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Unione Sindacale di Bergamo

I Video del Segretario

La FAI CISL è scesa sabato 28 ottobre nelle piazze di tutta Italia a sostegno di progetti di riforma che coinvolgono i lavoratori dell'agricoltura, della trasformazione alimentare, della pesca, della forestazione e della bonifica.

La manifestazione di Bergamo

Delegati e militanti hanno dato vita a presidi e sit-in davanti alle Prefetture per incontrare i cittadini e animare una sottoscrizione su un'agenda che attraversa i temi settoriali della previdenza, dei giovani, del rilancio dei salari, del fisco, del mercato del lavoro, della lotta allo sfruttamento e al caporalato. Per la Lombardia, la manifestazione si è tenuta a Bergamo, dove hanno partecipato quasi duecento lavoratori provenienti da tutta la regione, “in rappresentanza delle migliaia di persone ha detto il segretario regionale del sindacato Fai, Massimiliano Albanese che anche oggi sono nei campi, nelle serre o in fabbrica. Noi non siamo in sciopero, ma manifestiamo per sottolineare come ci siano ancora negati importanti riconoscimenti in materia di diritti”.

Il nodo del lavoro usurante

La FAI rivendica il riconoscimento dello status di lavoro usurante per i braccianti agricoli, gli addetti imbarcati della pesca, i lavoratori alimentari impegnati in reparti disagiati, gli operai forestali e della bonifica: condizione che permetterebbe il pensionamento con 35 anni di contributi. Si richiede poi di rafforzare gli incentivi a sostegno dell'occupazione giovanile, di istituire nuovi ammortizzatori sociali universali. Sul versante dei salari, si invoca l'innalzamento delle retribuzioni dei contratti agricoli di prestazione occasionale, l'alleggerimento del carico fiscale sui redditi medio-bassi e lo sblocco del contratto nazionale degli operai idraulico-forestali, fermo da cinque anni. Quanto al contrasto allo sfruttamento, la FAI esige la piena attuazione della legge 199 sul caporalato, con un cambio di marcia sul fronte della prevenzione mediante un maggiore coinvolgimento delle parti sociali agricole sui territori.

Le parole del segretario generale FA, Luigi Sbarra

Siamo qui con le nostre proposte per chiedere che Governo e Regioni aprano un confronto stabile e strutturato con il sindacato sul futuro dei comparti agroalimentari, forestali e ambientali a partire dalla loro risorsa più importante: il capitale umano. Senza buon lavoro non può esserci buona impresa, né recupero di produttività e competitività del sistema-Italia. Ecco perché rivendichiamo diritti essenziali per un popolo di quasi 2 milioni di lavoratori: donne e uomini impegnati in comparti che hanno sostenuto il Paese negli anni peggiori della crisi e che ora tanto possono fare per la ripartenza. La sfida riguarda tutti, sindacato, associazioni datoriali e istituzioni: accogliere i punti della nostra piattaforma vuol dire raccogliere questa occasione, puntando al miglioramento delle condizioni dei lavoratori e al riscatto civile, morale, economico del Paese".

Un’agenda di riforme per i diritti

Anche nella provincia di Bergamo - ha dichiarato Gigi Bramaschi, segretario generale della Fai Cisl Bergamo l’agricoltura e la trasformazione alimentare hanno da sempre un ruolo importante nell’economia locale. La nostra provincia vanta un primato per il numero di formaggi DOP; Formai de Mut, Taleggio, Quartirolo Lombardo, Salva e, buon ultimo lo Strachitunt. Poi ci sono l’olio, il salamino cacciatore, qualche vino DOC certificato….tutta una serie di produzioni di qualità e di provenienza certa e apprezzati in Italia e nel mondo. Forte l’incidenza degli addetti del comparto agroalimentare, ambientale, forestale sulla popolazione attiva. E’ per questa categoria di lavoratori che la Fai ha messo in campo una agenda di riforme volta al riconoscimento di importanti diritti in materia di lavoro usurante, previdenza e mercato del lavoro”.

