal contratto in materia di progressività e proporzionalità delle sanzioni disciplinari. L’ipotesi di accordo stipulata – fanno sapere i sindacati – sarà unitariamente e immediatamente sottoposta all’approvazione delle assemblee dei lavoratori.

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Venerdì, 12 Maggio 2017 00:00

La Perofil ceduta al gruppo mantovano CSP

È stato firmato questa mattina 12 maggio l’accordo ufficiale per la vendita del gruppo Perolari alla CSP, azienda del mantovano, che aveva sottoscritto lo scorso mese un accordo preliminare.

Nessuna riduzione di personale

Entro la fine di questa settimana i 78 dipendenti bergamaschi passeranno alla new co., denominata Perofil Fashion Srl, che settimana prossima verrà poi ceduta al gruppo CSP. L’unico escluso dall’accordo rimane lo stesso Alberto Perolari, che si estranierà dalla società e da qualsiasi incarico nella nuova new.co. I dipendenti mantengono lo stesso inquadramento e relativa retribuzione, la sede rimane sempre la stessa, a Bergamo in Via Zanica e a supporto è stato sottoscritto un piano di affitto degli immobili con un contratto di affitto di 9 anni

Soddisfazione dei sindacati

Finisce così “l’epopea bergamasca” di uno dei maggiori marchi del tessile orobico. Fondata a Bergamo nel 1910, Perofil realizza l’80% del suo fatturato in Italia. Nel 2016 ha realizzato un fatturato netto, afferente al ramo d’azienda oggetto della proposta di acquisto, di circa 14,4 milioni di euro. Il livello occupazionale dello stabilimento alla periferia della città è sempre stato garantito da una politica di assunzioni e sostituzione del personale in uscita. C’è soddisfazione tra le fila sindacali, dal momento che la situazione poteva trasformarsi in una nuova vicenda Italcementi in sedicesimo. “Abbiamo da subito incontrato l'aziendariferisce Sergio Licini, del sindacato FEMCA CISL Bergamo -, come da subito abbiamo allertato i lavoratori. Da CSP abbiamo avuto conferme che non ci saranno cambiamenti nel breve e medio periodo, e non si è mai parlato di riduzioni o trasferimenti, molto di più di opportunità di crescita e di consolidamento delle quote di mercato” Monitoreremo la situazione e non mancheremo di far sentire la vicinanza e presenza della nostra organizzazione alle lavoratrici e lavoratori”.

Rafforzare il know-how nell’ambito dell’intimo

Dal canto suo, CSP intende dimostrare che con l’acquisizione della Perofil, il gruppo potrà accrescere ulteriormente la sua offerta nell’ambito dell’intimo, raggiungendo una significativa presenza nel mercato di fascia alta ed integrando la propria offerta nell’ambito dell’intimo femminile. Inoltre – si legge in un comunicato dell’azienda -, “... l’operazione potrà consentire all’intero gruppo di rafforzare il proprio know-how nell’ambito dell’intimo costruito, con positive ricadute anche sugli altri marchi del Gruppo, e di beneficiare di un outsourcing collaudato ed affidabile sia in Italia che all’estero”.

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Un fulmine a ciel sereno. Così i sindacati descrivono quanto sta accadendo in Perofil Spa di Bergamo, storico produttore bergamasco di intimo per uomo. Venerdì 7 aprile, infatti, un ramo d’azienda è stato ceduto con un accordo preliminare al calzificio Csp International di Ceresara in provincia di Mantova.

Preoccupazione per i 78 lavoratori

Adesso, ci si chiede quale destino avranno i 78 lavoratori alle dipendenze della società bergamasca. “Le notizie comparse sui giornali e le comunicazioni ricevute sono molto preoccupanti, non ci lasciano per nulla tranquilli - commentano Sergio Licini della FEMCA CISL e Pietro Allieri della FILCTEM CGIL di Bergamo -. La famiglia Perolari, fino a ieri proprietaria del marchio Perofil, ha comunicato ai lavoratori che non ci saranno licenziamenti, ma non trattandosi più dei titolari, questo non ci può rassicurare”. I sindacati hanno già chiesto un incontro ai rappresentanti dell’azienda:Ci aspettavano fosse Perolari a rinforzare la propria leadership nel settore facendo acquisti sul mercato, dopo che la ditta aveva perso la licenza Zegna. È accaduto l’opposto con la vendita di ramo d’azienda a una società di cui sappiamo poco e quello che si conosce non rassicura per nulla”.