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Martedì, 24 Ottobre 2017 07:53

28 ottobre: mobilitazione nazionale Fai Cisl

Contro il caporalato; per un sistema pensionistico più equo; per progetti di rilancio della filiera agroalimentare; contro il dissesto idrogeologico… I lavoratori del settore agricolo e dell’industria alimentare che si riconoscono nel sindacato FAI CISL saranno in piazza sabato 28 ottobre per lanciare la propria piattaforma per un settore che soffre per endemici ritardi e scarse attenzioni da parte del sistema politico.

La manifestazione regionale a Bergamo

E la scelta delle Fai della Lombardia di fare la manifestazione regionale a Bergamo non è casuale: “Infatti, il mese di ottobre ha visto Bergamo ospitare il G7 dell’Agricoltura – ricorda Massimiliano Albanese, segretario generale della FAI CISL Lombardia -, dove si sono affrontati diversi temi dalla sicurezza alimentare alla gestione dei rischi in agricoltura; dalla necessità di produrre di più con meno e, allo stesso tempo, sprecare meno cibo; fino a confrontarsi sull’importanza della lotta ai cambiamenti climatici, in molti casi responsabili di fenomeni migratori difficilmente controllabili. Accanto a queste importanti “tematiche globali”, pensiamo che l’Italia e le sue Istituzioni debbano, allo stesso modo, dare priorità e risposte concrete ai tanti problemi del mondo del lavoro agricolo, della filiera agro-alimentare e del sistema di welfare pubblico”.

A Bergamo settore agricolo in crescita

Nonostante la crisi, ha mantenuto un incremento degli addetti del 2% da qualche anno in qua - dice Gigi Bramaschi, segretario FAI CISL di Bergamo, attestando il numero dei dipendenti a oltre 2000 operai, altri 5000 lavoratori sono impiegati nelle aziende di trasformazione alimentare della provincia”. La manifestazione a Bergamo si concentrerà tra le 9.30 e le 12.30 davanti alla Prefettura, dove verrà distribuito materiale informativo della campagna di raccolta firme a sostegno della piattaforma sindacale promossa dalla FAI CISL Nazionale, che ha l’obiettivo di dar voce alla necessità di maggiori tutele e attenzione ai bisogni delle donne e degli uomini che lavorano lungo tutta la filiera Agro-Alimentare-Ambientale.

Serve un patto generazionale

Chiediamo nuove e più sostenibili regole pensionistiche – dice ancora Albanese -, attraverso il riconoscimento dello status di lavoro usurante ai braccianti agricoli, ai lavoratori forestali, della bonifica, della pesca e dell’agroalimentare. Riteniamo che serva un patto generazionale che favorisca l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, e allo stesso tempo dia garanzie per una pensione adeguata a chi esce dal mercato del lavoro; chiediamo il rilancio della produttività e meno tasse sul lavoro per realizzare vera coesione sociale e favorire l’aumento dei consumi; rivendichiamo ammortizzatori sociali rafforzati e davvero universali; chiediamo un più incisivo contrasto contro il fenomeno del caporalato e l’approvazione di un piano nazionale straordinario contro il dissesto idrogeologico”.


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Sono 300 i posti di lavoro a rischio per la crisi del sistema delle associazioni degli allevatori in Lombardia. Una crisi esogena, causata dal continuo taglio dei finanziamenti pubblici da parte prima del ministero dell’Agricoltura e poi di Regione Lombardia, con l’Associazione Italiana Allevatori che “approfitta delle presunte difficoltà economiche delle tre associazioni territoriali più grandi d’Italia (Brescia-Bergamo, Cremona e le provincie associate in Lombardia Ovest) per prenderne il controllo attraverso il commissariamento”.

L’allarme della Fai Cisl Lombardia

La categoria cislina che rappresenta i lavoratori del settore agricolo e alimentare. “Si sta disperdendo quello che era il fiore all’occhiello per la sicurezza alimentare nazionale: il lavoro svolto dalle associazioni provinciali degli allevatori era riconosciuto da tutti i Paesi europei”, afferma Oliviero Sora, segretario regionale Fai Cisl Lombardia.Quali interessi stiano dietro l’operazione lo scopriremo probabilmente solo quando sarà troppo tardi, perché ad essere messe sulla strada sono innumerevoli professionalità – aggiunge -. Ultime in ordine di tempo quelle dell’Apa di Mantova che ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 10 persone tra tecnici e controllori”.

La drastica diminuzione dei servizi

Una situazione che pone seri problemi in termini di sicurezza alimentare, secondo la Fai Cisl lombarda. “Chi farà i controlli sui capi di allevamento fino a ieri garantito dalle associazioni (più del 30% di tutto il volume di lavoro nazionale) che oggi vengono di fatto messe in liquidazione? E se anche qualcuno si inventasse un surrogato del servizio originale, con quali garanzie tecnico professionali? – afferma Sora -. Al momento l’unica certezza è la drastica diminuzione dei servizi che le associazioni provinciali davano agli allevatori, che non potrà che tradursi in una sicura diminuzione dei soci e di conseguenza delle entrate economiche”.

Il demansionamento dei dipendenti

La Fai Cisl lombarda denuncia che “mentre si lascia carta bianca ai commissari dell’Aia nella gestione e vendita degli immobili di proprietà delle varie realtà territoriali, sono iniziate le grandi manovre per diminuire il carico della forza lavoro, demansionando buona parte dei dipendenti e facendo affidamenti di ramo d’azienda all’Aral, espressione regionale di Aia”. In questo modo, però – conclude Sora – tra pochissimo anche l’Aral andrà in crisi per un eccessivo carico di personale a cui non corrisponde un adeguato trasferimento di risorse economiche da parte di Aia". Della sicurezza alimentare che per mesi è stata parola d’ordine di ministri, assessori ed imprenditori agricoli ad Expo 2015 si sono già tutti dimenticati, lasciando senza futuro 300 lavoratori e milioni di cittadini nel dubbio sulla qualità di ciò che finirà sulle nostre tavole”.

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I sindacati CGIL CISL UIL Bergamo vogliono fare la propria parte in attesa del G7 di ottobre dedicato all’agricoltura e al cibo. Infatti, sabato 8 luglio (ore 9.30), nella sala Alabastro del Centro congressi della città si terrà l’incontro “Bergamo e le sue terre”.

Settore trainante dell’economia nazionale

Si tratta di un percorso a più voci sulla filiera agroalimentare, dalla produzione agricola di qualità alla valorizzazione industriale e commerciale del prodotto. Quello agricolo e agroalimentare, dicono i sindacati in sede di presentazione, è un settore trainante nell’economia nazionale con eccellenti opportunità anche in terra orobica. Nell’ottica di una nuova prospettiva di crescita dell’economia nazionale e bergamasca, la valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti, a partire da quelli alimentari, assume sempre maggiore rilevanza.

Innovazione tecnologica e biologica

I lavori, coordinati da Amerigo Cortinovis, segretario generale UIL Bergamo, si focalizzeranno sulle terre di Bergamo, dalla pianura alle valli, dai laghi alla montagna. Da sempre considerate povere in ambito agroalimentare, offrono invece potenzialità straordinarie. L’innovazione tecnologica, biologica e delle filiere agroalimentari può dare ulteriore impulso, sviluppare una parte importante della nostra economia, che andrà naturalmente integrata con tutte le altre.

La relazione di Ferdinando Piccinini

“Un segmento su cui investire per rilanciare il “Sistema Bergamo” sarà il tema delle relazioni di Gianni Peracchi, segretario generale CGIL Bergamo, e Ferdinando Piccinini, segretario generale CISL Bergamo. A seguire gli interventi di Graziella Leyla Ciagà, assessore comune di Bergamo, Matteo Rossi, presidente Provincia di Bergamo, Alberto Brivio, presidente Coldiretti Bergamo e Renato Giavazzi, presidente Confagricoltura Bergamo.