Massima attenzione dei sindacati

I due sindacalisti fanno riferimento agli esuberi che la Csp International ha di recente annunciato. Fondata a Bergamo nel 1910, Perofil realizza l’80% del suo fatturato in Italia. Nel 2016 ha realizzato un fatturato netto, relativo al ramo d’azienda oggetto della proposta di acquisto, di circa 14,4 milioni di euro.Tutti i lavoratori sono al momento confermati - proseguono i due sindacalisti -. Ma considerando la situazione del mercato la preoccupazione è doppia: il settore tessile bergamasco non sarà in grado di assorbire personale nel caso la nuova proprietà decidesse di spostare la produzione a Mantova. Per questo speriamo che le rassicurazioni di oggi trovino conferme domani”.

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Il Congresso provinciale della FEMCA CISL Bergamo svolto al Palace Hotel di Verdellino Zingonia (180 delegati in rappresentanza di circa 6500 iscritti) ha confermato Raffaele Salvatoni nel ruolo di Segretario Generale. Con lui in Segreteria segreteria sono stati eletti Barbara del Prato e Cristian Verdi. Salvatoni ha pubblicamente ringraziato i delegati, che hanno messo a disposizione competenza e lavoro per giungere al traguardo di 102 accordi di secondo livello. Comunicato

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Il Congresso provinciale della FEMCA CISL Bergamo svolto al Palace Hotel di Verdellino Zingonia (180 delegati in rappresentanza di circa 6500 iscritti) ha confermato Raffaele Salvatoni nel ruolo di Segretario Generale. Con lui in Segreteria segreteria sono stati eletti Barbara del Prato e Cristian Verdi.

Il ritorno della contrattazione

Dopo qualche anno di stallo, anche nel comparto tessile e sul territorio di Bergamo, si è tornati a fare contrattazione aziendale. E, nell’ultimo triennio, FEMCA CISL ha sottoscritto 102 accordi di secondo livello, per una copertura, con tutele normative e salariali, a oltre 12.000 lavatori. Redditività, produttività e qualità sono gli indici maggiormente presenti all'interno dei “secondi livelli”, ma temi come la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro stanno prendendo il loro spazio, e si comincia a parlare seriamente di welfare aziendale. Salvatoni ha pubblicamente ringraziato i delegati, che hanno messo a disposizione competenza e lavoro per giungere a questo.Un risultato raggiunto – ha ribadito Salvatoni – grazie alla competenza e al lavoro dei nostri delegati. Tutto ciò, soprattutto per quanto riguarda il tessile, non ancora uscito appieno dalla morsa di una crisi epocale, ha dello straordinario”.

L'importanza fondamentale del welfare

D’altronde, il sindacato CISL Bergamo e le sue categorie hanno sempre affidato al welfare un’importanza fondamentale. Nel 2015, gli accordi di secondo livello a Bergamo sono stati in totale 126: in quell’anno la FEMCA è risultata la più attiva con il 40% dei contratti. L’anno scorso, il settore della Moda è stato protagonista di 23 accordi (sui 68 totali firmati da FEMCA in provincia). E in questi, il welfare aziendale ha iniziato a proporsi prepotentemente alla ribalta.In accordi passati, indici di bilancio, e di qualità delle lavorazioni, erano i più gettonati. - continua Salvatoni - Solo in pochi contratti di secondo livello erano presenti elementi di Welfare, e spesso in maniera marginale e riconducibili in maggioranza a buoni spesa o buoni carburante. Possiamo tranquillamente dirlo: quello non era Welfare aziendale, o se vogliamo essere buoni lo era solo per una piccola parte”.

I lavoratori al centro

Il Welfare aziendale, secondo Salvatoni “è una grande occasione per tutto il movimento sindacale, per essere in prima fila nella contrattazione dello stesso e tornare ad essere protagoniste nelle fabbriche. Non possiamo e non dobbiamo lasciare la gestione alle aziende o a società specializzate del settore; creare sinergie con il territorio deve essere una priorità, per proporre pacchetti di Welfare aziendale/territoriale che portino alla gestione degli stessi. I bisogni del lavoratore e le sue esigenze di natura sociale sono temi che i nostri contratti di lavoro hanno recepito; sempre più attenzione viene data ai fondi integrativi di previdenza e ai fondi sanitari, destinando risorse importanti per lo sviluppo degli stessi”. Insomma, il welfare aziendale è uno strumento che si aggiunge agli attrezzi presenti nella cassetta del contrattualista. Anche se, ammonisce il segretario bergamasco, “il tema del Welfare va affrontato e gestito a più mani, mettendo al centro i bisogni dei lavoratori e le esigenze di bilancio delle aziende”.