La presenza del ministro Martina

“Qualità della produzione e qualità del Lavoro”, “La filiera agroalimentare tra sicurezza e diritti”, e “ L’innovazione nel settore agricolo ed agroalimentare bergamasco” saranno invece i temi su cui si confronteranno i segretari generali delle federazioni agricole di CGIL CISL UIL, Valentino Rottigni, Rossella Valente e Gigi Bramaschi, rispettivamente numeri uno di FLAI, UILA e FAI. Le conclusioni dell’incontro saranno affidate a Maurizio Martina, ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.


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Per una consistente mancanza di fondi, nella prima settimana di giugno era scattato il commissariamento dell’Associazione Interprovinciale Allevatori di Brescia e Bergamo (AIPA BG-BS). Lo stesso provvedimento aveva colpito l’organizzazione anche a Cremona. A Bergamo e Brescia l’ente occupa 110 persone: controllori, impiegati amministrativi e tecnici. Verificano e controllano la qualità della produzione alimentare nei comparti lattiero-caseario e della carne.

Un taglio di quasi il 70% che mette in ginocchio il sistema

Ora, a distanza di poche settimane dal commissariamento, appare sempre più a rischio il futuro dell’ente della zootecnia Italiana. Con due Decreti Ministeriali del 20 giugno è stato deciso il disimpegno dei fondi da trasferire alle Regioni per le attività di controllo funzionale svolte dalle associazioni allevatori (ARA-APA) per l’anno 2017. “In attuazione dell’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome di Trento e Bolzano, - precisa Giovanni Locatelli del sindacato FAI CISL Bergamo in un colpo solo il MIPAAF decide di disimpegnare 15,3 mln a fronte dei 22,5 mln precedentemente stabiliti. Un taglio di quasi il 70% che, vista la drastica riduzione dei finanziamenti avvenuta negli ultimi anni, sancirà il definitivo fallimento dell’intero sistema”.

Preoccupazioni per il futuro occupazionale

È inaccettabile che il taglio, giustificato dagli obiettivi di Finanza Pubblica 2017, ricada sulla testa di centinaia di lavoratori che ogni giorno svolgono i controlli su tutto il territorio nazionale privando, tra l’altro, la zootecnia italiana di servizi fondamentali che assicurano la qualità e la salubrità del nostro made in Italy. “A livello provinciale - continua Locatelli -abbiamo richiesto un confronto con i Commissari che ci incontreranno dopo aver ottenuto e analizzato nel dettaglio la situazione contabile aggiornata, necessaria per pianificare le attività future. Siamo molto preoccupati per quello che accadrà, sia rispetto al futuro occupazionale di questi lavoratori sia per il proseguimento delle attività. Cosa succederà al sistema degli allevatori lombardi che rappresenta il 40% della zootecnia italiana?”. Evidentemente sono risultati inutili gli sforzi compiuti accorpando le associazioni di allevatori provinciali sotto i 100.000 capi, come accaduto a Bergamo e Brescia, al fine di creare economia di scala, recuperando risorse necessarie a garantire un impegno di qualità e sicurezza nei controlli.


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Un appuntamento organizzato da CGIL Cisl Bergamo e Uil Bergamo per approfondire la filiera agroalimentare: dalla produzione agricola di qualità alla valorizzazione industriale e commerciale del prodotto. Sarà presente Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Appuntamento 8 luglio nella Sala Alabastro del Centro Congressi di Bergamo. 


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Successo del sindacato FAI CISL Bergamo alle elezioni RSU del Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca. La Fai Cisl Bergamo ha, infatti, ottenuto 3 delegati, Monica Magni, Mario Corni e Fabio Testi, con oltre il 57% dei voti a disposizione. I tre eletti CISL sono stati anche i più votati in assoluto dai colleghi, e hanno lasciato 2 delegati alla FILBI UILA e uno alla FLAI CGIL.