- Relazione introduttiva 
- Mozione finale

 

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Venerdì, 18 Novembre 2016 13:56

Tessile: in migliaia al presidio a Milano

Di nuovo in piazza dopo 18 anni, per il rinnovo del contratto nazionale di categoria. I lavoratori del settore tessile – abbigliamento delle aziende associate a Sistema Moda Italia hanno acceso la protesta per chiedere un nuovo accordo, dopo quello scaduto lo scorso marzo.

Bergamo protagonista dello sciopero

Oggi, migliaia di lavoratori lombardi si sono ritrovati davanti alla sede SMI a Milano. Bergamo ha partecipato in misura consistente allo sciopero. Centinaia di lavoratori sono partiti dalla Valle Seriana e dal capoluogo a bordo di pullman organizzati dai sindacati, mentre l’adesione nelle fabbriche della provincia ha superato soglie storiche, spesso superiori all’80%. Presenti in piazza moltissime delegazioni di aziende del sistema moda: da Dolce e Gabbana, a Pompea, a Zucchi, alla Albini di Bergamo, solo per fare qualche esempio.

La protesta contro atteggiamenti provocatori

Abbiamo interrotto la trattativa dopo registrato l’impossibilità di proseguire il confronto per una rigidità pregiudiziale e strumentale di SMI sul tema delle modalità di erogazione dei futuri aumenti contrattuali che non danno nessuna certezza, rendendo così residuale il valore del contratto nazionale, - sottolinea Raffaele Salvatoni, segretario generale FEMCA CISL Bergamo - Non solo la posizione di Sistema Moda Italia è distante dalle nostre, ma abbiamo registrato anche atteggiamenti provocatori e proposte di revisione delle norme contrattuali inaccettabili e che rendono impraticabile per il momento il proseguo della trattativa”.

Continua il blocco straordinari e flessibilità

In particolare, i sindacati hanno giudicato irricevibili le proposte sul tema dell’orario, delle ferie, dello straordinario e delle flessibilità della prestazione lavorativa, oltre che l'impostazione sugli aumenti salariali, erogati esclusivamente dopo la verifica di un eventuale aumento del costo della vita. La mobilitazione proseguirà nelle prossime settimane, con il blocco degli straordinari e delle flessibilità.

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Giovedì, 17 Novembre 2016 00:00

Tessili in sciopero per un contratto dignitoso

Sì al rinnovo del tessile abbigliamento, no alla destrutturazione del modello contrattuale. I sindacati di categoria FEMCA CISL, FILCTEM CGIL, UILTEC UIL confermano lo sciopero nazionale il 18 novembre a sostegno della riapertura del tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto di settore con Smi-Confindustria bruscamente interrotto il 20 ottobre, e si preparano alle mobilitazioni territoriali.

Manifestazione unitaria a Milano

Bergamo, una volta terreno fertile per l’industria tessile, parteciperà in misura consistente allo sciopero di 8 ore in programma venerdì 18 novembre e alla manifestazione regionale che si terrà dalle 10 di venerdì davanti alla sede SMI – Confindustria di viale Sarca a Milano. In questi gironi le segreteria di FEMCA FILCTEM e UILTEC stanno lavorando per organizzare i pullman che porteranno nel capoluogo lombardo qualche centinaio di lavoratori, pronti a manifestare “per un contratto che rilanci il made in Italy, giusto e dignitoso”.

Più produzione, meno addetti

Secondo l’analisi della Camera di Commercio di Bergamo, in provincia la performance dell’industria tessile nell’ultimo trimestre conferma il buon andamento dei periodi precedenti, segnando un +4,3% nella produzione, ma nello stesso periodo, gli addetti nelle imprese sono calati dello 0,8. A oggi, gli addetti del settore in provincia sono all’incirca 7500, su 300 aziende attive. Dieci anni fa, erano più di 20.000.