Una bella prova di democrazia e partecipazione commenta Gigi Bramaschi, segretario generale di FAI CISL Bergamo -, una affluenza alta a dimostrazione dell’interesse e della fiducia nel ruolo di rappresentanza della RSU e delle Organizzazioni sindacali. La soddisfazione mia e di tutta la segreteria è grande, e cogliamo l’occasione per rivolgere un augurio a tutta la Rsu eletta per il lavoro svolto fino ad oggi e perché questo voto sia di stimolo per continuare il lavoro a tutela di tutto il personale e per il miglioramento dell’organizzazione del lavoro”.

Il Consorzio di bonifica della Media Pianura Bergamasca è un ente di diritto pubblico la cui costituzione risale al 1955. Il comprensorio comprende il territorio di 105 Comuni. Interessa una popolazione complessiva di circa 625.000 abitanti, con circa 236.000 ditte consorziate.

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Gli oltre 2000 operai agricoli e florovivaisti della provincia di Bergamo possono usufruire del nuovo contratto provinciale, valido per il quadriennio 2016/2019, nato in ritardo(il precedente contratto provinciale era scaduto nel dicembre 2015), ma approvato da tutte le parti sindacali coinvolte, sia datoriali (Confagricoltura, Coldiretti e CIA) che dei lavoratori (FAI CISL, FLAI CGIL e UILA UIL).

La firma dopo un lungo e serrato confronto

Il risultato raggiunto - sottolineano le sigle sindacali - rappresenta un punto di equilibrio tra le esigenze del settore agricolo di far fronte alla difficoltà economica di questi ultimi anni e le aspettative da parte sindacale di ottenere un riconoscimento economico a favore dei lavoratori”. L’accordo prevede infatti un adeguamento retributivo, a decorrere dal 1° gennaio 2017, pari al 2,1% per tutti i comparti ad eccezione dei dipendenti delle aziende florovivaistiche, per i quali è previsto un incremento del 1,9%. Nel contratto sono state apportate migliorie in tema di classificazione del personale e dell’agibilità sindacale; viene definito il ruolo dell'Ente Bilaterale Casaf per l'Agricoltura bergamasca che assumerà le prestazioni in tema di malattia, infortunio e maternità prima garantite dalla “Cassa Extra Legem”. È previsto inoltre un innalzamento della franchigia da 70 a 80 quintali di produzione annua per ogni singola bovina per il calcolo del cosiddetto “premio latte”.

Un’opportunità per rinvigorire il settore

Un accordo, quello attuale, che prova a ridare smalto al settore delle imprese agricole bergamasche, che ha vissuto un periodo caratterizzato da anni di grandi difficoltà. Le parti firmatarie unitariamente sostengono che, “con senso di responsabilità, si è tenuto conto del momento di criticità attraversato in particolare dalle aziende del comparto lattiero e del settore florovivaistico e della manutenzione del verde; nel contempo gli adeguamenti salariali apportati hanno l'obiettivo di garantire alle famiglie dei lavoratori dell’agricoltura la salvaguardia del potere d’acquisto, tanto più apprezzabile in presenza di livelli occupazionali che in questi anni di crisi non hanno subito flessioni”.

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Un nuovo volto alla San Pellegrino e alla Valle Brembana.  La nuova "Casa San Pellegrino" sarà disegnata da BIG's, studio di architettura internazionale guidato dall'archistar danese, Bjarke Ingels, che ha vinto il concorso mondiale lanciato per trasformare in un’opera di design lo storico stabilimento. L’idea è stata quella di creare un nuovo complesso che riporti San Pellegrino Terme agli anni d’oro della Bella Epoque.

L’idea convince anche i sindacati. “Davanti a un investimento così importante (il costo stimato è di 90 milioni di euro, i lavori di costruzione partiranno nel 2018), il giudizio non può che essere positivo. Ci auguriamo naturalmenteha detto Gigi Bramaschi, neo eletto segretario generale FAI CISL Bergamo - che si colga l’occasione anche per migliorare la qualità del lavoro, arricchire il territorio e dare più attenzione all’occupazione giovanile per il futuro”.

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Venerdì, 10 Febbraio 2017 00:00

Mozione finale Congresso FAI Cisl 2017

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