Riaprire il tavolo delle trattative

L’obiettivo delle sigle tessili, dicono i segretari provinciali Raffaele Salvatoni, Pietro Allieri e Marco Zonca, “è quello di riaprire il più presto possibile il tavolo delle trattative per rinnovare il contratto e sostenere il reddito dei lavoratori. Il pomo della discordia che ha fatto rompere il tavolo delle trattative tra le parti è, in particolare, l’erogazione degli incrementi salariali che, per la controparte, sarebbero nel triennio 2016-2019 pari a zero. E non solo. SMI (sistema moda italia) ha deciso di calcolare l’aumento salariale non più in base all’inflazione programmata, ma ex post. Così oggi visto che nel precedente triennio contrattuale 2013 - 2016 l’inflazione è stata del 3,7% e non del 5,9% come previsto, la controparte richiede la restituzione di ben 72 euro per ciascun lavoratore”.

Tutto sulle spalle dei lavoratori

Nei fatti non vogliono la restituzione del denaro, ma vogliono fare pari con l’inflazione prevista nel prossimo triennio. Una richiesta incomprensibile che i sindacati di categoria ritengono inaccettabile anche perché a farne le spese sarebbero ben 420 mila lavoratori e lavoratrici (il 90% degli addetti del settore è donna), che hanno i salari più bassi del Paese, intorno ai mille euro al mese. “Inoltre – incalzano i sindacalisti - la controparte vuole anche tagliare diritti ai lavoratori cancellando il secondo livello di contrattazione con la giustificazione di voler essere maggiormente competitivi a livello internazionale”. Tutto solo sulle spalle dei lavoratori. I dati degli ultimi 5 anni infatti evidenziano che il settore tessile-abbigliamento ha perso circa 100 mila posti di lavoro, mentre il fatturato è stabile, anzi in lieve crescita, intorno ai 54 miliardi.Una ricchezza che cresce, anche se poco, ma non viene distribuita”.

No al ridimensionamento del ruolo dei sindacati

Il sindacato è preoccupato anche perché le richieste normative presentate dalla controparte sono tutte incentrate oltre che a comprimere diritti ai lavoratori, anche a ridimensionare il ruolo negoziale dei sindacati territoriali e delle Rsu. Eppure, confermano i sindacati di categoria, il settore del tessile-abbigliamento non è povero, anzi, nella classifica dei primi 50 gruppi aziendali con i più grandi fatturati, una buona fetta è occupata proprio aziende del settore.L’augurio – continuano i segretari territoriali - è che soprattutto i grandi gruppi aziendali riescano a distinguersi, come ad esempio ha fatto La Perla, la quale ha chiesto di cambiare il contratto da quello di Smi-Confindustria a quello di Confapi, mentre altre aziende stanno proponendo ai sindacati una sorta di pre-contratto”. Insomma è auspicabile tornare al tavolo delle trattative e anche al più presto. I sindacati sono disponibili, ma per il momento nessuna data è calendarizzata.


La locandina dello sciopero

 

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Il perdurare della crisi di mercato, il progressivo regresso del volume di affari, registrato in un calo del fatturato del 30% sono nel primo semestre di quest’anno, ha determinato la necessità di cessare l’attività e procedere alla chiusura della società. Ciò comporterà l’avvio della procedura di mobilità per tutte e 40 le posizioni lavorative all’interno della ditta”.

Un laconico comunicato giunto ai sindacati e l’incontro in Confindustria per firmare l’accordo che mette fine alla storia della OMP di Lallio: i peggiori timori sorti ieri 2 agosto sui cancelli al presidio si sono concretizzati. La mattina del 3 agosto società e Organizzazioni sindacali (FEMCA CISL e FILCTEM CGIL, insieme alla RSU) si sono ritrovati in via Camozzi e hanno stabilito tempi e modi della procedura.

La società si impegna a vendere scorte di materiale e prodotto finito, attrezzature e impianti per destinare il ricavato alle retribuzioni dovute ai dipendentidicono Cristian Verdi, di FEMCA CISL , e Pietro Allieri, di FILCTEM CGILe a condividere con noi percorsi adeguati che possano prevedere incentivi all’esodo e tempi per la procedura di mobilità. È innegabile che la questione pesa come un macigno sulle teste di queste 40 famiglie, che di punto in bianco si trovano sulla strada, con poche alternative occupazionali a disposizione”.

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